Scrutatio

Saturday, 24 February 2024 - San Sergio di Cesarea ( Letture di oggi)

Sapienza 17


font font righe continue righe continue righe continue righe continue font font
font

1I tuoi giudizi sono grandi e difficili da spiegare;
per questo le anime senza istruzione si sono ingannate.
2Infatti gli ingiusti, avendo preteso di dominare il popolo santo,
prigionieri delle tenebre e incatenati a una lunga notte,
chiusi sotto i loro tetti, giacevano esclusi dalla provvidenza eterna.
3Credendo di restare nascosti con i loro peccati segreti,
sotto il velo oscuro dell’oblio,
furono dispersi, terribilmente spaventati
e sconvolti da visioni.
4Neppure il nascondiglio in cui si trovavano li preservò dal timore,
ma suoni spaventosi rimbombavano intorno a loro
e apparivano lugubri spettri dai volti tristi.
5Nessun fuoco, per quanto intenso, riusciva a far luce,
neppure le luci più splendenti degli astri
riuscivano a rischiarare dall’alto quella notte cupa.
6Appariva loro solo una massa di fuoco, improvvisa, tremenda;
atterriti da quella fugace visione,
credevano ancora peggiori le cose che vedevano.
7Fallivano i ritrovati della magia,
e il vanto della loro saggezza era svergognato.
8Infatti quelli che promettevano di cacciare
timori e inquietudini dall’anima malata,
languivano essi stessi in un ridicolo timore.
9Anche se nulla di spaventoso li atterriva,
messi in agitazione al passare delle bestie e ai sibili dei rettili,
morivano di tremore,
rifiutando persino di guardare l’aria che in nessun modo si può evitare.
10La malvagità condannata dalla propria testimonianza
è qualcosa di vile
e, oppressa dalla coscienza, aumenta sempre le difficoltà.
11La paura infatti altro non è che l’abbandono degli aiuti della ragione;
12quanto meno ci si affida nell’intimo a tali aiuti,
tanto più grave è l’ignoranza della causa che provoca il tormento.
13Ma essi, durante tale notte davvero impotente,
uscita dagli antri del regno dei morti anch’esso impotente,
mentre dormivano il medesimo sonno,
14ora erano tormentati da fantasmi mostruosi,
ora erano paralizzati, traditi dal coraggio,
perché una paura improvvisa e inaspettata si era riversata su di loro.
15Così chiunque, come caduto là dove si trovava,
era custodito chiuso in un carcere senza sbarre:
16agricoltore o pastore
o lavoratore che fatica nel deserto,
sorpreso, subiva l’ineluttabile destino,
perché tutti erano legati dalla stessa catena di tenebre.
17Il vento che sibila
o canto melodioso di uccelli tra folti rami
o suono cadenzato dell’acqua che scorre con forza
o cupo fragore di rocce che precipitano
18o corsa invisibile di animali imbizzarriti
o urla di crudelissime belve ruggenti
o eco rimbalzante dalle cavità dei monti,
tutto li paralizzava riempiendoli di terrore.
19Il mondo intero splendeva di luce smagliante
e attendeva alle sue opere senza impedimento.
20Soltanto su di loro si stendeva una notte profonda,
immagine della tenebra che li avrebbe avvolti;
ma essi erano a se stessi più gravosi delle tenebre.

Note:

Sap 17,1-18,19:L'autore oppone alla piaga delle tenebre (Es 10,21-23) la luce che continuava a rischiarare il mondo intero e gli israeliti (v 18 e Sap 18,1), poi la luce della legge (Sap 18,4); ma l'antitesi propriamente detta fa intervenire la «colonna di fuoco» (Sap 18,3).

Sap 17,3:L'autore drammatizza la piaga delle tenebre. La descrizione amplifica in diversi sensi il racconto biblico e si avvicina al midrash ellenistico, utilizzando forse leggende giudaiche e speculazioni rabbiniche che si trovano in Filone d'Alessandria. Nello stesso tempo si noterà l'orientamento apocalittico dell'insieme: le tenebre d'Egitto diventano l'anticipazione o l'immagine delle tenebre infernali (cf. soprattutto i vv 14.20).

Sap 17,7:Dopo un successo temporaneo (Es 7,11; Es 7,22; Es 8,3) gli artifici dei maghi avevano fatto fallimento (Es 8,14), anzi avevano portato disgrazia ai loro autori (Es 9,11). Sembra che l'autore, attraverso i maghi del faraone, se la prenda con quelli del suo tempo.

Sap 17,10:Prima menzione della coscienza nella Bibbia greca (cf. At 23,1+); il termine esprime qui la coscienza morale che rimprovera i peccati commessi. - La riflessione elimina le cause immaginarie della paura. Ma la coscienza oppressa dal rimorso turba il giudizio e gli impedisce di raggiungere il suo scopo.

Sap 17,14:si era riversato: textus receptus; «li aveva invasi», mss e BJ.