Scrutatio

Saturday, 22 June 2024 - San Tommaso Moro ( Letture di oggi)

Seconda lettera ai Corinzi 6


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Gli esorta a non trascurare la grazia ricevuti, e dimostra, quanto abbia sofferto per condursi da specchiato ministro di Cristo, e gli ammonisce a separarsi dal convitto, e dal consorzio degl'infedeli.

1Or come cooperatori noi ti esortiamo, che non riceviate in vano la grazia, di Dio.2Imperocché egli dice: ti esaudii nel tempo accettevole, e nel giorno di salute ti porsi soccorso. Ecco ora il tempo accettevole, ecco ora il giorno della salute:3Non dando noi ad alcuno occasione d'inciampo, affinchè vituperato non sia il nostro ministero:4Ma diportiamoci in tutte le cose, come ministri di Dio, con molta pazienza, nelle titolazioni, nelle necessità, nelle angustie,5Nelle battiture, nelle prigionie, nelle sedizioni, nelle fatiche, nelle vigilie, ne' digiuni,6Con la castità, con la scienza, con la mansuetudine, con la soavità, con lo Spirito santo, con la carità non simulata,7Con la parola di verità, con la virtù di Dio, con le armi della giustizia a destra, ed a sinistra;8Per mezzo della gloria, e della ignominia; per mezzo dell'infamia, e del buon nome: come seduttori, eppur veraci: come ignoti, ma pur conosciuti:9Come moribondi, ed ecco, che siamo vivi: come gastigati, ma non uccisi:10Quasi malinconici, e pur sempre allegri: quasi mendichi, ma che molti facciamo ricchi: quasi destituti di tutto, e possessori di ogni cosa.11La nostra bocca è aperta pur voi, o Corinti, il cuor nostro è dilatato.12Voi non siete allo stretto dentro di noi: ma siete in istrettezza nelle vostre viscere:13Ma per egual contraccambio (parlo come a' figliuoli) dilatatevi anche voi.14Non vogliate unirvi a uno stesso giogo con gl' infedeli. Imperocché qual consorzio della giustizia con la iniquità? O qual società della luce con le tenebre?15E qual concerto di Cristo con Belial? O che ha di comune il fedele con l'infedele?16E qual consuonanza ha il tempio di Dio co' simolacri? Imperocché voi siete tempio di Dio vivo, come dice Dio: abiterò in essi, e camminerò tra di loro, e sarò loro Dio, ed eglino saranno mio popolo.17Per la qual cosa uscite di mezzo ad essi, e separatevene (dice il Signore) e non toccate l'immondo:18Ed io vi accoglierò: e sarovvi padre, e voi mi sarete figli, e figlie, dice il Signore onnipotente.

Note:

6,1:Or come cooperatori noi vi esortiamo, ec. Come cooperatori di Dio, come strumenti del primo agente, che è Dio, vi esortiamo a non rendere inutile il benefizio della riconciliazione.

6,2:Ti esaudi nel tempo accettevole. Questo tempo, che si chiama accettevole, vale a dire, degno di essere con riconoscenza, ed amore accettato, questo tempo è il tempo dell'evangelio, in cui Dio volle di insigni benefizi ricolmare gli uomini per Gesù Cristo; e questo tempo giustamente ancora è chiamato giorno di salute. Le parole d'Isaia sono citate secondo i Settanta, e confrontano con l'Ebreo.

6,3:Non dando noi ad alcuno occasione ec. Ci guardiamo dal dare a chicchessia o infatti, o in parole argomento di scandalo, affinchè screditato non venga il ministero, conforme avviene allorchè la vita de' ministri non corrisponde alla loro dottrina.

6,5:Nelle sedizioni. Vedi gli Atti XIII. 50. XIV. 2., XVI. 5. e altrove.
Nelle fatiche. Ciò può riferirsi non solo ai lunghi, e penosi viaggi, e alla continua predicazione, ma anche al lavorar che faceva Paolo per guadagnarsi il vitto con le proprie mani.

6,6:Con la castità. Dopo la pazienza ne' mali, ai quali si trovava esposto l'apostolato, viene a noverare le virtù, e le doti necessarie al vero Apostolo, e il primo luogo a gran ragione egli lo dà alla castità dell'animo, e del corpo. La gelosa attenzione di Paolo nel custodire questa virtù tanto essenziale alla buona fama, e al frutto del ministero si scorge da vari luoghi di queste lettere. Vedi 1. Cor. IX. 5. 27.
Con la scienza. Intende la scienza delle cose divine, e principalmente de' misteri di Cristo, la scienza de' santi.
Con lo Spirito santo. Con i doni dello Spirito santo, pe' quali distinguesi il vero Apostolo.
Con la carità non simulata. Con una carità, che sia non di nude parole, ma di fatti, in virtù della quale la salute de' prossimi si procuri anche a costo de' maggiori pericoli. Vedi il cap. XI. e XII.

6,7:Con la parola di verità. Predicando il Vangelo puro, e schietto, non adulterato con le profane novità. Vedi sopra II. 17., IV. 2.
Con la virtù di Dio, con le armi della giustizia a destra, ed a sinistra. Significa, che la parola di verità è efficace per la sola virtù e potenza di Dio, il quale arma i suoi ministri con le armi della giustizia; arma la loro destra con la spada dello zelo per combattere l'empietà, e il peccato; arma la loro sinistra con lo scudo dell'equità per difendere la verità, la giustizia, e l'innocenza.

6,8: Per mezzo della gloria, e della ignominia; ec. Bene, o male, che di noi parlino, o pensino gli uomini, noi non manchiamo ai doveri del nostro ministero; l'ignominia o l'onore, l'infamia, o il buon nome, l'essere stimati veritieri, o seduttori, l'esser trattati come persone ignote, e oscure, benchè siam pur conosciuti da tutti, tutto cio è una stessa cosa per noi; l'approvazione, o i disprezzi degli uomini non ci fanno torcere un solo punto dal nostro cammino.

6,9: Come moribondi, ed ecco, che siamo vivi: come gastigati, ec. Siamo quasi ad ogn'ora tra le fauci della morte, tanti sono i pericoli, ne' quali ci ritroviamo, ma pur eccoci tuttora vivi, perchè Dio ci sostiene, ed egli è, che co' diversi flagelli ci gastiga, e corregge, ma non ci lascia in poter della morte, psalm. 118. 18. I santi, qual'era Paolo, non hanno bisogno de' flagelli per esser emendati, e corretti; ma ne hanno bisogno per essere provati, e per avanzare nel bene e nella perfezione.

6,10:Quasi malinconici, e pur sempre allegri. Tra tante avversità, e patimenti sembra, che dobbiamo essere sempre nella tristezza; ma noi siam ricolmi di gaudio per la testimonianza della buona coscienza, per le consolazioni, che ci dà Iddio, e per l'onore che a noi reca il patire per Cristo.
Quasi mendichi, ma che molti facciamo ricchi: quasi destituti ec. Spogliati come noi siamo di ogni sostanza terrena, molti ricolmiamo di ricchezze spirituali, dei doni dello Spirito; e quantunque nulla abbiamo in questo mondo, dapoichè tutto abbiam lasciato per Cristo, siamo come possessori di tutte le cose, perchè nella estrema nostra povertà siamo contenti, ed ella è anzi la vera nostra ricchezza.

6,11:La nostra bocca è aperta per voi... il cuor nostro ec. Voi vedete, o Corinti, con qual confidenza e libertà lo parli con voi, nulla a voi nascondendo delle cose mie, che è il segno massimo della vera amicizia; il mio cuore si apre, e dilatasi alla dolce consolazione di parlare con voi, e di raccontarvi quello che noi facciamo, e sopportiamo per gloria del Vangelo.

6,12:Voi non siete allo stretto dentro di noi: ma siete ec. Voi siete al largo nel nostro cuore, il quale è dilatato per l'affetto grande, che io ho per voi; ma le vostre viscere non sono come le nostre, e il vostro amore per noi non corrisponde a quello che a voi portiamo, anzi è molto angusto, e ristretto.

6,13: Ma per egual contraccambio ec. Come da figliuoli (i quali non debbono riamare con parsimonia) chieggo io da voi una eguale corrispondenza in amore. Vedi il Grisostomo.

6,14: Non vogliate unirvi a uno stesso giogo ec. Questa proibizione dell'Apostolo la maggior parte degli Interpreti la intendono del commercio con gl'infedeli particolarmente in tutto quello, che può offendere la religione; e di ciò ha egli parlato nella sua prima lettera. Altri la spiegano del matrimonio da non contrarsi da una persona fedele con un infedele. Fa qui l'Apostolo allusione alla proibizione del Deuteronomio, XXII. 10. di non porre sotto lo stesso giogo animali di specie differenti.

6,15: Qual concerto di Cristo con Belial? Secondo l'etimologia di s. Girolamo, Belial significa un uomo, che non ha giogo, vale a dire uom senza legge, un empio, un i dolatra.

6,16:E qual consonanza ha il tempio di Dio coi simulacri? Può egli mai darsi, che si accordino tra loro cose tanto diverse, come sono il tempio di Dio, e i simulacri co' loro adoratori? Or voi siete tempio di Dio.

6,17:E non toccate l'immondo. Per nome d'immondo s'intende l'uomo infedele, l'idolatra.

6,18: Ed io vi accoglierò: e sarovvi ec. Tenendovi separati dagl'infedeli non sarete perciò desolati, mentre abbandonando la società di quelli passerete ad avere società e amicizia strettissima con me.
E sarovvi padre. Vi adotterò in miei figliuoli, e figlie. Alcuni Interpreti credono, che dal nominarsi qui l'uno, e l'altro sesso debba inferirsi, che la proibizione dell'Apostolo riguardi il matrimonio de' fedeli con gl'infedeli. Queste parole s. Tommaso le crede tratte dal secondo dei Re, VII. 14.

6,16:E da voi essere incamminato per la Giudea. Ed avere alcuni di voi per compagni del mio viaggio nella Giudea.

6,17:Onde sia presso di me il si e il no? Avendo io cangiato di pensiero, lo ho forse fatto per qualche riflesso umano, e carnale, o per una tale incostanza, per cui il sì e il no, l'affermare, e il negare sia lo stesso per me; e con la stessa leggerezza, con cui io determino alcuna cosa, con la stessa mi cangi di sentimento, e di volontà?

6,18:Fedele Dio, ec. Queste parole, fedele Dio, sono una spezie di giuramento: chiamo in testimone Dio, che è Dio di verità, che non è incostanza nel nostro operare, come non è incostanza, o falsità ne' nostri insegnamenti.

6,19-20:Imperocchè il Figliuolo di Dio ec. Vuol fare intendere a' Corinti, che non debbono sospettare che sia o falsità, o incostanza in un ministro evangelico, in un ministro di Gesù Cristo, di cui la dottrina non è varia, e incostante, ma vera, e ferma, e immutabile. Imperocchè Gesù Cristo è venuto per manifestare la verità delle promesse di Dio (vedi Rom. XV. 9. 10.), le quali per lui dovevano essere adempiute, come lo furono realmente, onde per Gesù Cristo diciamo a Dio amen, vale a dire: cosi è, cosi è la verità, riconoscendo e confessando noi la veracità, e bontà di Dio nell'adempire le stesse promesse per Gesù Cristo, nel quale adempimento la gloria consiste di noi ministri dello stesso Cristo nella conver sione delle genti. Erasi obbiettato l'Apostolo nel vers. 17., che forse avrebbe potuto da' suoi malevoli essere accusato di incostanza, o di leggerezza di animo; perchè dimostrata avendo una risoluta volontà di andare a rivedere i Corinti, non ne aveva poi fatto altro; or una tale im putazione poteva essere (e forse era di fatto) rivolta a screditare non solo il ministro, ma anche il ministero. Che fa adunque Paolo? Sollecito della autorità del ministero assai più, che della propria persona, prende in primo luogo a difendere vigorosamente la sua dottrina in questi versetti 18, 19, 20, 21., dopo di che farà anche la propria apologia.

6,21:Or Dio è quegli, che con voi ci conferma in Cristo, e che ci ha unti. Da Dio siam confermati nella verità, e nella fede di Cristo, e noi ministri del Vangelo, e voi uditori, e discepoli del Vangelo; e da lui siamo stati unti con la grazia dello Spirito santo per aver parte al regno, e al sacerdozio di Cristo, onde sta scritto: ci hai fatti regno, e sacerdoti per Dio, Apocal. v. E altrove: voi stirpe eletta, sacerdozio regale. I. Petr. II.

6,22:Il quale ci ha eziandio sigillati, ed ha infuso ec. E Dio stesso ci ha sigillati col sigillo della giustizia, e ci ha dato lo Spirito santo come per pegno delle promesse, che egli ci ha fatte, e delle quali è in certo modo mal levadore a noi stessi questo Spirito divino infuso ne' nostri cuori; donde la fermezza della nostra speranza riguardo ai beni eterni, che aspettiamo.

6,23:Or io sulla mia vita ec. Si ha qui, come osserva s. Tommaso, un doppio giuramento, cioè di attestazione e di imprecazione, usato dall'Apostolo, perchè di cosa trattavasi di grandissimo rilievo. Comincia egli quì a ad durre i motivi, per cui non era andato a Corinto: chiamo Dio in testimone contro la mia vita, ovvero contro l'anima mia, che se non son più venuto da voi, è ciò proceduto dal riguardo, e dall'amore che ho per voi; conciossiachè se fossi venuto, non poteva io venire se non per riprendervi, e gastigarvi, lo che io dico non quasi aspiri forse a farla da padrone sopra di voi per ragion della fede, che noi vi abbiamo insegnata; imperoe chè un tal pensiero è tanto lungi da me, che non ad altro io aspiro, nè ad altro mi credo destinato, che a cooperare con voi al vostro bene, e alla vostra consola zione, giacchè quantunque riprensibili in molte cose, siete stati sempre fermi, ed immobili nella fede. Il senso, che abbiam dato a quelle parole, non perchè la facciam da padroni sopra la vostra fede, è appoggiato alla lettera del testo greco: un altro senso però potrebbe essere: non perchè ci arroghiamo un dominio, che a noi non compete, sopra la vostra fede, nè perchè ci facciamo lecito di introdurre nuovi dommi da credere, o nuove regole di disciplina da osservare oltre quello, che già vi insegnammo.