1Si sente dovunque parlare di immoralità tra voi, e di una immoralità tale che non si riscontra neanche tra i pagani, al punto che uno convive con la moglie di suo padre. 2E voi vi gonfiate di orgoglio, piuttosto che esserne afflitti in modo che venga escluso di mezzo a voi colui che ha compiuto un’azione simile! 3Ebbene, io, assente con il corpo ma presente con lo spirito, ho già giudicato, come se fossi presente, colui che ha compiuto tale azione. 4Nel nome del Signore nostro Gesù, essendo radunati voi e il mio spirito insieme alla potenza del Signore nostro Gesù, 5questo individuo venga consegnato a Satana a rovina della carne, affinché lo spirito possa essere salvato nel giorno del Signore.
6Non è bello che voi vi vantiate. Non sapete che un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta? 7Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! 8Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità.
9Vi ho scritto nella lettera di non mescolarvi con chi vive nell’immoralità. 10Non mi riferivo però agli immorali di questo mondo o agli avari, ai ladri o agli idolatri: altrimenti dovreste uscire dal mondo! 11Vi ho scritto di non mescolarvi con chi si dice fratello ed è immorale o avaro o idolatra o maldicente o ubriacone o ladro: con questi tali non dovete neanche mangiare insieme. 12Spetta forse a me giudicare quelli di fuori? Non sono quelli di dentro che voi giudicate? 13Quelli di fuori li giudicherà Dio. Togliete il malvagio di mezzo a voi!


Note:

1Cor 5,1:la moglie di suo padre: la matrigna. Simile unione, proibita dall'AT (Lv 18,8) e dal diritto romano, era tollerata dalla maggioranza dei rabbini presso i pagani convertiti; ciò spiega forse l'indulgenza della comunità di Corinto che non era sottomessa al diritto civile romano. Il concilio di Gerusalemme proibisce tali unioni ai cristiani provenienti dal paganesimo (At 15,20+).

1Cor 5,4:Dopo Gesù, il codice S e volg. aggiungono: «Cristo». - voi e il mio spirito: Paolo domanda alla comunità di confermare una decisione che egli ha già preso. Ma la comunità agisce in nome di Gesù e il suo verdetto è rivestito della potenza di Gesù (cf. Mt 18,18).

1Cor 5,5:Spesso a proposito di questo versetto si parla di «scomunica»; la parola come tale è assente dalla Bibbia (non corrisponde esattamente ad «anatema», Gs 6,17+; 1Cor 16,22+). Pene di esclusione erano in uso nell'AT, nel giudaismo, a Qumran. Il NT presenta molti casi in cui però i motivi e i modi di eseguire la pena non sono uguali. Talvolta il colpevole era tenuto per qualche tempo in disparte dalla comunità (1Cor 5,2; 1Cor 5,9-13; 2Ts 3,6-14; Tt 3,10 ; cf. 1Gv 5,16-17; 2Gv 1,10); talvolta era «dato in balìa» (qui; 1Tm 1,20) a Satana, privato del sostegno della chiesa dei santi e, per ciò stesso, esposto al potere che Dio lascia al suo avversario (2Ts 2,4 ; cf. Gb 1,6+), anche in questi casi estremi si sperano il pentimento e la salvezza finale (qui; 2Ts 3,15 , ecc.). Una tale disciplina suppone un certo potere della comunità sui suoi membri (cf. Mt 18,15-18+).

1Cor 5,7:azzimi: il lievito qui è simbolo della corruzione come in Gal 5,9; Mt 16,6p , contrariamente a Mt 13,33p ; il pane azzimo (senza lievito) è simbolo della purezza (v 8). Abbiamo qui un esempio tipico della morale paolina: diventate ciò che siete. «Siete puri, purificatevi». Realizzate nella vostra vita ciò che il Cristo ha realizzato in voi quando siete diventati cristiani (cf. Rm 6,11-12; Col 3,3-5).

1Cor 5,8:A pasqua, secondo il rituale ebraico, si faceva sparire tutto il pane lievitato che si trovava in casa (Es 12,15), si immolava l'agnello pasquale (Es 12,6) e si mangiava pane non lievitato (Es 12,18-20). Per Paolo, quelle erano preparazioni simboliche del mistero cristiano. Con il suo sacrificio il Cristo, vero agnello pasquale, distrugge il vecchio lievito del peccato e rende possibile una vita santa e pura, simboleggiata dai pani senza lievito. E possibile che questo paragone sia stato suggerito a Paolo dal periodo dell'anno in cui scriveva.

1Cor 5,9:lettera: «precanonica», vedi l'introduzione alle lettere di s. Paolo.

1Cor 5,11:fratello: cioè membro della comunità cristiana (At 1,15+).

1Cor 5,12:fuori: quelli che non appartengono alla comunità (cf. Mc 4,11; Col 4,5; 1Ts 4,12; 1Tm 3,7). L'espressione proviene dal giudaismo (cf. Sir prol. v 5).

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