SCRUTATIO

Mercoledi, 15 luglio 2026 - San Camillo de Lellis ( Letture di oggi)

Qoelet ܩܘܗܠܬ 6


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PeshittaDIODATI
1 ܐܝܬ ܒܝܫܬܐ ܕܚܙܝܬ ܬܚܝܬ ܫܡܫܐ ܘܣܓܝܐܐ ܗܝ ܥܠ ܒܢ̈ܝ ܐܢܫܐ1 VI è un male che io ho veduto sotto il sole, ed è frequente fra gli uomini;
2 ܓܒܪܐ ܕܢܬܠ ܠܗ ܐܠܗܐ ܥܘܬܪܐ ܘܢܟܣ̈ܐ ܘܐܝܩܪܐ ܘܠܐ ܚܣܝܪ ܠܢܦܫܗ ܡܕܡ ܡܢ ܟܠ ܡܐ ܕܪܐܓ ܘܠܐ ܐܫܠܛܗ ܐܠܗܐ ܠܡܐܟܠ ܡܢܗ ܐܠܐ ܓܒܪ ܢܘܟܪܝ ܢܐܟܠܝܘܗܝ ܡܢ ܒܬܪܗ ܗܢܐ ܗܒܠܐ ܘܟܪܝܘܬܐ ܗܝ2 cioè: che vi è tal uomo, a cui Iddio ha date ricchezze, e facoltà, e gloria, talchè nulla manca all’anima sua, di tutto ciò ch’egli può desiderare; e pure Iddio non gli dà il potere di mangiarne, anzi uno strano le mangia. Questo è vanità, ed una mala doglia.
3 ܐܢ ܢܘܠܕ ܓܒܪܐ ܡܐܐ ܘܫ̈ܢܝܢ ܣ̈ܓܝܐܢ ܢܚܐ ܘܢܣܓܘܢ ܝܘܡ̈ܬܐ ܕܫ̈ܢܘܗܝ ܘܢܦܫܗ ܠܐ ܬܣܒܥ ܡܢ ܛܒ̈ܬܐ ܘܐܦ ܩܒܘܪܬܐ ܠܐ ܬܗܘܐ ܠܗ ܐܡܪܬ ܕܛܒ ܗܘ ܡܢܗ ܝܚܛܐ3 Avvegnachè alcuno generi cento figliuoli, e viva molti anni, talchè il tempo della sua vita sia grande, se l’anima sua non è saziata di bene, e se non ha pur sepoltura, io dico che la condizione di un abortivo è migliore che la sua.
4 ܡܛܠ ܕܒܗܒܠܐ ܐܬܐ ܘܒܚܫܘܟܐ ܢܐܙܠ ܘܒܚܫܘܟܐ ܫܡܗ ܢܬܟܣܐ4 Perciocchè quell’abortivo è venuto in vano, e se ne va nelle tenebre, e il suo nome è coperto di tenebre.
5 ܐܦ ܫܡܫܐ ܠܐ ܚܙܐ ܘܠܐ ܝܕܥ ܢܝܚ ܠܗܢܐ ܛܒ ܡܢ ܕܠܗܢܐ5 Ed avvegnachè non abbia veduto il sole, nè avuto alcun conoscimento, pure ha più riposo di quell’altro.
6 ܘܐܠܘ ܚܝܐ ܐܠܦ ܫ̈ܢܝܢ ܕܬܪ̈ܬܝܢ ܙܒ̈ܢܝܢ ܘܛܒܬܐ ܠܐ ܚܙܐ ܕܠܡܐ ܠܐ ܗܘܐ ܠܚܕ ܐܬܪܐ ܐܙܠ ܟܘܠܐ6 Il quale, benchè egli vivesse duemila anni, se non gode del bene, che vantaggio ne ha egli? non vanno essi tutti in un medesimo luogo?
7 ܟܠ ܕܥܡܠ ܐܢܫܐ ܒܦܘܡܗ ܘܢܦܫܗ ܠܐ ܡܠܝܐ7 Tutta la fatica dell’uomo è per la sua bocca; e pur l’anima sua non è giammai sazia.
8 ܡܛܠ ܕܐܝܬ ܝܘܬܪܢܐ ܠܚܟܝܡܐ ܡܢ ܕܠܣܟܠܐ ܠܡܢܐ ܕܡܣܟܢܐ ܝܕܥ ܠܡܐܙܠ ܠܚ̈ܝܐ8 Perciocchè, qual vantaggio ha il savio sopra lo stolto? qual vantaggio ha il povero intendente? di camminare davanti a’ viventi.
9 ܛܒ ܚܙܘܐ ܕܥܝ̈ܢܐ ܡܢ ܗܠܟܬܐ ܕܢܦܫܐ ܘܐܦ ܗܕܐ ܗܒܠܐ ܘܛܘܪܦܐ ܕܢܦܫܐ9 Meglio è il veder con gli occhi, che andar vagando qua e là con l’anima. Anche questo è vanità, e tormento di spirito.
10 ܡܕܡ ܕܗܘܐ ܡܢ ܩܕܝܡ ܐܬܩܪܝ ܫܡܗ ܘܐܬܝܕܥ ܕܗܘ ܒܪܢܫܐ ܘܠܐ ܡܫܟܚ ܠܡܕܢ ܥܡ ܡ̇ܢ ܕܬܩܝܦ ܡܢܗ10 Già fu posto nome all’uomo ciò ch’egli è; ed egli è noto ch’esso nome fu Adamo; ed egli non può litigar con colui che è più forte di lui
11 ܡܛܠ ܕܐܝܬ ܦܬܓܡ̈ܐ ܣ̈ܓܝܐܐ ܕܡܣܓܝܢ ܗܒܠܐ ܡܢܐ ܝܘܬܪܢܐ ܠܒܪܢܫܐ11 Quando vi son cose assai, esse accrescono la vanità; e che vantaggio ne ha l’uomo?
12 ܡܛܠ ܕܡܢܘ ܝܕܥ ܡܢܐ ܛܒ ܠܒܪܢܫܐ ܒܚ̈ܝܘܗܝ ܡ̈ܢܝܢ ܝܘܡ̈ܝ ܚ̈ܝܝ ܗܒܠܗ ܘܥܒܪ ܐܢܘܢ ܐܝܟ ܛܠܠܐ ܡܢܘ ܢܚܘܐ ܠܒܪܢܫܐ ܡܢܐ ܢܗܘܐ ܡܢ ܒܬܪܗ ܬܚܝܬ ܫܡܫܐ12 Perciocchè, chi sa qual cosa sia buona all’uomo in questa vita, tutti i giorni della vita della sua vanità, i quali egli passa come un’ombra? imperocchè, chi dichiarerà all’uomo ciò che sarà dopo lui sotto il sole?