1Signore, tu sei il mio Dio;
voglio esaltarti e lodare il tuo nome,
perché hai eseguito progetti meravigliosi,
concepiti da lungo tempo, fedeli e stabili.
2Poiché hai trasformato la città in un mucchio di sassi,
la cittadella fortificata in una rovina,
la fortezza degli stranieri non è più una città,
non si ricostruirà mai più.
3Per questo ti glorifica un popolo forte,
la città di nazioni possenti ti venera.
4Perché tu sei sostegno al misero,
sostegno al povero nella sua angoscia,
riparo dalla tempesta, ombra contro il caldo;
poiché lo sbuffo dei tiranni è come pioggia che rimbalza sul muro,
5come arsura in terra arida il clamore degli stranieri.
Tu mitighi l’arsura con l’ombra di una nube,
l’inno dei tiranni si spegne.
6Preparerà il Signore degli eserciti
per tutti i popoli, su questo monte,
un banchetto di grasse vivande,
un banchetto di vini eccellenti,
di cibi succulenti, di vini raffinati.
7Egli strapperà su questo monte
il velo che copriva la faccia di tutti i popoli
e la coltre distesa su tutte le nazioni.
8Eliminerà la morte per sempre.
Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto,
l’ignominia del suo popolo
farà scomparire da tutta la terra,
poiché il Signore ha parlato.
9E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio;
in lui abbiamo sperato perché ci salvasse.
Questi è il Signore in cui abbiamo sperato;
rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza,
10poiché la mano del Signore si poserà su questo monte».
Moab invece sarà calpestato al suolo,
come si pesta la paglia nel letamaio.
11Là esso stenderà le mani,
come le distende il nuotatore per nuotare;
ma il Signore abbasserà la sua superbia,
nonostante l’annaspare delle sue mani.
12L’eccelsa fortezza delle tue mura
egli abbatterà e demolirà,
la raderà al suolo.


Note:

Is 25,1-5:Questo cantico si riferisce agli eventi raccontati precedentemente, distruzione della città (v 2, cf. Is 24,10), conversione dei popoli lontani (v 3, cf. Is 24,15), vittoria sugli orgogliosi (vv 2.4 cf. Is 24,21; Is 24,22).

Is 25,4:d'inverno: secondo una congettura, qor; il TM ha: qir, «di un muro».

Is 25,6-11:Riprendendo e ampliando concezioni universaliste già diffuse presso i profeti anteriori (Is 2,2-3; Is 56,6-8; Is 60,11-14; Zc 8,20; Zc 14,16 , ecc.), l'autore descrive l'afflusso dei popoli a Gerusalemme come un immenso banchetto. A partire da questo testo, l'idea di un banchetto messianico è diventata corrente nel giudaismo e si ritrova nel NT (Mt 22,2-10; Lc 14,14; Lc 14,16-24) .

Is 25,10:Moab: cf. la nota a Is 24,7 . Però la menzione di Moab sorprende, poiché è il solo nome proprio del poema che pure ha evitato «Moab» anche nella citazione di Ger 24,17-18. Si è dunque proposto di correggere in 'ojeb, «nemico», ma senza alcun appoggio testuale.

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