Secondo libro di Samuele 11
Versetti esaminati
La regina di Saba va a trovar Salomone, ammira la tua sapienza, la magnificenza e il governo; e fatti, e ricevuti i regali, si parte. Salomone riceve da altre parti molti tributi, e dell'oro; forma de' vasi, e degli scudi, e un trono magnifico: delle molte, e preziose sue suppellettili, de' vasi, de' cocchi, e cavalli: abbondanza di argento, e di legname di cedro.
1Or avvenne un anno dopo che nel tempo, in cui sogliono i re andare alla guerra, David mandò Gioab, e i suoi uffiziali con lui, e tutto l'esercito d'Israele a saccheggiare il paese di Ammon, e assediarono Rabba. Ma David si restò in Gerusalemme.2E mentre tali cose facevansi, avvenne che Davidde alzatosi dal suo letto dopo il mezzodì si mise a passeggiare sul solajo della casa reale: e vide una donna che si bagnava dirimpetto sul suo solajo: e la donna era bella assai.3Il re adunqne mandò ad informarsi chi fosse la donna. E fugli detto come ella era Bethsabea figliuola di Eliam, moglie di Uria Hetheo.4Davidde pertanto, mandati de' torcimanni la fece venire: e venuta che fu, dormì con essa: e tostò ella si purificò dalla sua immondezza.5E se ne tornò a casa sua, che già era gravida. E mandò a dire a' David: Ho concepito.6E David fece dire a Gioab: Mandami Uria di Heth. E Gioab mandò Uria a David.7E giunto Uria dinanzi a David, questi gli domandò, come se la passasse bene Gioab, e il popolo, e come fossero amministrate le cose della guerra.8Indi disse David ad Uria: Va a casa tua, e lavati i piedi. E Uria uscì dalla casa reale, e gli furon portate appresso delle vivande del re.9Ma Uria dormì davanti alla porta della casa reale con altri ministri del suo signore: e non si portò a casa sua.10E fu riferito ciò a David, e fugli detto: Uria non è andato a casa sua. E David disse ad Uria: Non hai tu fatto viaggio? Per qual motivo non sei andato a casa tua?11Ma Uria disse a David: L’arca di Dio e Israele, e Giuda abitano sotto le tende, e il signor mio Gioab, e i servi del mio signore dormono in piana terra, e io andrò a casa mia per mangiare, e bere, e dormir con mia moglie? per la vita, e per la salute del mio re non farò io tal cosa.12Disse adunque David a Uria: Fermati qui ancora per oggi, e domani ti licenzierò. Si trattenne Uria in Gerusalemme quel dì, e il seguente.13E invitollo Davidde, a bere con sé, e lo ubbriacò: ed egli andatosene la sera dormì nel suo letto cogli uffiziali del suo signore: ma non andò a casa sua.14Ma venuto il mattino, Davidde scrisse una lettera a Gioab: e mandolla per le mani di Uria.15E avea scritto nella lettera: Mettete Uria in faccia alla battaglia, dove la zuffa è più cruda: e ivi lasciatelo, affinchè sia messo a morte.16Gioab adunque assediando la città, postò Uria in quella parte, dove sapeva che era il forte de' nemici.17E usciti quelli della città assaliron Gioab, e vi morirono alcuni della gente di David, e perì anche Uria di Heth.18Gioab mandò avviso a David di tutte le cose avvenute nella battaglia:19E ordinò al messo, e disse: Quando avrai fatta al re tutta la relazione delle cose della guerra,20Se vedrai ch'egli vada in collera, e dica: per qual motivo vi siete appressati alle mura per combattere? non sapevate voi, come di sopra le mura si scagliano i dardi a furia?21Chi fu, che uccise Abimelech figliuolo di Jerobaal? Non fu ella una donna, la quale gettogli addosso un pezzo di macina dalla muraglia, e Io uccise in Thebes? Per qual motivo vi siete voi appressati alla muraglia? Tu dirai: E’ morto anche il tuo servo Uria di Heth.22II messo adunque partì, e giunse, e raccontò a David tutto quello che gli avea comandato Gioab.23E disse il messo a David: Coloro hanno avuto del vantaggio sopra di noi, e sono usciti fuori contro di noi alla campagna: ma noi abbiam fatto forza, e gli abbiam rispinti sino alla porta della città.24E gli arcieri hanno lanciati i loro dardi dalle mura sopra la tua gente, e son morti alcuni de' servi del re: anzi anche il tuo servo Uria di Heth è morto.25E David disse al messo: Tu dirai a Gioab: Non perderti d’animo per simil cosa: perocché varii sono gli eventi della guerra: e ora questo, ora quello, è divorato dalla spada: fa coraggio a' tuoi guerrieri, e aizzali contro la città per distruggerla.26E la moglie di Uria seppe, come Uria suo marito era morto, e lo pianse.27E finito che ella ebbe il suo lutto, David la fece venire in sua casa: ed ella divenne sua moglie, e partorì a lui un figliuolo. Ma quello che avea fatto Davidde, dispiacque al Signore.Note
10,1:Ma anche la regina di Saba, ec. L'opinione di Teodoreto, il quale mette il regno di questa celebre donna nell'Arabia felice verso l'estremità meridionale del mar rosso, questa opinione combina anche colle parole di Cristo, il quale ( Matth. XII 42. ) chiamolla regina del mezzodi, perché propriamente da mezzodì è l'Arabia felice riguardo alla Giudea; combina anche con quello, che ivi si aggiugne, che questa regina veniva dagli ultimi nomi della terra, perché l'Arabia stessa si avanza molto verso l'Oceano, che era riguardato come la fine del mondo. Sono anche noti i Sabei dell'Arabia, e questo paese abbondava appuuto di tutte quelle cose, che furono dalla stessa donna portate in dono a Salomone; e da alcuni versi di Claudiano ( Eutrop. lib. l. ) si vede, che tra quei Sabei regnavan le donne. Del nome di questa nulla abbiam di sicuro. Gesù Cristo lodò la sollecitudine, che ebbe questa regina di udir la sapienza di Salomone, e cui l'esempio di lei condannò la trascuranza degli Ebrei, i quali avendo tra loro chi di gran lunga era superiore a Salomone, nissun pensiero si davano di udire le sue parole. Dal discorso adunque di Cristo si interisce, che la venuta di lei fu per imparare non già la scienza delle cose naturali, o politiche, ma la scienza delle cose divine e la vera religione. Ella fu degna perciò di essere per la sua pietà celebrata da' Padri, e riconosciuta come una bella figura della Chiesa delle genti, mentre (come dice S. Ilario ) ella è straniera, e sconosciuta corse ad udir l'oracolo della sapienza. In Ps. 121.
Nel nome del Signore andò ec. ispirata da lume celeste e mossa da viva brama d'istruirsi riguardo a quel Dio, di cui avea udite raccontarsi le meraviglie a pro del suo popolo, e particolarmente le cose grandi operate sotto il regno di Salomone, venne a trovarlo per proporgli i suoi enimmi, essendo quella la maniera assai usitata di proporre le questioni più gravi in qualunque materia.
10,4:E la casa edificata da lui. Il tempio del Signore, opera, di cui hanno parlato con ammirazion grande anche gli scrittori gentili.
10,11:Molto legname di tyno. La voce Thyina è dal Greco, e significa quello che i Latini chiamaron citra, legno odoroso, di gran bellezza, che veniva dalla Mauritania a carissimo prezzo. Vedi Plin. lib. XIII. 15. 16.
10,12:Le ringhiere, ec. Mi è paruto questo il miglior senso, che potesse darsi alla voce fulcro in questo luogo. La voce Ebreo e troppo generale, come la latina.
10,15:E i governatori del paese. Alcuni intendono i Filarchi dell'Arabia, de' quali vedi Gen. XVII. 20.; onde converrebbe tradurre: e i re dell'Arabia, che governavano quel paese; altri però vogliono, che nelle ultime parole si parli de' satrapi de' Filistei.
10,17:E fece trecento pelte. Trecento mine d'oro, ec. Egli è certo, che la pelte era più piccola, e quasi la metà delle scudo, o rotella in grandezza, essendo della figura di una mezza luna (Irid. Orig. lib. XXVIII. 12.). dove gli scudi erano rotondi, ovvero di figura ovale, e coprivano tutto il corpo del soldato. Contuttociò le pelte fatte da Salomone pesavano assai più, che gli scudi; porocchè le trecento mine fanno diciotto mila sicli a sessanta sicli per mina; laddove ognuno degli scudi non pesava più di seicento sicli. Per la qual cosa convien dire, che le pelte fossero assai più massicce, che gli scudi, o convien tenersi alla lezione del testo Ebreo, il quale ha non tre cento, ma tre mine d'oro. Finalmente siccome nei Paralipomeni in vece di tre mine leggesi trecento sicli ( 2. Paral. IX. 16. ), si può quindi argomentare, che la mina sia posta per cento sicli.
10,22:Le navi del re andavano ogni tre anni a Tharsis. Generalmente credesi, che si parti adesse della stes a navigazione, di cui v. II; onde o Tharsis in questo luogo significa il mare dell'India, o qualche porto famoso in quel mare, e vicino ad Ophir.
10,27:Quanto i sicomari, ec. È una pianta assai comune e assai grande della Palestina e dell'Egitto, simile al fico che getta il suo frutto dal suo stesso tronco, frutto però di poco gusto. Del legno di essa servivansi i poveri per le loro fabbriche, Isai. IX. 10.
10,28:E da Coa. Alcuni intendono la città di Coa nell'Arabia felice, altri quella detta Co nell'Egitto; il vero si e, che non abbiam nulla di certo riguardo a questo luogo.
10,29:In tal guisa tutti i re Hethei e della Siria vendevano ec. Sì accenna che Salomone comprava de' cavalli non solo dall'Egitto, ma anche da' re degli Hethei e della Siria. questi Hethei dovean essere un popolo della Siria, o della Celesiria.