Secondo libro dei Maccabei 9
Versetti esaminati
Davidde fuggiasco va a Nube città sacerdotale, dove stretto dalla fame mangia dei pani santificati datigli da Achimelech, essendo ivi presente Doeg Idumeo: prende la spada di Goliath, e ritiratosi presso Achis re di Geth, per timore si finge pazzo.
1Nello stesso tempo Antioco tornò ignominiosamente dalla Persia.2Imperocché essendo entrato in quella che chiamasi Persepoli, tentò di spogliare il tempio, e di opprimere la città; ma il popolo corse all'armi, e i suoi furono sbaragliati, e in tal guisa fuggitosene Antioco tornò indietro con disonore.3E giunto che fu verso Ecbatane intese quello, che era avvenuto a Nicanore, e a Timoteo.4E fuori di se per lo sdegno si pensò di sfugarsi sopra i Giudei degli oltraggi fattigli da quelli, che lo aveano messo in fuga; per la qual cosa ordinò, che il suo cocchio accelerasse, e camminava senza darsi riposo, spronato dalla vendetta del cielo, perché con tanta arroganza avea detto, che andava a Gerusalemme, e che volea farne una sepoltura de' Giudei.5Ma il Signore Dio d'Israele, che tutto vede, lo percosse con piaga insanabile, e invisibile; perocché appena ebbe dette queste stesse parole, lo prese un terribile dolore di viscere, e un acerbo tormento negli intestini:6E ciò molto giustamente, avendo egli con molti, e nuovi tormenti straziate le viscere altrui: né perciò rinunziava egli a' suoi malvagi disegni.7Che anzi pieno d'arroganza spirando fiamme contro i Giudei, e pressando perché si accelerasse il viaggio, ne avvenne, che correndo furiosamente cadde egli dal cocchio, e per la grave percossa se gli scompaginaron tutte le membra.8E quegli che con la superbia si alzava sopra la condizione di uomo, e si credea di comandare anche a' flutti del mare, e di pesare sulla stadera gli alti monti, umiliato adesso fino a terra era portato sopra una sedia, facendo nella propria persona conoscere la possanza di Dio:9Perocché scaturivano vermi dal corpo dell'empio, e di lui che vivea per soffrire cadevano a brani le carni, e il fetore ch'ei tramandava appestava l'esercito:10E colui che poco prima credevasi di avere a toccar col dito le stelle, per l'insoffribil fetore nissuno potea portarlo.11Caduto quindi dalla sua intollerabil superbia cominciò a venire in cognizione del suo essere, illuminato dal gastigo di Dio, accrescendosi di momento in momento i suoi dolori:12E non potendo più egli stesso sopportare il suo fetore, disse: Egli è giusto che l'uomo sia soggetto a Dio, e che un mortale non pretenda agguagliarsi a Dio.13Ma questo scellerato pregava il Signore, da cui non era per impetrare misericordia.14E quella città, verso la quale s'incamminava con tanta fretta per abbatterla fino a terra, e farne una sepoltura di ammontati cadaveri, desidera adesso di rimetterla in libertà:15E que' Giudei, a' quali dicea di non volere neppur concedere sepoltura, ma di dargli in preda agli uccelli di rapina, e alle fiere, e di sterminargli anche co' lor bambini, promette di agguagliarli agli Ateniesi:16E anche di ornare con ricchissimi doni quel tempio, che avea già spogliato, e che avrebbe accresciuto il numero de' vasi sacri, e avrebbe somministrate del suo le spese pei sagrifizj:17E di più che si sarebbe fatto Giudeo, e sarebbe andato attorno per ogni parte della terra magnificando il potere di Dio.18Ma non facendo tregua i dolori (perocché la giusta vendetta di Dio stava sopra di lui), perduta ogni speranza, scrisse a' Giudei in forma di preghiera una lettera di questo tenore:19A' Giudei ottimi cittadini salute, sanità, e felicità, il re, e principe Antioco.20Se voi, e i vostri figliuoli siete sani, e tutte le cose vostre camminan felicemente, noi ne rendiamo grazie.21E io trovandomi ammalato, avendo amorevole memoria di voi, sorpreso nel ritornare di Persia da questo grave malore ho stimato necessario di provedere alla comune utilità:22Non dandomi per disperato, ma confidando di scampare da questo male:23E riflettendo, che anche il padre mio nel tempo che andava coll'esercito nelle provincie superiori dichiarò chi dovesse dopo la sua morte regnare;24Affinchè ove qualche contrario accidente sopravvenisse, o accadesse qual che difficile affare, sapendo quelli, che stanno in questo, o in quel paese a chi fosse rimessa la cura delle cose più importanti, non si turbassero;25E considerando ancora, come ciascuno dei confinanti, e vicini possenti sanno aver l'occhio alle opportunità, e stanno aspettando gli eventi, ho designato re il mio figliuolo Antioco, il quale io più volte nel portarmi verso le superiori provincie raccomandai a molti di voi, e a lui ho scritto quanto segue.26Io pertanto vi prego, e vi scongiuro, che ricordevoli de' benefizj e comuni, e privati ognuno di voi serbi fede a me, e al mio figliuolo.27Perocché ho fidanza, che egli si diporterà con moderazione, e umanità, e seguendo le mie intenzioni sarà vostro l'autore.28Cosi adunque quell'omicida, e bestemmiatore da orrenda piaga percosso, nella stessa guisa che avea trattati gli altri, in lontano paese sulle montagne finì con miseranda morte la vita.29E Filippo suo fratello di latte trasportò il suo corpo, e temendo del figliuolo di Antioco se n'andò nell'Egitto da Tolomeo Filometore.Note
21,1:A trovare il Sacerdote Achimelech. In S. Marco, il Pontefice, a cui ricorse Davidde, è detto Abiathar, forse perché Abiathar figliuolo di Achimelech facesse le veci del padre ammalato, ovvero perchè tanto il padre, che il figliuolo aveano doppio nome.
Perché sei tu solo, ec. Quando Davidde si presentò al Pontefice egli era solo, ed avea lasciati i compagni in qualche distanza da Nobe.
21,2:Il re mi ha data un'incumbenza, ec. Davidde potè errare credendosi lecito di dire una bugia per salvare la vita. Se egli avesse confessato di essere in disgrazia del re, potea temere, che Achimelech per timore di Saulle non gli negasse ogni ajuto; tutto ciò non serve a canonizzar la menzogna, ma a diminuire la colpa.
21,4:Pane da laici. Pane popolare, pane comune. I LXX indussero pane profano. Se però la tua gente e pura, ec. Condiscendendo il Pontefice a dare a David per uso suo e de' compagni i pani della proposizione, persuaso, che Dio ciò permetteva nel gran bisogno, in cui si trovava David coi suoi compagni, chiede almeno, che questi non sieno cibo di gente, che abbia contratta qualche immondezza, particolarmente pel commercio colle loro donne.
21,5:E le vestimenta della mia gente sono state monde. Non abbiamo ne io, ne i miei compagni contratto impurità, per cui si abbia bisogno di lavar le vesti. Alcuni la interpretano altrimenti, e vorrebbero, che si traducesse: I corpi della mia gente sono stati mondi; ma non può recarsi esempio del vecchio testamento, in cui la parola vas significhi il corpo, benchè in tal senso sia usato da Paolo, 2. Cor. IV'7.I. Thess. IV. 4.
Veramente l'uso di questi pani ec. Oscurissimo luogo egli è questo; lo che ancora apparisce dalle tante maniere, onde è spiegato dagli interpreti. Ecco in qual modo io l'intendo: l'uso e il toccamento stesso delle cose sante rendeva immondi coloro, a' quali era vietato lo stesso uso e il toccamento: Davidde perciò dice, che veramente i laici non possono toccare, ne mangiare di quel pane senza controrre una certa impurità; ma che ed egli e i suoi compagni toglieranno questa impurità mangiando il pane stesso con quel rispetto, che deesi alle cose sante, e non prima di avere purificato le loro vesti. Aggiunta questa purificazione alla continenza, che tutti avean osservata, Davidde crede, che non sarebbe stato disapprovato da Dio l'uso di quel pane in tanta necessita. Vedi Erod. XXX. 29. Num. XIX. 21.
21,7:si trovò quivi... dentro il tabernacolo ec. Questo Doeg (detto quivi Idumeo o perchè tale fosse di origine, o di nascita o perché avesse passato qualche tempo di sua vita nell'Idumea) credesi che stesse nel tabernacolo per soddisfare a qualche suo volo, e ciò sembra indicarsi dall'Ebreo, il quale porta legato davanti al Signore, cioè ritenuto dinanzi al Signore, finchè avesse sciolto il suo voto. Quindi in vece di intus alcuni leggono tantus nella nostra vulgata.
21,10:Andò a trovare Achis re di Geth. A prima vista sembra temerario il partito preso da Davidde di andare a gettarsi nelle braccia di un re Filisteo dopo aver recati tanti danni e sconfitte a quella nazione: ma ne' casi disperati i consigli piu arditi son talora i migliori. Davidde non dovea lusingarsi di trovar rifugio contro di Saul negli altri vicini paesi, che erano in pace cogli Ebrei. Va a trovare questo re Filisteo, il quale potea credere sua ventura il togliere un tal campione a Israele, e averlo con se.
21,11:Il Re del (suo) paese. Considerato nel suo paese quasi come re per le sue azioni militari. La nozione datagli da Samuele non era nota ne a Saul, ne agli Ebrei, e molto meno a' cortigiani di Achis.
21,13:Gli scorreva la saliva per la barba. Come s'ei patisse di epilepsia. Vedi Marc. IX. 7. Luc. IX. 19. Lo sputo di simili malati si credeva contagioso per chi li trattasse, ed erano fuggiti come arrabbiati e furiosi. In questo tempo furono composti i salmi XXXIII e LV.