29 - Cristo ritorna con i primi cinque discepoli a Nazaret, dove battezza la sua Madre beatissima.

Suor Maria d'Agreda

29 - Cristo ritorna con i primi cinque discepoli a Nazaret, dove battezza la sua Madre beatissima.
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Cristo ritorna con i primi cinque discepoli a Nazaret, dove battezza la sua Madre beatissima.

1025. Il mistico edificio della Chiesa militante, che s'innalza sino a ciò che vi è di più sublime e inaccessibile in Dio, è stabilito sulla fermezza inespugnabile della fede cattolica, che Gesù, come prudente e saggio architetto, fissò in esso. Per assicurare questa saldezza alle sue fondamenta, cioè i suoi primi seguaci, egli incominciò immediatamente a informarli dei misteri della sua divinità e umanità santissima. Perché fosse creduto vero Messia, disceso dal seno del Padre e fattosi uno di noi per il nostro riscatto, era necessario e conseguente che spiegasse loro la sua incarnazione nel grembo di Maria; era, inoltre, opportuno che ella fosse conosciuta e venerata come madre e vergine. Così egli rivelò loro questo arcano tra gli altri riguardanti l'unione ipostatica e la redenzione, e con tale celeste istruzione furono alimentati questi suoi figli primogeniti. Mentre questi non erano ancora arrivati alla presenza della gran Regina, sapendola vergine prima, durante e dopo il parto, ne compresero le eccezionali prerogative. Cristo destò in loro un profondissimo rispetto e amore verso di lei, per cui bramavano di incontrare subito una creatura tanto eminente. Fece ciò sia perché desiderava con ardore che ella venisse onorata, sia perché per essi stessi era importante riverirla e avere di lei un concetto così alto. Tutti rimasero meravigliosamente rischiarati da tale favore, ma chi si distinse maggiormente fu Giovanni; infatti, da quando egli udì il suo Maestro elogiare la purissima Signora, la stima e la considerazione per una simile eccellenza crebbero sempre di più in lui, che era prescelto e predisposto per godere di singolari privilegi nel suo servizio, come affermerò in seguito e come risulta dal Vangelo.

1026. Essi, dunque, pregarono sua Maestà di dar loro la consolazione di vederla e ossequiarla. Acconsentì e, dopo essere entrato in Galilea, si diresse verso Nazaret, anche se procedette sempre insegnando apertamente e proclamandosi guida alla verità e alla vita eterna. Non aveva ancora chiamato con sé nessun altro che loro, ma molti presero ad andargli dietro, attirati dalla forza delle sue parole e dalla luce e grazia che infondeva nei cuori che l'accettavano. Sebbene fosse così ardente la loro devozione per Maria e così manifesta la preminenza che ella aveva su tutti, non dicevano l'opinione che avevano di lei e, per non rendere pubblico ciò che sentivano e intendevano, erano come muti e ignoranti di realtà tanto elevate. Aveva determinato questo la sovrana sapienza perché non era conveniente che, all'inizio della predicazione del Signore, si divulgassero già tali cose. Spuntava allora il Sole di giustizia e bisognava che il suo splendore si propagasse per le nazioni; benché la luna, la Regina beatissima, fosse nel pieno della santità, era ugualmente indicato che restasse nascosta per rifulgere nella notte che la lontananza di esso, al momento dell'ascesa al Padre, avrebbe lasciato nella Chiesa. Tutto poi avvenne così, poiché solo a quel punto ella brillò; frattanto, la sua superiorità fu svelata solo agli apostoli affinché ella fosse confessata, apprezzata e ascoltata come degna madre del Salvatore del mondo e maestra di ogni perfezione.

1027. Gesù proseguì il suo cammino, illuminando i nuovi credenti non solo nei misteri della fede, ma in tutte le virtù, con i discorsi e con l'esempio, così come poi durante l'annuncio della buona novella. A tal fine visitava i poveri e gli afflitti, consolava gli infermi e i tribolati negli ospedali e nelle carceri, e con tutti faceva straordinarie opere di misericordia nei corpi e nelle anime, anche se non si dichiarò autore di alcun miracolo sino alle nozze di Cana. Mentre egli era in viaggio, la Vergine si dispose a riceverlo con coloro che conduceva; essendo informata preventivamente di tutto, riassettò la sua misera abitazione per ospitarli e provvide premurosa al cibo necessario, perché era sempre prudente e accorta.

1028. Quando egli giunse a casa lo stava già aspettando sulla porta e, al suo ingresso, si prostrò a terra e gli baciò un piede e poi una mano chiedendogli la benedizione. Quindi, fece una stupenda professione della santissima Trinità e dell'umanità del Verbo incarnato. Anche se questo accadde in presenza dei discepoli, non fu senza discrezione e cautela da parte sua. Oltre a dare al suo Unigenito il culto e l'adorazione che gli spettavano come a vero Dio e uomo, gli restituì anche l'onore con cui l'aveva esaltata presso i suoi seguaci: come egli, stando lontano, li aveva istruiti sulla sua grandezza e sulla venerazione con la quale avrebbero dovuto trattarla, anch'ella, davanti a lui, volle insegnare ad essi il rispetto con cui avrebbero dovuto rivolgersi a colui che era loro Signore. Così fu in effetti, perché gli atti di profonda umiltà e carità con i quali lo ricevette come redentore infusero in loro ulteriore meraviglia e devozione verso di lui, e da allora in poi furono per essi modello di vita religiosa. In questo modo Maria divenne subito maestra e madre spirituale nella materia più importante, cioè la familiarità con l'Altissimo, ed essi si strinsero maggiormente a lei, genuflettendosi subito e domandandole che li accettasse come suoi figli. Il primo a fare tale offerta fu san Giovanni, che già superava tutti gli altri nello stimarla; ella la gradì in maniera speciale, perché questi era docile, mansueto e semplice e, inoltre, aveva il dono della castità.

1029. La Signora li fece entrare e portò in tavola quello che aveva preparato, stando sempre attenta a ogni cosa con sollecitudine materna e con compostezza e magnificenza regale; la sua incomparabile sapienza era capace di accordare tutto con ammirazione degli stessi angeli. Serviva sua Maestà in ginocchio con somma riverenza e a queste pie azioni aggiungeva alcune espressioni di smisurato valore, che indirizzava agli invitati riguardo alla gloria del loro Maestro per educarli nella dottrina veramente cattolica. Quella notte, quando gli altri si furono ritirati, il Salvatore andò, secondo la sua consuetudine, nel luogo di preghiera della Regina. La più umile tra gli umili gli si gettò innanzi come altre volte aveva fatto e, benché non avesse colpe da farsi perdonare, lo supplicò di avere pietà di lei se non si era prodigata abbastanza e aveva corrisposto scarsamente alla sua immensa generosità. Ella, infatti, nella sua modestia riteneva tutto quello che faceva poco e meno di quanto avrebbe dovuto all'amore infinito e a ciò che le era stato elargito, e quindi si considerava inutile al pari della polvere del suolo. Gesù la sollevò e le disse parole di vita eterna, ma con austera gravità perché in questo tempo era severo con lei per darle occasione di patire. Così fu finché non partì per andare al Giordano.

1030. La Vergine lo implorò ancora di concederle il battesimo da lui istituito come già le aveva assicurato e, affinché esso fosse celebrato con solennità degna di loro, per decreto divino discese dai cori del cielo una moltitudine innumerevole di spiriti in forma visibile. Con la loro assistenza egli stesso glielo impartì e immediatamente si udì la voce del Padre esclamare: «Questa è la mia Figlia diletta, in cui io mi compiaccio». Il Figlio proclamò: «Questa è la mia Madre amatissima, che io ho scelto e che coopererà con me in tutto». E lo Spirito Santo affermò: «Questa è la mia Sposa eletta tra mille». Maria con tale sacramento sentì ed ebbe tanti e così sublimi benefici interiori che non si possono spiegare con il nostro linguaggio; gliene furono dati infatti di nuovi, fu ritoccata nella bellezza della sua candidissima anima e salì a livelli più elevati. Ottenne l'illuminazione e il carattere che esso conferisce, contrassegnando i cristiani, e oltre agli effetti comunicati di per sé, eccetto la remissione del peccato, che non aveva né mai ebbe, si guadagnò eccelsi gradi di perfezione per l'umiltà di assoggettarsi a tale rito stabilito per la purificazione degli uomini. Quanto al merito fu per lei come per il nostro Redentore, anche se ella soltanto conseguì un aumento di grazia perché a lui non era possibile. Subito dopo compose con i custodi un cantico di lode per ciò che le era stato amministrato e, prostrata davanti al Signore, gli mostrò la sua riconoscenza con enorme tenerezza.

 

Insegnamento della Regina del cielo

1031. Carissima, scorgo la tua benedetta premura e gelosia della grande fortuna dei discepoli e specialmente di Giovanni, mio favorito. Certamente fui legata a lui in modo singolare, perché era puro come una semplice colomba e agli occhi dell'Altissimo era molto gradito per questo e per la sua affezione nei miei confronti. Desidero che tale esempio ti sia di stimolo per fare quanto io bramo che tu compia verso di lui e verso di me. Sai già che io sono benigna e accolgo maternamente tutti quelli che, con fervore e riverenza, vogliono essere miei figli e servi del mio Dio. Li riceverò a braccia aperte e, con gli stessi impulsi di carità che egli mi ha comunicato, sarò loro avvocata e intercederò per loro. Tu, essendo la più inutile, povera e trascurata, sarai un motivo maggiore perché si manifesti la mia abbondante misericordia e, quindi, ti chiamo e ti invito ad essermi particolarmente devota nella Chiesa.

1032. Tale promessa, però, si adempirà ad una condizione che esigo da parte tua. Essa è che, se davvero hai santa invidia dei sentimenti che io provai per l'Evangelista e della corrispondenza che egli me ne rese, lo imiti fedelmente secondo le tue forze; devi garantirmi questo e fare senza mancanze quanto ti ordino. È mio volere che ti affatichi sino a che in te non siano morti l'amor proprio e tutte le conseguenze della colpa originale, non siano estinte le inclinazioni terrene derivanti dal fomite e tu non ti sia rimessa nello stato di limpida schiettezza e sincerità, che distrugge ogni malizia e doppiezza. Sii celestiale in tutto ciò che fai, poiché la magnanimità dell'Onnipotente verso di te è tale che ti ha dato luce e intelligenza più di angelo che di creatura umana. Io ti procuro questi larghi aiuti, ed è giusto che l'operare sia proporzionato al comprendere. Abbi verso di me un incessante affetto e un continuo anelito a curarmi e ad attendere a me, stando sempre attenta ai miei consigli e con lo sguardo fisso alle mie mani, per sapere ciò che ti comando ed eseguirlo prontamente. Così tu sarai mia autentica figlia e io sarò la tua protettrice e la tua dolce madre.