SCRUTATIO

Martedi, 12 maggio 2026 - San Fabio e compagni ( Letture di oggi)

Secondo libro di Samuele 9


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1Disse David: «È rimasto ancora qualcuno della casa di Saul? Avrei intenzione di usargli benevolenza a causa di Gionata ».2C'era della‘casa di. Saul un servitore chiamato Ziba. Fu convocato da David e il re gli disse: « Tu sei Ziba?», Quegli rispose: « Sono tuo servitore».3Disse il re: « Rimane ancora qualcuno della casa di Saul? Avrei intenzione di usare con lui la misericordia di Dio». Ziba rispose: « C'è ancora un figlio di Gionata, difettoso ai piedi ».4Gli chiese il re: « Dov’è? ». Rispose Ziba al re: « Ecco, sta in casa di Machir figlio di Ammiel da Lodebar».5Allora il re David lo mandò a prendere dalla casa di Machir figlio di Ammiel da Lodebar.6Come giunse presso David, Mefibaal figlio di Gionata, figlio di Saul, si gettò faccia a terra per adorarlo. David disse: « Mefibaal! ». Egli rispose: « Ecco il tuo servitore ».7Gli disse David: « Non temere, poichè intendo essere benevolo con te a causa di Gionata tuo padre. Ti rendo tutti i campi di Saul tuo padre; tu poi prenderai cibo alla mia mensa per sempre ».8Mefibaal si prostrò a lui e disse: « Che è mai il tuo servitore perchè tu abbia a volgere la faccia verso un cane morto qual io sono? ».9Ma il re chiamò Ziba, servitore di Saul, e gli disse: « Tutto ciò che fu di Saul e dell’intera sua casa io lo do al figlio del tuo signore.10Tu, i tuoi figli, i tuoi schiavi lavorerete la terra per lui; con i proventi la casa del tuo signore avrà di che mangiare; Mefibaal invece, figlio del tuo signore, prenderà cibo per sempre alla mia tavola ».11Ziba aveva quindici figli e venti schiavi: rispose dunque Ziba al re: « Il tuo servitore agirà secondo tutto ciò che il mio signore re ha ordinato al suo servitore ». In tal modo Mefibaal mangiò alla tavola di lui come uno dei figli del re.12Mefibaal aveva un figlio piccolo chiamato Micha. Tutti coloro che abitavano in casa di Ziba lavoravano la terra per Mefibaal.13Mefibaal poi abitava in Gerusalemme perchè egli mangiava sempre alla tavola del re, sebbene fosse storpio di ambedue i piedi.