1Al maestro del coro. A Iedutùn. Salmo. Di Davide.
2Ho detto: «Vigilerò sulla mia condottaper non peccare con la mia lingua;metterò il morso alla mia boccafinché ho davanti il malvagio».
3Ammutolito, in silenzio,tacevo, ma a nulla serviva,e più acuta si faceva la mia sofferenza.
4Mi ardeva il cuore nel petto;al ripensarci è divampato il fuoco.Allora ho lasciato parlare la mia lingua:
5«Fammi conoscere, Signore, la mia fine,quale sia la misura dei miei giorni,e saprò quanto fragile io sono».
6Ecco, di pochi palmi hai fatto i miei giorni,è un nulla per te la durata della mia vita.Sì, è solo un soffio ogni uomo che vive.
7Sì, è come un’ombra l’uomo che passa.Sì, come un soffio si affanna,accumula e non sa chi raccolga.
8Ora, che potrei attendere, Signore?È in te la mia speranza.
9Liberami da tutte le mie iniquità,non fare di me lo scherno dello stolto.
10Ammutolito, non apro bocca,perché sei tu che agisci.
11Allontana da me i tuoi colpi:sono distrutto sotto il peso della tua mano.
12Castigando le sue colpetu correggi l’uomo,corrodi come un tarlo i suoi tesori.Sì, ogni uomo non è che un soffio.
13Ascolta la mia preghiera, Signore,porgi l’orecchio al mio grido,non essere sordo alle mie lacrime,perché presso di te io sono forestiero,ospite come tutti i miei padri.
14Distogli da me il tuo sguardo:che io possa respirare,prima che me ne vadae di me non resti più nulla.


Note:

Sal 39:Il salmista (cf. 88) confessa il suo tormento davanti alla felicità degli empi e alla brevità dell'esistenza (vv 2-7); si affida a Dio e ne implora la clemenza.

Sal 39,3:la sua fortuna: alla lettera «a causa della sua fortuna», mittobo, conget.; il TM ha mittobû, «senza fortuna e» (mal diviso).

Sal 39,7:ricchezze: hamon, conget.; il TM ha: jehemajûn, «essi si agitano».

Sal 39,14:respiri: alla lettera «io faccia buon viso» (cf. Gb 9,27; Gb 10,20).

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