SCRUTATIO

Venerdi, 17 luglio 2026 - San Alessio ( Letture di oggi)

Ecclesiastes 4


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VULGATASacra Bibbia Garofalo
1 Verti me ad alia, et vidi calumnias
quæ sub sole geruntur,
et lacrimas innocentium,
et neminem consolatorem,
nec posse resistere eorum violentiæ,
cunctorum auxilio destitutos,
1 Ritornai a considerare tutte le angherie che si fanno sotto il sole. Ecco: piangono gli oppressi né alcuno li consola: da parte degli oppressori sta la violenza, ma per quelli nessun conforto.
2 et laudavi magis mortuos quam viventes ;
2 Allora proclamai beati i trapassati che già sono morti, più dei vivi che sono ancora in vita;
3 et feliciorem utroque judicavi
qui necdum natus est,
nec vidit mala quæ sub sole fiunt.
3 ma ancora più felice degli uni e degli altri è colui che ancora non è, che non vede le bricconerie che si fanno sotto il sole.
4 Rursum contemplatus sum omnes labores hominum,
et industrias animadverti patere invidiæ proximi ;
et in hoc ergo vanitas et cura superflua est.
4 Così ho osservato che tutto lo studio per diventare abili nel lavoro non è che invidia, l’uno per l’altro: anche questo è vanità e fiato sprecato.
5 Stultus complicat manus suas,
et comedit carnes suas, dicens :
5 Lo stolto incrocia le braccia e si mangia la carne:
6 Melior est pugillus cum requie,
quam plena utraque manus cum labore et afflictione animi.
6 «È meglio una manciata sola senza far niente che due con sudore e fiato grosso».
7 Considerans, reperi et aliam vanitatem sub sole.
7 E ho visto un’altra vanità sotto il sole:
8 Unus est, et secundum non habet,
non filium, non fratrem,
et tamen laborare non cessat,
nec satiantur oculi ejus divitiis ;
nec recogitat, dicens :
Cui laboro, et fraudo animam meam bonis ?
In hoc quoque vanitas est et afflictio pessima.
8 un tale è solo e non ha credi il sole; senza figli o fratelli: tuttavia al suo lavoro non c’è mai fine, né i suoi occhi si saziano di ricchezze: «Ma per chi mi affatico, mi privo di ogni godimento?», Anche questo è vanità e gramo affannarsi.
9 Melius est ergo duos esse simul quam unum ;
habent enim emolumentum societatis suæ.
9 Due stanno meglio di uno, perché ricavano buon frutto dal loro lavoro.
10 Si unus ceciderit, ab altero fulcietur.
Væ soli, quia cum ceciderit, non habet sublevantem se.
10 Perché se cadono, l’uno risolleva l’altro: ma guai a chi è solo, quando cade e non c’è il secondo che lo sostenga,
11 Et si dormierint duo, fovebuntur mutuo ;
unus quomodo calefiet ?
11 Inoltre, se due dormono insieme, si scaldano: ma chi è solo, come si scalda?
12 Et si quispiam prævaluerit contra unum,
duo resistunt ei ;
funiculus triplex difficile rumpitur.
12 Che se uno assale, due gli possono resistere e la fune a tre capi non si rompe facilmente.
13 Melior est puer pauper et sapiens,
rege sene et stulto,
qui nescit prævidere in posterum.
13 Meglio un giovane povero ma saggio che un re vecchio ma stolto, che non sa più approfittare dei consigli.
14 Quod de carcere catenisque interdum quis egrediatur ad regnum ;
et alius, natus in regno, inopia consumatur.
14 Infatti quegli potrebbe uscire dal carcere per regnare, benché nato povero, sotto il regno di quest’ultimo.
15 Vidi cunctos viventes qui ambulant sub sole
cum adolescente secundo, qui consurget pro eo.
15 E già mi par di vedere tutti i vivi che camminano sotto il sole andar dietro al giovane che gli successe:
16 Infinitus numerus est populi
omnium qui fuerunt ante eum,
et qui postea futuri sunt non lætabuntur in eo ;
sed et hoc vanitas et afflictio spiritus.
16 moltitudine senza fine quella di cui è capo; ma coloro che verranno dopo non se ne rallegreranno.Anche questo è vanità e fiato sprecato.
17 Custodi pedem tuum ingrediens domum Dei,
et appropinqua ut audias.
Multo enim melior est obedientia quam stultorum victimæ,
qui nesciunt quid faciunt mali.
17 Controlla il tuo piede quando vai al tempio di Dio, poiché accostarsi con animo docile vale più del sacrificio offerto dagli stolti che non sanno e quindi fanno male.