Siracide 22

Giobbe ebbe cura dell'innocenza, anche perchè ell'è l'unica via per conseguir la sapienza, la quale dimostra essere più pregevole dell'oro, sì per la sua origine, e sì per la sua dignità; che a Dio sono manifestissime le più occulte cose della natura, e che la sapienza si dà dal cielo, non si compera coll'oro; della qual sapienza una particella si comunica mediante il timor di Dio.

1Il pigro è lapidato con sassi coperti di fango: e tutti parleranno di lui con dispregio.2Il pigro è lapidato collo sterco di bue: tutti quelli, che ne toccano, scuotono le loro mani.3Il figliuolo mal educato è la vergogna del padre, e la figlia sarà poco stimata.4La fanciulla prudente è un'eredità pel suo marito: ma quella, che reca disdoro, è l'obbrobrio del genitore.5Quella, che è sfacciata, disonora il padre, e il marito, e non la cederà agli empj, e sarà vilipesa dall'uno, e dall'altro.6Un ragionamento fuor di tempo è come la musica del duolo: ma la sferza, e l'istruzione in ogni tempo sono saggezza.7CUi ammaestra uno stolto è come chi vuol rimettere insieme un vaso di terra rotto.8Chi fa parole con uno, che non ascolta, fa come chi vuole svegliare il dormiente dal suo letargo.9Chi collo stolto ragiona di sapienza, parla con un, che dorme; e questi alla fine del ragionamento dice: chi è costui?10Piangi il morto, che è privato della luce, e piangi lo stolto perché è privo di senno.11Ma piangi per poco un morto, dapoichè egli ha riposo.12Ma la pessima vita dell'empio stolto è peggiore della morte.13Il morto si piange per sette giorni; ma lo stolto, e l'empio per tutto il tempo della loro vita.14Non parlar molto coll'empio, e non andar insieme coll'insensato.15Guardati da lui per non avere inquietudini, e affinchè non ti si attacchi macchia dal suo peccato.16Schivalo, e sarai tranquillo, e non soffrirai il tedio di sua stoltezza.17Qual altra cosa si nominerà, che pesi più del piombo, fuorché lo stolto?18E più facile a portarsi l'arena, il sale, e una massa di ferro, che un imprudente, uno stolto, un empio.19Un legamento di travi unite insieme nel fondamento di un edilizio non si scompagina; cosi un cuore appoggiato a ben pensato consiglio.20Le risoluzioni dell'uom sensato non saranno alterate dal timore in nissun tempo.21Come i pali piantati in luogo alto, e le muraglie a secco non resistono all'urto dei venti;22Cosi parimente il cuor dello stolto, timido ne' suoi pensieri non resisterà all'impeto del timore.23Siccome il cuor dello stolto, che paventa ne' suoi pensieri, non in ogni tempo temerà; cosi colui, che sta saldo ne' comandamenti di Dio è sempre senza timore.24Chi punge l'occhio ne spreme le lagrime, e chi punge il cuore, ne tragge fuori gli affetti.25Chi scaglia un sasso contro gli uccelli, li fa scappare, così pure chi parla male dell'amico, scioglie l'amicizia.26Quand'anche tu avessi tirata fuori la spada contro l'amico, non di sperare; perocché puoi tornare in grazia con esso.27Se avrai dette all'amico parole d'ira, non temere, v'è luogo alla pace, purché non vi sia stata maldicenza, né rimprovero, né superbia, né manifestazione del segreto, nè colpo di tradimento; per queste cose tutte l'amico si fuggirà.28Serba fede all'amico nella sua povertà, affin di godere delle sue prosperità.29Mantienti fedele a lui nel tempo della tribolazione, affin di essere chiamato a parte della sua eredità.30Il vapore, e il fumo si alza dalla fornace prima che il fuoco, così le maldicenze, le contumelie, e le minacce precedono lo spargimento del sangue.31Io non mi vergognerò di salutare l'amico, non mi nasconderò da lui, e se mi verrà del male da lui, lo sopporterò.32Ma chiunque ne sarà informato, si guarderà da lui.33Chi porrà una guardia alla mia bocca, e un sigillo inviolabile alle mie labbra, perch'io non cada per loro colpa, e la mia lingua con sia la mia perdizione?

Note


28,1:L'argento ha un principio nelle sue vene, ec. Giobbe ha parlato di sopra della perdizione dell'empio, ma continuando egli a sostenere, che non sempre per ragion dei suoi falli e afflitto l'uomo nella vita presente, e volendo reprimere la baldanza de' suoi avversari, osserva perciò, che l'uomo colla sua industria e sagacità e arrivato a scoprire molte cose, che eran nascose nelle profonde viscere della terra, l'oro, l'argento, il rame, il ferro; ma di arrivare a intendere i consigli di Dio, riguardo a' figliuoli degli uomini, di penetrare i segreti fini di sua providenza, pe' quali talora il giusto languisce sotto il peso di mille sciagure mentre l'empio passa felici i suoi giorni, di penetrar tali cose non e possibile all'uomo, se Dio della stessa sua Sapienza non gli fa parte. Per le quali cose vengono a condannarsi come temerari i giudizi degli amici di Giobbe, i quali come se fossero stati ammessi a intendere i segreti di Dio, francamente asserivano, ch'egli era un gran peccatore, perché era grandemente afflitto da Dio. Tale sembra essere il fine, a cui tende tutto il ragionamento di Giobbe in questo capitolo, nella sposizione del quale per la molta sua oscurità sono molto tra lor discordi gl'interpreti.
E l'oro ha un luogo dov'ei si fonde. Di tutti i metalli, l'oro è quello che in molti luoghi ritrovasi in pezzi assai grandi purificato, e ridotto all'ultima sua finezza per le mani stesse della natura. Vedi Acosta st. dell'indie lib. 4., e tra gli antichi Ammiano Hist. lib. 23.

28,2:E la pietra sciolta... si cangia in rame. Una rozza massa di metallo, la quale sembra una pietra, purgata col fuoco si cambia in rame. Vedi Plin. lib. XXXVI. 27.

28,3:Egli fino alle tenebre la lor durazione. Parmi senza paragone più probabile l'opinione di quegl'Interpreti, i quali suppongono che in tutto questo versetto si parli dell'uomo, il quale in primo luogo inventò la maniera di misurare lo spazio notturno, o mediante l'osservazione dei moti celesti, o per altri mezzi trovati già ai tempi di Giobbe.
E la fine investiga di tutte le cose. Ovvero la perfezione investigu di tutte le cose: l'uomo colla sua industria e sagacità non solo fa continuamente nuove scoperte, ma le scoperte medesime perfeziona.
E anche la pietra ascosa ec. Intendesi della scoperta delle pietre preziose ascose nelle cupe loro miniere, dove raggio di luce non penetra.

28,4:Un torrente separa da' viaggiatori, ec. La moltiplicità delle sposizioni date a questo luogo ne dimostra la difficoltà, e questa difficoltà è anche maggiore nell'originale e nella versione de' LXX, che nella nostra volgata. Ho ripigliato nella versione la parola lapides dal versetto precedente, e congiungendo questi due versetti insieme, ho creduto, che il senso della versione Latina sia questo. L'uomo investiga la fine di tutte le cose o anche le pietre preziose ascose nella caligine e nell'ombra di morte: queste pietre sono per lo più separate da' viaggiatori mercatanti, che le ricercano per difficili e pericolosi torrenti sono anche poste di più in luoghi inaccessibili, a quali mal potrebbe aspirare di accostarsi il povero, perché la lunghezza e la difficoltà del viaggio richiede de' preparativi, che ei non può fare. In vece di dire, che queste pietre preziose sono in luoghi inaccessibili (come ho tradotto) la volgata dice, che le pietre stesse sono inaccessibili, come per dire, che è impossibile al povero di farne acquisto, ha detto, che il piede del povero le mette in obblivione, fa conto di non saper che vi sieno.

28,5:Una terra, dal cui seno nasceva del pane. A prima vista parve a più d'uno, che Giobbe accennasse il fatto di Sodoma; ma ciò in verun modo non lega con quei che precede. Il senso adunque di queste parole potrà user questo: un terreno prima coltivato e fecondo, rimane sterile, perché in esso si sono purgati col fuoco, e fusi i metalli.

28,6:Havvi un luogo, di cui i sassi sono zaffiri. vale a dire: V'ha un luogo, che abbonda di zaffiri come disse si, e dove l'oro si trova in tanta copia come se tutte le zolle fossero di quel prezioso metallo. Probabilmente sotto il nome di zaffiri s'intendono commprese anche le altre pietre preziose.

28,7:Uccello non ne conobbe la strada, ec. I luoghi ne' quali si trovano questi zaffiri e le, altre gioie di grandissimo pregio, sono luoghi per lo più inabitabili, inaccessibili agli stessi uccelli, sono luoghi tanto cupi e nascosti, che non arriva a discernerli col perspicacissimo occhio suo l'avoltoio.

28,8:Ella non fu battuta ec. La strada per giugnere a quei luoghi non era stata battuta dagli avidi mercatanti, pe' quali nissun paese è troppo rimoto, nissun luogo è inaccessibile quando trovar vi possono da arricchire. Le fiere stesse non che porvi covile non avrebbon voluto passarvi; una lionessa benché si animosa ne sarebbe stata lontana.

28,9:Egli stese sua mano ec. Ma l'uomo ne' luoghi più disastrosi, e più orridi andò investigando le ricchezze nascoste sotto le pietrose radici de' monti, e per rinvenirle i monti stessi messe sossopra.

28,10:Egli scavò rivi di acque ec. Spezzati i massi, e atterrati i monti, dà lo scolo alle acque nascoste nelle loro viscere, e le fa scorrere in molti rivi a lavar le rovine, nelle quali sono sparsi i preziosi metalli, onde agli occhi di lui apporìsce, ciò, che vi è di prezioso.

28,11:Visita le ime parti de' fumi, ec. Asciuga il letto de' fiumi, e ne traggo fuora le ricchezze, cioè l'oro sepolto dentro le arene.

28,12:Ma dov'è, che trovisi la sapienza? ec. L'uomo colla sua industria giunge a scoprire, e a dissotterrare i tesori nascosti nella terra e nell'acque; ma la vera sapienza, quella, che è il vero tesoro dell'uomo, dove anderà egli a cercarla? Chi mostrera a lui dov'ella abbia sua sede?
Notisi in primo luogo, che per queste due voci sapienza, e intelligenza una stessa cosa è significata, in secondo luogo per quello, che dicesi Vers. 28. apparisce, che questa sapienza, questa scienza delle cose di Dio è considerata principalmente in quanto ella è per l'uomo la regola di operare e di vivere, onde un antico interprete disse, che sapienza e qui chiamata la pietà e la religione, cosa momenta divina e dal solo Dio conceduta per grazia all'uomo; per la qual cosa lo stesso Dio da principio parte con visioni, parte per ministero e istruzione degli Angeli, parte per mezzo de' divini profeti insegnò agli uomini la pietà. Terzo, questa sapienza se in Dio si consideri, ella è la suprema legge, e la regola di ogni onesta ed equità, ella è la stessa sua providenza principalmente riguardo alle umane cose, e riguardo ai premi, e alle pene da compartirsi agli uomini secondo le opere loro.
Finalmente si osservi, come dicendo Giobbe, che la sapienza non trovasi ne tralle gemme preziose, ne tra' metalli più ricercati, ne in verun angolo della terra, ne dentro i cupi seni del mare, viene perciò a dimostrare, che questa sapienza e dal cielo, e che a Dio dee chiedersi: in qual cosa anche più chiaramente egli accenna, allorché dice Vers. 23 la via per ritrovarla è nota a Dio, egli sa, ec. Vedi Jacob. I. 5., Eccli. cap. 1.

28,13:Il pregio di lei non è conosciuto dall'uomo, ec. La sapienza non è conosciuta, ne stimata dagli uomini carnali, da quelli, che altro bene non cercano fuori delle cose sensibili, da quelli, che amano l'argento e l'oro, e vivono nelle delizie: questi (come notò s. Gregorio) tanto più veracemente sono stolti, quanto maggiori sono i beni, de' quali si privano, ponendo la loro consolazione in cose di nissun pregio. La vera sapienza e nemica della carne, e de piaceri della carne. Vedi Baruch. III.

28,14:L'abisso dice: ec. Con bellissima prosopopeia induce tutte le parti del mondo a confessare, che presso di loro non è la fede della sapienza, affinchè intendasi come ella e di una condizione infinitamente superiore a tutte le cose, che sono sotto del cielo. Per nome di abisso si può intendere la più intima parte del globo terrestre.

28,16:Non sarà messo a paragone colle tinte preziose ec. Il senso della nostra volgata sembrami certamente esser quello, che si è espresso nella versione, benché alcuni per li colori tinti dell'India vogliano intendere le gemme di vari bellissimi colori, che trovansi in que' paesi. Egli è notissimo come certe tinte, che davansi a' panni si pagavano prezzi esorbitanti. Vedi Plin. XXXIII. 7.

28,17:L'ora, ad il cristallo. Nell'originale in questi tre versetti 15-17, sino a quattro volte è nominato l'oro, ma con termini diversi, il cristallo era una volta rarissimo e di pregio infinitamente maggiore, che a' dì nostri.

28,18:Ma occulto è il luogo ec. L'ebreo, secondo alcuni dotti Interpreti, significa che la sapienza si pesca con difficoltà assai maggiore di quella, che vi vuole ad estrarre dal fondo del mare la perla. Veggasi sopra questo luogo il Bochart. Così la nostra volgata avrebbe espresso piuttosto il senso, che le parole del testo originale.

28,21:E ignota anche agli uccelli ec. Ella non trovasi nemmeno nelle aeree regioni, pelle quali spaziano gli uccelli, perché ella è al di sopra de' cieli.

28,22:La perdizione, e la morte hanno detto. ec. Dopo aver detto, che la sede della sapienza e ignota a tutti i viventi e agli uccelll medesimi, cioè, agli spiriti più sublimi (se Dio ad essi non ne fa parte) sogiunge, che nel luogo di perdizione e di morte, ne' cupi sotterranei, dov'è riunita la turba de' reprobi, se si interrogasser costoro intorno all'origine, e alla sede della sapienza, direbbono, che il nome di lei udirono appena, ma che in verun modo non la conobbero.

28,24:Perocchè lo sguardo di lui giunge ec. Colui, che conosce tutte le cose, ed è il facitore di tutte le cose, egli conosce la via della sapienza, sa dove ella dimori.

28,25: Diede a' venti il momento. Dimostra che a Dio son notissime la natura, le forze, le proprietà di ogni cosa, e che il tutto dispose in numero, peso e misura. Sap. II. 21 Il senso di questo versetto egli è, che Dio in giusto equilibrio mantiene l'aria, e similmente le acque.

28,26:E la strada alle sonanti procelle. Vedi di sopra XXVI.8. Dio stabilì un ordine per le piogge, e un ordine per le procelle, pe' tuoni, pe' fulmini ec.

28,27:Allora egli la vide. Quando con mirabilissimo magistero egli creò e ordinò la università delle cose, allora egli ebbe davanti a se la sapienza, la chiamò per così dire a consiglio, la consultò. Perocchè tutte le cose fece per l'uomo con tal ordine e con tal fine, che all'uomo stesso servissero per condurlo al conoscimento, e all'amor del suo creatore.
E la manifestò. La rivelò al primo uomo insegnandogli la retta maniera d'operare coll'obbedire alla divina legge.
La stabilì, e ne scoperse i segreti. Stabilì la sapienza come sicura guida dell'uomo, e regola del suo operare, e i segreti di lei scoperse a quelli, i quali coll'obbedire ai documenti di lei meritarono di esserne a parte.

28,28:Ecco che il timor del Signore ec. Ecco in che consiste la vera sapienza dell'uomo, la sola veramente utile, la sola desiderabile per l'uomo; temere Dio. vale a dire onorarlo, e amarlo, e fuggir tutto quello, che a lui dispiace. Veggasi Prov. I.7. IX 10. Eccles. XII.13. Jer. IX. 23.24