Genesi 24
Versetti esaminati
Utilità delle parabole: quanto sia lodevole lo studio della sapienza: i giovani non diano retta alle lusinghe de' peccatori. La sapienza invita tutti alla sua sequela, e la perdizione minaccia a chi la disprezza.,
1Ma Abramo era vecchio, e d'età avanzata: e il Signore lo avea benedetto in tutte le cose.2E disse al più antico servo di casa sua, che avea il governo di tutto il suo: Metti la tua mano sotto la mia coscia:3Perché io vo', che tu giuri pel Signore Dio del cielo e della terra, che tu non darai in moglie al mio figliuolo nissuna delle figlie dei Chananei, tra' quali io abito.4Ma anderai nella terra de' miei parenti, e di là menerai una moglie al figliuolo mio Isacco.5Rispose il servo: Se la donna non vorrà venir meco in questo paese, debbo io forse ricondurre il tuo figliuolo al luogo, donde venisti tu?6E Abramo disse: Guardati dal ricondurre giammai colà il mio figliuolo.7Il Signore Dio del cielo, il quale mi trasse dalla casa del padre mio, e dalla terra, ove io nacqui, il quale mi parlò, e mi giurò, dicendo: Al seme tuo darò questa terra: egli manderà il suo Angelo innanzi a te, e tu menerai di là una moglie al figlio mio.8Se poi non volesse seguirti la donna, sarai sciolto dal giuramento; purché tu non riconduca il mio figliuolo colà.9Pose adunque il servo la mano sotto la coscia d'Abramo suo padrone, e giurò a lui di fare quello che era stato detto.10E prese dieci cammelli dalle mandre del suo padrone, e si partì, portando seco di tutti i beni di lui, e s'inviò a dirittura nella Mesopotamia alla città di Nachor.11E fatti posare i cammelli fuori della città vicino ad un pozzo d'acqua la sera, nel tempo in cui soglion le donne uscire ad attinger acqua, disse:12Signore Dio del mio signore Abramo, dammi, ti prego, quest'oggi felice incontro, e sii propizio al mio padrone Abramo.13Ecco che io sto vicino a questa fontana di acqua, e le figlie degli abitanti di questa città usciranno ad attinger l'acqua.14La fanciulla adunque a cui io dirò: Porgi la tua idria, affinché io possa bere: e la quale mi risponderà: Bevi, e anzi abbevererò anche i tuoi cammelli: questa sarà quella che tu hai preparata ad Isacco tuo servo: e da questo comprenderò, che tu sei stato propizio al mio padrone.15Non avea egli finito di dire dentro di se queste parole, quand'ecco uscì fuora Rebecca figliuola di Bathuele figliuolo di Melcha moglie di Nachor fratello di Abramo, la quale avea un'idria sulla spalla:16Fanciulla sommamente avvenente, e vergine bellissima, e non conosciuta da uomo: ella era venuta alla fontana, e avea empiuta l'idria, e se n'andava.17E il servo le andò incontro, e disse: Dammi un pocolino di acqua a bere della tua idria.18Ed ella rispose: Bevi, signor mio. E prestamente si prese l'idria sul suo braccio, e diegli da bere.19E quando egli ebbe bevuto, ella soggiunse: Io attignerò pure acqua pe' tuoi cammelli, finché tutti abbian bevuto.20E versata l'idria ne' canali, corse di bel nuovo al pozzo ad attigner acqua: e attintala ne diede a tutti i cammelli.21Ma egli si stava a contemplarla in silenzio, volendo sapere, se il Signore avesse, o no felicitato il suo viaggio.22E dopo che ebber bevuto i cammelli, egli tirò fuori due orecchini d'oro, che pesavano due sicli, e due braccialetti, che pesavano dieci sicli.23E dissele: Dimmi, di chi sei figliuola? v'ha egli luogo in casa del padre tuo da albergarvi?24Ella rispose: Sono figliuola di Bathuele, figliuolo di Melcha, partorito da questa a Nachor.25E soggiunse: Di paglia e di fieno ne abbiam moltissimo in casa, e spazio grande da dare albergo.26L'uomo allor s'inchinò, e adorò il Signore,27Dicendo: Benedetto il Signore Dio del padron mio Abramo, il quale non ha mancato di essere misericordioso, e verace col mio padrone, e per diritta via mi ha condotto alla casa del fratello del mio padrone.28Corse adunque la fanciulla, e raccontò a casa di sua madre tutte le cose, che aveva udite.29Or Rebecca avea un fratello chiamato Laban, il quale andò in fretta a trovar l'uomo, dov'era la fontana.30Conciossiaché egli avea veduti gli orecchini, e i braccialetti nelle mani di sua sorella, e avea udite le parole di lei, che riferiva: Quell'uomo mi ha detto queste cose: ed egli trovò l'uomo, che si stava presso a' cammelli, e vicino alla fontana.31E dissegli: Vieni dentro, uom benedetto dal Signore: perché stai fuora? ho preparata la casa, e un luogo pei cammelli.32E lo introdusse nell'ospizio; e scaricò i cammelli, e diede loro la paglia, e il fieno, e portò acqua per lavare i piedi a lui, e agli uomini, che eran venuti con lui.33E fugli posto davanti del pane. Ma egli disse: Non mangerò, fino a tanto che io non abbia esposta la mia ambasciata. Ed egli rispose: Parla.34E quegli: Sono, disse, servo di Abramo:35E il Signore ha benedetto grandemente il mio padrone, e lo ha fatto grande: e gli ha dato pecore e bovi, argento, e oro, schiavi, e schiave, e cammelli, e asini.36E Sara, moglie del mio padrone ha partorito in sua vecchiaia al mio padrone un figliuolo, cui egli ha dato tutto il suo.37E il mio padrone mi ha fatto giurare dicendo: Non prenderai moglie pel mio figlio nissuna delle figlie dei Chananei, nella terra de' quali io dimoro.38Ma anderai alla casa del padre mio, e della mia parentela prenderai moglie al mio figliuolo.39Ed io risposi al mio padrone: E se la donna non vorrà venir meco?40Il Signore, mi rispose egli, nel cospetto di cui io cammino, manderà l'Angelo suo con te, e prospererà il tuo viaggio: e prenderai al mio figlio una moglie di mia parentela e della casa del padre mio.41Sarai esente dalla mia maledizione, quando sarai arrivato a casa de' miei parenti, ed ei non vorranno dartela.42Sono adunque quest'oggi arrivato alla fontana, e ho detto: Signore Dio del mio padrone Abramo, se tu mi hai indirizzato pella strada, in cui io ora cammino,43Ecco che io mi sto presso questa fontana d'acqua, e la fanciulla, che uscirà fuora ad attigner acqua, ed a cui dirò: Dammi un po' d'acqua da bere della tua idria:44Ed ella mi dirà: Bevi pur tu; io ne attignerò anche pe' tuoi cammelli: questa è la donna destinata dal Signore al figliuolo del mio padrone.45E mentre io queste cose ruminava in silenzio dentro di me, comparve Rebecca, che veniva portando la sua idria sopra la spalla: e scese alla fonte, e attinse l'acqua. E io le dissi: Dammi un pochettino da bere.46Ed ella tosto si tolse dall'omero l'idria, e mi disse: E bevi tu; e a' tuoi cammelli darò da bere. Io bevvi, ed ella abbeverò i cammelli.47E la interrogai, e dissi: Di chi sei tu figliuola? Ed ella rispose: Son figliuola di Bathuele, figliuolo di Nachor, e Melcha. Le diedi allora gli orecchini da attaccarseli per ornare il suo volto, e i braccialetti per le sue mani.48E mi chinai, e adorai il Signore, benedicendo il Signore Dio del mio padrone Abramo, il quale per diritta via mi ha condotto a prendere pel suo figliuolo la figlia del fratello del mio padrone.49Per la qual cosa se voi vi portate con bontà e lealtà verso il mio padrone, ditemelo: che se pensate altrimenti, ditemi anche questo, affinché io a destra, o a sinistra mi volga.50Ma Laban, e Bathuel risposero: Il Signore ha parlato: non possiam dire a te fuori che quello che a lui piace.51Ecco davanti a te Rebecca, prendila, e parti, ed ella sia moglie del figliuolo del tuo padrone, secondo la parola del Signore.52La qual cosa udita avendo il servo di Abramo, prostrato per terra adorò il Signore.53E tratti fuora vasi d'argento e d'oro, e vestimenti, li diede a Rebecca in donativo, e fece anche de' presenti a' fratelli di lei, e alla madre.54E cominciato il convito, stettero ivi mangiando e bevendo. La mattina levatosi il servo disse: Lasciatemi andare a ritrovare il mio padrone.55Risposero i fratelli, e la madre: Rimanga la fanciulla almeno dieci giorni con noi, e poi partirà.56Non vogliate, diss'egli, ritenermi, dappoiché il Signore ha prosperato il mio viaggio: lasciate, ch'io me ne vada al mio padrone.57Ed ei dissero: Chiamiamo la fanciulla, e sentiamo qual sia il suo volere.58Chiamata venne, e le domandarono: Vuoi tu andar con quest'uomo? Ed ella disse: Anderò;59Lasciaron adunque, che ella partisse insieme colla sua balia, e il servo di Abramo, e i suoi compagni,60Facendo voti per la loro sorella, e dicendo: Sorella nostra, possi tu crescere in migliaia di generazioni, e i tuoi posteri s'impadroniscano delle porte de' suoi nemici.61Rebecca adunque, e le sue serve, salite su cammelli, andarono con quell'uomo: il quale con tutta celerità se ne tornava al suo padrone.62In quel tempo stesso Isacco passeggiava per la strada, che conduce al pozzo, che si noma di lui che vive e vede: imperocché egli abitava nella terra di mezzodì:63Ed era uscito alla campagna per meditare sul far della sera: e alzati gli occhi, vide da lungi venir i cammelli.64Rebecca eziandio, veduto Isacco, scese dal cammello,65E disse al servo: Chi è quell'uomo, che viene pel campo incontro a noi? Ed egli disse: Quegli è il mio padrone. Ed ella tosto preso il velo si coprì.66E il servo raccontò ad Isacco tutto quello che avea fatto.67Ed egli menolla dentro il padiglione di Sara sua madre, e la prese per moglie: e l'amor che ebbe per lei fu tale, che temperò il dolore, che risentiva per la morte della madre.Note
1,1:Parabole di Salomone figliuolo di David, re d'Israele. in queste parole non solo ci è manifestato l'autore del libro, ma è commendato il libro stesso come opera di un re, e di un re saggio figliuolo di saggio re, come osservò s. Basilio. La parabola è una sentenza grave in breve giro di parole, la quale con figure per lo più e similitudini insegna le regole di ben vivere.
1,2:Donde apparar la sapienza. Sentenze utili e conducenti all'acquisto della sapienza, di quella sapienza pregevole e vera, che tutta consiste nella purità de' costumi, dice s. Basilio. Intendesi adunque la sapienza pratica, che consiste nella cognizione dell'ultimo fine, che è Dio, e nella cognizione de' mezzi, che a tal fine indirizzano. E la disciplina. La correzione ed emendazione dei vizi e delle passioni.
1,3:Gli avvertimenti della prudenza, e abbracciare le istruzioni della dottrina. Queste parole sono una sposizione del versetto precedente: perocchè quella, che ivi chiamò sapienza, è qui detta prudenza, e quella, che nomò disciplina, è qui detta dottrina. La prudenza co' suoi avvertimenti insegna quello, che in questa, o in quella circostanza debba farsi, o non farsi dall'uomo secondo la retta ragione e secondo la legge di Dio; le istruzioni della dottrina conducono alla emendazione de' costumi per formarli secondo Dio e secondo la sua santa legge.
La giustizia, la rettitudine e l'equità. S'intende ripetuto: ad abbracciare la giustizia, ec. Queste parabole vi illumineranno, e vi aiuteranno per fare in ogni cosa quello, che è giusto e retto e conforme alla equità. Con queste tre parole una sola cosa è significata, vale a dire la vera e perfetta giustizia.
1,4:I piccoli si provveggano di sagacità, i giovinetti ec. Una stessa cosa sono i piccoli, e i giovinetti, e la seconda parte del versetto è una sposizione della prima. I semplici, la tenera età colla meditazione di queste parabole acquisteranno sagacità, cioè la circospezione e la cautela, con cui debbono governarsi nel vivere e operare; perocchè questa è la scienza e la intelligenza, di cui hanno maggior bisogno.
1,5:Starà al timone. Colui, che intenderà perfettamente queste paraboleguiderà bene la sua barca, indirizzerà a buon porto la sua vita, e sarà anche capace di ben governare la repubblica: la sapienza sarà sua guida nel governo di se medesimo, e nel governo anche degli altri.
1,6:Comprenderà le parabole ec. Ecco in qual modo il saggio crescerà in sapienza come disse di sopra. Egli si avvezzerà a penetrare il senso delle parabole e le utili arcane dottrine, che racchiudonsi in esse, e ne' detti dei sapienti e ne' loro enimmi. È nota la maniera usata dagli antichi di nascondere sotto il velo degli enimmi i documenti più gravi e le massime più importanti della sapienza. Vedi quello, che è detto della regina Saba, 3. Reg. X. I.
1,7:Il timor del Signore ec. La parola principio, come pure la voce Greca e l'Ebrea, può qui dinotare o il cominciamento, ovvero il principato. Nel primo senso l'intese s. Agostino in ep. Jo. trac. IX. dove dice: Comincia un uomo a credere il dì del giudizio: se a crederlo in comincia, a temerlo ancora incomincia: ma siccome egli manca di fiducia pel dì del giudizio, non è in lui perfetta carità. Ma egli non è disperato: perocchè avendo il cominciamento si può sperare, che avrà anche il fine. E qual è il cominciamento o odi quello che dice la Scrittura: il timor del Signore principio della sapienza: quegli ha cominciato a temere il dì del giudizio: temendolo si emenda, veglia contro i propri nemici, che sono i suoi peccati, principia a risuscitare interiormente, mortifica le sue membra, ec. Nel secondo senso il timor del Signore, il qual timore tiene il principato della sapienza, egli è il timor filiale, che è in sostanza vero amore di Dio. Vedi Basil. Hom. I. in Heram. La prima sposizione è più comune tra' nostri Interpreti.
La sapienza e la dottrina ec. La voce stolti significa gli empi, onde s. Clemente di Alessandria lesse gli atei. E sono non tanto quelli, che Dio negano colla bocca, quanto quelli, che lo negano co' fatti, e nol temono, nè a lui pensano. Vedi Ps. XIII. I.
1,8:Ascolta, figliuol mio, i precetti ec. Dopo la pietà verso Dio è raccomandata la pietà verso de' genitori, e la obbedienza, che deesi ai loro insegnamenti. Così nel Decalogo dopo li tre primi comandamenti riguardanti l'onore dovuto a Dio, il quarto comandamento è dell'onore dovuto a' genitori, ne' quali risplende un'immagine di Dio padre di tutti, e da cui ogni paternità si noma in cielo e in terra: Efes. III. 15.Un dotto Interprete osserva, che Salomone insegnando in questo libro agli uomini la sapienza e le regole della vita, e facendo in loro vantaggio quello, che è uffizio de' buoni genitori, se stesso volle forse indicare col nome di padre e di madre, dimostrando e l'affetto, con cui imprende a istruirli, e l'obbligo, che quelli hanno di ascoltarlo, e di ricevere con cuor docile e riconoscente i suoi insegnamenti. In un altro senso il padre nostro è Dio, la madre ella è la Chiesa, e a questa madre dobbiamo essere sommessi come buoni figliuoli per la stessa ragione, per cui a Dio siamo soggetti.
1,9:Onde tu acquisti corona ec. La obbedienza a' precetti del padre, a agl'insegnamenti della madre sarà a te così bello ornamento, come lo è alla testa d'un uomo una corona reale, od una collana d'oro al suo collo; questa obbedienza ti darà bellezza e decoro, per cui tu sarai amato e rispettato dagli uomini, e accetto a Dio; ella sarà ancora per te sicuro mezzo per fare acquisto di tutte le virtù, e per ottenere da Dio tutte le grazie: si allude qui alle corone e alle collane d'oro, colle quali solevano ricompensarsi le azioni grandi, come si vede in Giuseppe, il quale per la spiegazione data al sogno di Faraone fu onorato della corona e della collana d'oro. Gen. XLI. 4, 2.
1,10:Ti adescheranno. Cercheranno di tirarti colle loro lusinghe a seguire le loro vie, e a far con essi società. Avverti ed esortò i figliuoli alla obbedienza de' genitori; adesso insegna loro a guardarsi dalle insidie de' cattivi e da' loro perversi insegnamenti.
1,11-14:Vieni con noi, ec. Rappresenta il Savio i discorsi de' peccatori, che cercano di guadagnare lo spirito di un giovine per averlo compagno nel mal fare. In primo luogo gli fanno vedere che ei sarà ben accompagnato e ben difeso, e in società di gente, che vive lieta e felice. In secondo luogo gli dicono, che non si tratta di esporsi a verun pericolo per arricchire: quello, che ha da farsi, si fa con tal segreto e cautela, che accerta il buon esito dell'impresa, e ne tiene ascosi gli autori. Noi tenderemo insidie a colui, che è un buon uomo, e indarno si fida di sua innocenza, come se per essa Dio dovesse salvarlo dalle nostre mani. Ma tu vedrai come noi lo divoreremo e lo ingoierem vivo e intero, come il sepolcro ingoia un uomo morto: quindi (terzo) a noi ricchezze grandi, e abbondanza di tutti i beni, de' quali vogliamo metterti a parte. S. Agostino de civ. XXVII. 20., ed altri Padri e Interpreti in tutto questo ragionamento riconobbero il carattere empio e crudele dei Giudei traditori del Cristo, e la sete, che questi ebbero del sangue dell'Innocente, e la maniera, ond'e' cercarono di colorire l'iniquo loro disegno, han qui veduta profeticamente descritta. E certamente non a caso lo Spirito santo volendo ritrarre la età ancor tenera, e senza sperienza dall'ascoltare le maligne suggestioni de' peccatori, fa che questi propongano adirittura un'azione sì atroce qual'è un tradimento crudele, e l'omicidio di un giusto; ma con si fatto esempio e si dà luogo alla profezia, e insieme dimostrasi in quali eccessi possa essere precipitato l'uomo, che si abbandoni alla seduzione de' cattivi.
1,17:Ma indarno si tende la rete dinanzi ec. Dovea questo essere una maniera di proverbio, del quale molte, e diversissime sposizioni si trovano negl'Interpreti: la più semplice, ch'io credo ancor la più vera, o almen più verisimile, mi sembra questa. Il Savio ha dimostrato quanto importi il fuggire le lusinghe e la società de' cattivi. Or tu (dice egli) illuminato da' miei insegnamenti sarai in istato di schivare i lacci, che forse ti tenderanno per guadagnarti, li schiverai come un augello fugge la rete, la quale da un cacciatore imprudente fu tesa a vista, e sotto gli occhi del medesimo augello. Questa sposizione lega ottimamente e con quel che precede, e con quello che segue.
1,18:Costoro di più ec. Avrai anche grande incitamento a fuggire ogni relazione e ogni commercio con simil gente in veggendo come sopra di essi ricade il male, ch'e' si studiano di fare a' prossimi: le insidie, ch'e'tendono all'altrui vita, sono per essi cagione di morte, e contro le loro vite rivolgonsi le frodi ordite contro de' giusti. Mentre cercano di togliere altrui la vita del corpo, tolgono indubitatamente a se stessi la vita dell'anima, e sovente anche quella del corpo. Vedi Ps. VII. I6.
1,19:Così le ruberie ec. in tal guisa egli avviene, che le prede e i furti, co' quali l'avaro si è arricchito, rubino a lui l'anima propria, lo precipitino nella perdizione dell'anima e del corpo. I LXX: così addiviene di tutti quelli, che operano l'iniquità; eglino colla loro empietà uccidono le anime loro.
1,20-21:La sapienza esce fuora cantando. Si allude al costume antichissimo di avere i precetti e i documenti morali ridotti in cantici, i quali andavano per le bocche degli uomini, ed erano di continuo cantati pubblicamente. Salomone introduce qui la sapienza, o sia la virtù, la quale come una persona sussistente canta e annunzia le sue massime importanti al buon governo della vita umana: le annunzia con gran dolcezza, e insieme con quella libertà, che alla verità si conviene, e le oppone alle false lusinghe, e alla seduzione dei peccatori. Nissuna specie di uomini potrà ignorare gl'insegnamenti della sapienza, perchè ella gli sparge e li divulga pubblicamente, ed essi combinano perfettamente co' dettati della ragion naturale e della legge divina, e sono confermati cogli esempi delle virtù e de' vizi, i quali esempi ad ognuno son manifesti.
1,22:Fino a quando, o fanciulli, ec. Chiama fanciulli non di età, ma di senno gli uomini carnali, i quali adescar si lasciano dalle adulazioni, e dalle lusinghe dei malvagi; ond'e'sono gli stolti, che amano quello, che ad essi è di danno, e danno infinito, e sono ancora oltre modo imprudenti, perchè odiano la salutare dottrina, la quale li renderebbe saggi e felici.
1,23:Volgetevi a udire ec. Vale a dire: siete stati sinora fanciulli, è omai tempo di esser uomini, di amare non quello che piace, ed è nocivo, ma quello che è utile, e può darvi salute; è tempo di ascoltare non le inclinazioni della carne, ma gl'insegnamenti dello spirito, e i dettati della sapienza.
Vi comunicherò il mio spirito. Vi manifesterò i miei sentimenti, la mia dottrina; ed è lo stesso, ch'ei chia ma dettati della sapienza.
1,24-25:Perchè io chiamai, ec. Rivolge il discorso agli uomini di duro cuore ostinati nella loro stoltezza e malizia.
Stesi la mano, ec. Stendere la mano dinota qui il gesto di chi invita un altro perchè a lui si accosti. Così una madre, stese le braccia, invita e stimola il fanciullo a tornare al suo seno.
1,26:Io pure nella perdizione vostra riderò, ec. Con questa forte espressione due cose dimostransi: primo, che sono degni di derisione e di scherno tutti quelli uomini, i quali le temporali loro soddisfazioni preferiscono a' beni eterni, e per esse non dubitano di sacrificare l'anima e il corpo alla perdizione: in secondo luogo dimostrasi la giusta e severa ira di Dio contro de' peccatori, il quale non si diletta già de' mali, e de' tormenti degli uomini anche malvagi, ma si diletta della giustizia, e nissuna misericordia avrà per coloro in eterno. Ottimamente s. Bernardo: che è quello, che noi dobbiam credere esser di piacere della Sapienza nella rovina dell'empio? Non altro, che le giustissime sue disposizioni, e l'irreprensibil ordine della providenza. E quello che sarà allor di piacere della Sapienza è necessario che piaccia anche a tutti i sapienti. Vedi Ps. II. 4. Quello, che temevate. La morte; perocchè questa temono sopra tutte le cose gli stolti, i peccatori.
1,27:Quando improvvisa sciagura ec. Tutto questo versetto rappresenta vivamente la cattiva e dolorosa morte de' malvagi.
1,28:Allora... m'invocheranno, ec. Allora, atterriti cioè dall'aspetto della morte vicina, costoro, che non vollero ascoltarmi giammai, che furon sordi alle mie chiamate, e rigettarono li miei inviti, allora m'invocheranno, ma senza pro. Ma non è egli vero, che in qualunque tempo il peccatore penitente ritorni a Dio, questi è pronto a riceverlo? Sì certamente, ma lo Spirito santo in questo luogo appunto c'insegna, come di rado egli avviene, che a Dio con vera penitenza ritorni chi abusò della misericordia divina, abusò dei mezzi di conversione, abusò del tempo della vita datogli per operare la sua salute. Si alzeranno solleciti: per cercarmi.
1,29:Il timor del Signore. La vera pietà. Alcuni Padri lessero:La parola del Signore. Vedi s. Cipriano lib. I. contr. Jud.
1,31:Mangeranno... i frutti delle opere loro. Mieterà l'uomo quello, che avrà seminato, Gal. VI. 8. Riceveranno pena e gastigo proporzionato alle prave opere loro. I LXX: saran satollati della propria loro empietà. E si satolleranno ec. Raccoglieranno abbondevol copia di frutti delle prave loro inclinazioni, frutti di morte e di eterno dolore.
1,32:La indocilità di questi ec. Questi uomini, i quali per tutto il tempo della lor vita sono fanciulli, perchè altra guida non conoscono, se non la cupidità, periranno per la loro indocilità, per l'avversione, che hanno alle massime della vera sapienza, le quali non hanno mai voluto abbracciare; e la presente loro passeggiera prosperità sarà il principio della eterna dannazione di questi stolti.
1,33:Ma chi ascolta me ec. Chi ascolta la sapienza avrà gran pace di coscienza, avrà l'abbondanza degli aiuti e delle grazie celesti, e non avrà a temere que' mali, che soli son da temersi, vale a dire di perdere Dio, di perder l'anima propria, e d'incorrere negli eterni supplizi. È vero, che questa felicità non può aversi intera e perfetta se non nella vita avvenire, ma un saggio di essa lo ha il giusto anche nella vita presente, il giusto, dico, il quale nelle stesse tribolazioni si gloria... perchè la carità di Dio è diffusa nel cuore di lui, Rom. III. 5., e la speranza de' beni futuri e le consolazioni dello Spirito santo lo fan superiore a' patimenti, e alle afflizioni di questa vita.