SCRUTATIO

Venerdi, 4 settembre 2026 - San Gregorio Magno ( Letture di oggi)

Qoelet 2


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BIBBIA TINTORISacra Bibbia Garofalo
1 Io dissi in cuor mio: « Vo' andare a tuffarmi nelle delizie, a godere i piaceri ». Ma riconobbi che anche questo è vanità.1 Ho detto nel mio cuore: «Ebbene, voglio metterti alla prova con la gioia e vederti nei piaceri». Ma anche questo è vanità.
2 E il riso mi sembrò una pazzia, e dissi alla gioia: « Perchè perdi il tempo a ingannarmi ? »2 Del riso ho detto: «Folle!» e della gioia: «A che serve?»
3 Risolvei allora in cuor mio di divezzare la mia carne dal vino, e di rivolger l'animo alla sapienza, per fuggir la stoltezza, finché non venissi a capire qual fosse il meglio per gli uomini, e che debban fare sotto il sole nei pochi giorni della loro vita.3 Ho cercato allora di soddisfare la mia carne con il vino, (sempre restando la mia mente dedita alla sapienza) e darmi alla spensieratezza, per poter vedere quale fosse per i figli dell’uomo la cosa migliore da fare sotto il cielo, durante i pochi giorni della loro vita.
4 Io feci grandi cose: mi fabbricai palazzi, piantai vigne,4 Perciò ho intrapreso grandi lavori, mi sono fabbricato palazzi, mi sono piantato vigneti,
5 feci orti e giardini, ove misi ogni specie di piante;5 mi sono fatto giardini e parchi e vi ho piantato ogni sorta di alberi da frutto.
6 mi costruii delle vasche per annaffiare i vivai delle mie piante;6 Mi sono costruito piscine d’acqua per irrigare con esse un bosco fecondo di piante.
7 comprai servi e serve, ed ebbi molta famiglia, e armenti e numerosi greggi di pecore, sorpassando tutti quelli che furono avanti di me in Gerusalemme.7 Ho acquistato schiavi e schiave e ho avuto familiari, possesso di bestiame grosso e di bestiame minuto innumerevoli, più di tutti coloro che furono prima di me a Gerusalemme.
8 Ammassai argento ed oro, e i tesori dei re e delle provincie; mi procurai cantanti e cantatrici, e le delizie dei figli degli uomini, e coppe e vasi per mescervi il vino.8 Ho ammassato oro e argento, tesori di re e province; ho scritturato cantori e cantanti e mi procurai le delizie dei figli dell’uomo.
9 E superai nelle ricchezze tutti quelli che furono avanti di me in Gerusalemme, conservando però anche la mia sapienza.9 Così sono divenuto più grande e più di quanti mi precedettero a Gerusalemme; dico la mia sapienza è rimasta a me.
10 Ai miei occhi non rifiutai nulla di quanto desideravano, nè vietai al mio cuore di godere ogni sorta di voluttà, e di deliziarsi nelle cose che io avevo preparate, credendo che questa fosse la mia sorte, di poter godere delle mie fatiche.10 Quanto gli occhi mi chiedevano, non ho negato a essi né il mio cuore ho privato di alcuna gioia: infatti il mio cuore si è rallegrato di ogni mia fatica e questo è stato il premio di ogni mio lavoro.
11 Ma riflettendo a tutte lo cose fatte dalle mie mani e alle fatiche nelle quali avevo inutilmente sudato, vidi in ogni cosa vanità ed afflizione di spirito, e che niente dura sotto il sole.11 Allora ho messo in confronto tutte le opere che le mie mani hanno fatto e la fatica durata nell’eseguirle. Ed ecco: tutto è vanità e fiato sprecato e sotto il sole non c’è alcun profitto.
12 Passai poi a contemplare la sapienza, gli errori, la stoltezza « e che è l'uomo — dissi — da poter seguire il re suo creatore? ».12 Allora mi sono volto a raffrontare la sapienza con la stoltezza e l’insipienza, proprio come uomo che rifà il cammino percorso precedentemente.
13 E vidi che la sapienza è tanto superiore alla stoltezza quanto la luce alle tenebre.13 E mi sono accorto che tale è la superiorità della scienza sulla stoltezza, quale è la superiorità della luce sulle tenebre.
14 Il saggio ha occhi in testa, lo stolto cammina al buio, ma riconobbi che tutt'e due aspetta la medesima morte.14 «Il sapiente ha gli occhi ben aperti in fronte; lo stolto cammina nelle tenebre». Però mi sono accorto anche di questo: una sola sorte toccherà a tutti.
15 Allora io dissi in cuor mio: « Se la medesima morte attende lo stolto e me, a che prò mi sono affannato tanto per la sapienza? E dopo aver parlato col mio spirito riconobbi che anche questo è vanità.15 Allora ho detto nel mio cuore: «Anchvio subirò la sorte che subisce lo stolto; e perché la mia saggezza? Che guadagno per». E ho concluso nel mio cuore: «Anche questo è vanità».
16 Infatti tanto del saggio che dello stolto non durerà per sempre la memoria, e l'avvenire ugualmente coprirà d'oblio tutte le cose; il dotto e l'ignorante muoiono allo stesso modo.16 Infatti tanto del sapiente quanto dello stolto non ci sarà un ricordo per sempre, perché nei giorni futuri l’uno e l’altro saranno dimenticati e, purtroppo, muore il sapiente e lo stolto.
17 E presi in uggia la vita, vedendo che sotto il sole ci son tutti i mali, e che tutto è vanità e afflizione di spirito.17 Allora ho detestato la vita perché ogni cosa che avviene sotto il sole mi disgusta: tutto infatti è vanità e fiato sprecato.
18 E allora tornai a detestare ogni mio lavoro intorno al quale mi ero con tanta sollecitudine affaticato, dovendo avere un erede dopo di me.18 Così ho detestato tutte le fatiche durate sotto il sole pensando che le avrei lasciate a uno qualsiasi che verrà dopo di me.
19 E non so se sarà sapiente o stolto; eppure possederà le mie fatiche che a me costarono tanti sudori ed affanni. Ci può essere cosa più vana?19 E chi sa se quegli sarà sapiente o stolto? Purtoppo disporrà di ogni mio lavoro, in cui ho sudato e per cui sono divenuto sapiente sotto il sole. Anche questo è vanità.
20 Per questo mi diedi al riposo, e il mio cuore rinunzio ad altri affanni sotto il sole.20 E giunsi fino al punto di disperare di ogni mia fatica cui avevo atteso sotto il sole.
21 Infatti, dopo che uno ha faticato con sapienza, prudenza e sollecitudine, lascia i suoi acquisti ad un infingardo. Ed anche questo senza dubbio è vanità e male grande.21 Infatti, se colui che ha lavorato con sapienza e scienza e buona fortuna, deve lasciare il suo patrimonio a uno che non ha fatto niente, anche questo è cosa vana e grave disgrazia.
22 Qual vantaggio trarrà dunque l'uomo da tutte le sue fatiche, dall'afflizione di spirito con cui si è straziato sotto il sole?22 Ma allora che cosa ricava l’uomo per tutta l'industria con cui si affatica sotto il sole?
23 Tutti i suoi giorni son pieni di dolori e dispiaceri, neanche la notte ha riposo il suo spirito. E questo non è vanità?23 Infatti tutti i suoi giorni sono un continuo dolore e sofferenza è ogni sua occupazione: nemmeno di notte riposa il suo cuore. Anche questo è vanità.
24 Non è forse meglio mangiare e bere e mostrare all'anima propria il frutto delle proprie fatiche? Ma anche questo vien dalla mano di Dio.24 Niente c’è di meglio per l’uomo che mangiare e bere e procurare gioia al suo cuore in mezzo alle fatiche: però ho capito che anche questo viene dalla mano di Dio.
25 Chi potrà mai mangiare e nuotar nelle delizie come ho fatto io?25 Infatti, chi potrebbe mangiare e bere senza di lui?
26 All'uomo che è retto dinanzi a lui Dio ha data la sapienza, la scienza, la gioia; al peccatore invece ha data l'afflizione, l'affanno di accumulare, perchè accresca e accumuli e poi lasci a colui che piace a Dio. Ma anche questo è vanità e inutile affanno dello spirito.26 Poiché a colui che è buono al suo cospetto elargisce sapienza e scienza e letizia; invece al peccatore dà la fatica di raccogliere e ammassare, ma finisce per lasciare a chi Dio vorrà. Anche questo è vanità e fiato sprecato.