SCRUTATIO

Venerdi, 19 giugno 2026 - San Romualdo ( Letture di oggi)

Secondo libro dei Maccabei 9


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Sacra Bibbia GarofaloBIBBIA VOLGARE
1 Quasi nello stesso tempo, Antioco tornava con disonore dalle regioni della Persia.1 In quel medesimo tempo Antioco tornava inonestamente di Persia.
2 Egli era entrato, infatti, nella città chiamata Persepoli e aveva tentato di spogliarne il tempio e di impadronirsi della città; ma, essendo la moltitudine corsa alle armi, egli fu messo in fuga con i suoi. Così avvenne che Antioco, messo in fuga dagli indigeni, fece una vergognosa ritirata.2 Però ch' era entrato in una terra chiamata Persepoli, e tentò di spogliare i templi e opprimere la città; ma (loro accorgendosi) corse tutta la multitudine all' arme, e tutti si misero in fuga; e a questo modo accaddette che Antioco dopo la fuga se ne tornò con vergogna.
3 Quando egli fu nei dintorni di Ecbatana, venne a sapere ciò che era successo a Nicanore e a Timoteo.3 Ed essendo venuto appresso Ecbatana, conobbe quello ch' era intervenuto a Nicanore e Timoteo.
4 Acceso di sdegno, pensava di fare scontare ai Giudei anche l’obbrobrio ricevuto da coloro che lo avevano messo in fuga. Per questo comandò al cocchiere di accelerare il viaggio, marciando senza posa, poichè il giudizio di Dio già gli sovrastava. Egli aveva detto nella sua superbia: « Renderò Gerusalemme un cimitero di Giudei, appena vi giungerò ».4 Ed elevato con ira, pensavasi di poter rivoltare la ingiuria di coloro che l' aveano cacciato, sopra i Giudei; per questo adunque comandò che fosse sollecitati i carri, andandosene sanza dimora, costrignendolo a questo il giudicio celeste, però che egli parlò così superbamente di venire in Ierusalem, e farla una congregazione di sepolcri di Giudei.
5 Ma il Signore che vede tutto, Dio di Israele, lo percosse con una piaga insanabile e invisibile. Infatti; aveva appena pronunciato queste parole, che fu preso immediatamente da un forte dolore di ventre con crudeli tormenti agli intestini.5 Ma il Signore Iddio d'Israel, il qual vede tutto, lo percosse di una piaga insanabile. Avendo adunque compiuto questo parlare, lo pigliò uno crudele dolore nelle viscere, e alcuni amari tormenti interiori.
6 Ciò fu molto giusto, perchè egli aveva tormentato le viscere altrui con molti tormenti inauditi.6 E questo li addivenne assai giustamente, però che avea tormentato le viscere di molti con nuovi cruciati, avvenga che esso per questo dalla malizia sua non cessasse.
7 Ma egli non depose affatto l’arroganza, talmente egli era ancora pieno di superbia; anzi, spirando nell’animo fuoco contro i Giudei, comandò di accelerare la corsa. Ma cadde dal carro, che correva precipitosamente, e per la grave percossa gli si slogarono tutte le membra del corpo.7 Sopra di questo, anco ripieno di superbia, gettava fuoco con l' animo contro alli Giudei; e comandando che fosse accelerato il cammino, addivenne che andando lui con impeto, cadette del carro, e per la grande percussione del corpo era cruciato in tutti li membri del corpo.
8 Colui, che nella sua sovrumana arroganza credeva di poter comandare anche alle onde del mare e pensava di poter pesare con la stadera le cime dei monti, dopo essere stato prostrato a terra, veniva ora portato in lettiga, rendendo così per tutti evidente la potenza di Dio.8 E quello, al quale li parea anco di comandare alle onde del mare, ripieno sopra modo di ambizione, e di pesar le altezze de' monti con la statera, ora umiliato a terra, era portato nella barella, provando la manifesta virtù di Dio,
9 Dal corpo di quell’empio pullulavano vermi, mentre le sue carni ancora vive cadevano a pezzi fra dolori e strazi. Riguardo al suo odore, tutto l’esercito era nauseato dal suo fetore.9 per tal modo che del corpo dell' empio li vermi bullivano, e vivendo consumavano le carni sue con dolori; anco per lo grande fetore, che usciva del corpo suo, era gravato molto lo esercito.
10 Nessuno riusciva a portare per l’intollerabile lezzo colui che, poco prima, pareva toccasse gli astri del cielo.10 E quello il quale poco inanzi si pensava di pigliare le stelle del cielo, niuno lo potea portare per cagione dello intollerabile fetore.
11 Soltanto ora, fra tante ferite, egli cominciava a deporre la straordinaria superbia e a comprendere il suo stato sotto il flagello divino mentre i suoi dolori aumentavano a ogni istante.11 Per questo adunque, dedotto dalla grave superbia, cominciò venire alla cognizione di sè stesso, stimulato dalla divina piaga, augumentandosi continuamente li dolori.
12 Infine, non potendo più sopportare neppure egli il suo fetore, disse queste parole: « È giusto sottomettersi a Dio. Non conviene che un mortale si faccia uguale a Dio».12 Ed essendo anco venuto a tanto che non potea sostenere il suo fetore, disse: egli [è] cosa giusta esser suddito a Dio, e l' uomo mortale non sentir di sè quelle cose che s' appartengono a Dio.
13 Quindi quello scellerato cominciò a far voti al Signore, che ormai non lo avrebbe più esaudito, dicendo13 Facea orazione a Dio questo uomo scelesto, dal quale non era atto a conseguitar misericordia.
14 che avrebbe dichiarato libera quella città santa, che correva a spianare al suolo e a rendere un cimitero;14 E la città, alla qual lui con festinanzia andava acciò che la ruinasse a terra e facessela una congregazion di sepolcri, ora desidera di farla libera.
15 che avrebbe equiparato agli Ateniesi i Giudei, che aveva stabilito di non onorare neppure di sepoltura, ma di gettare insieme con i loro figli in pasto alle fiere e agli uccelli rapaci;15 Eli Giudei, li quali non deliberava che fusseno degni di sepultura, ma avea deliberato di darli a mangiare agli uccelli e alle bestie (della terra), e avea detto di esterminarli con i loro figliuoli, ora promette di farli eguali alli Ateniesi, (civè a quelli di Atene).
16 che avrebbe adornato di ricchissimi doni il santo tempio che poco prima aveva sacrilegamente saccheggiato, e che avrebbe restituito, in numero molto maggiore, le suppellettili sacre e provveduto con le proprie entrate alle spese per i sacrifici;16 E anco il templo santo, il qual per avanti avea spogliato, promette di ornarlo di ottimi doni, e multiplicar i santi vasi, e dar delle sue entrate le spese pertinenti alli sacrificii.
17 infine, che egli si sarebbe fatto Giudeo e sarebbe andato per ogni luogo abitato a proclamare la potenza divina.17 E sopra di queste cose promettea di farsi Giudeo, e tutto il luogo della terra perambulare, e predicare la potenza di Dio.
18 Non calmandosi, però, i suoi dolori, perchè era giunto su di lui il giusto giudizio di Dio, nella disperazione per la sua salute egli scrisse ai Giudei la seguente lettera, che aveva la forma di una supplica e si esprimeva così:18 Ma non cessando i dolori, però ch' era venuto sopra di lui il giusto giudicio di Dio, disperando scrisse a' Giudei una epistola in modo di deprecazione, la qual contenea queste cose:
19 «Ai Giudei ottimi cittadini il re e comandante Antioco: salute, prosperità e felicità perfetta.19 Agli ottimi cittadini Giudei molta salute dice il re e principe Antioco, desiderando che siate sani e felici.
20 Se state bene insieme con i vostri figli e con i vostri averi, se si avverano i vostri desideri, io che spero solo nel Cielo,20 Se voi e li figliuoli vostri sete sani, e secondo il giudicio vostro tutte le cose vi succedono, referiamo molte grazie.
21 mi ricordo con gratitudine del vostro onore e della vostra benevolenza. Ritornato dalle regioni della Persia e caduto in una grave malattia, ho creduto necessario aver cura della comune sicurezza di tutti.21 E io essendo tornato de' luoghi di Persia, ed essendo infirmato, hommi ricordato benignamente di voi; ed essendo pigliato di questa grave infirmità, pensai esser cosa opportuna, per la comune utilità, aver qual [che] diligenza (di voi),
22 Io non giudico affatto disperato il mio caso, anzi nutro seria speranza di scampare dall’infermità.22 non mi disperando, ma avendo gran speranza di campar di questa infirmità.
23 Ma, considerando che anche mio padre, quando compiva una spedizione militare nelle regioni settentrionali, designava il futuro successore,23 Considerando che anco il mio padre, in quelli tempi che lui conducea lo esèrcito alle parti superiori, dimostrò chi dovea succedere dopo lui nello principato;
24 affinchè, in caso di avvenimento imprevisto o di qualche notizia infausta, non si mettessero in agitazione le popolazioni sapendo a chi fosse affidato il potere,24 chè se avvenisse alcuna cosa contraria, ovver qualche cosa difficile (e pericolosa) fusse nunciata, sapendo quelli i quali erano nelle regioni, a chi era lasciata la signoria e tutto il governo delle cose, non si turbasseno (e non rimanessero divisi);
25 inoltre, considerando anche come i monarchi limitrofi e i principi vicini al mio regno spiino l’occasione ed aspettino gli eventi, ho designato re mio figlio Antioco che molte volte, quando mi recavo nelle regioni settentrionali, ho lasciato e raccomandato a moltissimi di voi. A lui io ho scritto la lettera qui allegata.25 e io considerando (e attendendo a queste cose, e massimamente) a quelli che sono propinqui e potenti, e tutti i vicini che soleno mover insidie alli tempi, e aspettando la succession delle cose, (sappiate che io) ho designato Antioco mio figliuolo re, il qual spesse volte correndo nelli reami superiori, io lo commendava a molti di voi; e scrissi a lui quelle cose che sono soggette.
26 Vi prego, dunque, e vi scongiuro di ricordare i miei benefici pubblici e privati, affinchè ognuno conservi verso di me e mio figlio la benevolenza già esistente.26 Pregovi adunque che vi ricordiate delli beneficii pubblici e privati, acciò che ciascuno di voi conservi la sua fede a me e al mio figliuolo.
27 Io sono certo che egli, seguendo le. mie direttive, agirà con moderazione e umanità verso di voi».27 Però ch' io mi confido che lui si porterà modesta e umanamente, e seguitando il mio comune proposito, saravvi utile.
28 In questa maniera quell’omicida e bestemmiatore, soffrendo tormenti atrocissimi, come egli aveva trattato gli altri, finì la vita in modo miserabile in terra straniera, sui monti;28 Adunque questo omicida e bestemmiatore, gravissimamente percosso, e come lui avea trattato gli altri, disperso nelli monti, morissi di vita molto miserabile.
29 Ne trasportò il cadavere Filippo, suo compagno di infanzia, il quale, temendo il figlio di Antioco, si ritirò in Egitto presso Tolomeo Filometore.29 Transportava il corpo suo Filippo, nutrito di quel latte che lui fu nutrito; il qual temendo il figliuolo di Antioco, andò in Egitto a Tolomeo Filometore.