22 - Maria santissima offre il suo Unigenito all'eterno Padre per la redenzione degli uomini.

Suor Maria d'Agreda

22 - Maria santissima offre il suo Unigenito all'eterno Padre per la redenzione degli uomini.
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Maria santissima offre il suo Unigenito all'eterno Padre per la redenzione degli uomini e in cambio di questo sacrificio le è concessa una visione chiara di Dio; prende, quindi, commiato dal medesimo Figlio, che si reca a predicare nel deserto.

951. L 'amore che la nostra gran Regina nutriva per il suo Unigenito era la regola per mezzo della quale era possibile ponderare gli altri suoi affetti ed atti, tra cui pure le passioni e i sentimenti di gioia e di dolore, che secondo le diverse cause ella provava. Per misurare questo ardore la nostra capacità non trova alcun criterio sicuro, né lo possono trovare gli angeli, all'infuori di quello che intendono con la vista chiara dell'essere divino. Tutto il rimanente, che si può dire per via di circonlocuzioni e similitudini, non è che la minima parte di ciò che questo incendio comprende in se stesso. Ella infatti amava Gesù come figlio del Padre, uguale a lui nella divinità e nelle sue infinite perfezioni ed attributi; l'amava ancora come figlio proprio e naturale, e suo solo nell'umanità, formato dalla sua stessa carne e dal suo stesso sangue; l'amava, perché nella sua umanità si celava il Santo dei santi e la causa meritoria di tutta la santità. Egli era il più bello tra i figli degli uomini, il più obbediente e affezionato figlio di sua madre e colui che maggiormente la celebrava e la colmava di benefici: poiché era suo figlio la innalzò alla suprema dignità fra le creature, e la arricchì tra tutte e sopra tutte con i tesori della divinità, col dominio su ogni cosa esistente e con i favori che a nessun'altra si sarebbero potuti degnamente concedere.

952. Questi motivi e stimoli di fervore erano depositati, e come racchiusi, nella sapienza della Signora con molti altri, che solo la sua scienza poteva comprendere. Il suo cuore era libero da impedimenti, poiché candido e purissimo, ed ella non conosceva ingratitudine, essendo dotata di profondissima umiltà ed eccezionale fedeltà nel corrispondere. Non era lenta, perché con la sua grande forza di volontà collaborava con la grazia; non era pigra, ma diligentissima; non trascurata, ma zelantissima e sollecita; non si dimenticava, perché la sua memoria era tenace e stabile nel ricordare i doni, le ragioni e le leggi della carità. Stava nella sfera dello stesso fuoco alla presenza di Dio, alla scuola di lui in compagnia di Cristo e di fronte alle sue opere ed azioni, sempre copiando quella viva immagine. Niente mancava a questa dolcissima amante per giungere alla misura dell'amore, che sta nell'amare senza misura. Questa luna bellissima, trovandosi dunque nella sua pienezza, fissò il Sole di giustizia per la durata di quasi trent'anni; essendosi innalzata come aurora al supremo grado della luce e all'ultimo grado dell'incendio amoroso del giorno chiarissimo della grazia, era come estraniata da tutto il visibile e trasformata nel suo diletto, che la ricambiava con affetto, elargizioni e manifestazioni di tenerezza. Ed ecco che nel punto più alto, nell'occasione più ardua, accadde che udì l'Eterno che la chiamava, come in figura aveva chiamato il patriarca Abramo, affinché immolasse il pegno del suo amore e della sua speranza, cioè il suo Isacco.

953. Maria non ignorava che il tempo passava velocemente, perché già sua Maestà era entrato nei trent'anni di età, e che si avvicinava il termine stabilito per assolvere il debito dei mortali; tuttavia, finché era in possesso del bene che la rendeva così beata, ne mirava come da lontano la privazione, non ancora sperimentata. Poiché l'ora si stava avvicinando, un giorno in cui era rapita in un'estasi sublime fu posta dinanzi al trono regale, dal quale uscì una voce che con mirabile potenza le disse: «Mia sposa, offritemi il vostro Unigenito in sacrificio». Con queste parole ella conobbe il disegno prestabilito della redenzione umana per mezzo della passione del nostro Maestro, e tutto ciò che doveva accadere fino all'inizio della stessa, cioè l'intero svolgimento del ministero di predicazione e del magistero del Signore. Al rinnovarsi di questo pensiero, sentì molteplici e diversi effetti nel suo animo, di sottomissione e umiltà, di carità verso Dio e verso gli uomini, di compassione e tenerezza e di naturale dolore per ciò che suo Figlio doveva patire.

954. Eppure, senza turbarsi e con cuore magnanimo, rispose così all'Altissimo: «Re sapiente e benigno, tutto quello che esiste fuori di voi ha ricevuto e riceve la vita dalla vostra liberale misericordia e grandezza. Di tutto siete padrone e sovrano indipendente. Come mai ordinate a me, vile vermiciattolo della terra, che sacrifichi e consegni alla vostra divina disposizione colui che per vostra ineffabile bontà proprio da voi mi è stato donato? È vostro, perché nell'eternità lo avete generato prima della stella del mattino e sempre lo generate e lo genererete per infiniti secoli. Se nel mio grembo l'ho rivestito della forma di servo con il mio stesso sangue, se l'ho alimentato al mio seno, se l'ho allevato e ne ho avuto cura, anche quell'umanità santissima è tutta vostra come io sono vostra, perché da voi ho avuto tutto quello che sono e che ho potuto dargli. Che mi resta dunque da offrirvi, che non sia più vostro che mio? Confesso che con tanta generosità ci arricchite con i vostri immensi tesori, che anche il vostro diletto, generato dalla vostra sostanza e dalla luce della vostra stessa divinità, voi lo chiedete in volontaria oblazione per rendervi obbligato da essa. Con lui mi sono stati dati contemporaneamente tutti i beni, e dalla sua mano ho accolto enormi benefici e onori. Egli è la virtù della mia virtù, la sostanza del mio spirito, la vita della mia anima e l'anima della vita con cui mi sostenta, la gioia con cui vivo. Mi sarebbe dolce tale sacrificio, se lo consegnassi solamente a voi che ne sapete il valore, ma chiedermi di offrirlo al volere della vostra giustizia, affinché questa si esegua per mano dei suoi crudeli nemici a prezzo della sua vita, più stimabile di quanto vi è di creato fuori di essa, è davvero troppo per una madre; però non si compia la mia volontà, ma la vostra. Si ottenga la libertà del genere umano, resti soddisfatta la vostra equità, si manifesti il vostro sconfinato amore, sia conosciuto il vostro nome e magnificato da tutti gli esseri viventi. Io consegno il mio caro Isacco, perché sia realmente immolato, consegno il figlio delle mie viscere, perché secondo l'immutabile disegno della vostra provvidenza paghi il debito contratto non da lui, ma dai discendenti di Adamo, e perché si adempia in lui tutto ciò che i profeti per vostra ispirazione hanno scritto e dichiarato».

955. Questa offerta della Vergine, per le condizioni che la contraddistinsero, fu per il Padre la maggiore e la più accetta di quante gliene furono rese dal principio del mondo o gliene saranno rese sino alla fine, all'infuori di quella del Verbo incarnato. Il suo olocausto fu così strettamente collegato a quello di Cristo da essere con esso il medesimo, per quanto possibile. Se l'estremo grado della carità si manifesta nel donare la vita per colui che si ama, senza dubbio Maria oltrepassò grandemente questo limite, giacché amava la vita di Gesù molto più della propria. Questo "più" era senza misura, poiché per preservarla, se fossero state sue quelle di tutti gli uomini, sarebbe morta altrettante volte, ed altre innumerevoli ancora. Non vi è altro criterio con cui si possa ponderare il suo amore verso di noi, eccetto quello dell'Onnipotente stesso. Poiché, come fu detto a Nicodemo che Dio aveva tanto amato il mondo da dare il suo Unigenito perché nessuno perisse di tutti quelli che avrebbero creduto in lui, così pare che a suo modo abbia fatto la Regina di misericordia, e a lei proporzionatamente dobbiamo il nostro riscatto; infatti, ella ci amò a tal punto che diede suo Figlio per la nostra salvezza. Se non lo avesse sacrificato quando le fu richiesto, non avrebbe potuto aver luogo il riscatto secondo quel decreto, la cui esecuzione doveva avvenire con il suo consenso per beneplacito dell'Altissimo. Fino a tal punto ella ci tiene obbligati a sé!

956. Dopo che la beatissima Trinità ebbe accolto la sua oblazione, era conveniente che, senza indugio, la rimunerasse e ricompensasse con qualche favore mediante il quale ella venisse consolata nella sua pena, incoraggiata per le altre che la sovrastavano e messa a conoscenza con maggior chiarezza delle ragioni del comando superno. Mentre dunque era rapita in estasi, fu sollevata ad un altro stato più sublime e ivi, preparata e disposta con le illuminazioni e qualità che in altre occasioni ho riferito, ebbe una visione intuitiva: nella serenità e nella luce dello stesso essere divino, ravvisò l'inclinazione del sommo Bene a comunicare per mezzo della redenzione i suoi tesori infiniti agli esseri ragionevoli, e la gloria che tra di essi ne sarebbe derivata al suo nome. Per questa nuova cognizione dei misteri occulti a lei manifestati, con giubilo offrì un'altra volta sua Maestà e fu confortata con il vero pane di vita e d'intelletto, affinché con invincibile coraggio lo assistesse nelle opere della redenzione e ne fosse coadiutrice e cooperatrice, come appunto fece.

957. La visione quindi cessò, ed io non mi trattengo ora a spiegare i benefici che ella ne acquisì, perché furono simili a quelli che ho già dichiarato a proposito di altre visioni intuitive. Sta di fatto che la virtù e gli effetti divini la prepararono efficacemente a separarsi dal nostro Maestro, che subito decise di andare a ricevere il battesimo e a digiunare nel deserto. Egli la chiamò e le parlò con dolcissima tenerezza: «Colomba mia, ho preso forma di servo unicamente dalla vostra sostanza e dal vostro sangue nel vostro grembo castissimo, e dopo sono stato nutrito al vostro seno e alimentato con il vostro sudore e il vostro lavoro. Per queste ragioni mi riconosco ancor più figlio e figlio vostro di qualunque altro mai che lo fu o lo sarà della propria madre. Datemi la vostra approvazione, perché io vada ad obbedire all'Eterno. Già è tempo che io mi separi da voi e dia inizio al riscatto dei miei fratelli. È ormai prossima l'ora d'incominciare a patire a tal fine, ma desidero eseguire tutto ciò con la vostra assistenza e con la vostra collaborazione. E benché adesso sia necessario lasciarvi sola, la mia benedizione e la mia sollecita, amorosa ed onnipotente protezione resteranno con voi. Quindi ritornerò, affinché mi accompagniate ed aiutiate nei miei affanni, poiché li devo sopportare nella forma di uomo che voi mi avete dato».

958. Con queste parole Gesù cinse le braccia al collo della Vergine, ed entrambi sparsero molte lacrime con mirabile maestà e tranquilla gravità, come maestri nella scienza del soffrire. Ella s'inginocchiò e gli rispose con incomparabile dolore e riverenza: «Mio Signore, voi siete vero figlio mio ed a voi ho consacrato tutto l'amore e tutte le forze che mi avete dato. Il mio intimo vi è palese e sapete che avrei stimato ben poco la mia vita per custodire la vostra, se fosse stato conveniente che per tale causa io morissi molte volte, ma si devono adempiere la volontà del Padre e la vostra. Io ve la dono: prendetela come sacrificio e offerta a voi gradita, e non mi manchi il vostro riparo. Maggior tormento sarebbe per me se aveste a patire senza che io vi accompagnassi nel martirio e nella croce. Merito questo favore, che come vera madre vi domando in ricompensa della natura umana che avete ricevuto da me e nella quale andate a perire». Lo pregò inoltre di portarsi del cibo da casa o di permetterle d'inviarglielo ove egli si fosse trovato; ma nulla di ciò accettò il Salvatore, che le fece comprendere che cosa fosse più opportuno fare. Si recarono insieme sino alla porta della loro povera abitazione, dove per la seconda volta ella in ginocchio gli chiese la benedizione e gli baciò i piedi. Il Verbo incarnato gliela impartì e poi incominciò il suo viaggio, uscendo come il buon Pastore alla ricerca della pecorella smarrita, per caricarsela sulle spalle e ricondurla sul sentiero della vita imperitura, che aveva perduto perché ingannata e impaurita.

959. Quando egli partì per farsi battezzare da san Giovanni aveva da poco trent'anni, dal momento che si recò direttamente sulla riva del Giordano tredici giorni dopo averne compiuti ventinove, nel medesimo giorno in cui la Chiesa celebra tale mistero. A questo punto, qualunque riflessione tentassi di formulare sulle pene di Maria in questa separazione e sulla compassione di Cristo sarebbe inadeguata, perché ogni amplificazione e tutte le ragioni sono insufficienti e non proporzionate a manifestare ciò che passò nel loro animo. Siccome questo distacco doveva rientrare nel numero delle loro afflizioni, non fu conveniente moderare gli effetti del loro naturale affetto reciproco. L'Altissimo fece in modo che entrambi operassero tutto il possibile, compatibilmente con la loro somma santità. Non valse a lenire l'angoscia dell'Unigenito l'accelerare il passo, essendo egli spinto dalla forza della sua immensa carità a volere il nostro rimedio; né la consapevolezza di tale motivazione valse a mitigarla in lei, perché tutto ciò rendeva sempre più sicure le tribolazioni che la sovrastavano e acuiva il dolore che dalla conoscenza di esse le derivava. O dolcissimo tesoro mio! Come non vi frena l'ingratitudine e la durezza dei nostri cuori? Come non vi arresta la nostra piccolezza di fronte alla vostra grandezza, oltre alla nostra grossolana corrispondenza? O sollievo dell'anima mia, senza di noi sareste ugualmente beato come con noi, ugualmente infinito nelle perfezioni e nella gloria; e niente noi possiamo aggiungere a quella che avete unicamente in voi stesso, senza dipendenza e necessità di creature! Perché, dunque, così premurosamente ci cercate e sollecitate? Perché a così caro prezzo procurate il bene altrui? Senza dubbio il vostro incomprensibile ardore e la vostra bontà lo stima come proprio, e solamente noi lo trattiamo come estraneo a voi e a noi stessi.

 

Insegnamento della Regina del cielo

960. Mia diletta, voglio che ponderi e penetri più profondamente i misteri che hai scritto, e che te ne formi una più alta idea per il tuo giovamento e per giungere in una certa misura alla mia imitazione. Tieni dunque presente che, nella visione dell'Eterno a me concessa in questa occasione, egli mi fece capire in che stima tenesse i tormenti della passione e morte di Gesù e di tutti quelli che avrebbero dovuto ricalcare le sue orme sul cammino della croce. In considerazione di questo non solo l'offrii di buon grado, ma anche supplicai di potergli stare accanto e di partecipare di tutti i suoi supplizi, e ciò mi fu permesso. Quindi domandai a sua Maestà che mi fosse tolto il conforto del suo Spirito, per cominciare a seguirlo nella prova. Egli stesso m'ispirò tale richiesta, perché era conforme al suo volere, e questo fu quanto l'amore mi indusse ed insegnò a fare. La tenerezza che mi donava, come figlio e come Dio, mi spingeva a desiderare le sofferenze, che mi furono date perché egli corregge chi ama; volle che a me come a madre non mancasse questo beneficio e il privilegio di essergli del tutto simile in ciò che maggiormente apprezzava nell'esistenza terrena. Subito si adempì in me il beneplacito divino, secondo i miei aneliti: rimasi sprovvista dei favori e delle consolazioni che solevo ricevere e da allora in poi egli smise di trattarmi con tanta amorevolezza. Questa fu una delle ragioni per cui non mi chiamò madre ma donna alle nozze di Cana, ai piedi del duro legno e in altre occasioni nelle quali usò lo stesso atteggiamento, comportandosi con severità e negandomi parole di dolcezza: ciò non era assolutamente disamore, ma il grado più alto dell'amore, perché mi rendeva somigliante a lui nei supplizi che egli aveva eletto per sé, come stimabile eredità e tesoro.

961. Da questo potrai comprendere la comune ignoranza e l'errore dei mortali, quanto cioè si discostino dal vero sentiero e dalla luce, quando generalmente e quasi tutti si danno da fare per non faticare, si affannano per non patire, ed aborriscono la sicura via della croce e della mortificazione. Per questo pericoloso inganno non solo hanno in avversione il modello di Cristo e il mio, e si privano di esso che è il vero e sommo bene della vita, ma inoltre, così facendo, si sbarrano da soli la strada che conduce alla beatitudine senza fine, perché tutti sono infermi e infiacchiti a causa di molte colpe, e la loro unica medicina è la pena. Le trasgressioni si commettono con turpe piacere e si redimono col dolore dell'espiazione; è nella tribolazione infatti che le perdona il giusto giudice. Così si reprime il fomite del peccato, si fiaccano le forze sregolate della concupiscenza e dell'irascibilità, si umiliano la superbia e l'alterigia, si assoggetta la carne, si devia il gusto dal male e da quello che è sensibile e materiale, si allontana l'intelletto dall'errore, si rettifica la volontà. In più, tutte le facoltà si piegano al dovere, e si moderano nelle loro diverse funzioni e sollecitazioni, e soprattutto si induce l'Onnipotente a compassione dell'afflitto che accetta le amarezze con pazienza o le cerca, con la brama d'imitare il mio Unigenito. In tale sapienza sono sintetizzate tutte le buone sorti degli uomini: quelli che fuggono questa verità sono pazzi e quelli che ignorano questa scienza sono stolti.

962. Impegnati, dunque, carissima, ad avanzare in essa: abbraccia senza indugio la croce dei dolori e bada di non ammettere mai più consolazioni umane. E perché non avvenga che tu abbia a inciampare e cadere in quelle dello spirito, ti avverto che anche in esse il demonio nasconde un laccio che tenta di tendere alle persone spirituali, e tu non devi essere all'oscuro di questa insidia. Dal momento che il piacere della contemplazione e visione dell'Altissimo e delle sue carezze, pur variando d'intensità a seconda dei casi, è tanto gradevole e desiderabile, avviene che le facoltà dell'anima, e talvolta anche la sensibilità, siano ricolme di una tale felicità e consolazione che alcuni abitualmente si assuefanno talmente ad esso da rendersi come inetti alle altre occupazioni necessarie, benché siano utili alle creature. E quando hanno l'obbligo di accudirle si angustiano smisuratamente, facendosi vincere dal turbamento e dall'impazienza, cosicché perdono la pace e la gioia interiore e restano tristi, intrattabili, pieni di fastidio nei confronti del prossimo e senza vera umiltà né affetto. E qualora giungano ad accorgersi del proprio danno ed affanno, subito ne accusano le attività esteriori, nelle quali li pose l'Eterno per mezzo dell'obbedienza o a motivo della carità; e non vogliono confessare né riconoscere che la colpa consiste invece nella loro poca mortificazione e rassegnazione a quello che egli ordina e nell'essere attaccati al proprio compiacimento. Lucifero nasconde tutta la trama di questo inganno facendolo apparire come la buona aspirazione che essi hanno alla quiete, al raccoglimento e alla conversazione con Dio; a loro infatti sembra che non vi sia nulla da temere in ciò, che anzi tutto sia conveniente e santo e che la propria rovina provenga appunto dall'esserne impediti, ostacolati nei propri desideri.

963. In questo errore sei incorsa alcune volte anche tu, e voglio che da oggi in avanti ne sia consapevole, poiché - come dice il Saggio - c'è un tempo per ogni cosa: un tempo per godere degli abbracci del Signore e un tempo per astenersene'S. Il voler determinare il dialogo intimo con lui in base ai tempi fissati dal diletto, è un segno d'ignoranza che dimostrano gli imperfetti e i principianti nella virtù, e tale è anche il caso di chi si affligge molto per la mancanza delle carezze divine. Non intendo dire che tu debba cercare di proposito le distrazioni e le occupazioni o riporre in esse la tua compiacenza, perché in ciò appunto sta il pericolo, ma piuttosto, quando i superiori te lo comanderanno, accondiscendere con serenità e lasciare sua Maestà tra le tue delizie per ritrovarlo nell'utile fatica operosa e nel bene del tuo prossimo, bene che devi anteporre alla tua solitudine e alle consolazioni nascoste che in essa ricevi. Anzi, voglio che non ricerchi tanto il ritiro, qualora lo facessi per questo solo motivo, perché nella sollecitudine che ti si addice in qualità di superiora tu sappia credere, sperare ed amare alla perfezione. Così facendo troverai il tuo sposo in ogni momento e luogo e in tutti i tuoi impieghi, come hai già sperimentato. Non voglio neanche che ti capiti mai di pensare di essere lontana dalla sua vista e dalla sua dolcissima presenza, né dalla sua soavissima conversazione, stimando puerilmente che fuori dal raccoglimento tu non possa incontrarlo ed esultare in lui, poiché tutto è pieno della sua gloria senza che vi sia un solo spazio vuoto, e nella sua magnificenza tu vivi, esisti e ti muovi. Quando poi egli stesso non ti obbligherà a queste occupazioni, allora potrai godere della tua tanto bramata solitudine.

964. Giungerai a una più chiara conoscenza di tutto ciò con la pratica di quella nobile carità che da te pretendo per impegnarti ad essere come mio Figlio e me. Alcune volte infatti devi rallegrarti con lui come bambino, mentre altre volte il tuo compito è quello di collaborare con lui alla salvezza di tutti gli uomini. Ci sono poi momenti in cui ti è chiesto di imitarlo nel ritiro, mentre in altri sei chiamata a trasfigurarti con lui in una creatura nuova, e in altri ancora occorre che stringa le tribolazioni e la croce seguendo la via e l'insegnamento che egli come maestro additò in essa. In una parola voglio che tu comprenda come la mia principale e sublime attività e mira fu di conformarmi sempre a lui in tutte le sue azioni. Questo in me fu l'esercizio di maggior santità, ed in ciò esigo che tu faccia come me per quanto te lo consentiranno le tue deboli forze aiutate dalla grazia. Per riuscire in tale intento, devi prima morire a tutti gli affetti dei discendenti di Adamo, senza riserve, rinunciando ad ogni pretesa sia di volere o non volere sia di accettare o rifiutare per questa o quella ragione, perché tu ignori quello che ti conviene e Gesù, che lo sa e ti ama più di quanto tu non ami te stessa, vuole prendersene cura egli stesso, se tu ti abbandoni tutta a lui. Soltanto ti concedo di avere volontà perché ti impegni ad amarlo e ad emularlo nel patire, poiché nel resto ti esponi al rischio di allontanarti dalla possibilità di compiacere lui e me; e così appunto farai, se andrai dietro alle inclinazioni dei tuoi desideri e impulsi. Reprimili dunque, e sacrificali tutti; innalzati sopra te stessa e collocati nella dimora eminente del tuo padrone e sovrano. Sii attenta alla luce delle sue ispirazioni e alla verità delle sue parole di vita eterna`. Per conseguirla, prendi la tua croce e ricalca le sue orme`, cammina all'odore dei suoi unguenti", sii diligente nel corrergli dietro finché tu non l'abbia raggiunto e, strettolo, non lo lasciare`.