SCRUTATIO

Martedi, 7 luglio 2026 - Santa Maria Goretti ( Letture di oggi)

Atti degli Apostoli 26


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Discorso davanti ad Agrippa II

1Agrippa si rivolse a Paolo: «Ti è permesso di parlare in tua difesa». Allora Paolo stese la mano e pronunciò la seguente apologia:2«Di tutte le accuse mossemi dai Giudei, o re Agrippa, io mi reputo felice di dovermi oggi scagionare alla tua presenza,3poiché tu conosci alla perfezione i costumi e le questioni giudaiche. Ti prego perciò di ascoltarmi pazientemente.4Ebbene, la mia condotta fin dalla gioventù, quella che dall’inizio ho tenuto in mezzo al mio popolo e a Gerusalemme, tutti i Giudei la conoscono.5Essi conoscono da molto, qualora vogliano riconoscerlo, come io sia vissuto da fariseo, a norma cioè della più rigida setta della nostra religione.6E ora son sottoposto a giudizio perché ho fede nella promessa fatta da Dio ai nostri padri,7quella che le nostre dodici tribù, adorando fervidamente Dio notte e giorno, sperano di veder realizzata. Per questa speranza, o re, io vengo accusato da Giudei!8Perché dev’esser ritenuto da voi incredibile che Dio risuscita morti?9Anch'io veramente stimai mio dovere accanirmi contro la dottrina di Gesù il Nazareno.10Lo feci a Gerusalemme e giunsi persino a rinchiudere in carcere molti cristiani con i poteri ricevuti dai gran sacerdoti, e quando si trattava di eliminarli anch'io approvai.11Inoltre spesso di sinagoga in sinagoga con punizioni volevo forzarli a bestemmiare, e, incrudelendo oltre ogni dire contro e li perseguitavo fino nelle città straniere.12In tali circostanze, mentre ero in viaggio per Damasco, munito di autorità e di mandato da parte dei gran sacerdoti,13in pieno giorno, durante il cammino, io vidi, o re, dal cielo, una luce più splendente del sole rifulgere intorno a me e ai compagni di viaggio;14e, essendo tutti noi stramazzati a terra, sentii una voce dirmi in aramaico: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? È inutile che tu ricalcitri contro il pungolo”.15Io domandai: “Chi sei, o Signore?”. E il Signore a me: “Io sono Gesù che tu stai perseguitando.16Ma àlzati e sta’ ritto, giacchè per questo ti sono apparso: per costituirti ministro e testimone della visione che hai visto e di quelle che di me vedrai,17e insieme liberarti da Israele e dai pagani, presso i quali io ti mando18ad aprire i loro occhi, perché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio, e ricevano così il perdono dei peccati e l’eredità tra i santificati mediante la fede in me”.19Onde, o re Agrippa, io non fui ribelle alla celeste visione;20ma a quelli di Damasco anzitutto, poi a quelli di Gerusalemme, e in tutta la regione andai predicando a Giudei e a pagani che si ravvedessero e convertissero a Dio compiendo opere degne del ravvedimento.21Per questo motivo i Giudei mi presero nel tempio e tentarono di uccidermi.22Mediante l’aiuto di Dio, dunque, fino a questo giorno ho persistito nell’attestare l’evangelo a piccoli e a grandi, nulla insegnando di diverso da ciò che i Profeti, compreso Mosè, hanno detto dover accadere,23cioè che il Messia avrebbe sofferto; che, come primo dei risorti, avrebbe recato la luce a Israele e ai pagani».24Paolo era a questo punto della sua difesa, quando Festo lo interruppe quasi gridando: «Tu stai delirando, o Paolo: la troppa cultura ti fa sragionare».25Rispose Paolo: «Non sto delirando, eccellentissimo Festo, ma parlo di cose vere e savie.26Di tali cose infatti è a conoscenza il re, al quale mi rivolgo con tutta sicurezza, inquantochè sono convinto che egli non ignori nulla di tutto questo. Non sono fatti avvenuti in un cantuccio.27Non è vero, o re Agrippa, che credi ai Profeti? So che ci credi».28E Agrippa a lui: «Con poca fatica tu mi persuadi a fare il cristiano!»29E Paolo: «Volesse Iddio che, o con mia poca o molta fatica, non solo tu, ma anche tutti quelli che adesso mi ascoltano diventassero tali quale sono io, salvo queste catene».30Il re si alzò e con lui il procuratore e Berenice e gli altri dell’assemblea,31e andando via si scambiarono le impressioni: «Quest'uomo non fa nulla che meriti la morte o il carcere».32Agrippa anzi disse a Festo: «Si sarebbe potuto rimettere in libertà quest'uomo, se non avesse appellato all’imperatore».