SCRUTATIO

Domenica, 7 giugno 2026 - San Norberto ( Letture di oggi)

Secondo libro dei Maccabei 14


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1Tre anni dopo, gli uomini di Giuda seppero che Demetrio, figlio di Seleuco, sbarcato nel porto di Tripoli con forte esercito e flotta,2si era impadronito della regione, dopo avere ucciso Antioco e il suo tutore Lisia.3Ora un certo Alcimo, che prima era divenuto sommo sacerdote, ma si era volontariamente contaminato ai tempi della rivolta, vedendo che in nessun modo vi sarebbe stata una via di scampo per sè, nè la possibilità di riaccostarsi al santo altare,4andò dal re Demetrio, verso l’anno 151, portandogli una corona d’oro, una palma, oltre i ramoscelli di olivo, che si sogliono offrire al tempio. Per quel giorno restò tranquillo.5Ma, colta l’occasione propizia alla sua insania, quando fu chiamato a consiglio da Demetrio e interrogato in quale disposizione d’animo si trovassero i Giudei,6rispose: « Quei Giudei chiamati Asidei, che Giuda Maccabeo dirige, suscitano guerre e sedizioni, rendendo: impossibile la tranquillità nel regno.7Perciò, anch’io, derubato dell’onore dei miei avi — intendo dire del sommo sacerdozio — sono venuto qui8prima di tutto perchè spinto da sincero interesse per gli affari del re, secondariamente anche per trattare riguardo ai miei concittadini, poichè per la temerarietà dei suddetti tutta la nostra gente soffre non poco.9Ora, poichè conosci ormai ogni cosa, provvedi al nostro paese e al nostro popolo oppresso, seguendo l’amabile clemenza che mostri verso tutti.10Infatti finchè Giuda è là, è impossibile godere la pace».11Avendo egli parlato in questa maniera, subito anche gli altri amici del re, avversari di Giuda, infiammarono Demetrio.12Costui, scelto subito Nicanore, già comandante del reparto degli elefanti, lo designò stratega della Giudea e lo fece partire13con l’ordine di uccidere Giuda, di disperderne i compagni e di costituire Alcimo sommo sacerdote dell’augusto tempio.14Allora i Gentili della Giudea, che erano fuggiti a causa di Giuda, si unirono in massa a Nicanore, stimando che le sventure e le calamità dei Giudei sarebbero tornate a proprio vantaggio.15Ora, quando i Giudei seppero dell’avanzata di Nicanore e dell’attacco dei Gentili, si cosparsero di polvere, supplicando colui che aveva stabilito il suo popolo per una durata eterna e che continuamente protegge la sua porzione con segni manifesti.16Quindi, per ordine del capo, si mossero subito di lì e si scontrarono con il nemico nel villaggio di Dessau.17Simone, Fatelo di Giuda, assalì Nicanore ma, sconcertato per l’improvviso apparire dei nemici, subì una lieve sconfitta.18D’altra parte però Nicanore, conoscendo il valore di Giuda e dei suoi compagni e il loro intrepido coraggio nelle battaglie per la difesa della patria, temeva di rimettere la decisione alla prova del sangue.19Perciò mandò Posidonio, Teodoto e Mattatia per negoziare la pace.20Le proposte furono esaminate diligentemente e il comandante le comunicò alla moltitudine. Manifestatosi il parere concorde, si acconsentì di trattare.21Fissarono un giorno nel quale ognuno doveva convenire. Da una parte e dall’altra avanzò un veicolo, si collocarono seggi d’onore.22Giuda, intanto, aveva disposto in luoghi opportuni armati pronti a intervenire, per timore di qualche improvvisa perfidia da parte dei nemici. Così si tenne il convegno pacifico.23Nicanore, dunque, restò a Gerusalemme senza fare nulla di male. Egli licenziò le turbe che gli si erano unite in massa.24Non sopportava che Giuda si allontanasse da lui perchè egli lo amava cordialmente.25Lo esortò a prender moglie e ad avere figli. Questi si sposò, stette in pace e godette la sua parte nella vita.26Quando Alcimo venne a conoscenza della intesa reciproca e si procurò una copia dei patti conclusi, si recò da Demetrio e disse che Nicanore tramava contro gli interessi dello stato, poichè aveva designato suo successore Giuda, il perturbatore del regno.27Allora il re, provocato dalle calunnie di quello scellerato, si adirò fortemente e scrisse a Nicanore dicendogli che mal sopportava questi patti d’amicizia e ordinando di spedirgli subito ad Antiochia Giuda incatenato.28Ciò saputo, Nicanore ne rimase costernato, perchè non voleva rompere i patti, poichè Giuda non aveva fatto nulla di male.29Ma, siccome non era possibile opporsi al re, cercava l’opportunità di eseguire l’ordine con uno stratagemma.30Ora il Maccabeo, accortosi che Nicanore si comportava con lui in modo più riservato e che nei consueti incontri si mostrava piuttosto aspro, comprese che tale durezza non proveniva da qualche cosa di buono. Perciò, radunati non pochi dei suoi uomini, non si fece più vedere da Nicanore.31Questi, allora, constatato di esser stato giocato astutamente da quell’uomo, salì al tempio massimo e santo, mentre i sacerdoti offrivano i rituali sacrifici, e comandò che gli consegnassero l’uomo.32Avendo costoro asserito con giuramento di ignorare dove fosse il ricercato,33stesa la destra verso il tempio, giurò: « Se non mi consegnerete Giuda in catene, spianerò questa dimora di Dio, demolirò l’altare e dedicherò qui un sontuoso tempio a Dioniso ».34Ciò detto, se ne andò. Allora i sacerdoti, sollevando le mani al cielo, supplicavano colui che si era sempre mostrato protettore della nostra nazione, dicendo:35« Tu, o Signore dell’universo, che di nulla hai bisogno, ti sei compiaciuto di avere il tempio della tua dimora in mezzo a noi.36Ora, o Signore santo di ogni santità, conserva sempre incontaminata questa casa che è stata purificata poco fa ».37Un certo Razis, uno degli anziani di Gerusalemme, fu denunciato a Nicanore come uomo amante della città, tenuto in grande considerazione e che per bontà era chiamato il padre dei Giudei.38Egli, infatti, fino dal precedente periodo della rivolta si era attirato un’accusa di giudaismo e aveva posto in pericolo anima e corpo con invincibile costanza per il giudaismo.39Ora Nicanore, volendo manifestare quale fosse il suo odio per i Giudei, mandò più di cinquecento soldati per arrestarlo.40Pensava che con la cattura di costui avrebbe arrecato un gravissimo colpo a quelli.41La moltitudine già stava per occupare la torre e forzare la porta del cortile, mentre si ordinava di portare il fuoco e di incendiare le porte. Razis, circondato da ogni lato, si gettò sulla sua spada,42volendo morire da coraggioso piuttosto che assoggettarsi a scellerati e sopportare un’ingiuria indegna della sua nobiltà.43Siccome nella sua precipitazione non era rimasto colpito nella parte giusta, stando la turba per irrompere dentro le porte, egli corse con impeto sul muro e si precipitò coraggiosamente sulla folla.44Ognuno si ritrasse, lasciando uno spazio vuoto, nel quale egli cadde in mezzo a loro.45Ancora vivo, infiammato nell’animo, si rialzò, sebbene il sangue gli sgorgasse a fiotti, e, nonostante le gravi ferite, attraversò correndo tutta la turba. Salito su un muro isolato,46divenuto ormai quasi esangue, si strappò gli intestini, che prese con le due mani e gettò sulla folla. Quindi, invocando il Signore della vita e dello spirito affinchè di nuovo glieli rendesse, così morì.