SCRUTATIO

Domenica, 5 luglio 2026 - Sant´Antonio Maria Zaccaria ( Letture di oggi)

Atti degli Apostoli 17


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A Tessalonica

1Toccando poi Anfipoli e Apollonia, arrivarono a Tessalonica, dove c’era una sinagoga ebraica.2Secondo le sue abitudini, Paolo vi si recò e per tre sabati consecutivi discusse con loro traendo argomento dalle Scritture.3Le spiegava e allegava a provare che era necessario che il Messia soffrisse e poi risuscitasse da morte, concludendo: «È questi il Messia, quel Gesù che io vi sto annunziando».4Alcuni di essi sì lasciarono persuadere e guadagnare da Paolo e Sila, insieme con un bel numero di pagani credenti in Dio e non poche delle dame dell’alta società.5Ma i Giudei ingelositi, con l’aiuto di alcuni scellerati della piazza, organizzarono una dimostrazione e misero in subbuglio la città, poi fattisi sotto la casa di Giasone cercavano Paolo e Sila per condurli all’assemblea del popolo.6Non trovatili, trascinarono Giasone e alcuni fratelli dai politarchi, gridando: «Codesti sovvertitori del mondo sono arrivati anche qui7e sono ospiti di Giasone. È tutta gente che agisce contro i decreti imperiali, perché dicono che c’è un altro imperatore, Gesù».8Con tali parole riuscirono a incitar la folla e i politarchi,9ma questi, ricevuta una garanzia da Giasone e dagli altri fratelli, li rilasciarono.

A Berea

10La stessa notte però i fratelli fecero partire Paolo e Sila per Berea, ed essi, appena arrivati, si recarono nella sinagoga ebraica.11I Giudei di qui erano di idee più larghe di quelli di Tessalonica, tant'è vero che accolsero la parola con entusiasmo, anzi ogni giorno esaminavano sulla Scrittura se così stavano le cose.12Così abbracciarono la fede molti di loro, e inoltre non poche distinte signore pagane e anche uomini.13Ma appena gli Ebrei di Tessalonica vennero a sapere che anche a Berea era stato annunziato da Paolo l’evangelo, si portarono anche lì per agitare e sommuovere la cittadinanza.14Stavolta però i fratelli fecero andar subito Paolo, perché continuasse il viaggio, fino al mare, e là restarono solo Sila e Timoteo.15Gli accompagnatori di Paolo lo condussero fino ad Atene, poi ne ripartirono con l’incarico di dire a Sila e Timoteo di raggiungerlo al più presto in quella città.

Paolo ad Atene

16Ad Atene, nell’attesa dei due, Paolo sentiva nell’animo uno sdegno profondo all’osservare che la città era piena di idoli.17Passava perciò il tempo a discutere in sinagoga con gli Ebrei e con i credenti in Dio e nell’agorà tutti i giorni con chi gli capitava.18Anche alcuni filosofi epicurei e stoici discutevano con lui, mentre altri dicevano: «Che cosa saprebbe dire codesto semi-analfabeta?» Altri invece, sentendolo annunziare Gesù e la risurrezione, dicevano: «Sembrerebbe un predicatore di divinità esotiche!»19Allora lo presero e lo condussero innanzi all’areopago e lo interrogarono: «Potremmo sapere qual è la dottrina nuova che vai insegnando ?20Dal momento che tu ci annunzi cose strane, vogliamo sapere di che si tratta».21Gli Ateniesi in genere e gli stranieri ivi residenti a ogni altro passatempo preferivano questo: dire e ascoltare le ultime novità.22Paolo quindi, ritto in mezzo all’areopago, cominciò: «Ateniesi! Vedo in voi un gran timore degli dèi.23Passando infatti e osservando i vostri monumenti religiosi, ho trovato anche un’ara con la dedica “A un dio sconosciuto”. Ebbene, io vi voglio appunto annunziare quello che voi onorate senza conoscere.24Il Dio che ha creato il mondo e ciò che contiene, essendo Signore del cielo e della terra, non abita in templi materiali;25né può essere servito dalle nostre mani, come se avesse bisogno di qualcosa, egli che a tutti dà la vita, il respiro e ogni altro bene.26Anzi è lui che da un solo uomo ha prodotto l’intero genere umano affinché popolasse tutta la terra, fissando nello spazio e nel tempo i limiti della loro vita.27È per questo che essi cercano Dio, tentando di sentirlo e di afferrarlo, egli che davvero non è lontano da ciascuno di noi.28Per opera sua infatti abbiamo vita, moto ed esistenza, come certuni dei vostri poeti hanno cantato: “Noi siamo ‘infatti della sua stirpe”.29Ebbene, giacchè siamo della stirpe di; Dio, non dobbiamo ritenere che la divinità sia rassomigliabile a un blocco d’oro o d’argento o di sasso, scolpito dall’arte e dal genio umano.30Dio, dunque, dopo aver tollerato le epoche dell’ignoranza, al presente chiama il genere umano a un ravvedimento generale e universale.31Poiché ha stabilito un giorno in cui giudicherà il mondo con giustizia per mezzo di un uomo da lui designato e accreditato davanti a tutti col risuscitarlo da morte...».32All’udire parlare di risurrezione dei morti, parte si misero a beffarlo, parte dissero: «Su questo argomento ti ascolteremo un’altra volta».33Così Paolo dovette lasciare la loro assemblea.34Alcuni di loro, tuttavia, non vollero staccarsi da lui e abbracciarono la fede, tra cui Dionigi, l’areopagita, più una donna chiamata Damaris e altri ancora.