Genesi 27
Versetti esaminati
Esorta i regi, e i magistrati a fare, e amar la giustizia. Il Signore si trova dà chi con cuor semplice, e con fede lo cerca; ma egli fugge i peccatori; egli il tutto riempie, e nissuna cosa a lui è nascosta. Detestabil cosa è la mormorazione, la detrazione, e la bugìa. Dio non fece la morte, ma i peccatori a se la chiamaron.
1Ma Isacco era invecchiato, e se gli era infiacchita la vista, e non poteva vedere: e chiamò il figlio suo maggiore Esaù, e gli disse: Figliuol mio? E quegli rispose: Eccomi qui.2A cui il padre: Tu vedi, disse, che io son vecchio, e non so il giorno della mia morte.3Prendi le tue armi, il turcasso, e l'arco, e va' fuori: e quando avrai preso qualche cosa alla caccia,4Fammene una pietanza nel modo, che sai, che a me piace, e portamela, perché io la mangi: e l'anima mia ti benedica avanti che io muoia.5La qual cosa avendo udito Rebecca, ed essendo quegli andato alla campagna per fare il comando del padre,6Disse ella a Giacobbe suo figliuolo: Ho sentito tuo padre parlare con Esaù tuo fratello, e dirgli:7Portami della tua cacciagione, e fammi una pietanza, perché io la mangi, e ti benedica dinanzi al Signore prima di morire:8Ora dunque, figliuol mio, attienti al mio consiglio:9E va' alla greggia, e portami due de' migliori capretti, affinché io faccia pel tuo padre le pietanze, delle quali con piacere si ciba:10Le quali quando tu avrai portate a lui, ed egli le avrà mangiate, ti benedica prima di morire.11Le rispose egli: Tu sai che Esaù mio fratello è peloso, ed io senza un pelo.12Se mio padre viene a palpeggiarmi, e mi riconosce, temo, che ei non si pensi, che io abbia voluto burlarlo, onde io mi tiri addosso la maledizione in cambio della benedizione.13La madre a lui: Sia sopra di me, disse, questa maledizione, figliuol mio: solamente fa' a modo mio, e va' tosto, e porta quello che ho detto.14Andò, e portò, e diede alla madre. Ella condizionò le pietanze, come sapeva esser di genio del padre di lui.15E lo rivestì delle vesti migliori di Esaù, le quali ella teneva in casa presso di sé:16E le mani di lui involse colle delicate pelli de' capretti, e ne ricoprì la parte nuda del collo.17E diede (a lui) le pietanze, e i pani, che ella avea cotti.18I quali avendo egli portati dentro, disse: Padre mio? E quegli rispose: Che vuoi? Chi sei tu, figliuol mio?19E Giacobbe disse: Io sono il tuo primogenito Esaù: ho fatto quel che m'hai comandato: alzati, siedi, e mangia della mia cacciagione, affinché l'anima tua mi benedica.20E soggiunse Isacco al figliuol suo: Come, figliuol mio, hai potuto trovare così presto? Egli rispose: Fu volere di Dio, ch'io tosto m'imbattessi in quello ch'io bramava.21E Isacco disse: Appressati qua, ch'io ti tocchi, figliuol mio, e riconosca, se tu sei, o no il figliuol mio Esaù.22S'appressò egli al padre, e quando l'ebbe palpato, disse Isacco: La voce veramente ella è la voce di Giacobbe, ma le mani sono quelle di Esaù.23E nol riconobbe perché le mani pelose eran del tutto simili a quelle del maggiore. Benedicendolo adunque,24Disse: Tu sei il figliuol mio Esaù? Rispose: Io sono.25E quegli: Dammi, disse, figliuol mio, le pietanze di tua cacciagione, affinché l'anima mia ti benedica. Portate le quali, e mangiate, (Giacobbe) gli presentò anche il vino, e bevuto che l'ebbe,26Disse a lui: Accostati a me, figliuol mio, e dammi un bacio.27Si appressò, e baciollo. E tosto che egli sentì la fragranza delle sue vestimenta, benedicendolo disse: Ecco l'odore del figliuol mio è come l'odore di un campo ben fiorito e benedetto dal Signore.28Dia a te il Signore la rugiada del cielo, e la pinguedine della terra, e l'abbondanza di frumento, e di vino;29E servi a te sieno i popoli, e ti adorino le tribù: sii tu il signore de' tuoi fratelli, e s'inchinino dinanzi a te i figliuoli della tua madre. Chi ti maledirà, sia egli maledetto; e chi ti benedirà, sia di benedizioni ricolmo.30Appena avea Isacco finite queste parole: e Giacobbe se n'era andato, quando arrivò Esaù.31E le pietanze di sua cacciagione cucinate portò al padre suo, dicendo: Alzati, padre mio, e mangia della caccia del figliuol tuo; affinché l'anima tua mi benedica.32E Isacco gli disse: Ma chi sei tu? Rispose egli: Io sono il figliuol tuo primogenito Esaù,33Inorridì per grande stupore Isacco: e oltre ogni credere stupefatto disse: Chi è adunque colui, il quale già a me portò la presa cacciagione, e io di tutto mangiai prima che tu venissi? e io l'ho benedetto, e benedetto sarà.34Udito il discorso del padre, ruggì Esaù, e diè grande strido, e costernato disse: Da' la benedizione anche a me, padre mio.35Disse egli: Venne con astuzia il tuo fratello, e si prese la tua benedizione.36Ma quegli soggiunse: Con giustizia fu a lui posto nome Giacobbe: imperocché ecco che per la seconda volta egli mi ha soppiantato: mi tolse già la mia primogenitura, e di nuovo la mia benedizione mi ha tolto. E di nuovo disse al padre: Non hai tu, o padre, serbata benedizione anche per me?37Rispose Isacco: Io lo ho costituito tuo signore, e ho soggettati al suo servaggio tutti i suoi fratelli: lo ho fatto forte a frumento, e a vino: e dopo di ciò, che farò io ancora per te, figlio mio?38Disse a lui Esaù: Hai tu, o padre, sol una benedizione? benedici, ti prego, anche me. E piangendo egli, e urlando altamente,39Commosso Isacco gli disse: Nella pinguedine della terra, e nella rugiada di su dal cielo40Sarà la tua benedizione. Viverai della spada, e sarai servo del tuo fratello: e tempo verrà, che tu scuoterai, e scioglierai dal tuo collo il suo giogo.41Esaù adunque avea sempre in odio Giacobbe per la benedizione, che questi avea ricevuto dal padre; e disse in cuor suo: Verranno i giorni del lutto pel padre mio, e io ammazzerò Giacobbe mio fratello.42Fu ciò riferito a Rebecca: la quale mandò a chiamare Giacobbe suo figlio, e gli disse: Ecco che Esaù tuo fratello minaccia d'ucciderti.43Or adunque, figlio mio, credi a me, e fuggi tosto a casa di Laban mio fratello in Haran:44E con lui ti starai per un poco di tempo, fintantoché si ammansisca il furore di tuo fratello;45E passi la sua iracondia, e si scordi delle cose, che tu gli hai fatte: poscia io manderò chi di là ti riconduca in questo luogo. Perché dovrò io perdere tutti due i figli miei in un sol giorno?46E disse Rebecca ad Isacco: Mi viene a noia la vita a causa di queste figliuole di Heth. Se Giacobbe prende una moglie della razza di questo paese, io non voglio più vivere.Note
1,1:Amate la giustizia voi, che governate ec. Propone qui il Savio quasi il tema di tutto questo libro, e questo tema si è d'insegnare agli uomini, e particolarmente ai principi, ai magistrati, ai giudici la vera e perfetta giustizia, la quale consiste nel conoscere e amare Dio, e cercarlo, e onorarlo con cuore schietto e sincero; e la giustizia egli la insegna come mezzo infallibile ad acquistar la vera sapienza, onde sta scritto: Se tu brami la sapienza, conserva la giustizia, e Dio a te la darà. Eccl. I. E notisi ch'ei non dice siate giusti, ma amate la giustizia, e con ciò viene a richiedere, che abbiano zelo della giustizia, onde non solo sien eglino giusti, ma procurino, che sieno giusti anche quelli, che ad essi sono soggetti. Vedi s. Bernardo de confid. II. 2.
Pensate bene di Dio. Abbiate sentimenti retti riguardo a Dio, riguardo alla sua providenza, giustizia, sapienza, potenza ec.: guardatevi dall'empie dottrine degli Epicurei, degli Atei, dei libertini.
È lui cercate colla semplicità del cuore. Cercate Dio con cuore semplice, cioè sincero, non doppio, non corrotto da ipocrisia e finzione; ovvero, con cuore semplice, cioè intiero e perfetto, non dimezzato, non languido. La voce Ebrea riceve l'una e l'altra sposizione, ed anche la voce semplicità della nostra Volgata, secondo l'uso delle Scritture.
1,2:Si trova da quei, che nol tentano ec. Cercate Dio con cuore schietto e sincero: perocchè chi in tal modo lo cerca (e non con cuore finto, incostante) lo trova; e se di lui vi fiderete, egli si darà a conoscere a voi. Tenta Dio l'ipocrita, e chi a Dio nega la providenza, la sapienza ec., ed anche chi nella propria capacità e virtù, e non in Dio ripone la sua speranza. In Dio poi hanno fede, primo, quelli che la vera fede professano colla Chiesa cattolica: secondo, quelli, che in lui confidano: terzo, quelli, che fedelmente a lui e a' suoi comandamenti obbediscono; nel secondo senso principalmente è qui usata questa frase, aver fede in Dio, come apparisce dal testo greco. Dio si dà a conoscere all'uomo nelle cose create, si dà a conoscere ancor meglio nelle Scritture sante, nelle quali un cuore retto e fedele troverà il fonte stesso della sapienza.
1,3:I pensieri malvagi allontanano da Dio. Siccome il pensare rettamente intorno a Dio giova a congiungere l'uomo con Dio, così l'avere cattivi e storti sentimenti intorno a lui, alla sua provvidenza, sapienza ec. separano l'uomo da Dio, perchè dalla vera religione e dalla pietà lo allontanano.
E la dimostrata possanza di lui ec. La potenza di Dio dimostrata in tante guise, e provata con tante stupende operazioni di lui, questa potenza corregge gli stolti, vale a dire convince di stoltezza e di frenesia gli empi, che non ebbero rispetto e timore di tal potenza, e vollero piuttosto provarne le vendette, che averla per protettri ec. Tradurrei più volentieri questo luogo in tal guisa: La potenza (di Dio) messa alla prova convince gli stolti. Intendendo degli empi, che tentano Dio, negando la sua providenza, potenza ec. La stoltezza de' quali sarà cono sciuta nella stessa tremenda loro punizione.
1,4:In anima malevola non entrerà la sapienza, ec. In anima di cattiva volontà, in anima maliziosa non entrerà la sapienza, ed ella non abiterà in un uomo impegnato, o (come dice l'Apostolo, Rom. VII.) venduto al peccato. Invece di dire: non abiterà nell'uomo: il Savio dice: non abiterà in corpo ec. per farci intendere, che i vizi della carne principalmente degradano, avviliscono l'uomo, e quasi alla condizione de' bruti il riducono, onde incapace affatto diventi di aspirare alla saviezza. Pel nome di peccato si intende la concupiscenza, come in molti altri luoghi della Scrittura, e particolarmente nella lettera ai Romani.
1,5:Lo spirito di disciplina santo ec. Rende ragione di quello, che avea detto, che la sapienza non entra in anima malevola: perchè lo Spirito santo autore e maestro di sapienza fugge, cioè detesta gl'ipocriti, i quali sono privi affatto di quella semplicità di cuore, con cui Dio si cerca, come disse vers. I.; e lo stesso Spirito santo, Spirito di consiglio, non può stare insieme con gli stolti pensieri de' malvagi, e la iniquità, che entri in un'anima lo contrista, lo disonora, e lo scaccia.
1,6:Or lo spirito di sapienza è benigno ec. Il Greco in vece di benigno, porta amante degli uomini; e perchè egli ama gli uomini e il loro bene, per questo non lascerà impunite le colpe, che il maldicente, il detrattore commette colle sue labbra: dove è da notare, che alla benignità di Dio si attribuisce il punire il detrattore, sì perchè a lui si appartiene il dimostrarsi protettore de' buoni, che sono offesi e maltrattati dai cattivi, e sì perchè la pena di uno è ordinata alla correzione di molti; e sarebbe crudele quella benignità, la quale con danno di molti ad un reo perdonasse. Perchè degli affetti di lui è testimone ec. E nè il detrattore, nè alcun uomo, che pecchi, si lusinghi di poter tener nascosto il male ch'ei fa, perchè Dio è testimone sempre presente degl'intimi affetti dell'uomo, ed è scrutatore vero del cuore, cioè de' pensieri, i quali tutti egli sa e comprende, come tutte ascolta le parole dell'uomo.
1,7:Perocchè lo spirito del Signore riempie il mondo ec. Lo Spirito santo conosce e vede tutto, perchè egli è immenso, ed ogni luogo riempie di sua presenza. Nella stesse guisa Davidde (Psal. CXXXVIII. 14.) dimostra, che Dio sa tutto colla descrizione della sua immensità: Dove anderò io lontano dal tuo spirito ec. Or questo spirito, che il tutto abbraccia, e il tutto conserva e sostenta, di tutto quel che si dice ha cognizione e notizia. Notisi, che è qui una sconcordanza, o piuttosto un grecismo in quele parole: Et hoc quod continet omnia; perocchè elle debbono intendersi dello Spirito santo, onde dovrebbe essere: Et hic qui continet ec. Ma la voce greca significante lo spirito è di genere neutro, e l'autore della Volgata tenne lo stesso genere. S. Agostino nel suo Specchio lesse: Et hic qui ec.
1,8:Dal giudizio di vendetta. Non sarà risparmiato, non sarà lasciato a parte libero e impunito da quel giudizio di vendetta, che Dio un giorno farà, in cui l'uomo renderà conto di ogni parola.
1,9:Si farà ricerca de' pensieri ec. Dio farà ricerca, cioè vedrà, conoscerà i pensieri tutti degli empi; molto più le parole: così le iniquità di lui avranno tutte la pena, che è ad esse dovuta.
1,10:Un' orecchia gelosa ec. Dio è chiamato sovente nelle Scritture un Dio geloso, zelatore della giustizia, onde il tutto osserva con grande attenzione, e a tutto pon mente.
1,11:Che non è utile. Vuol dire, che è dannosissima, per una figura, di cui abbiam molti esempi nelle Scritture, di cendosi il meno perchè s'intenda il più.
La bocca, che proferisce menzogna. Si parla in questo luogo della bugia, colla quale gravemente si offende il prossimo, e particolarmente per mezzo di detrazioni, calunnie ec. Perocchè dicesi, che questa menzogna dà morte all'anima, lo che si fa col peccato grave e mortale. Non è però dubbio, che la bugia di qualunque sorta, sia peccato e offesa del Signore.
1,12:Cercando la morte ec. Non peccate, perchè l'amare il peccato è un amare e cercare la morte, la qual morte manderà a voi il Signore prima del tempo, se voi vi abbandonate all'errore e al peccato.
1,13:Dio non ha fatta la morte, ec. Dio creò l'uomo non per la morte, ma per la vita, e per la immortalità; ma l'uomo peccando si tirò addosso la morte: la quale per lo peccato entrò nel mondo, come dice l'Apostolo Rom. v. 12.: e s'intende la morte non solo del corpo, ma anche dell'anima, la qual morte dell'anima è di due sorte: la prima morte è quella, per cui l'anima pel suo peccato muore a Dio perdendo la grazia; la seconda è la morte e la perdizione eterna nell'inferno, dove l'anima peccatrice soffrirà pene di morte senza giammai morire.
1,14:Tutte le cose egli creò, perchè fossero. Tutte le cose creò non perchè perissero, ma perchè sussistessero: dunque Dio non creò la morte, dunque la morte non è una condizione della natura, quale ella fu da principio, ma giusta punizione della colpa.E salubri fece le cose, che nascono nel mondo ec. Ho preso la voce nationes nel significato, in cui è presa anche da' buoni scrittori latini ( vedi Plinio lib. XXII. 24.), significato, che ottimamente conviene in questo luogo. Dio fece salubri, cioè senza contagione di morte, le cose che nascono sopra la terra (gli uomini principalmente), e nulla di velenoso, nulla di mortifero e di distruttivo è in esse, onde sieno condotte a perire. Secondo questa sposizione non ha qui luogo la quiestione, se prima del peccato certe erbe e certi animali fossero velenosi come sono di presente, intorno alla quale vedi August. de Gen. ad tit. III. 18... e s. Basil. in He xam. hom V. E il regno dell'inferno sopra la terra non è. E Dio non fece, che l'inferno e i demoni dominassero sopra la terra: non fu questo regno istituzione di Dio, ma effetto della colpa e della ingiustizia dell'uomo, il quale credette al demonio e al potere di lui si soggettò.
1,15:Perpetua, ed immortale ella è la giustizia. La giustizia di sua natura ha seco il dono della perpetuità e della immortalità: onde se l'uomo creato da Dio nella giustizia istessa avesse perseverato, non sarebbe stato mai soggetto alla morte. La giustizia immortale faceva l'uomo immortale.
1,16:La morte e co' fatti e colle parole la chiamarono a sè gli empi, ec. Rappresenta, anzi dipinge con gran vivezza la incredibile stoltezza degli empi, i quali rinunziando alla giustizia, alla immortalità rinunziarono, e la morte chiamarono con tutti gli sforzi loro quasi fosse un'amica, mentre le proprie soddisfazioni cercarono con ogni ardore, benchè sapessero dovere esser queste per essi sicura morte; quindi si consumarono e perirono e si strussero, avendo fatta alleanza con lei allorchè alleanza strinsero co'piaceri vietati da Dio; degni veramente di appartenere alla morte, e di avere con lei società. Tale fu la stoltezza di Adamo e di tutti gli altri imitatori del peccato di Adamo.