SCRUTATIO

Giovedi, 3 settembre 2026 - San Elpidio v. ( Letture di oggi)

Secondo libro dei Maccabei 15


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Sacra Bibbia GarofaloBIBBIA RICCIOTTI
1 Quando Nicanore venne a sapere che Giuda con i suoi si trovava nella zona della Samaria, pensò di piombare loro addosso con tutta sicurezza, in giorno di riposo.1 - Quando Nicanore seppe che Giuda era nelle regioni della Samaria, pensò d’attaccarlo impetuosamente in giorno di sabato.
2 Ora quei Giudei, che erano stati costretti a seguirlo, dicevano: «Non distruggerli in modo così barbaro e feroce; rendi onore al giorno dichiarato santo da chi vede ogni cosa».2 Quei Giudei che erano stati costretti a seguirlo, gli dicevano: « Non far cosa tanto barbara e feroce; rendi onore al giorno santo, e rispetta colui che vede ogni cosa ».
3 Ma quegli, tre volte scellerato, domandò se veramente vi fosse in cielo un potente che comandi di festeggiare il giorno del sabato.3 Ma quello sciagurato domandò se v’ è in cielo qualcuno che abbia comandato d’osservare il sabato.
4 Avendo costoro risposto: «Vi è il Signore vivo e potente in cielo, che ha comandato di osservare il settimo giorno»,4 Risposero: «V’è in cielo, vivo e potente, il Signore medesimo che comandò di celebrare il giorno settimo ».
5 quegli soggiunse: «Io sono il potente qui in terra, che comando di prendere le armi e di curare gli interessi del re». Ma non riuscì a eseguire il funesto intento.5 Ma quegli disse: « Ed io sono potente in terra, e comando di prender le armi, e di condurre a termine gli affari del re ». Tuttavia non giunse ad eseguire il suo disegno.
6 Nicanore, al colmo della superbia, aveva decretato di erigere un pubblico trofeo per la vittoria sugli uomini di Giuda.6 Nicanore dunque, al colmo della superbia, già pensava d’erigere per le sue vittorie su Giuda un pubblico trofeo.
7 Il Maccabeo, al contrario, sperava continuamente di ricevere senza dubbio l’aiuto dal Signore.7 Il Maccabeo invece sempre con tutta speranza fidava che Dio gli verrebbe in aiuto;
8 Perciò esortava i suoi a non temere l’arrivo dei Gentili, a tener presenti nella mente gli aiuti concessi loro in precedenza dal Cielo, anzi a sperare fermamente anche ora che la vittoria sarebbe venuta dall'Onnipotente.8 ed esortava i suoi a non temere la mossa delle nazioni, ma tener a mente gli aiuti già ricevuti dal cielo; sperassero quindi anche ora, che dall' Onnipotente verrebbe a loro la vittoria.
9 Egli li incoraggiò con a Legge e dei profeti e ricordò le lotte che avevano già superato, rendendoli così più coraggiosi.9 E parlando loro della legge e dei profeti, e ricordando le prove già prima superate, li rese più arditi.
10 Dopo avere destato in essi l'ardore mostrò loro la perfidia dei Gentili e la violazione dei giuramenti.10 Sollevati così gli animi loro, anche ricordava la mala fede de' Gentili, e le infrazioni ai fatti giuramenti.
11 Dopo che ebbe armato ognuno di loro non tanto con la fiducia negli scudi e nelle lance quanto con adatte parole di incoraggiamento, narrò loro un sogno degno di fede, una apparizione che riempì tutti di gioia.11 Li armò dunque ad uno ad uno, non munendoli di scudi e di lancia ma di eccellenti discorsi ed esortazioni, e raccontò loro un sogno degno di tutta fede, col quale li rallegrò tutti.
12 La sua visione era questa: Onia, che era stato sommo sacerdote, uomo onesto e buono, di aspetto venerando e dolce nel tratto, decentemente ornato nella parola ed esercitato fino dall’infanzia nelle virtù, con le mani protese pregava per tutta la nazione giudaica.12 La visione era questa: Onia, ch’era stato sommo sacerdote, uomo giusto e benigno, di venerabile aspetto, dolce nel tratto, ornato nella parola, esercitato fin da fanciullo nelle virtù, levava le mani pregando per tutto il popolo dei Giudei.
13 Quindi era apparso un altro personaggio insigne per l'età e per l’aspetto dignitoso, circondato da una meravigliosa e augusta maestà.13 Quindi era apparso un altro personaggio, venerando per età e gloria, ed intorno a lui una magnifica maestà.
14 Prendendo la parola Onia disse: «Questi è l’amico dei fratelli; è colui che molto intercede per il popolo e per tutta la città santa; è Geremia, il profeta di Dio».14 Ed Onia, presa la parola, aveva detto: « Questi è l’amico de’fratelli e del popolo di Israele; questi è colui che molto prega per il popolo c per tutta la città santa: Geremia, profeta di Dio».
15 Allora Geremia, stendendo la destra, consegnò a Giuda una spada d’oro e, mentre gliela dava, disse:15 Allora Geremia aveva stesa la destra, e data a Giuda una spada d’oro, dicendo:
16 «Prendi la spada santa, dono di Dio; con essa farai a pezzi gli avversari».16 « Ricevi la spada santa dono di Dio, con la quale abbatterai i nemici d’Israele mio popolo ».
17 Esortati così con le parole di Giuda, molto belle e adatte a incitare al valore e a rendere virili le anime dei giovani, essi stabilirono di non fermarsi, ma di assalire coraggiosamente e rimettere la decisione a un valoroso combattimento, poiché la città, i luoghi santi e il tempio erano in pericolo.17 Cosi esortati dagli eccellenti discorsi di Giuda, atti ad accrescer vigore ed a infervorare gli animi dei giovani, risolsero di assalire e combattere da valorosi, di modo che il valore decidesse gli eventi, trattandosi della città santa e del tempio che erano in pericolo.
18 Infatti per essi il timore per le mogli, i figli, i fratelli e per i parenti era la cosa secondaria; massima e principale era la preoccupazione per il tempio consacrato.18 Era infatti minore il pensiero che si davano per le mogli ed i figli, pei fratelli e parenti; il primo e più grande timore era per la santità del tempio.
19 Intanto anche per coloro che erano rimasti in città non era trascurabile l’angoscia poiché erano sconvolti per il conflitto in aperta campagna.19 Ma anche quelli che erano rimasti in città non stavano in piccola pena per coloro che dovevan combattere.
20 Ora, mentre tutti aspettavano con ansia la futura decisione, i nemici si erano già radunati, l’esercito era schierato, gli elefanti erano posti in luoghi opportuni e la cavalleria si trovava disposta nelle ali,20 Stando dunque, tutti in attesa della decisione, i nemici in vista, l’esercito loro schierato, gli elefanti ed i cavalieri ordinati ai luoghi convenienti ;
21 il Maccabeo, al vedere una tale moltitudine presente, l’equipaggiamento delle varie armi e la ferocia delle bestie, levate le mani al cielo, invocò il Signore che opera prodigi. Sapeva che la vittoria non dipende dalle armi, ma che quegli la concede a chi ne crede degno.21 considerando il Maccabeo il numero di quelli che si avanzavano, l’apparato delle varie armi, e la ferocia degli animali, levando le mani al cielo invocò il Signore che fa i prodigi, e che, non secondo la forza delle armi ma secondo che a lui piace, dà la vittoria ai più degni.
22 Giuda così si espresse nella supplica: «Tu, o Signore, mandasti il tuo angelo al tempo di Ezechia, re della Giudea, il quale uccise centottantacinquemila soldati dell’esercito di Sennacherib.22 Pregando, disse così: « Tu, Signore, che a tempo d’ Ezechia re di Giuda mandasti il tuo angelo, e del campo di Sennacherib ne uccidesti centottantacinquemila,
23 Anche ora manda, o Sovrano dei cieli, il tuo angelo buono innanzi a noi per incutere paura e tremore.23 manda anche ora, o re del cielo, l’angelo tuo buono innanzi a noi, ad incuter timore e tremor della potenza del tuo braccio,
24 Dalla potenza del tuo braccio siano atterriti coloro che muovono, bestemmiando, contro questo tuo popolo santo? Così egli finì di parlare.24 sicché n’abbiano paura quelli che bestemmiando vengono contro al santo popolo tuo ». Così dunque finì di pregare.
25 Intanto Nicanore e i suoi avanzavano con trombe e canti.25 Nicanore allora ed i suoi si avanzarono a suon di trombe e di canti.
26 Giuda e i suoi fra invocazioni e preghiere vennero a contatto con i nemici.26 Giuda ed i suoi, invocato Dio, attaccaron battaglia pregando.
27 Con le mani essi combattevano, ma nel cuore pregavano Dio. Così abbatterono non meno di trentacinquemila nemici, godendo grandemente della manifestazione divina.27 E combattendo sì con la mano, ma col cuore pregando il Signore, abbatterono non meno di trentacinquemila nemici, magnificamente rallegrati dalla presenza di Dio.
28 Cessata la battaglia, mentre ritornavano con gioia, constatarono che anche Nicanore era caduto con tutta l’armatura.28 Quando poi ebber finito, e giubilanti se ne ritornavano, conobbero che Nicanore era caduto colla sua armatura.
29 Allora, con vociare confuso, benedissero l’Onnipotente nella lingua dei padri.29 Allora alzato un grido, e rumore nella patria lingua benedicevano l’onnipotente Signore.
30 Quindi colui, che nell’anima e nel corpo era sempre il primo fra i suoi concittadini e che aveva conservato l’affetto dell’età giovanile per i suoi connazionali, comandò che, tagliate la testa e la mano destra con tutto l’omero di Nicanore, le portassero a Gerusalemme.30 Giuda allora, che in tutto era sempre stato pronto a dare pei suoi connazionali il corpo e l’animo, comandò che si portasse a Gerusalemme il capo di Nicanore, e la mano tagliata insieme col braccio.
31 Egli, arrivato là e radunati i suoi connazionali e i sacerdoti, stando innanzi all’altare, mandò a chiamare gli uomini dell’Acra.31 Ivi giunto, convocati i cittadini ed i sacerdoti innanzi all’altare, chiamò anche quelli che erano nella rocca.
32 Mostrata loro la testa dello scellerato Nicanore e la mano che quel bestemmiatore aveva superbamente steso contro la santa dimora dell’Onnipotente,32 E mostrò il capo di Nicanore, e l’empia mano che quegli aveva stesa contro la casa santa dell’onnipotente Dio gloriandosi con tanta insolenza.
33 fece recidere la lingua dell’empio Nicanore e gettare in pasto agli uccelli, mentre fece appendere innanzi al tempio lo strumento della sua follia.33 Comandò poi che tagliata dello scellerato Nicanore la lingua fosse data a pezzi agli uccelli, e il capo di quell’ insano fosse sospeso di faccia al tempio.
34 Tutti, allora, elevarono Verso il cielo benedizioni al glorioso Signore, dicendo: «Benedetto colui che ha conservato incontaminata la sua dimora».34 Tutti dunque benedissero il Signore del cielo, dicendo: «Benedetto Colui che ha salvato dalla contaminazione la sua dimora! ».
35 Giuda fece appendere la testa di Nicanore all’Acra quale segno cospicuo e manifesto dell’aiuto di Dio.35 Fu dunque il capo di Nicanore appeso in cima alla rocca, acciò fosse manifesto ed evidente segno dell’aiuto di Dio.
36 Quindi tutti di comune accordo stabilirono di non lasciar passare senza solennità quel giorno, ma di solennizzare il 13 del decimosecondo mese (detto Adar in lingua siriaca), il giorno che precede la festa in onore di Mardocheo.36 Tutti poi di comune accordo decretarono che in nessun modo passasse senza solennità un tal giorno,
37 Così andarono le cose riguardo a Nicanore. Siccome da quel tempo la città rimase in mano agli Ebrei, anch'io perciò qui finisco la mia opera.37 e che si celebrasse la festa ai tredici del mese detto di Adar in lingua siriaca, il giorno avanti al giorno di Mardocheo.
38 Se la disposizione dei fatti è riuscita bene e ordinata, ciò è quanto volevo; se, invece, sembrerà imperfetta e mediocre, questo è quanto ho potuto fare.38 Compiutisi rispetto a Nicanore questi eventi, essendo da allora in poi la città rimasta in possesso degli Ebrei, anch'io finirò qui il mio discorso.
39 Del resto come è nocivo il voler bere sempre vino puro o sempre acqua, mentre, se il vino è mescolato con acqua procura un dolce e gradito piacere, così è l’arte di saper ben disporre i fatti, che delizia le orecchie di chi legge la storia. Così qui termino.39 Il quale se procede bene, e come si conviene ad una storia, è quello che anch’ io vorrei; se invece è riuscito meno conveniente, mi si perdoni.
40 Come infatti bere sempre vino o sempre acqua non giova, mentre usarne a vicenda è piacevole ; così a chi legge, se il dire è sempre studiato, non riesce gradito. Qui dunque porrò fine.