Esodo 34

I sapienti de' Caldei non sanno indovinare il sogno del re, e son condannati a morte: Daniele fa orazione, e gli è rivelato l'arcano de' quattro regni. Il re adora Daniele, e lo esalta, e confessa, che il Dio di Daniele è il vero Dio.

1E di poi disse (il Signore): Fatti due tavole di pietra simili alle prime, e sopra di esse io scriverò le parole, che erano nelle tavole, che tu spezzasti.2Sarai preparato domattina per tosto salire al monte Sinai: e starai meco sulla vetta del monte.3Nissuno venga con te, né uomo si vegga per tutto il monte: i buoi ancora, e le pecore non pascolino a dirimpetto.4Segò egli adunque due tavole di pietra, quali eran le prime: e alzatosi la notte salì al monte Sinai, conforme gli avea ordinato il Signore, e portò le tavole.5Ed essendo disceso il Signore in una nuvola, Mosè si stette con lui, e quegli intuonò il nome del Signore.6Il quale passando davanti a lui, disse: Dominatore, Signore Dio, misericordioso e clemente, paziente, e di molta misericordia, e verace,7Che mantieni la misericordia a mille generazioni: che togli le iniquità, e le scelleratezze, e i peccati, e nissuno è di per sé innocente davanti a te: che punisci l'iniquità dei padri sopra i figli e i nipoti fino alla terza e quarta generazione.8E Mosè tosto s'incurvò profondamente fino a terra, e adorando (Dio)9Disse: Signore, se io ho trovato grazia nel tuo cospetto, pregoti, che tu venga con noi (perocché questo popolo è di dura cervice), e che tu tolga le nostre iniquità, e i peccati, e prenda possesso di noi.10Rispose il Signore: Io fermerò l'alleanza al cospetto di tutti: farò prodigi, quali non si son veduti mai sulla terra, né presso alcuna nazione: affinché queste popolo, cui tu conduci, vegga le terribili opre, che io Signore sono per fare.11Osserva tutte quelle cose, che io oggi ti comando; io stesso discaccerò davanti a te l'Amorrheo, e il Chananeo, e l'Hetheo, e anche il Pherezeo, e l'Heveo, e' l Jebuseo.12Guardati dal contrar giammai amicizia cogli abitatori di quella terra, lo che sarebbe tua rovina:13Ma distruggi i loro altari, spezza le statue, e incendia i boschetti.14Non adorare alcun Dio straniero: il Signore ha nome Zelatore: Dio è geloso.15Non far lega cogli uomini di que' paesi, affinché non avvenga, che dopo aver essi fornicato co' loro dii, e aver adorati i loro simulacri, alcun di loro ti chiami a mangiare delle cose immolate.16Né le loro figlie farai sposare a' tuoi figliuoli; perché non avvenga, che dopo aver esse fornicato co' loro dii, a fornicazione inducano anche i tuoi figliuoli.17Non ti farai Dei di getto.18Osserverai la solennità degli azzimi. Per sette giorni mangerai azzimo, come ti ho comandato, nel mese delle nuove biade; perocché nel mese, che principia la primavera, tu sei uscito dall’Egitto.19Tutti i primi parti maschi saranno miei: d'ogni specie d'animali tanto de' buoi, come delle pecore, saranno miei.20Riscatterai con una pecora il primogenito dell'asino: che se non dai il suo riscatto, sarà ucciso: i primogeniti dei tuoi figliuoli li riscatterai; e non comparirai dinanzi a me colle mani vote.21Sei giorni lavorerai: il settimo giorno cesserai dall'arare e dal mietere.22Celebrerai la solennità delle (sette) settimane colle primizie della tua messe di frumento, e la (altra) solennità, quando alla fine dell’anno il tutto è ritirato.23Tre volte l'anno si presenteranno tutti i tuoi maschi al cospetto del Signore onnipotente Dio d'Israele.24Perocché quando io ti avrò tolto davanti quelle nazioni, e avrò dilatati i tuoi contini, nissuno penserà a invadere la tua terra nel tempo che tu anderai a presentarti al cospetto del Signore Dio tuo tre volte l'anno.25Non offerirai il sangue della mia vittima col fermentato: e non rimarrà pel mattino parte alcuna di quella vittima solenne della Pasqua.26Offerirai le primizie della tua terra nella casa del Signore Dio tuo. Non cuocerai il capretto nel latte di sua madre.27E il Signore disse a Mosè: Scrivi tu queste cose, mediante le quali ho contratto alleanza teco, e co' figliuoli d'Israele.28Egli adunque ivi si stette col Signore per quaranta giorni, e quaranta notti: non mangiò pane, e non bevve acqua; e scrisse sulle tavole le dieci parole dell’alleanza.29E nello scendere che fece Mosè dal monte Sinai, portava le due tavole del testamento; ma non sapea che la sua faccia era tutta splendente dopo che ei si era trattenuto a parlar col Signore.30Ma veggendo Aronne, e i figliuoli d'Israele, come splendente era la faccia di Mosè, non avevano ardire di accostarsegli da vicino.31Ed essendo chiamati da lui andarono sì Aronne, e sì i principi della sinagoga. E dopo che egli ebbe parlato con essi,32Andarono a lui anche tutti gli altri figliuoli d'Israele, a' quali intimò tutto quello che avea sentito dirsi dal Signore nel monte Sinai.33E finito che ebbe di parlare, pose un velo sulla sua faccia:34Il quale (velo), quando andava a parlar col Signore, se lo levava, per fino a tanto che uscendo annunziava a' figliuoli d'Israele tutto quello che gli veniva comandato.35Vedevano quelli, come la faccia di Mosè era tutta splendente, quando egli usciva; ma copriva egli la sua faccia ogni volta che parlava con essi.

Note


2,1:L'anno secondo del suo regno. Quest' anno egli è il secondo, ove si contino gli anni del suo regno dalla morte di Nabopolassar suo padre, ed è il quinto, ove si contino dal tempo, in cui fu dal padre istesso associato all'impero: questo anno ancora è il quarto della cattività, e corrisponde secondo l'Usserio all'anno 3401.

2,2:E i malefici. S. Girolamo tradusse così, perchè credette, che la voce Ebrea debba intendersi di quelli, che si servivano delle vittime, e del loro sangue, ed anche dei cadaveri umani per fare operazioni di magia.
E i Caldei. Questo nome era dato a una setta di filosofi di quel paese, la qual setta era in grandissima riputazione, e tutta occupata negli studi delle cose naturali, e particolarmente dell'astronomia, e nel culto degli dei: questi ancora credevansi molto abili a predir le cose future. Parla di essi Diodoro di Sicilia, Strabone, Cicerone, ed altri.

2,4:Risposero al re in siriaco. Il Profeta riferisce la risposta dei Caldei, il discorso del re con essi, la sposizione del sogno ec. in lingua siriaca, ovvero caldea, e in questa lingua è tutto quello, che leggesi da qui in poi fino al cominciamento del capo VIII.

2,8:Voi volete guadagnar tempo. Voi volete prendere del tempo per fabbricare qualche impostura, e gabbarmi con una risposta artificiosa.

2,11:Greve cosa è quella, che tu richiedi, o re: nè alcuno ec. Come se dicessero: Fino a dare la sposizione di un sogno, il quale ci sia svelato, e proposto da chi lo ebbe, potrà arrivarvi un uomo; ma vedere, e dire quello che un uomo abbia sognato, la cosa è sopra la capacità d'uomo, qualunque egli sia, ed è riserbata a' sommi dei, a quegli dei, che non si comunicano all'uomo.

2,13:Si uccidevano i sapienti. Non mi par necessario di dire, che effettivamente si uccidessero, nè che alcuni realmente fossero uccisi. Si radunavano bensi perfarli morire tutti insieme, mentre si cercava anche di Daniele, e de' compagni per lo stesso fine. Credesi, che i Caldei per ispirito di gelosia, e d'invidia impedissero, che Daniele non fosse chiamato con essi dinanzi al re per timore, che ei non togliesse loro la gloria d'interpretare quel sogno.

2,14:Qual fosse questa legge, e questa sentenza. Chiama legge il decreto del re, e la sentenza data contro i maghi.

2,18:Sopra d'un tale arcano. Sopra l'arcano misterioso sogno veduto dal re, di cui lo stesso re non avea più se non confusa, e oscura memoria.

2,27:E gli aruspici. Erano quelli, che predicevano il futuro, mediante la ispezione delle viscere degli animali sacrificati agli dei. Vedi Ezech. XXI.21.

2,30:Non per una sapienza, che è in me. Ovvero, che sia in me. Preferisco questa traduzione non solo perchè con veniente alla modestia, ed umiltà di Daniele, ma ancora perchè il fine di Daniele si è d'innalzare l'animo del re alla cognizione del vero Dio, dal quale solo può venire, come egli dice, la intelligenza di tale arcano, il quale per umano sapere, od industria non poteva svelarsi da verun uomo. A me poi (dice il Profeta) è stato conceduto da Dio di scoprire, e intendere questo arcano, perchè Dio ha voluto, che tu ne avessi l'intelligenza.

2,37:Tu se' il re de' regi. La vastità dell'impero amplia to grandemente da questo principe, le sue insigni vittorie contro molte nazioni (delle quali vittorie si parla tante volte nelle Scritture), le magnifiche opere fatte da lui per ormare Babilonia, sede dell'impero,tutto questogli fece dare questo superbo titolo di re de' regi, cioè di principe il più grande, che fosse allora sopra la terra.

2,38:Tu se'adunque il capo d'oro. Il tuo regno adunque è significato pel capo d'oro della statua veduta in sogno da te. Il regno de' Caldei per la sua grandezza, e per la gloria delle armi, e per le immense ricchezze messe insieme colle spoglie delle vinte nazioni, è molto bene paragonato al piu' nobile di tutti i metalli.

2,39:Un altro reame si alzerà dopo di te, da meno di te, ec. Questo secondo impero, che verra dopo quello dei Caldei, impero minore di estensione, e di durata, questo impero comparato all'argento, egli è l'impero de' Per siani, di cui il fondatore fu Ciro, e l'ultimo re Dario, detto Codomano, il quale fu vinto da Alessandro. E' un altro terzo reame di bronzo, che comanderà a tutta quanta la terra. Il terzo regno è quello de' Greci, o sia di Alessandro il Macedone, il quale vinto Dario, e soggiogate tutte le provincie dell'impero persiano, stese le sue conquiste fino di là dal fiume Indo. Egli possedet te intera l'Asia, e buona parte dell'Affrica, e una considerevol porzione dell'Europa: così non senza ragione si dice, che questo regno comanderà a tutta quanta la terra conosciuta in quel tempo.

2,40:Il quarto reame sarà come il ferro. Il quarto impero simile al ferro, che tutto doma, e tutto riduce in polvere, questo impero per comune opinione non è se non l'impero Romano, il quale distrusse, e soggiogò tutti i regni nell'Europa, nell'Asia, e nell'Affrica. E certamente all'impero de' Lagidi in Egitto, e de' Seleu cidi nella Siria non pare, che possano convenevolmente adattarsi le parole del nostro Profeta: quantunque alcuni moderni Scrittori rigettata l'antica comune opinione, abbian tentato di dare a questo lor sentimento la maggiore apparenza di verità che hanno potuto. Imperocchè non si sa vedere, come di due imperi diversi, e distinti tra loro possa farsene uno, che sia il quarto di quelli rammentati dal Profeta, nè di questi due imperi può dirsi, che abbiano rotte, e stritolate tutte queste cose, vale a dire, che abbiano annichilati tutti gli altri regni, che erano pell'avanti.

2,41-42:Ma quanto a quello, che hai veduto, che una parte dei piedi, ec. L'impero Romano, fino ch'ei fu nel suo pieno vigore, potè compararsi al ferro, come si è detto; ma negli ultimi tempi le ricchezze eccessive, il lusso, e tutti i vizi inondarono la repubblica, la quale passò finalmente sotto il governo di un solo col titolo d'Imperadore, titolo, che non significava presso i Romani, se non un supremo comandante dell'esercito, ma di fatto venne ad essere un nome significante l'assoluta potestà usurpata prima da Giulio Cesare, indi da Augusto. L'uno, e l'altro però, distruggendo l'antico governo di Roma, ritennero molte cose della sua aristocrazia, il senato, i consoli, ed altri magistrati, e ciò per rendersi meno odiosi. L'impero adunque di Roma, che era stato impero di puro ferro fino che durò nel suo vigore l'aristocrazia, diventò un misto di ferro, e di terra cot ta, dopo che all'aristocrazia succedè la tirannide, e con essa si mescolò. Nè alcuno si meravigli se noi diciamo, che la tirannide che oppresse la Romana ferrea repubblica, si paragoni alla creta; perocchè ognun sa, come la stessa tirannide, perchè violenta, non ha ferma sussistenza, nè può durar lungamente, e pel suo proprio vizio distruggesi. Questa sposizione tra tutte le altre, che trovansi presso i nostri Interpreti, mi sembra la più semplice, e giusta, e che meglio si adatti a quello, che segue.
Il regno ....... sarà diviso. Mescolata la creta col ferro, l'aristocrazia colla tirannide, il regno, che verrà a nascere dall'aristocrazia avrà parte ancora di sua robustezza, ma mescolata con molta debolezza, onde sarà facile a spezzarsi; perocchè egli si sosterrà più per l'antica riputazione, e per quel ch'ei riterrà dell'antico spirito, che per la presente sua costituzione.

2,43:E come hai veduto il ferro mescolato col fango ec. Il mescolamento del ferro colla creta negli ultimi tempi dinota i principj di debolezza, e di decadenza mescolati colla forza, e colla robustezza della repubblica; e di più questo stesso mescolamento predice, che sebbene per sostenere la libertà, e calmare i geni ambiziosi, e superbi dei cittadini più potenti, si procurerà, che si contraggano tra essi delle parentele, ciò però non sarà di gran frutto, perchè l'unione tra loro non sarà stabile, come non può la creta far lega stabile col ferro. Mentre Pompeo, e Cesare aspiravano al principato si procurò di riunirli, e ridurli a pensare piuttosto alla comune felicita, che al privato loro ingrandimento, col fare, che Pompeo sposasse la figlia di Cesare; ma ciò non impedì la guerra civile, che ebbe origine dalla loro ambizione; e simil mente perchè Marco Antonio non suscitasse nuove discordie, ma stesse unito con Augusto, e colla repubblica, si fece sposare ad Antonio Ottavia sorella d'Augusto: ma la concordia non potè durar molto per tali vincoli tra uomini pieni di voglia di dominare.

2,44:Ma nel tempo di que' reami ec. Vale lo stesso, che se dicesse: prima che il termine stabilito a que' regni da Dio sia trascorso, durando cioè tuttora il regno de' Romani, ma alterato, e indebolito, come si è detto, sorgerà un regno nuovo, che avrà per suo proprio carattere, l'essere indissolubile ed eterno, e questo regno non passerà d'una ad altra nazione, come l'impero di una gran parte del mondo passò da' Caldei a' Persiani, dai Persia ni ai Greci, da' Greci a' Romani. Di più questo regno farà in pezzi, e consumerà tutti que' regni non quanto all'essere temporale, ma riguardo alla idolatria, e alla empietà, che ne' regni stessi dominavano. L'impero Romano riuniva nel suo vasto dominio tutti que' regni, e questo impero avverso a questo nuovo regno sarà vinto dalla infinita possanza del nuovo re. Questo re è Gesù Cristo: egli è quella pietra, la quale non per opera d'uomo staccossi dal monte, perchè egli come uomo fu conceputo nel sen della Vergine non per opera d'uomo, come osservarono s. Girolamo, s. Giustino martire, s. Ireneo, s. Epifanio, Agostino ec. Questa piccola pietra atterrò, e annichilò tutta la possanza del demonio, il gran tiranno dell'uman genere, e soggettò a Dio, e alla chiesa tutte le genti. E molto bene il Cristo, che venne a combattere contro del forte armato non colla onnipotenza sua, ma nella nostra infermità, è paragonato alla pietruzza, che urta, e mette in polvere l'oro, il bronzo, il ferro, e la creta del gran colosso; nella qual cosa si dimostrò, come: la stoltezza di Dio è più saggia degli uomini, e la debolezza di Dio è più robusta degli uomini, I Cor. I. 25. Non mancano presso gli antichi maestri Ebrei delle testimonianze, onde impariamo come la Sinagoga istessa vide qui grandiosamente predetto, e dipinto il regno del Messia, Bereschib. Rabba ad Gen. XXVIII. 10.

2,46:Si prostrò boccone per terra, e adorò Daniele. I Gentili aveano una gran facilità a tener come dei gli uomini, ne' quali vedessero qualche cosa di straordinario, e miracoloso. Vedi quello, che succedette a Paolo, e a Barnaba nella Licaonia, Atti XIV. 10. L'avere manifestato al re quello, che egli avea veduto nel suo sogno, sogno, di cui lo stesso re non avea più distinta memoria, e l'averne spiegato l'altissima significazione, tutto questo em piè il re di tanta ammirazione, e stupore, che si prostrò dinanzi a lui per adorarlo, e ordinò, che se gli offerisser vittime, e incensi. Ma se Daniele non potè impedire quel primo atto di venerazione rendutogli dal cieco re, il quale non ebbe tanto spirito di salire subito fino alla prima cagione della celestiale sapienza, che egli ammirava, non è dubbio, che Daniele non permise, che si eseguissero i comandi dello stesso re riguardo alle vittime, e agl'incensi.

2,47:Veramente il vostro Dio è il Dio degli dei, ec. Questa riflessione del re pare, che debba esser nata dal veder, che Daniele colla sua umiltà non approvava, anzi rigettava gli onori che quegli volea rendere a lui come a Dio. Ma questa riflessione non va più in là, che a riconoscere il Dio degli Ebrei per superiore a tutti gli dei adorati dal Gentilesimo, ma non per solo, unico vero Dio.

2,48:Allora il re innalzò a sommi onori Daniele, ec. Queste parole ancora dimostrano, che Daniele avea rigettati gli onori, che a lui voleano rendere, come a Dio; il re adunque pensa a ricompensare, e onorare il Profeta in altra maniera.

2,49:Daniele poi stava alla porta del re. Daniele stava nel palazzo del re, presso alla persona del re, come suo consigliere, e come intimo confidente.