15 - Il felicissimo transito di san Giuseppe.

Suor Maria d'Agreda

15 - Il felicissimo transito di san Giuseppe.
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Il felicissimo transito di san Giuseppe: come avvenne e come lo assistettero Gesù nostro salvatore e Maria santissima signora nostra.

873. Correva già l'ottavo anno da quando le infermità e la debolezza avevano colpito il fortunato san Giuseppe, volgendo il suo generoso spirito a purificarsi sempre più nel crogiolo della pazienza e dell'amore divino. Gli anni di vita e gli acciacchi della malattia avevano debilitato le sue forze a tal punto che il suo corpo reagiva sempre meno, avviandosi verso l'inevitabile fine dell'esistenza, in cui tutti noi, figli di Adamo, abbiamo il dovere di pagare il comune debito della morte. Nel frattempo cresceva la cura e la sollecitudine della sua celeste sposa, nostra Regina, nell'assisterlo e servirlo con inviolabile attenzione. E conoscendo l'amantissima Signora, con la sua rara sapienza, che si avvicinava il giorno in cui il suo castissimo sposo sarebbe uscito dal pesante esilio terreno, si presentò dinanzi al suo santissimo Figlio e gli disse: «Signore, altissimo Dio, salvatore del mondo, figlio dell'eterno Padre, so per divina ispirazione che già si approssima il tempo stabilito dalla vostra eterna volontà per la morte del vostro servo Giuseppe. Io vi supplico, per le vostre arcane misericordie e per la vostra infinita bontà, che lo assista in quest'ora il braccio onnipotente della vostra Maestà, affinché la sua morte sia preziosa ai vostri occhi come è stata ad essi gradita la rettitudine della sua vita. Fate in modo che esca dal suo pellegrinaggio terreno in pace, con la speranza certa dei premi eterni per il giorno in cui la vostra benignità aprirà le porte dei cieli a tutti i credenti. Ricordatevi, Figlio mio, dell'amore e dell'umiltà del vostro servo, della sua pienezza di meriti e di virtù, della sua fedeltà e della sua sollecitudine verso di me, e di come quest'uomo giusto si impegnò col sudore della sua fronte per sostentare la vostra grandezza, e me umile serva vostra».

874. Il nostro Salvatore le rispose: «Madre mia, le vostre richieste mi sono gradite, e sono presenti al mio cospetto i meriti di Giuseppe. Io lo assisterò e gli assegnerò tra i principi del mio popolo, per il tempo opportuno, una sede tanto eminente da destare la meraviglia degli angeli, e da essere motivo di lode per loro e per gli uomini. Con nessuna generazione opererò ciò che farò per il vostro sposo». Per questa promessa la divina Signora rese grazie al suo dolcissimo Figlio e prima della morte, per nove giorni, assieme a lui assistette san Giuseppe ininterrottamente senza lasciarlo mai solo. In questo tempo, per ordine dello stesso Signore, i santi angeli eseguivano, tre volte al giorno, per il fortunato infermo una celeste musica, invocando benedizioni su di lui ed innalzando cantici di lode all'Altissimo. Inoltre, si percepì in tutta quell'umile ma invidiabile casa una soavissima fragranza di odori così leggiadri che confortavano non solo il santo Giuseppe, ma anche tutti quelli che si trovavano fuori dalla sua abitazione, dove quell'aroma si era diffuso.

875. Un giorno, prima di morire, il pio uomo, tutto infiammato nel divino amore per i benefici ricevuti, ebbe un'altissima estasi della durata di ventiquattro ore, in cui il Signore per miracoloso intervento gli preservò le forze e la vita. In questo grandioso rapimento vide chiaramente la divina essenza: in essa gli fu manifestato senza ombre né misteri ciò che per fede aveva creduto riguardo all'incomprensibile Divinità, come pure il mistero dell'incarnazione, della redenzione umana, della Chiesa militante e di tutti i sacramenti che ad essa appartengono. La santissima Trinità scelse ed elesse Giuseppe come precursore di Cristo, nostro salvatore, presso i santi padri e profeti del limbo, e gli affidò il mandato di annunziare a questi la redenzione, preparandoli a ricevere la venuta e la visita dello stesso Signore, per tirarli fuori da quel seno di Abramo e condurli alla felicità e al riposo eterno. Maria santissima vide tutto ciò nello specchio dell'anima del suo santissimo Figlio, nella medesima forma in cui le si erano rivelati gli altri misteri, e comprese come tutto si era operato nella vita del suo amantissimo sposo; la gran Principessa rese allora degne grazie al Signore.

876. San Giuseppe rientrò in sé da questa estasi con il volto circonfuso di splendore, rilucente di una straordinaria bellezza, e con la mente tutta santificata dalla vista di Dio. Parlando con la sua santissima sposa le chiese la sua benedizione; ella pregò il suo santissimo Figlio perché gliela desse, e la divina Maestà obbedì. Subito dopo la gran Regina, come maestra di umiltà, postasi in ginocchio chiese a san Giuseppe che, come sposo e capo, la benedicesse. L'uomo di Dio per consolare la prudentissima sposa, trasportato dall'impulso divino, nell'accomiatarla le impartì la sua benedizione. Ella gli baciò la mano con la quale l'aveva benedetta e lo pregò di salutare da parte sua i santi padri del limbo. Giuseppe, per chiudere il testamento della sua vita con il sigillo dell'umiltà, domandò perdono alla sua celeste sposa per tutte le mancanze che, come uomo fragile e terreno, aveva commesso nel servirla e nello stimarla, e la pregò che in quell'ora non lo abbandonasse, assistendolo e intercedendo per lui con le sue orazioni. Il santo sposo ringraziò anche il suo santissimo Figlio per i benefici che aveva ricevuto dalla sua liberalissima mano in tutta la sua vita e specialmente nella malattia. Le ultime parole che san Giuseppe pronunziò, conversando con la sua sposa, furono queste: «Benedetta siete fra tutte le donne, ed eletta fra tutte le creature. Vi lodino gli angeli e gli uomini: tutte le generazioni conoscano, magnifichino ed esaltino la vostra dignità; e tramite voi sia conosciuto, adorato ed esaltato il nome dell'Altissimo per tutti i secoli futuri, e sia eternamente lodato per avervi creata così preziosa agli occhi suoi e di tutti gli spiriti celesti. Spero di godere della vostra vista nella patria celeste».

877. L 'uomo di Dio si volse quindi a Cristo nostro Signore, e per parlare a sua Maestà con profonda riverenza, anche in quell'ora, tentò di inginocchiarsi a terra, ma il dolcissimo Gesù si avvicinò a lui e lo ricevette tra le sue braccia. Egli allora, con il capo reclinato in queste, gli disse: «Signore mio e Dio altissimo, figlio dell'eterno Padre, creatore e redentore del mondo, date la vostra eterna benedizione al vostro schiavo, alla creatura delle vostre mani. Perdonate, o Re pietosissimo, le colpe che indegnamente ho commesso nel servirvi e nello stare in vostra compagnia. Io vi confesso, vi magnifico ed esalto e con cuore umile vi rendo eternamente grazie per avermi eletto fra tutti gli uomini, per vostra ineffabile benignità, come sposo della vostra vera Madre. La vostra grandezza e la vostra stessa gloria siano il mio ringraziamento per tutta l'eternità». Il Redentore del mondo gli impartì la benedizione, e gli disse: «Padre mio, riposate in pace e nella grazia mia e del mio Padre celeste. Ai miei profeti e santi che vi attendono nel limbo darete il lieto annunzio che già si avvicina la loro redenzione». A queste parole di Gesù e nelle sue stesse braccia il santo e felicissimo Giuseppe spirò; e sua Maestà gli chiuse gli occhi. Nel medesimo istante la moltitudine degli angeli, che ivi si trovavano con il loro Re supremo e con la loro Regina, intonarono dolci cantici di lode con celesti ed armoniose voci. Subito per ordine di sua Altezza portarono la santissima anima al limbo dei padri e dei profeti dove, piena di splendori e di incomparabile grazia, tutti la riconobbero come quella del padre putativo del Redentore del mondo, suo grande favorito e degno di singolare venerazione. E, secondo quanto gli aveva ordinato il Signore, egli cagionò in quella innumerevole assemblea di santi un nuovo giubilo, comunicando ad essi la lieta notizia: era ormai prossimo il loro riscatto.

878. Nonostante la preziosa morte di san Giuseppe fosse stata preceduta da così lunghe infermità e da estenuanti dolori, vi furono anche altre cause che la determinarono e che non è opportuno passare sotto silenzio. Con tutte le sue malattie, infatti, avrebbe potuto prolungarsi ancora la sua vita, se a queste non si fossero sovrapposti gli effetti provocati dall'ardentissimo fuoco di amore che incendiava il suo rettissimo cuore. Ed affinché questa felicissima morte fosse più il trionfo dell'amore che il castigo delle colpe, il Signore sospese l'intervento speciale e miracoloso con cui preservava le forze naturali del suo servo perché non venissero vinte dalla violenza dell'amore. Mancando questo contributo divino la natura si arrese e si sciolse il laccio che tratteneva quella santissima anima nella prigione della corruttibilità del corpo, nella cui separazione consiste la nostra morte. Così l'amore, come ho già narrato, fu l'ultima pena delle sue infermità e fu anche la più grande e la più gloriosa, poiché con essa la morte è sonno del corpo e principio della vita indefettibile.

879. La gran Signora dei cieli, vedendo morto il suo sposo, preparò il suo corpo per la sepoltura, e secondo l'u sanza comune lo vestì, senza che lo toccassero altre mani all'infuori delle sue e di quelle dei santi angeli che, in forma umana, l'aiutarono. Ed affinché non fosse scalfita l'onestissima modestia della vergine Madre, il Signore avvolse il corpo del defunto Giuseppe di un mirabile splendore che lo ricopriva in modo da non fare apparire agli occhi altro che il volto. E così la purissima sposa non lo vide, sebbene lo vestisse per la sepoltura. Alla fragranza che emanava accorsero alcune persone; ognuno al vederlo così bello, come se fosse stato vivo, era preso da grande stupore. Con l'assistenza di parenti, amici e molti altri e specialmente del Redentore del mondo, della sua beatissima Madre e della innumerevole schiera di angeli, il sacro corpo del glorioso san Giuseppe fu portato alla comune sepoltura. In tutte queste azioni ed occasioni la prudentissima Regina serbò il suo immutabile contegno e la sua austerità senza cadere in gesti scomposti, leggeri e femminili; né il dolore le impedì di accudire a tutte le cose necessarie al suo santissimo Figlio ed all'ossequio del suo defunto sposo. Il cuore regale e magnanimo della Signora delle genti si prodigava per tutto. Subito dopo ella rese grazie al proprio figlio e vero Dio per i favori che aveva dispensato al suo santo sposo, e con dimostrazioni di altissima riverenza ed umiltà prostratasi dinanzi a lui pronunciò queste parole: «Signore e padrone di tutto il mio essere, vero figlio e maestro mio, la santità di Giuseppe mio sposo poté trattenervi finora con noi e fare in modo che meritassimo la vostra desiderabile compagnia, ma con la morte del vostro amato servo posso io ben temere di perdere il bene che non merito. Consideratevi, o Signore, come obbligato dalla vostra stessa bontà a non abbandonarmi. Accoglietemi di nuovo come vostra serva accettando gli umili desideri e l'ansietà di un cuore che vi ama». Il Salvatore del mondo accettò questa nuova offerta della sua santissima Madre e la rassicurò che non l'avrebbe lasciata sola sino a quando, per volontà dell'eterno Padre, non fosse venuto il tempo di iniziare la predicazione.

 

Insegnamento della Regina del cielo

880. Figlia mia carissima, non è senza un motivo particolare che il tuo cuore si è mosso, con speciale compassione e pietà, verso quelli che si ritrovano in punto di morte, e che è sorto in te il desiderio di aiutarli in quell'ora. In verità, come hai potuto conoscere, le anime in quell'istante soffrono incredibili e pericolose angustie per le insidie del diavolo e della stessa natura che le circonda. Da quel momento dipende tutto: l'esilio terreno si conclude, perché cada sopra di esso l'ultima sentenza di morte o di vita eterna, di pena o di gloria senza fine. E poiché l'Altissimo si compiace che tu metta in pratica la carità di cui sei stata colmata verso tutti i morenti, io ti confermo nello stesso proposito e ti esorto a concorrere con tutte le forze ed a prestarci obbedienza con tutti i tuoi sforzi. Considera, dunque, o amica, che Lucifero e i suoi ministri riconoscono dagli eventi e dalle cause naturali quando gli uomini si trovano in una pericolosa e mortale infermità; e quindi in quell'istante stesso si preparano con astuzia e con tutta la loro malignità ad investire il povero ed ignorante malato e a farlo precipitare, se possono, con varie tentazioni. Inoltre, quando si avvicina il termine delle persecuzioni contro le anime, i principi delle tenebre cercano di rifarsi da questo danno assalendo i mortali con maggior malvagità nel poco tempo che manca alla fine della vita.

881. In questa situazione si aggregano come lupi sanguinari e si sforzano di riconoscere lo stato dell'infermo sia riguardo a ciò che ha di naturale sia riguardo a ciò che ha di acquisito, considerando le sue inclinazioni, gli usi, i costumi ed anche gli affetti in cui mostra particolare suscettibilità; e ciò al fine di poterlo assaltare e di invergli per quella via maggior guerra. A quelli che sregolatamente amano la vita i demoni suggeriscono che questa loro affezione non è poi così pericolosa, ed impediscono che qualcuno li disinganni. In quelli che sono stati negligenti nell'uso dei santi sacramenti suscitano una nuova tiepidezza e propongono loro maggiori difficoltà, affinché muoiano senza avvicinarsi ad essi o li ricevano senza frutto e con cattiva predisposizione. Ad alcuni creano stati di confusione, affinché non prendano coscienza dei loro peccati; ad altri frappongono indugi ed ostacoli, perché non dichiarino i loro debiti e non mettano pace nei loro cuori. In quelli che amano la vanità risvegliano il desiderio, anche in quell'ultima ora, di molte cose vane e superbe da eseguirsi dopo la morte. Con veemenza inclinano altri avari o lussuriosi verso tutto ciò che ciecamente amarono. E così i crudeli nemici si avvalgono di tutte le cattive abitudini dei mortali per spingerli dietro agli oggetti e per rendere ad essi difficoltoso o impossibile il rimedio. E tutti gli atti peccaminosi che gli uomini operarono in vita, e con i quali acquistarono viziosi costumi, furono altrettanti pegni ed armi offensive che diedero al comune nemico, per far loro guerra nell'ora tremenda della morte. E così ogni appetito soddisfatto viene ad aprire la via, perché il demonio penetri nel castello dell'anima. Egli, nell'interno di questa, emette il suo pestifero fiato e solleva dense tenebre - che sono i suoi stessi effetti - affinché gli uomini non riconoscano le divine ispirazioni, né abbiano vero dolore dei loro peccati, né facciano penitenza alcuna per la loro cattiva condotta in vita.

882. Generalmente questi nemici fanno in quell'ultima ora grandi stragi, infondendo negli infermi la falsa speranza di vivere più a lungo e di eseguire con il tempo ciò che Dio ispira loro per mezzo dei suoi angeli: con questo inganno essi si ritrovano beffati e perduti. Soprattutto in quel momento è grande il pericolo per quelli che hanno disprezzato in vita il rimedio dei santi sacramenti. La giustizia divina è solita castigare questo rifiuto, molto offensivo per il Signore e per i santi, abbandonando le anime in preda al loro cattivo consiglio. Queste, poiché non vollero approfittare a suo tempo del rimedio opportuno, meritano, giustamente, di essere escluse nell'ultima ora dalla salvezza eterna, che temerariamente aspettavano. Pochissimi sono i giusti in pericolo di morte che non vengono assaltati con incredibile rabbia dall'antico serpente. Se egli pretende di far cadere coloro che sono santi e virtuosi, che cosa sperano coloro che sono dediti ai vizi, che cosa attendono i negligenti ed i pieni di peccati che hanno impiegato tutta la loro vita a demeritare la grazia e il favore divino e a schivare le opere di cui potevano avvalersi contro il nemico? Il mio santo sposo Giuseppe fu tra quelli che ebbero il privilegio di non vedere né sentire il demonio in quell'ora estrema, perché, quando gli spiriti maligni tentarono di avvicinarsi, furono arrestati da una forza potente che li allontanò e i santi angeli li precipitarono nell'abisso. Ed essi sentendosi così oppressi e schiacciati - a nostro modo di intendere - rimasero turbati, confusi e come storditi. Ciò diede occasione a Lucifero di convocare nell'inferno un'assemblea o un conciliabolo al fine di consultarsi con tutti i principi delle tenebre su quanto era accaduto, e di investigare nel mondo sulla vera o presunta venuta del Messia.

883. Comprendi ora, carissima, quanto sia pericoloso il momento della morte e quante anime periscano in quell'ora in cui cominciano a svelarsi i meriti e i peccati. Non ti dichiaro quanti sono quelli che si perdono e si dannano, perché - se lo sapessi - ne moriresti per la pena e per il vero amore che porti al Signore. La regola generale dice che la buona vita aspetta la buona morte, tutto il resto è incerto, raro e contingente. Il rimedio sicuro deve consistere nell'intraprendere da lontano il cammino. Perciò ti avverto di pensare ogni giorno, allo spuntare della luce, se quello sarà l'ultimo della tua vita, e riguardandolo come se dovesse veramente esserlo - poiché non sai se in effetti lo sarà - cerca di mettere ordine nella tua anima in modo che con volto allegro e sereno tu possa ricevere la morte, qualora venga. Non rimandare nemmeno per un istante il dolore dei tuoi peccati e il proposito di confessarli, se ne avrai commessi. Cerca di emendare fin la più piccola imperfezione, in modo da non lasciare nella tua coscienza nessuna colpa, di cui senti rimorso, senza dolertene e senza lavarti con il sangue di Cristo mio santissimo figlio. Disponi tutta te stessa in uno stato tale da poter comparire dinanzi al giusto giudice che ti deve esaminare e che deve giudicare le tue facoltà a partire dal più piccolo pensiero e dalla minima azione.

884. Ma per aiutare, come desideri, coloro che si trovano in quell'estremo pericolo, in primo luogo raccomanda, se potrai, a tutti questi il consiglio che ti ho suggerito: vivano con l'anima sempre pronta per ottenere una felice morte. Inoltre per questo fine eleverai un'orazione ogni giorno senza mai tralasciarla. Con fervorosi affetti e gemiti prega l'Onnipotente, affinché dissipi gli inganni dei demoni e rompa i lacci e le insidie che essi tramano contro quelli che agonizzano o si ritrovano in quell'istante, ed impetra che tutti loro siano confusi dalla sua divina destra. Tu sai che io recitavo questa orazione per i mortali e quindi voglio che mi imiti. Similmente, ti ordino che, per aiutarli meglio, comandi ed intimi agli stessi demoni di allontanarsi da loro e di non opprimerli. Ben puoi usare questo potere, anche se non sei presente in quei frangenti poiché, essendovi il Signore, nel suo nome puoi comandare loro e costringerli a fuggire per sua maggior gloria ed onore.

885. Riguardo alle tue sorelle, illuminale senza turbarle su quello che devono fare. Ammoniscile ed assistile, affinché ricevano subito i santi sacramenti e vi si accostino frequentemente. Procura e sforzati di animarle e consolarle, discorrendo con loro sulle cose di Dio, sui suoi misteri e sulla sacra Scrittura, affinché si risveglino i loro sentimenti e i loro buoni propositi e si dispongano a ricevere dall'alto la luce e i divini consigli. Incoraggiale nella speranza, fortificale contro le tentazioni, ed insegna loro come devono resistervi e vincerle. Quando l'Altissimo non ti darà una particolare illuminazione per comprendere le loro prove, cerca tu stessa di conoscerle prima che te le manifestino, affinché applichi a ciascuna la medicina più conveniente; le infermità spirituali, infatti, sono difficili da diagnosticare e curare. Adoperati per eseguire quanto ti insegno ed io otterrò dal Signore privilegi per te e per quelli che desidererai aiutare. Non essere parca nella carità, perché in questa virtù non devi operare in proporzione a ciò che tu sei, ma nella misura di ciò che l'Altissimo vuole operare per mezzo di te.

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