SCRUTATIO

Venerdi, 4 settembre 2026 - Santa Rosalia ( Letture di oggi)

Atti degli Apostoli 25


font
Sacra Bibbia GarofaloVULGATA
1 Festo dunque, raggiunta la provincia, il terzo giorno salì da Cesarea a Gerusalemme.1 Festus ergo cum venisset in provinciam, post triduum ascendit Jerosolymam a Cæsarea.
2 I gran sacerdoti con i maggiorenti Giudei gli denunciarono Paolo e sollecitarono il suo favore2 Adieruntque eum principes sacerdotum et primi Judæorum adversus Paulum : et rogabant eum,
3 chiedendo vivamente che lo inviasse a Gerusalemme. Preparavano un agguato per eliminarlo durante il viaggio.3 postulantes gratiam adversus eum, ut juberet perduci eum in Jerusalem, insidias tendentes ut interficerent eum in via.
4 Festo naturalmente rispose che Paolo era custodito in Cesarea, che egli stesso Vi sarebbe ritornato tra breve, e aggiunse:4 Festus autem respondit servari Paulum in Cæsarea : se autem maturius profecturum.
5 «Se quell’uomo ha qualche colpa, i vostri maggiorenti scendano con me a Cesarea e lo accusino».5 Qui ergo in vobis, ait, potentes sunt, descendentes simul, si quod est in viro crimen, accusent eum.
6 Passati presso di loro non più di otto o dieci giorni, scese a Cesarea e il giorno seguente, assisosi sul podio, si fece condurre davanti Paolo.6 Demoratus autem inter eos dies non amplius quam octo aut decem, descendit Cæsaream, et altera die sedit pro tribunali, et jussit Paulum adduci.
7 Al suo comparire, gli si fecero intorno i Giudei scesi da Gerusalemme e gli mossero molte e gravi accuse, ma senza poterle provare.7 Qui cum perductus esset, circumsteterunt eum, qui ab Jerosolyma descenderant Judæi, multas et graves causas objicientes, quas non poterant probare :
8 Paolo difatti sosteneva: «Io non ho mancato né contro la legge giudaica né contro il tempio né contro l’imperatore».8 Paulo rationem reddente : Quoniam neque in legem Judæorum, neque in templum, neque in Cæsarem quidquam peccavi.
9 Festo allora, volendo ingraziarsi i Giudei, propose a Paolo: «Saresti disposto a salire a Gerusalemme per esservi giudicato su queste cose alla mia presenza?»9 Festus autem volens gratiam præstare Judæis, respondens Paulo, dixit : Vis Jerosolymam ascendere, et ibi de his judicari apud me ?
10 Rispose Paolo: «Mi trovo già al tribunale dell’imperatore e qui devo esser giudicato. Io non ho fatto alcun torto ai Giudei, come tu stesso sai molto bene.10 Dixit autem Paulus : Ad tribunal Cæsaris sto : ibi me oportet judicari : Judæis non nocui, sicut tu melius nosti.
11 Perciò, se risulto colpevole e ho commesso qualcosa che meriti la morte, non mi rifiuto di subirla; ma se neppure una delle accuse di costoro è fondata, allora nessuno ha il potere di concedermi ad essi. Appello a Cesare».11 Si enim nocui, aut dignum morte aliquid feci, non recuso mori : si vero nihil est eorum quæ hi accusant me, nemo potest me illis donare. Cæsarem appello.
12 Allora Festo, dietro il parere del consiglio, rispose: «Hai appellato a Cesare, da Cesare andrai».12 Tunc Festus cum concilio locutus, respondit : Cæsarem appellasti ? ad Cæsarem ibis.
13 Dopo un intervallo di qualche giorno il re Agrippa e Berenice vennero a Cesarea e resero omaggio a Festo.13 Et cum dies aliquot transacti essent, Agrippa rex et Bernice descenderunt Cæsaream ad salutandum Festum.
14 Essi si trattennero parecchi giorni, e Festo fece parola al re dell’affare di Paolo in questi termini: «C'è un tale lasciato da Felice in carcere.14 Et cum dies plures ibi demorarentur, Festus regi indicavit de Paulo, dicens : Vir quidam est derelictus a Felice vinctus,
15 Quando io fui a Gerusalemme, i gran sacerdoti e gli anziani dei Giudei lo denunciarono e ne chiesero la condanna.15 de quo cum essem Jerosolymis, adierunt me principes sacerdotum et seniores Judæorum, postulantes adversus illum damnationem.
16 Risposi loro che i Romani non hanno il costume di far dono di una persona prima che l’accusato abbia in sua presenza gli accusatori e abbia opportunità di difendersi dall’imputazione.16 Ad quos respondi : Quia non est Romanis consuetudo damnare aliquem hominem priusquam is qui accusatur præsentes habeat accusatores, locumque defendendi accipiat ad abluenda crimina.
17 Quando dunque essi convennero qui, non volli rinviar la causa e il giorno dopo mi assisi sul podio e feci condurre l'accusato.17 Cum ergo huc convenissent sine ulla dilatione, sequenti die sedens pro tribunali, jussi adduci virum.
18 Intorno a lui si strinsero gli accusatori ma senza portare accusa alcuna di colpe che io sospettavo.18 De quo, cum stetissent accusatores, nullam causam deferebant, de quibus ego suspicabar malum.
19 Avevano invece contro di lui alcune questioni circa la loro religione e circa un certo Gesù, già morto, che Paolo sosteneva esser vivo.19 Quæstiones vero quasdam de sua superstitione habebant adversus eum, et de quodam Jesu defuncto, quem affirmabat Paulus vivere.
20 lo, perplesso su simile questione, gli chiesi se volesse andare a Gerusalemme ed esservi giudicato.20 Hæsitans autem ego de hujusmodi quæstione, dicebam si vellet ire Jerosolymam, et ibi judicari de istis.
21 Avendo invece Paolo interposto appello per essere trattenuto fino al giudizio decisivo di Cesare, io l’ho fatto tenere in prigione in attesa di inviarlo all’imperatore».21 Paulo autem appellante ut servaretur ad Augusti cognitionem, jussi servari eum, donec mittam eum ad Cæsarem.
22 E Agrippa a Festo: «Avrei piacere anch'io di sentir quest'uomo». Rispose Festo: «Domani lo sentirai».22 Agrippa autem dixit ad Festum : Volebam et ipse hominem audire. Cras, inquit, audies eum.
23 Il giorno appresso dunque vennero in gran pompa Agrippa e Berenice. Quando essi furono entrati nella sala delle udienze insieme con i tribuni e i personaggi più ragguardevoli della città, a un ordine di Festo fu introdotto Paolo.23 Altera autem die cum venisset Agrippa et Bernice cum multa ambitione, et introissent in auditorium cum tribunis et viris principalibus civitatis, jubente Festo, adductus est Paulus.
24 Dice Festo: «O re Agrippa e voi tutti qui presenti, voi vedete colui per il quale tutto il popolo ebreo mi ha pregato a Gerusalemme e qui, gridando che egli non deve più restare in vita.24 Et dicit Festus : Agrippa rex, et omnes qui simul adestis nobiscum viri, videtis hunc de quo omnis multitudo Judæorum interpellavit me Jerosolymis, petentes et acclamantes non oportere eum vivere amplius.
25 Per conto mio ho compreso che egli non ha fatto nulla che meriti la morte, ma poiché egli stesso ha appellato all’imperatore, ho deciso di mandarvelo.25 Ego vere comperi nihil dignum morte eum admisisse. Ipso autem hoc appellante ad Augustum, judicavi mittere.
26 Ma in proposito non ho nulla di definito da scrivere all’imperial signore. Ecco perché l’ho condotto alla presenza di voi tutti e massimamente alla tua, o re Agrippa, affinché dopo quest’interrogatorio io abbia che cosa scrivere.26 De quo quid certum scribam domino, non habeo. Propter quod produxi eum ad vos, et maxime ad te, rex Agrippa, ut interrogatione facta habeam quid scribam.
27 Mi sembra infatti irragionevole inviare un carcerato senza segnalare le accuse a suo carico».27 Sine ratione enim mihi videtur mittere vinctum, et causas ejus non significare.