SCRUTATIO

Lunedi, 13 luglio 2026 - Santa Clelia Barbieri ( Letture di oggi)

Secondo libro dei Maccabei 6


font
BIBBIA CEI 1974Sacra Bibbia Garofalo
1 Non molto tempo dopo, il re inviò un vecchio ateniese per costringere i Giudei ad allontanarsi dalle patrie leggi e a non governarsi più secondo le leggi divine,1 Dopo non molto, il re mandò un vecchio Ateniese per costringere i Giudei ad abbandonare le leggi patrie e a non governarsi secondo le leggi di Dio,
2 inoltre per profanare il tempio di Gerusalemme e dedicare questo a Giove Olimpio e quello sul Garizim invece a Giove Ospitale, come si confaceva agli abitanti del luogo.2 a profanare il tempio di Gerusalemme, a dedicarlo a Giove Olimpio e quello di Garizim a Giove Ospitale, secondo il carattere degli abitanti del luogo.
3 Grave e intollerabile per tutti era il dilagare del male.3 Grave e a tutti insopportabile era una tale invasione di mali.
4 Il tempio infatti fu pieno di dissolutezze e gozzoviglie da parte dei pagani, che gavazzavano con le prostitute ed entro i sacri portici si univano a donne e vi introducevano le cose più sconvenienti.4 Il tempio, infatti, fu pieno della lussuria e delle crapule dei Gentili che vi tripudiavano con le prostitute e nei sacri portici si univano con le donne introducendovi pratiche sconvenienti.
5 L'altare era colmo di cose detestabili, vietate dalle leggi.5 L'altare era pieno di cose abominevoli, proibite dalle leggi.
6 Non era più possibile né osservare il sabato, né celebrare le feste tradizionali, né fare aperta professione di giudaismo.6 Non si poteva celebrare il sabato né osservare le feste dei padri; insomma uno non poteva neppure dichiararsi Giudeo.
7 Si era trascinati con aspra violenza ogni mese nel giorno natalizio del re ad assistere al sacrificio; quando ricorrevano le feste dionisiache, si era costretti a sfilare coronati di edera in onore di Dioniso.7 Nel giorno natalizio del re, per dura necessità i Giudei venivano condotti ogni mese ad assistere al sacrificio e, quando si celebravano le feste dionisiache, erano costretti ad andare in processione coronati di edera in onore di Dioniso.
8 Fu emanato poi un decreto diretto alle vicine città ellenistiche, per iniziativa dei cittadini di Tolemàide, perché anch'esse seguissero le stesse disposizioni contro i Giudei, li costringessero a mangiare le carni dei sacrifici8 Uscì, poi, un decreto per istigazione dei Tolemaidesi, diretto alle vicine città ellenistiche, affinché anch’esse usassero la stessa condotta con i Giudei, perché li facessero partecipare ai banchetti sacri
9 e mettessero a morte quanti non accettavano di partecipare alle usanze greche. Si poteva allora capire quale tribolazione incombesse.9 e quelli non disposti a passare alle usanze elleniche fossero uccisi. Allora si poté constatare tutta la calamità incombente.
10 Furono denunziate, per esempio, due donne che avevano circonciso i figli: appesero i loro bambini alle loro mammelle e dopo averle condotte in giro pubblicamente per la città, le precipitarono dalle mura.10 Due donne furono denunciate perché avevano circonciso i figli. Dopo avere legato al petto i loro figli e averle fatte girare pubblicamente così per la città, le precipitarono dalle mura.
11 Altri che si erano raccolti insieme nelle vicine caverne per celebrare il sabato, denunciati a Filippo, vi furono bruciati dentro, perché essi avevano ripugnanza a difendersi per il rispetto a quel giorno santissimo.
11 Altri, che si erano riuniti nelle vicine caverne per celebrare in segreto il sabato, denunciati a Filippo, vi furono bruciati vivi, poiché non vollero difendersi a causa della grande solennità del giorno.
12 Io prego coloro che avranno in mano questo libro di non turbarsi per queste disgrazie e di considerare che i castighi non vengono per la distruzione ma per la correzione del nostro popolo.12 Ora io prego coloro che si imbatteranno in questo libro di non scandalizzarsi per tali avversità, ma di credere che le nostre sofferenze non sono per nostra rovina, ma solo per un giusto castigo della nostra gente.
13 E veramente il fatto che agli empi è data libertà per poco tempo, e subito incappano nei castighi, è segno di grande benevolenza.13 Infatti, il non lasciare impuniti per molto tempo i peccatori, ma subito affliggerli con castighi è segno di grande benevolenza.
14 Poiché il Signore non si propone di agire con noi come fa con gli altri popoli, attendendo pazientemente il tempo di punirli, quando siano giunti al colmo dei loro peccati;14 Mentre con gli altri popoli il Signore aspetta pazientemente per punirli quando sono giunti alla pienezza delle colpe, con noi ha deciso di comportarsi diversamente.
15 e questo per non dovere alla fine punirci quando fossimo giunti all'estremo delle nostre colpe.15 Egli non aspetta a punirci, quando i nostri peccati siano giunti al colmo.
16 Perciò egli non ci toglie mai la sua misericordia, ma, correggendoci con le sventure, non abbandona il suo popolo.16 Perciò egli non ritira mai da noi la sua misericordia; anche se punisce con avversità, non abbandona mai il suo popolo.
17 Questo sia detto come verità da ricordare. Dopo questa breve parentesi torniamo alla narrazione.
17 Ciò sia detto per ricordare questa verità. Ora bisogna ritornare alla narrazione dopo queste poche parole.
18 Un tale Eleàzaro, uno degli scribi più stimati, uomo già avanti negli anni e molto dignitoso nell'aspetto della persona, veniva costretto ad aprire la bocca e ad ingoiare carne suina.18 Eleazaro, uno dei principali scribi, uomo già avanzato negli anni e dall’aspetto venerando, era costretto ad aprire la bocca e a mangiare carne suina.
19 Ma egli, preferendo una morte gloriosa a una vita ignominiosa, s'incamminò volontariamente al supplizio,19 Egli, però, preferendo una morte gloriosa a una vita ignominiosa si incamminò volontariamente al supplizio,
20 sputando il boccone e comportandosi come conviene a coloro che sono pronti ad allontanarsi da quanto non è lecito gustare per brama di sopravvivere.20 dopo avere sputato fuori la carne, come dovrebbero fare quanti con coraggio intendono astenersi da ciò che non è lecito gustare per amore della vita.
21 Coloro che erano incaricati dell'illecito banchetto sacrificale, in nome della familiarità di antica data che avevano con quest'uomo, lo tirarono in disparte e lo pregarono di prendere la carne di cui era lecito cibarsi, preparata da lui stesso, e fingere di mangiare la porzione delle carni sacrificate imposta dal re,21 Coloro che erano incaricati dell’empio banchetto, per la vecchia amicizia verso l’uomo, presolo in disparte, lo esortavano a farsi portare carni, di cui era permesso l’uso e che lui Stesso aveva preparato, e così fingere di mangiare, secondo l’editto del re, quelle sacrificate,
22 perché, agendo a questo modo, avrebbe sfuggito la morte e approfittato di questo atto di clemenza in nome dell'antica amicizia che aveva con loro.22 affinché, ciò facendo, scampasse dalla morte e approfittasse di questo favore dovuto alla loro antica amicizia.
23 Ma egli, facendo un nobile ragionamento, degno della sua età e del prestigio della vecchiaia a cui si aggiungeva la veneranda canizie, e della condotta irreprensibile tenuta fin da fanciullo, e degno specialmente delle sante leggi stabilite da Dio, rispose subito dicendo che lo mandassero alla morte.23 Ma egli prese una risoluzione generosa, degna dell’età, della vecchiaia veneranda, dei capelli ormai bianchi, della condotta irreprensibile fino da fanciullo e, in modo particolare, delle sante leggi stabilite da Dio. Conseguentemente rispose subito che avrebbe preferito di essere mandato all’Ade.
24 "Non è affatto degno della nostra età fingere con il pericolo che molti giovani, pensando che a novant'anni Eleàzaro sia passato agli usi stranieri,24 «Poiché» egli diceva «non è degno della nostra età il fingere in modo che molti giovani, credendo che il nonagenario Eleazaro sia passato alle usanze straniere,
25 a loro volta, per colpa della mia finzione, durante pochi e brevissimi giorni di vita, si perdano per causa mia e io procuri così disonore e macchia alla mia vecchiaia.25 sarebbero indotti in errore da me a causa della mia finzione e dell’amore a una esistenza breve e precaria; così io mi acquisterei onta e obbrobrio nella vecchiaia.
26 Infatti anche se ora mi sottraessi al castigo degli uomini, non potrei sfuggire né da vivo né da morto alle mani dell'Onnipotente.26 Poiché, anche se ora sfuggissi ai supplizi degli uomini, non sfuggirei mai né vivo né morto alle mani dell’Onnipotente.
27 Perciò, abbandonando ora da forte questa vita, mi mostrerò degno della mia età27 Perciò, rinunciando ora coraggiosamente a questa vita, mi mostrerò degno della mia età
28 e lascerò ai giovani nobile esempio, perché sappiano affrontare la morte prontamente e generosamente per le sante e venerande leggi". Dette queste parole, si avviò prontamente al supplizio.28 e lascerò un nobile esempio ai giovani, cioè di morire con prontezza e coraggio per le leggi sacrosante». Ciò detto, subito si avviò al supplizio.
29 Quelli che ve lo trascinavano, cambiarono la benevolenza di poco prima in avversione, ritenendo a loro parere che le parole da lui prima pronunziate fossero una pazzia.29 Coloro che ve lo conducevano, al sentire queste parole, cambiarono la simpatia di poco prima in avversione, perché credevano che le suddette parole fossero una vera pazzia.
30 Mentre stava per morire sotto i colpi, disse tra i gemiti: "Il Signore, cui appartiene la sacra scienza, sa bene che, potendo sfuggire alla morte, soffro nel corpo atroci dolori sotto i flagelli, ma nell'anima sopporto volentieri tutto questo per il timore di lui".30 Stando per morire sotto i colpi, egli disse gemendo: «Al Signore, dotato di una santa scienza, è noto che, potendomi liberare dalla morte, sopporto nel corpo gli atroci dolori della flagellazione, ma nell’animo volentieri soffro questo per il suo timore».
31 In tal modo egli morì, lasciando non solo ai giovani ma alla grande maggioranza del popolo la sua morte come esempio di generosità e ricordo di fortezza.31 In tal modo egli lasciò la vita, lasciando non solo ai giovani, ma anche alla maggior parte della nazione, un esempio di coraggio e un ricordo di fortezza con la sua morte.