1Al maestro del coro. Per strumenti a corda. Sull’ottava. Salmo. Di Davide.
2Signore, non punirmi nella tua ira,non castigarmi nel tuo furore.
3Pietà di me, Signore, sono sfinito;guariscimi, Signore: tremano le mie ossa.
4Trema tutta l’anima mia.Ma tu, Signore, fino a quando?
5Ritorna, Signore, libera la mia vita,salvami per la tua misericordia.
6Nessuno tra i morti ti ricorda.Chi negli inferi canta le tue lodi?
7Sono stremato dai miei lamenti,ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio,bagno di lacrime il mio letto.
8I miei occhi nel dolore si consumano,invecchiano fra tante mie afflizioni.
9Via da me, voi tutti che fate il male:il Signore ascolta la voce del mio pianto.
10Il Signore ascolta la mia supplica,il Signore accoglie la mia preghiera.
11Si vergognino e tremino molto tutti i miei nemici,tornino indietro e si vergognino all’istante.


Note:

Sal 6:E' il primo dei sette «salmi penitenziali» (32; 38; 51; 102; 130; 143). Un malato implora il suo Dio.

Sal 6,5:liberarmi: alla lettera »libera la mia anima» con il TM. La parola ebraica nefesh (cf. Gen 2,7) designa il soffio vitale (e per estensione la gola) che è al principio della vita e si ritira con la morte. Questa parola designa spesso l'uomo o l'animale, come individuo animato (Gen 12,1; Gen 14,21; Es 1,5; Es 12,4 ecc.) o nelle diverse funzioni della vita corporea o affettiva, sempre legate tra loro (cf. Gen 2,21+). L'espressione «la mia anima» equivale spesso al pronome riflessivo »io stesso» (cf Sal 3,3; Sal 44,26; Sal 124,7; Gen 12,13; Es 4,19; 1Sam 1,26; 1Sam 18,1-3 ; ecc.), proprio come «la mia vita», «la mia faccia», «la mia gloria». Questi diversi sensi dell'«anima» saranno presenti anche nel NT (psyche); cf. Mt 2,20; Mt 10,28; Mt 16,25-26; 1Cor 4,16+; 1Cor 15,44+ .

Sal 6,6:Nello sheol (cf. Nm 16,33+), i morti conducono una vita diminuita e silenziosa, senza più mantenere rapporti con Dio (Sal 30,10; Sal 88,6; Sal 88,11-13; Is 38,18).

Sal 6,8:invecchio: con i LXX, Aquila, Simmaco, Girolamo; il TM ha: «invecchia», `atqah; BJ conget.: «insolenza», `ateqah .Gli «oppressori» vedono nella prova del malato il castigo di qualche colpa nascosta (cf. gli amici di Giobbe). Tema altrove più sviluppato (31; 35; 38; 69).

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