1Per questo furon giustamente puniti con esseri simili
e tormentati da numerose bestiole.
2Invece di tale castigo, tu beneficasti il tuo popolo;
per appagarne il forte appetito gli preparasti
un cibo di gusto squisito, le quaglie.
3Gli egiziani infatti, sebbene bramosi di cibo,
disgustati dagli animali inviati contro di loro
perdettero anche il naturale appetito;
questi invece, dopo una breve privazione,
gustarono un cibo squisito.
4Era necessario che a quegli avversari
venisse addosso una carestia inevitabile
e che a questi si mostrasse soltanto
come erano tormentati i loro nemici.

5Quando infatti li assalì il terribile furore delle bestie
e perirono per i morsi di tortuosi serpenti,
la tua collera non durò sino alla fine.
6Per correzione furono spaventati per breve tempo,
avendo già avuto un pegno di salvezza
a ricordare loro i decreti della tua legge.
7Infatti chi si volgeva a guardarlo
era salvato non da quel che vedeva,
ma solo da te, salvatore di tutti.
8Anche con ciò convincesti i nostri nemici
che tu sei colui che libera da ogni male.
9Gli egiziani infatti furono uccisi dai morsi
di cavallette e di mosche,
né si trovò un rimedio per la loro vita,
meritando di essere puniti con tali mezzi.
10Invece contro i tuoi figli
neppure i denti di serpenti velenosi prevalsero,
perché intervenne la tua misericordia a guarirli.
11Perché ricordassero le tue parole,
feriti dai morsi, erano subito guariti,
per timore che, caduti in un profondo oblio,
fossero esclusi dai tuoi benefici.
12Non li guarì né un'erba né un emolliente,
ma la tua parola, o Signore, la quale tutto risana.
13Tu infatti hai potere sulla vita e sulla morte;
conduci giù alle porte degli inferi e fai risalire.
14L'uomo può uccidere nella sua malvagità,
ma non far tornare uno spirito già esalato,
né liberare un'anima già accolta negli inferi.

15È impossibile sfuggire alla tua mano:
16gli empi, che rifiutavano di conoscerti,
furono colpiti con la forza del tuo braccio,
perseguitati da strane piogge e da grandine,
da acquazzoni travolgenti, e divorati dal fuoco.
17E, cosa più strana, l'acqua che tutto spegne
ravvivava sempre più il fuoco:
l'universo si fa alleato dei giusti.
18Talvolta la fiamma si attenuava
per non bruciare gli animali inviati contro gli empi
e per far loro comprendere a tal vista
che erano incalzati dal giudizio di Dio.
19Altre volte anche in mezzo all'acqua
la fiamma bruciava oltre la potenza del fuoco
per distruggere i germogli di una terra iniqua.
20Invece sfamasti il tuo popolo con un cibo degli angeli,
dal cielo offristi loro un pane già pronto senza fatica,
capace di procurare ogni delizia e soddisfare ogni gusto.
21Questo tuo alimento manifestava
la tua dolcezza verso i tuoi figli;
esso si adattava al gusto di chi l'inghiottiva
e si trasformava in ciò che ognuno desiderava.
22Neve e ghiaccio resistevano al fuoco senza sciogliersi,
perché riconoscessero che i frutti dei nemici
il fuoco distruggeva ardendo tra la grandine
e folgoreggiando tra le piogge.
23Al contrario, perché si nutrissero i giusti,
dimenticava perfino la propria virtù.
24La creazione infatti a te suo creatore obbedendo,
si irrigidisce per punire gli ingiusti,
ma s'addolcisce a favore di quanti confidano in te.
25Per questo anche allora, adattandosi a tutto,
serviva alla tua liberalità che tutti alimenta,
secondo il desiderio di chi era nel bisogno,
26perché i tuoi figli, che ami, o Signore, capissero
che non le diverse specie di frutti nutrono l'uomo,
ma la tua parola conserva coloro che credono in te.
27Ciò che infatti non era stato distrutto dal fuoco
si scioglieva appena scaldato da un breve raggio di sole,
28perché fosse noto che si deve prevenire il sole
per renderti grazie
e pregarti allo spuntar della luce,
29poiché la speranza dell'ingrato
si scioglierà come brina invernale
e si disperderà come un'acqua inutilizzabile.


Note:

Sap 16,1-29:Dopo una lunga digressione, la fine del libro (cc 16-19) riprende il parallelismo tra egiziani e israeliti (cf. Sap 11,4+). La seconda antitesi è stata preparata da lontano con il ricordo in generale delle piaghe (cf. Sap 11,15-16; Sap 12,23-27). L'autore continua ad aggiungere particolari ai racconti biblici anteriori (per esempio v 3), interpretandoli liberamente secondo il genere letterario del midrash.

Sap 16,6:pegno di salvezza: BJ traduce: «segno» di salvezza, al cui posto molti mss importanti hanno «consigliere».

Sap 16,7:L'autore interpreta Nm 21,4- 9 nel senso della misericordia. Afferma così che il serpente di bronzo non aveva alcun potere in se stesso. Egli ci vede un richiamo alla legge e il segno di una salvezza che Dio offre a tutti, cosa che non risulta dal testo antico. - Serpente di bronzo e disegno salvifico universale di Dio figurano in un medesimo contesto in Gv 3,14-17 .

Sap 16,8:Si suppone che i nemici siano a conoscenza di questi avvenimenti (cf. Sap 11,13), a meno che l'autore non pensi a un insegnamento sempre valido nel presente.

Sap 16,9:Sembra che l'autore voglia unire alla piaga delle cavallette (Es 10,4-15), con un termine assai vago, i tafani (Es 8,16-20) e le zanzare (Es 8,12-15). L'idea di affidare loro un'azione mortifera può provenire da una amplificazione di Es 10 («calamità mortali») e di Sal 78,45 («tafani che divoravano»); per una trasposizione apocalittica di queste piaghe si avvicina anche Ap 9,3-12 .

Sap 16,11:fossero esclusi dai tuoi benefici o «divenissero insensibili ai tuoi benefici» .

Sap 16,13:Qui l'autore vuoì proporre il potere assoluto di Dio sulla vita e sulla morte, non solo nel senso che può strappare dal pericolo di morte chi gli piace (cf. Sal 9,14; Sal 107,17-19; Is 38,10-17), ma anche, sembra, nel senso più profondo che può riportare alla vita fisica l'anima scesa nello sheòl (cf. 1Re 17,17-23; 2Re 4,33-35; 2Re 13,21).

Sap 16,14:Il termine inferi (BJ traduce: «Ade») non è espresso nel testo originale, ma il senso non lo mette in dubbio; lett.: «l'anima che è stata ricevuta».

Sap 16,16:Tutti i particolari di questo elenco rimandano alla piaga della grandine (Es 9,13-35), ma l'autore utilizza, al modo del midrash, tutte le indicazioni bibliche: per le piogge cf. Es 9,29 (LXX). 33.34; per il fuoco cf. Es 9,23-24; Sal 78,47-49; Sal 105,32 (dove si trova anche la «pioggia»).

Sap 16,18:L'autore sembra pensare che le prime piaghe durassero ancora quando sull'Egitto si abbatté la settima, quella della grandine (Es 9,13-35).

Sap 16,20:offristi: una var. attestata da buoni mss ha: «hai loro mandato»; ... Ia manna, «pane degli angeli» (Sal 78,25) o «pane del cielo» (Sal 105,40), che aveva il «sapore d'una torta di miele» (Es 16,31) diventa un cibo capace di adattarsi a tutti i gusti e di rendere tutti i sapori desiderabili, e il simbolo stesso della dolcezza di Dio (v 21). Questo passo trova paralleli molto concreti nei testi rabbinici e attesta già l'esistenza d'una leggenda giudaica sulla manna. La liturgia cristiana lo ha applicato all'eucaristia.

Sap 16,22:Neve e ghiaccio: è ancora la manna, che Es 16,14 paragona alla rugiada, e Nm 11,7 (LXX) al ghiaccio (cf. Sap 19,21).

Sap 16,24:si irrigidisce... s'addolcisce (BJ traduce: «si tende... si distende»): immagine desunta dagli strumenti a corda (cf. Sap 19,18).

Sap 16,25:L'autore cerca di spiegare questo particolare della manna (cf. vv 20c.21c) con l'aiuto della fisica d'allora, mediante una mutazione degli elementi o un cambiamento delle loro proprietà. Ma insiste meno su questo fatto straordinario che sull'insegnamento che ne deriva. - di chi era nel bisogno o «di coloro che domandavano» o «pregavano».

Sap 16,28:Questa lezione, che poggia su una interpretazione assai libera di Es 16,21 , rileva l'uso di far coincidere la preghiera del mattino con l'aurora o i primi raggi del sole.

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