Scrutatio

Giovedi, 18 aprile 2024 - San Galdino ( Letture di oggi)

XLI - De la gloria de’ beati.

Santa Caterina da Siena

XLI - De la gloria de’ beati.
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— Cosí l’anima giusta, che finisce in affetto di caritá e legata in amore, non può crescere in virtú venuto meno el tempo, ma può sempre amare con quella dileczione che egli viene a me; e con quella misura gli è misurato. Sempre desidera me, e sempre m’ha; unde il ‘suo desiderio non è votio, ma avendo fame è saziato; e saziato si ha fame; e dilonga è il fastidio dalla sazietà, e dilonga è la pena dalla fame.

Ne l’amore godono ne l’etterna mia visione, participandó quel bene che lo ho in me medesimo, ognuno secondo la misura sua; cioè con quella misura de l’amore che essi sono venuti a me, con quella l’è misurato, perché sonno stati nella caritá mia e in quella del proximo, e uniti insieme con la caritá comune e con la particolare che esce pure d’una medesima caritá.

Godono ed exultano participando l’uno el bene de l’altro con l’affetto della carità, oltre al bene universale che essi hanno tutti insieme. E con la natura angelica godono ed exultano, co’ quali e’ sancti sonno collocati, secondo le diverse e varie virtú le quali principalmente ebbero nel mondo, essendo legati tutti nel legame della caritá. Hanno una singulare participazione con coloro co’ quali strettamente d’amore singulare s’amavano nel mondo. Col quale amore crescevano in grazia aumentando la virtú. L’uno era cagione a l’altro di manifestare la gloria e loda del nome mio in loro e nel proximo. Si che poi nella vita durabile non l’hanno perduto; anco l’hanno, participando strettamente e con piú abondanzia l’uno con l’altro, aggiontolo a l’universale bene.

E non vorrei però che tu credessi che questo bene particulare, il quale Io t’ho detto che egli hanno, l’avessero solo per loro, però che non è cosí; ma è participato da tueti quanti e’ gustatori cittadini e diletti miei figliuoli e da tutta la natura angelica. Unde, quando l’anima giogne a vita etterna, tutti participano el bene di quella anima, e l’anima del bene loro. Non che ‘l vasello suo né il loro possa crescere, né che abbi bisogno d’empirsi, però che egli è pieno e però non può crescere; ma hanno una exultazione, una giocundità, uno giubilo, una allegrezza, la quale si rinfresca in loro per lo cognoscimento il quale hanno trovato in quella anima. Vegono che per mia misericordia ella è levata dalla terra con la plenitudine della grazia, e cosí exultano in me nel bene di quella anima el quale ha ricevuto per la mia bontá.

E quella anima gode in me e ne l’anime e negli spiriti beati, vedendo in loro e gustando la bellezza e dolcezza della mia caritá. E’ loro desidèri sempre gridano dinanzi a me per la salvazione di tutto quanto el mondo. Perché la vita loro fini nella caritá del proximo, non l’hanno lassata; anco con essa passarono per la porta de l’unigenito mio Figliuolo per lo modo che lo di sotto ti contiarò. Si che vedi che con quello legame de l’amore in che fini la vita loro, con quello permangono; e dura sempre etternalmente.

Essi sonno tanto conformati con la mia volontà che essi non possono volere se non quello ch’ Io voglio; perché l’arbitrio loro è legato nel legame della caritá per si facto modo che, venendo meno el tempo a la creatura che ha in sé ragione, morendo in stato di grazia, non può piú peccare. E in tanto è unita la sua volontà con la mia che, vedendo il padre o la madre il figliuolo ne l’inferno, o il figliuolo la madre, non se ne curano; anco sonno contenti di vederli puniti come nemici miei. In neuna cosa si scordano da me: e’ desidèri loro sonno pieni.

El desiderio de’ beati è di vedere l’ onore mio in voi viandanti, e’ quali sète peregrini che sempre corrite verso il termine della morte. Nel desiderio del mio onore desiderano la salute vostra, e però sempre mi pregano per voi. El quale desiderio è adempito da me da la parte mia, colà dove voi ignoranti non ricalcitraste a la mia misericordia. Hanno desiderio ancora di riavere la dota del corpo loro; e questo desiderio non gli affligge non avendolo attualmente, ma godono gustando per certezza che egli hanno d’avere il loro desiderio pieno; non gli affligge però che non avendolo non lo’ manca beatitudine, e però non lo’ dá pena.

E non ti pensare che la beatitudine del corpo doppo la resurrexione dia piú beatitudine a l’anima. Ché se questo fusse, seguitarebbe che infine che non avessero il corpo avarebbero beatitudine imperfetta; la qual cosa non può essere, però che in loro non manca alcuna perfeczione. Si che non è il corpo che dia beatitudine a l’anima, ma l’anima darà beatitudine al corpo: darà de l’ abondanzia sua, rivestita ne l’ultimo di del giudicio del vestimento della propria carne la quale lassò.

Come l’anima è fatta immortale, fermata e stabilita in me; cosí el corpo in quella unione diventa immortale, perduta la gravezza e facto sottile e leggiero. Unde sappi che ‘l corpo glorificato passarebbe per lo mezzo del muro. Né il fuoco né l’acqua non l’offendarebbe, non per virtú sua ma per virtú de l’anima. La quale virtú è mia, data a lei per grazia e per amore ineffabile col quale lo la creai a la imagine e similitudine mia. L’occhio de l’intelletto tuo non è sufficiente a vedere, né l’orecchia a udire, né la lingua a narrare, né il cuore a pensare il bene loro.

Oh quanto diletto hanno in vedere me che so’ ogni bene i oh quanto diletto avaranno essendo col corpo glorificato! El quale bene ora non avendo, di qui al giudicio generale non hanno pena, perché non lo’ manca beatitudine, però che l’anima è piena in sé. La quale beatitudine participarà col corpo, come detto t’ho. Dicevoti del bene che avarebbe il corpo glorificato ne l’umanità glorificata de l’unigenito mio Figliuolo, la quale vi dá certezza della vostra resurrexione. Ine exultano nelle piaghe sue, le quali sonno rimase fresche, riservate le cicatrici nel corpo suo, le quali gridano continuamente misericordia per voi a me sommo ed etterno Padre. Tutti si conformaranno con lui in gaudio e in giocundità; occhio con occhio e mano con mano e con tutto quanto el corpo del dolce Verbo mio Figliuolo tutti vi conformarete. Stando in me, starete in lui, perch’egli è una cosa con meco. Ma l’occhio del corpo vostro, come detto t’ho, si dilectarà ne l’umanità glorificata del Verbo unigenito mio Figliuolo. Questo perché? però che la vita loro fini nella dileczione della mia carità, e però lo’ dura etternalmente.

Non che possano adoperare alcuno bene, ma godonsi quel che essi hanno portato, cioè che non possono fare veruno atto meritorio per lo quale essi possano meritare. Però che solo in questa vita si merita e pecca, secondo che piace a la propria volontà col libero arbitrio. Costoro none aspectano con timore il divino giudicio, ma con allegrezza. E non lo’ parrà, la faccia del Figliuolo mio, terribile né piena d’odio, perché e’ sonno finiti in caritá e in dileczione di me e benivolenzia del proximo. Si che vedi che la mutazione della faccia non sarà in lui quando verrà a giudicare con la Maiestà mia, ma in coloro che saranno giudicati da lui. A’ dannati aparrà con odio e con giustizia; ne’ salvati con amore e misericordia.