Genesi 31
Verses examined
Dopoché Israele fu condotto in ischiavitù, e Gerusalemme rimase deserta, il profeta Geremia se ne stava piangendo, e sfogò con questa lamentazione il suo cordoglio sopra Gerusalemme e col cuore afflitto sospirando, e gridando disse:
1Ma dopo che ebbe udite le parole dei figliuoli di Laban, che dicevano: Giacobbe ha usurpato tutto quello che era di nostro padre, e dei beni di lui si è fatto ricco signore:2Osservò ancora, che Laban non lo guardava collo stesso occhio, che per lo passato,3Dicendogli di più il Signore: Torna alla terra de' padri tuoi, e a' tuoi parenti, e io sarò teco.4Fece venire Rachele e Lia al campo, dove ei pasceva i greggi,5E disse loro: Io veggo, che il padre vostro non mi guarda collo stesso occhio, che per lo passato: ma il Dio di mio padre è stato con me.6E voi sapete, come con tutto il mio potere ho servito al padre vostro.7Ma il padre vostro mi gabbò, e ha mutato dieci volte la mia mercede: e con tutto questo Dio non ha permesso, ch'ei mi facesse del male.8Se una volta disse: Quelli di color vario saranno la tua mercede, le pecore figliavano tutte agnelli chiazzati: quando per lo contrario egli disse: Tu prenderai per tuo salario tutti i bianchi, tutti i greggi figliavano agnelli bianchi.9E Dio ha prese le facoltà del padre vostro, e le ha date a me.10Imperocché quando fu venuto il tempo, in cui le pecore dovean concepire, io alzai gli occhi miei, e vidi dormendo i maschi pezzati, e macchiati, e di colori diversi, i quali coprivano le femmine.11E l'Angelo di Dio mi disse in sogno: Giacobbe? E io risposi: Eccomi qui.12Ed egli disse: Alza gli occhi tuoi, e mira i maschi tutti, che cuopron le femmine, pezzati, e macchiati, e di vario colore: perocché io ho veduto tutto quello che ha fatto a te Laban.13Io sono il Dio di Bethel, dove tu ungesti la pietra, e facesti a me il voto. Adesso adunque levati, e parti da questa terra per tornare alla terra dove sei nato.14Rachele e Lia risposero: Riman egli forse qualche cosa per noi delle facoltà, e dell'eredità della casa di nostro padre?15Non ci ha egli riguardate come straniere, e ci ha vendute, e ha mangiato il prezzo, che di noi ha ritratto?16Ma Dio ha prese le ricchezze di nostro padre, e le ha date a noi, e a' nostri figliuoli: fa' adunque tutto quello che Dio ti ha comandato.17Si ammannì adunque Giacobbe, e messi i figliuoli, e le mogli sopra i cammelli, se ne partì.18E prese tutto il suo, e i greggi, e tutto quello che avea guadagnato nella Mesopotamia, incamminandosi verso suo padre Isacco alla terra di Chanaan.19Laban in quel tempo era andato a tosare le pecore, e Rachele rubò gl'idoli di suo padre.20E Giacobbe non volle accusare a Laban la sua fuga.21E partito ch'ei fu con tutto quello che a lui apparteneva, mentre passato il fiume (Eufrate) si avanzava verso il monte Galaad,22Fu portato avviso a Laban il terzo giorno, che Giacobbe fuggiva.23Ed egli, presi seco i suoi fratelli, lo seguitò per sette giorni, e lo raggiunse sul monte di Galaad.24E vide in sogno Dio, che gli disse: Guardati dal dire una torta parola contro Giacobbe.25E Giacobbe avea già teso il suo padiglione sul monte: e sopraggiunto Laban co' suoi fratelli, la sua tenda piantò sullo stesso monte di Galaad.26E disse a Giacobbe: Per qual motivo hai operato in tal guisa, menando via le mie figlie senza mia saputa, come prigioniere di guerra?27Perché hai tu voluto fuggire senza ch'io lo sapessi, e non anzi avvertirmi, affinché ti accompagnassi con festa, e cantici, e timpani, e cetre?28Non mi hai permesso di dare un bacio a' miei figliuoli, e alle mie figlie: ti sei portato da stolto: e certamente adesso29È in poter mio farti pagar il fio. Ma il Dio del padre vostro ieri mi disse: Guardati dal parlare con asprezza contro Giacobbe.30Tu desideravi di andartene a trovare i tuoi, e ti stimolava il desiderio della casa paterna, ti si conceda: perché mi hai rubati i miei dei?31Rispose Giacobbe: Quanto all'essere partito senza tua saputa, io temei, che non mi togliessi per forza le tue figlie.32Quanto poi al furto, di cui mi riconvieni; chiunque sia colui, presso del quale ritroverai i tuoi dei, sia messo a morte alla presenza de' tuoi fratelli: fa' le tue ricerche: tutto quello che troverai di tuo presso di me, prendilo pure. Dicendo questo, egli ignorava, che Rachele avesse rubato gl'idoli.33Entrato adunque Laban nella tenda di Giacobbe e di Lia, e dell'una e dell'altra schiava, niente trovò. Ma entrando egli nella tenda di Rachele,34Nascose ella con fretta gl'idoli sotto il basto di un cammello, e vi si pose sopra a sedere: e rifrustando egli tutta la tenda senza trovarli,35Ella disse: Non prenda in mala parte il signor mio, se io non posso alzarmi alla tua presenza: perocché ho adesso il solito incomodo delle donne: così fu delusa l'ansietà del cercatore.36E Giacobbe sdegnato disse con agre rampogne: Per qual mia colpa, o per qual mio peccato mi hai tenuto dietro con tanto calore,37E hai rifrustato tutta la mia suppellettile? Che hai tu trovato di roba della tua casa? ponla qui alla presenza de' fratelli miei, e de' tuoi fratelli, ed ei sieno giudici tra me, e te.38Stetti io per questo venti anni teco? Le tue pecore, e le tue capre non furono sterili; io non mangiai gli arieti del tuo gregge:39Né io ti facea vedere quelle che avea rapito una fiera; io pagava tutto il danno: tu esigevi da me tutto quel che era rubato:40Dì, e notte io era arso dal caldo, e dal gelo, e fuggiva il sonno dagli occhi miei.41E in tal guisa a te servìi per venti anni in tua casa, quattordici per le figliuole, e sei pe' tuoi greggi: tu pur cangiasti la mia mercede per dieci volte.42Se Il Dio del padre mio Abramo, e colui, che è temuto da Isacco, non mi avesse assistito, mi avresti forse adesso rimandato ignudo: Dio ha mirato la mia afflizione, e la fatica delle mie mani, e ieri ti sgridò.43Rispose a lui Laban: Le mie figliuole, e i figliuoli, e greggi tuoi, e quanto tu vedi, son cosa mia: che posso io fare contro de' figli, o sia nipoti miei?44Vieni adunque, e contraiamo alleanza, la quale serva di testimonianza tra me e te.45Prese adunque Giacobbe una pietra, e la eresse in monumento:46E disse a' suoi fratelli: Portate pietre. E quelli, raunatele, ne fecero un monticello, sopra del quale mangiarono.47E Laban chiamollo il Monticello del testimone, e Giacobbe il Monticello della testimonianza, ciascheduno secondo la proprietà del suo linguaggio.48E Laban disse: Questo monticello sarà oggi testimone tra me e te; e per questo fu dato a quel monticello il nome di Galaad, cioè Monticello del testimone.49Il Signore ponga mente, e sia giudice tra di noi, quando ci sarem dipartiti l'uno dall'altro.50Se tu farai oltraggio alle mie figliuole, e se oltre di esse prenderai altre mogli: nissuno è testimone delle nostre parole eccetto Dio, il qual presente ci mira.51E di poi disse a Giacobbe: Ecco il monticello, e la pietra, che io ho eretta tra me e te,52Sarà testimone: questo monticello, io dico, e questa pietra rendan testimonianza, se io l'oltrepasserò istradandomi verso di te, o se tu l'oltrepasserai con intenzione cattiva contro di me.53Il Dio d'Abramo, e il Dio di Nachor, il Dio del padre loro sia giudice tra di noi. Giurò adunque Giacobbe per lui, che Isacco suo padre temeva:54E immolate sul monte le vittime, invitò i suoi fratelli a mangiare del pane. E quelli mangiato che l'ebbero, ivi si fermarono.55Quindi Laban alzatosi, che era ancor notte, baciò i figliuoli, e le figlie sue, e li benedisse, e tornossene a casa sua.Notes
1,1:Dopo che Israele fa condotto in ischiavitù, ec. Questo titolo, ovver argomento di queste lamentazioni, manca nell'Ebreo, nel Caldeo, nel Siriaco e ne' migliori m noscritti della versione di s. Girolamo, e sembra aggiunto da' LXX; perocchè in essi si trova, e antico egli è certamente.
Come mai siede solitaria ec. Il Profeta, considerato quel che era nei tempi addietro Gerusalemme, e quel che ella è adesso, esce a questa espressione di stupore: Come mai ec.
La signora delle nazioni ec. Quella, che ebbe soggetti al suo impero gli Idumei, gli Ammoniti, i Moabiti, gli Arabi, i Soriani, ha dovuto pagare il tribùto da Achaz in poi agli Assiri, indi per qualche tempo agli Egiziani, e finalmente adesso ai Caldei.
E come vedova. Ella ha perduto il suo re, ha perduto il suo pontefice, ha perduti i suoi principi e i suoi grandi ha perduto il suo popolo.
1,2:Ella piange inconsolabilmente la notte. Piange tutta la notte, non solo perchè questo tempo di silenzio e di solitudine è attissimo alle lagrime, ma anche perchè le convien di nascondere a' suoi duri padroni la sua tristezza ed il suo pianto. Ella adunque piange ha notte, e non ha mai asciutte le guancie, e tanto più irremediabile è il suo dolore, perchè non solo non riceve consolazione da veruno de' suoi amici, ma questi la sprezzano e la trattano da nemici. Gli Ammoniti, i Moabiti e gli Idumei, che aveano fatto lega con Sedecia contro il Caldeo, si uniron con esso ai danni di Gerusalemme, e quand'ella fu assediata e presa, ne fecero festa: e la stessa cosa fecer Tiro e Sidone. Vedi Jerem. XXVII. 3. 7. XLVIII. 26. 27, ec. Ezech. XXVI. 2. Gli Egiziani, che si mossero per soccorrerla, non giovarono a lei, e le tirarono addosso la piena.
1,3:Disperso andò Giuda, perchè straziato ec. Un gran numero di Giudei ridotti in somma povertà, oppressi dalle gravezze imposte al paese da' Caldei, e maltrattati in molte guise da essi, si spersero tralle vicine nazioni, ma non ebbero in verun luogo la requie, che cercavano, perchè tra gli Idumei, tragli Ammoniti, e trai Moabiti furono trattati anche peggio che nella Giudea dai Caldei, onde Giuda si trovò come serrato e stretto tralle angherie de' suoi diversi nemici e persecutori.
1,4:Piangono le vie di Sionne, ec. Piangono, e al pianto invitano le vie di Sionne, quelle, che da tutte le parti della Giudea menano a Gerusalemme ed al tempio, vie una volta calcate da immenso popolo, e particolarmente al ritorno delle tre grandi solennità, ed ora affatto deserte. Ognun sa, che tutti gli Ebrei doveano presentarsi al tempio tre volte l'anno, cioè nelle tre feste di Pasqua, della Pentecoste e de' Tabernacoli. E non solo da tutta la Giudea, ma anche da tutti i paesi, dove si trovassero addomiciliati, un grandissimo numero di Ebrei andava in quelle feste a Gerusalemme per divozione, come si vede Atti. II. 5. È però vero, che ne' tempi di Geremia, tolti gli Ebrei, che erano stati già menati in ischiavitù dal paese di Samaria e da quello delle due tribù, non abbiamo indizio, che se ne trovassero sparsi in altre provincie, come seguì ne' tempi appresso. Ma il concorso degli uomini di tutta la nazione a Gerusalemme dovea essere un grandioso spettacolo.
1,5:Cacciati dal persecutore. Cacciati come un branco di pecore dal Caldeo persecutore, che li conduce schiavi a Babilonia.
1,6:Tutta la sua beltà. Tutto quello che la ornava e la rendeva gloriosa, il tempio, i sacerdoti, i sagrifizi, i suoi principi, i suoi grandi, i suoi palazzi, i suoi cittadini, le sue ricchezze, il suo regno.
I suoi principi, come arieti privi di pascolo, si son trovati alla fame, e perciò privi di forze, talmente che spingendogli i Caldei per menargli in cattività, appena aveano vigore da sostenersi e muovere il passo,
1,7:Gerusalemme ha in memoria i giorni di sua tribolazione, ec. Riunisce insieme il Profeta tre motivi della altissima afflizione di Gerusalemme. Primo, ella non può scordarsi dei mali grandi, degli atroci mali sofferti in questi giorni di sua tribolazione; secondo, ella non può scordarsi, che questi mali ella gli ha meritati colle sue prevaricazioni e co' suoi peccati; terzo, ella non può scor darsi de' beni grandi, che Dio versò in seno a lei fino dai tempi antichi; e di tutto ella si vede spogliata, e vede il suo popolo caduto in poter di mano nemica, senza che trovisi chi lo so ccorra, e per giunta ella vede come i nemici burlano l'antica sua religione e l'osservanza della requie del sabato. Vedi s. Agostino de CIV. VI. 11, dove racconta come i Gentili deridevan gli Ebrei dicendo, ch'ei perdevano una settima parte della vita per ragion del riposo del sabato, come se fosse tempo perduto quello, che era destinato a meditare le opere di Dio, a cantar le sue lodi, a studiare la legge ec. Non debbo però tacere, che gli Interpreti Greci per questa voce sabbata intendono in questo luogo la totale inazione, a cui era ridotta Gerusalemme, priva di ogni commercio, senza giudizi, senza negozi, senza occupazione, perchè senza popolo: come se i nemici alludendo alla requie del sabato dicessero, che adesso veramente un perfetto sabato si osserva in Gerusalemme. Vedi la minaccia di Dio, Levit. XXVI. 33.
1,8:Non ha avuto stabilità. Non si è mantenuta nel feli ce suo stato, perchè grandemente ed enormemente ha peccato colla sua idolatria, col voltar le spalle al suo sposo, e darsi sfacciatamente ad altri amatori. Per questo da quelli, che un dì la lodavano, ella non riscuote adesso se non disprezzi ed insulti; perocchè son divenute pubbliche le sue brutture, la sua immondezza: quindi ella stessa, piena di confusione e di vergogna, tien volta indietro la faccia, e vorrebbe celarsi non solo agli sguardi altrui, ma anche a se stessa. Dall'Ebreo apparisce, che qui e nel versetto seguente si paragona la peccatrice Gerusalemme a una donna, che è nel tempo di sua immondezza.
1,9:Nè ella si ricordò del suo fine. Peccò Gerusalemme, si contaminò, si rendette immonda e abbominevole, perchè non si ricordò mai di quello, che dovea essere di lei, se continuava a vivere nel suo peccato; non volle mai ricordarsene quando Dio tante volte fece annunziare a lei pe' suoi profeti le future calamità. Or ella ha fatto una prodigiosa caduta: è stupore il comparare quel ch'ella fu, con quello ch'ella è adesso. Ma tu, o Signore, mira l'estrema tribolazione mia, se non altro perchè il nemico ne prende argomento di insolentire e di credere, che opera sua sieno le afflizioni, con cui tu mi punisci. Tale è la breve e bella preghiera, che il Profeta mette in bocca a Gerusalemme. Il mio istituto non mi permette di stendermi nel dimostrare l'applicazione continua, che può farsi de' sentimenti del Profeta allo stato di un'anima, che si è separata da Dio col peccato ed è caduta in un orribile spogliamento, in una terribili privazione di ogni bene spirituale, divenuta schiava del demonio, da cui è tenuta sotto durissimo giogo, senza che sia capace di dar da se sola un passo per liberarsene; non mi permette (dico) il mio istituto di stendermi ad illustrar questo senso, ma la cosa è assai facile, ed io spero, che Dio darà tanto lume a quelli, che leggeranno queste lamentazioni, da saper ricavarne quel frutto, per cui principalmente egli le dettò.
1,10:Il mimico mise la mano sopra tutto quel, ec. Quello, che Gerusalemme poteva aver di più caro, erano i libri della legge e le cose sante del tempio: in questo empio vide Gerusalemme entrare i Caldei Gentili e avanzarsi non solo nel santo, ma fino nel santuario, nel santo de' santi, cioè in quel luogo, nel quale il solo pontefice una volta l'anno poteva entrare. E questi Gentili, o Signore, erano quelli, a' quali tu avevi proibito di aver parte alle adunanze di Israele, per esser questi incircon cisi e profani.
1,12:Mi ha vendemmiata. Si è veduta più volte la vendetta di Dio rassomigliata alla vendemmia; ed anche la comparazione di Gerusalemme e del popolo Ebreo ad una vigna.
1,13:Dall' alto mandò un fuoco nelle mie ossa, ec. La vendetta di Dio venne dall'alto qual fuoco ardente a divorare e consumare tutte le mie forze, e questo fuoco è il gastigo delle mie colpe, e ne fa a me conoscere tutta l'enormità.
1,14:Venne sopra di me ad un tratto il giogo ec. Allude al giogo, col quale Geremia si fe' vedere per Gerusalemme (cap. XVIII.), minacciando a Israele il giogo de' Caldei: Gerusalemme adunque dice, che Dio fe'venire ben presto e improvvisamente sopra di lei il giogo formato e lavorato dalle sue stesse iniquità; e come a un toro indomito si suol mettere il giogo improvvisamente e quand'ei meno lo teme, nella stessa guisa pose Dio sopra di lei questo terribil giogo: egli delle pene dovute ai suoi peccati ne fece colle sue proprie mani una forte e pesante catena, e sul collo di lei la pose; quindi priva di forze per liberarsi consegnolla Dio in custodia ad un nemico, dal potere di cui non può ella da se liberarsi giammai.
1,15:Ha chiamato contro di me il tempo, ec. Ha chiamato e fatto venire quel tempo tante volte a me minacciato, in cui tutti i miei difensori dovean esser ridotti in polvere. Il Signore ha pigiate le uve per la vergine figlia di Giuda. Dio stesso ha non sol vendemmiata la vigna, ma ha pigiate le uve e ne ha tratto il vino, onde inebriar di amarezza la vergine figlia di Sion.
1,17:Come una donna nella sua immondezza. Come donna, da cui ognuno dee star lontano per non contaminarsi. Vedi Levit. XV. 19.
1,19:Ricorsi agli amici miei, ec. Gli Ebrei aveano qual che confederazione coll'Egitto, coll'Idumea, colla Fenicia ec. Tutto fu inutile, perchè Dio li volle punire, e punire nella maniera tante volte predetta.
1,20:La spada uccide al di fuori, e in casa ec. Quelli, che sono in istato di andar qua e là, sono uccisi dalla spada, imbattendosi ne' nemici, e per le case non si veggono, se non uomini semivivi e moribondi per la fame, e per tutti gli altri mali, che van con essa.
1,21:Ne hanno goduto, perchè questa è opra tua. Ed è cosa ordinaria, che quando tu disprezzi e gastighi, gli uomini ancora disprezzino ed affliggano; perocchè ciò tu permetti pel bene stesso di quei, che sono da te gastigati.
Manderai il giorno di consolazione. Verrà nel tempo da te stabilito la mia consolazione, ed ei saranno allora quale io son adesso. Si è veduto in Geremia predetto il gastigo di tutti i nemici del popol di Dio, e particolarmente dei Caldei.
1,22:E trattali come me hai trattato. È qui una nuova predizione contro i nemici del popol di Dio. Questi li tratterà, cioè li punira pe' loro peccati, come pe' suoi peccati ha punito Israele.