Scrutatio

Martedi, 23 aprile 2024 - San Giorgio ( Letture di oggi)

XLV - Come, avendo el mondo per lo peccato germinato spine e triboli, chi sono quelli ad cui queste spine non fanno male, bene che neuno passi questa vita senza pena.

Santa Caterina da Siena

XLV - Come, avendo el mondo per lo peccato germinato spine e triboli, chi sono quelli ad cui queste spine non fanno male, bene che neuno passi questa vita senza pena.
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— Ora ti voglio mostrare a cui le spine e triboli, che germinò la terra per lo peccato, fanno male e a cui no. E perché infine a ora t’ho mostrata la loro dannazione insiememente con la mia bontá, e hotti detto come essi sonno ingannati dalla propria sensualità, ora ti voglio dire come solo costoro son quegli che sonno offesi dalle spine.

Veruno che nasca in questa vita passa senza fadiga o corporale o mentale. Corporale le portano e’ servi miei, ma la mente loro è libera; cioè che non sente fadiga della fadiga, perché ha acordata la sua volontà con la mia, la quale volontà è quella cosa che dá pena a l’uomo. Pena di mente e di corpo portano costoro e’ quali Io t’ho conciati che in questa vita gustano l’arra de l’inferno; si come i servi miei gustano l’arra di vita etterna.

Sai tu quale è il piú singulare bene che hanno e’ beati? È d’avere la volontà loro piena di quel che desiderano. Desiderano me, e desiderando me essi m’hanno e mi gustano senza alcuna rebellione, però che hanno lassata la gravezza del corpo, el quale era una legge che impugnava contra lo spirito. El corpo l’era uno mezzo che non lassava perfettamente cognoscere la veritá; né potevano vedermi a faccia a faccia, perché ‘l corpo non lassava.

Ma, poi che l’anima ha lassato el peso del corpo, la volontà sua è piena, perché desiderando di vedere me ella mi vede: nella quale visione sta la vostra beatitudine. Vedendo cognosce, e cognoscendo ama, e amando gusta me sommo e etterno Bene; gustando sazia e empie la volontà sua, cioè il desiderio che egli ha di vedere e cognoscere me; desiderando ha, e avendo desidera, e, come Io ti dixi, di longa è la pena dal desiderio; e ‘l fastidio dalla sazietà.

Si che vedi ch’ e’ servi miei ricevono beatitudine principalmente in vedere e conoscere me. La quale visione e cognoscimento lo’ riempie la volontà d’avere ciò che essa volontà desidera, e cosí è saziata. E però ti dixi che, singularmente, gustare vita etterna era d’avere quello che la volontà desidera. Ma sappi che ella si sazia nel vedere e cognoscere me, come detto t’ho.

In questa vita gustano l’arra di vita etterna, gustando questo medesimo del quale Io t’ho detto che essi sonno saziati. Come hanno questa arra in questa vita? Dicotelo: in vedere la mia bontá in sé e in cognoscere la mia veritá; el quale cognoscimento ha l’intelletto illuminato in me, el quale è l’occhio de l’anima. Questo occhio ha la pupilla della sanctissima fede, el quale lume della fede fa discérnare e cognoscere e seguitare la via e dottrina della mia Verità, Verbo incarnato. Senza questa pupilla della fede non vedrebbe, se non come l’uomo che ha la forma de l’occhio, ma el panno ha ricoperta la pupilla che fa vedere a l’occhio. Cosí l’occhio de l’intelletto la pupilla sua è la fede; la quale, essendovi posto dinanzi el panno della infidelità, tratto da l’amore proprio di sé, non vede; ha la forma de l’occhio ma non el lume, perché esso se l’ha tolto.

Si che vedi che nel vedere cognoscono, e cognoscendo amano, e amando anniegano e perdono la volontà loro propria. Perduta la loro, si vestono della mia che non voglio altro che la vostra sanctificazione. E subbito si dànno a vòllere il capo adietro da la via di sotto, e cominciano a salire per lo ponte, e passano sopra le spine. Eperché sonno calzati e’ piei de l’affetto loro con la mia volontà, non lo’ fa male. E però ti dixi che sostenevano corporalmente e non mentalmente, perché la volontà sensitiva è morta, la quale dá pena e affligge la mente della creatura. Tolta la volontà, è tolta la pena, e ogni cosa portano con reverenzia, reputandosi grazia d’essere tribolati per me, e non desiderano se non quel ch’ Io voglio.

Se Io lo’ do pena da parte delle dimonia, permettendo lo’ le molte temptazioni per provarli nella virtú, si come lo ti dixi di sopra, essi resistono con la volontà, la quale hanno fortificata in me, umiliandosi e reputandosi indegni della pace e quiete della mente e reputandosi degni della pena. E cosí passano con allegrezza e cognoscimento di loro senza pena affliggitiva.

Se ella è tribolazione dagli uomini, o infermità, o povertà, o mutamento di stato nel mondo, o privazione di figliuoli o de l’altre creature le quali molto amasse (le quali tutte sonno spine che germinò la terra doppo el peccato), tutte le porta col lume della ragione e della fede sancta, raguardando me che so’ somma bontá e non posso volere altro che bene; e per bene le concedo: per amore e non per odio.

E cognosciuto che hanno l’amore in me, ed essi raguardano loro, cognoscendo e’ loro difecti. E vegono col lume della fede che ‘l bene debba essere remunerato e la colpa punita. Ogni piccola colpa vegono che meritarebbe pena infinita, perché è facta contra me che so’infinito Bene; e recansi a grazia che lo in questa vita gli voglia punire e in questo tempo finito. E cosí insiememente scontiano el peccato con la contrizione del cuore, e con la perfecta pazienzia meritano, e le fadighe loro sonno remunerate di bene infinito.

Poi cognoscono che ogni fadiga di questa vita è piccola per la piccolezza del tempo. El tempo è quanto una punta d’aco e non piú; ché passato el tempo è passata la fadiga. Adunque vedi che .è piccola. Essi portano con pazienzia e passano le spine actuali e non lo’ tocca el cuore, perché ‘l cuore loro è tracto di loro per amore sensitivo e posto e unito in me per affecto d’amore.

Bene è dunque la veritá che costoro gustano vita etterna, ricevendo l’arra in questa vita. E stando ne l’acqua non s’immollano, passando sopra le spine non si pongono (come decto t’ho), perché hanno cognosciuto me, sommo Bene, e cercatolo colà dove egli si truova, cioè nel Verbo de l’unigenito mio Figliuolo.