27 - Cristo, nostro salvatore, alla fine del suo digiuno permette a Lucifero di tentarlo e lo vince.

Suor Maria d'Agreda

27 - Cristo, nostro salvatore, alla fine del suo digiuno permette a Lucifero di tentarlo e lo vince.
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Cristo esce dal deserto e torna nel luogo in cui si trovava san Giovanni; poi, sino alla vocazione dei primi discepoli, si dedica ad alcune opere in Giudea. Maria beatissima conosce ed imita tutto questo.

1009. Sua Maestà, avendo gloriosamente conseguito i nascosti e sublimi fini del suo digiuno e della sua solitudine con le vittorie ottenute sul demonio e su tutti i suoi vizi, decise di uscire dal deserto per portare avanti le opere della redenzione. Prima di farlo, si prostrò a terra magnificando il Padre che gliele aveva affidate e ringraziandolo di quanto aveva già compiuto per la sua umanità santissima a propria esaltazione e a beneficio dei mortali. Elevò una ferventissima preghiera per tutti coloro che, volendolo imitare, si sarebbero ritirati in disparte o per sempre o per qualche tempo per dedicarsi alla contemplazione e all'ascesi, distaccandosi dal mondo e dalle sue preoccupazioni. L'Altissimo gli promise di favorirli, di parlare al loro cuore con parole di vita eterna e di andare loro incontro con larghe benedizioni e aiuti speciali, se si fossero aperti a riceverli e a corrispondervi. Quindi, Gesù gli domandò, come uomo vero, il permesso di lasciare quel luogo e partì assistito dagli angeli.

1010. Si diresse verso il Giordano, dove il suo precursore continuava a battezzare e a predicare, affinché fosse da lui data nuova testimonianza al suo ministero di salvatore e alla sua divinità. Accondiscese anche al desiderio del medesimo Giovanni di rivederlo e conversare ancora con lui. Questi, infatti, dopo averlo incontrato in occasione del battesimo che egli stesso gli aveva amministrato, era stato completamente infiammato e ferito da quella nascosta e celeste forza che attirava a sé tutte le cose e negli animi più disponibili, come il suo, si comunicava con maggior ardore di carità. Il nostro Maestro arrivò alla sua presenza per la seconda volta ed egli, scorgendolo mentre si avvicinava, prima di proferire altro dichiarò ciò che è riferito nella Scrittura: «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!». Attestò questo additando il Signore e, rivolgendosi alla gente che stava con lui per essere immersa nel fiume e per ascoltarlo, proseguì: «Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele».

1011. Asserì ciò perché in antecedenza non lo aveva visto né aveva avuto la rivelazione del suo avvento, che ebbe in quella circostanza. Soggiunse anche che aveva contemplato lo Spirito Santo scendere su di lui e testificare che era davvero il Figlio di Dio. Mentre, infatti, questi soggiornava nel deserto, i giudei di Gerusalemme avevano inviato al Battista la delegazione di cui il quarto evangelista dà notizia nel capitolo primo, chiedendogli chi fosse. Aveva allora risposto che battezzava con acqua, ma in mezzo a loro c'era uno che essi non conoscevano e che era stato fra loro nel Giordano; sarebbe venuto dopo di lui ed egli non era degno di sciogliere il laccio dei suoi sandali. Così, quando l'Unigenito ritornò presso di lui, egli lo chiamò agnello di Dio e ripeté la testimonianza resa da poco ai farisei, aggiungendo che aveva osservato lo Spirito sopra il suo capo come gli era stato preannunciato. San Matteo e san Luca riportano, inoltre, la voce del Padre che si udì dall'alto nel medesimo istante, ma san Giovanni parla solamente dello Spirito Santo in forma di colomba perché il precursore non palesò di più agli astanti.

1012. La Regina nel suo oratorio ebbe luce sulla sincerità con cui quel fidatissimo servo confessò di non essere il Cristo e professò nel modo già esposto la divinità di Gesù. Supplicò l'Onnipotente che in contraccambio lo premiasse e ricompensasse, ed egli, con sconfinata generosità, stabilì che fosse innalzato sopra tutti i nati di donna e riempito di nuove grazie, determinando di dargli tutto l'onore che era capace di ricevere come uomo fra gli uomini, poiché non aveva accettato quello di essere considerato il Messia. Alcuni dei presenti furono molto colpiti da ciò che il Battista aveva affermato e gli domandarono a chi si riferisse; ma, proprio mentre li stava informando della veridicità delle sue parole, sua Maestà si allontanò incamminandosi verso Gerusalemme, essendo rimasto assai poco con lui. Non vi si recò però direttamente, ed anzi per vari giorni visitò piccoli villaggi, ammaestrandone gli abitanti senza divulgare la propria identità, rendendo loro noto che colui che aspettavano era nel mondo, indirizzandoli con la sua dottrina alla vita eterna e invitando molti al battesimo di Giovanni, affinché si disponessero con la penitenza ad accogliere la redenzione.

1013. I testi sacri non specificano dove egli dimorò dopo il digiuno, né quali opere fece, né il tempo che impiegò in esse. Ciò che mi è stato svelato è che si trattenne quasi dieci mesi in Giudea senza rientrare a Nazaret dalla sua santissima Madre e neppure in Galilea, sino a quando incontrò ancora il Battista e questi gli disse la seconda volta: «Ecco l'agnello di Dio!». Andarono allora dietro a lui sant'Andrea e i primi discepoli che sentirono tale espressione e, subito dopo, egli chiamò san Filippo, come ci è tramandato. In questo periodo rischiarò e preparò le anime con ammonimenti e aiuti ammirevoli, perché si risvegliassero dall'oblio in cui si trovavano e, in seguito, quando avrebbe incominciato a predicare e a fare gesti straordinari, fossero più pronte al dono della fede in lui e lo seguissero, come accadde a molti di quelli che lasciò così illuminati e catechizzati. È certo che per il momento non discusse con i farisei e con i dottori della legge, perché non erano tanto propensi a credere alla verità, che cioè l'Atteso era venuto; infatti, non l'accettarono neanche dopo, benché confermata da meraviglie, discorsi e segni tanto evidenti. È certo, inoltre, che si rivolse agli umili e ai poveri, i quali meritarono di essere evangelizzati e istruiti per primi, elargendo loro in quella provincia immense misericordie, non solo con un particolare insegnamento e celati favori, ma anche con alcuni miracoli compiuti da lui in segreto. Per questo lo ritenevano un grande profeta e un uomo santo. Con tali richiami ridestò i cuori di innumerevoli persone e le mosse a staccarsi dal peccato e a cercare il regno di Dio, che già si stava avvicinando con l'annuncio che portava e con l'ormai prossimo riscatto.

1014. Maria era a conoscenza di tutte le occupazioni di suo Figlio, sia per mezzo della sublime luce che già ho spiegato sia tramite le ambasciate dei suoi mille angeli, che sempre l'assistevano in apparenza visibile mentre era lontano. Per conformarsi totalmente a lui in ogni cosa, anch'ella uscì dal suo luogo di ritiro quando egli abbandonò il deserto. Come il Signore, pur non potendo di sicuro crescere nella carità, la mostrò più fervidamente dopo avere vinto il diavolo col digiuno e con tutte le altre virtù, così sua Madre, con i nuovi aumenti di grazia acquistati, si infiammò maggiormente nell'imitare con sollecitudine le sue azioni in ordine alla salvezza e per precorrere la sua manifestazione. La Maestra divina peregrinò per i dintorni accompagnata dai suoi custodi e, con la pienezza della sua sapienza e la potestà di nostra sovrana, operò prodigi mirabili, ma di nascosto, come il Verbo incarnato. Proclamava la venuta del Messia senza svelare chi fosse, indicava a molti la via della vita, li discostava dal male, abbatteva i demoni e diradava le tenebre di coloro che erano nell'inganno e nell'ignoranza, disponendoli a ricevere la redenzione e a confessarne l'autore. A questi benefici spirituali ne univa molti corporali, sanando gli infermi, consolando gli afflitti e andando a trovare i miseri; sebbene li indirizzasse più frequentemente alle donne, ne fece tanti anche agli uomini, i quali, se erano di modesta condizione e disprezzati, non perdevano questo sostegno, né la felicità di essere visitati dal la Regina dell'universo.

1015. Tali viaggi durarono lo stesso tempo che Gesù impiegò per percorrere la Giudea ; ella si comportò sempre come lui in tutto, anche nello spostarsi a piedi e, benché talora rientrasse nella sua città, ripartiva subito dopo. In questi dieci mesi poi mangiò assai poco, poiché fu tanto nutrita e rinvigorita dal cibo celeste che egli le aveva inviato da avere forze non solo per camminare attraverso molte località e strade, ma anche per non avvertire troppo la necessità di altro sostentamento. Ebbe allo stesso modo notizia di quanto san Giovanni faceva, esortando e battezzando sulle sponde del Giordano, e alcune volte gli mandò anche parecchi dei suoi messaggeri perché lo confortassero e ripagassero la lealtà che dimostrava al suo Dio. In tutto questo provava grandi estasi d'amore per il naturale e santo affetto col quale aspirava a stare con il suo Unigenito, il cui cuore veniva ferito da quei divini e castissimi gemiti. Prima che egli tornasse da lei per risollevarla e per dare inizio ai suoi miracoli e alla predicazione pubblica, accadde però ciò che dirò tra breve.

 

Insegnamento della Regina del cielo

1016. Figlia mia, ti do l'insegnamento di questo capitolo, racchiuso in due importanti ammonimenti. Il primo è quello di aver cara la solitudine e fare in modo di custodirla con singolare cura, affinché ti spettino le benedizioni e le promesse che Cristo meritò e preannunciò a quelli che lo avrebbero seguito in essa: cerca sempre di stare appartata, quando per obbedienza non sei obbligata a conversare con qualcuno e, anche in questo caso, se ne esci, portala con te nel segreto in maniera che né i sensi né il loro uso la allontanino. Negli affari di questo mondo devi essere come di passaggio, fissa nel deserto che è dentro di te, e, affinché qui tu possa ritrovarla, non devi lasciare che vi si introducano immagini di creature, immagini che talvolta ci occupano più delle creature stesse e sempre tolgono la libertà interiore. Sarebbe cosa riprovevole che ti soffermassi su qualcuna di esse o che qualcuna prendesse posto nel tuo cuore, poiché mio Figlio lo brama tutto e solo per sé, e anch'io desidero questo. Il secondo è quello di attendere innanzitutto a ritenere degno di stima il tuo intimo per conservarlo puro e senza macchia. Quindi, è mia volontà che ti impegni per la giustificazione di tutti e particolarmente che imiti il Signore e me in ciò che operammo a favore dei più poveri e piccoli. Essi chiedono spesso il pane del consiglio e della sapienza e non trovano chi lo comunichi e distribuisca loro, come accade invece ai più potenti e ricchi, i quali hanno numerosi ministri da poter consultare. Molti di questi umili e sventurati vengono da te: ricevili con la compassione che ne senti, consolali e accarezzali, affinché con la loro sincerità accettino la luce e i suggerimenti che ai più accorti si devono dare in diverso modo. Procura di guadagnare tali anime, che tra le miserie temporali sono preziose agli occhi di Dio, e lavora incessantemente affinché esse e le altre non perdano il frutto della redenzione. Non essere mai soddisfatta, ma stai sempre pronta anche a morire, se fosse necessario.