8 - Si narra come la nostra gran Regina metteva in pratica la dottrina del Vangelo che il Figlio santissimo le insegnava.

Suor Maria d'Agreda

8 - Si narra come la nostra gran Regina metteva in pratica la dottrina del Vangelo che il Figlio santissimo le insegnava.
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Si narra come la nostra gran Regina metteva in pratica la dottrina del Vangelo che il Figlio santissimo le insegnava.

795. Il nostro Salvatore, trascorsa ormai la fanciullezza, andava crescendo negli anni e nelle azioni e ad ogni età compiva quanto l'eterno Padre via via gli affidava a vantaggio del genere umano. Non predicava pubblicamente, né tanto meno faceva allora in Galilea miracoli così manifesti come ne fece dopo e come ne aveva fatti alcuni, in precedenza, in Egitto; segretamente, però, senza mostrarlo, operava sempre grandi effetti nelle anime e nei corpi di molte persone. Visitava i poveri e gli infermi, consolava gli afflitti e gli oppressi, questi e tanti altri riportava sulla strada della salvezza eterna, illuminandoli privatamente con consigli e muovendoli interiormente con favori o ispirazioni, affinché si rivolgessero al loro Creatore e si allontanassero dal demonio e dalla morte. Per questi continui benefici, egli usciva molte volte dalla casa della sua beata Madre. Benché gli uomini riconoscessero di essere aiutati e trasformati dalle parole e dalla presenza di Gesù, ignorandone il mistero ammutolivano, non sapendo a chi attribuire ciò se non al medesimo Dio. La Regina dell'universo vedeva nello specchio dell'anima santissima del Figlio, e anche con altre modalità, tutti i suoi prodigi; quando, poi, si ritrovavano da soli, lo adorava e lo ringraziava prostrandosi ai suoi piedi.

796. Il Signore trascorreva il tempo rimanente in orazione e insieme a Maria; la istruiva e conferiva con lei sulle sollecitudini che come buon pastore aveva per il suo diletto gregge, sui meriti che voleva accumulare per redimerlo e sui mezzi che intendeva usare per questo. La prudentissima Madre era attenta a tutto e cooperava con divina sapienza e con amore, assistendolo nel servizio di padre, fratello, amico, maestro, avvocato, protettore, riparatore, che egli disponeva di esercitare verso i mortali. Comunicavano a voce o con operazioni interiori, attraverso le quali si parlavano e intendevano. Il Figlio le diceva: «Madre mia, il frutto delle mie azioni, sul quale voglio fondare la Chiesa , deve essere un insegnamento che, creduto e messo in pratica, sia vita e salvezza del mondo, e una legge santa ed efficace, così forte da eliminare il veleno riversato da Lucifero nei cuori. Desidero che con i miei suggerimenti i mortali diventino più spirituali, si innalzino alla mia somiglianza e, durante l'esistenza carnale, siano depositari dei miei tesori, per giungere poi alla partecipazione della mia gloria senza fine. Voglio rinnovare, perfezionare, rendere più luminosi e capaci di risultati i precetti che diedi a Mosè, perché siano meglio compresi».

797. La Regina penetrava profondamente gli intenti del Maestro della vita e con amore li accettava, venerava e gradiva a nome dell'umanità. Nella misura in cui il Signore le manifestava tutti e singolarmente tali sacramenti, Maria capiva la validità che egli avrebbe dato ad essi e alla dottrina evangelica, gli effetti che quest'ultima avrebbe avuto nelle anime se l'avessero osservata e il premio che sarebbe stato loro concesso in corrispondenza, ed operava anticipatamente in tutto come se lo facesse per ciascuna delle creature. Conobbe chiaramente i quattro Vangeli con i vocaboli stessi con cui sarebbero stati stesi e tutti i misteri che avrebbero racchiuso; ne afferrò il messaggio, perché superava nella scienza i medesimi autori e avrebbe potuto dare ad essi lezione dichiarandoli senza bisogno delle loro parole. Allo stesso modo apprese che tale sapienza era come modellata su quella di Cristo e con essa erano trascritti e copiati quei testi, che sarebbero stati redatti e che rimanevano depositati in lei, come le tavole dell'alleanza nell'arca, perché fossero gli originali autentici della legge per tutti i santi; infatti, ognuno di loro doveva imitare la perfezione e le qualità di colei che stava nell'archivio della grazia, cioè Maria purissima.

798. II Redentore la illuminò anche sul dovere che ella aveva di attuare in modo eminente tutti questi insegnamenti per conseguire gli altissimi fini di un così raro beneficio. Se dovessi qui narrare quanto adeguatamente e sublimemente li eseguì, sarebbe necessario raccontare di nuovo in questo capitolo la sua storia, che fu tutta una somma del Vangelo plasmata sul suo stesso Figlio. Si consideri ciò che essi hanno compiuto negli apostoli, nei martiri, nei confessori, nelle vergini e negli altri beati e giusti che ci sono stati e ci saranno sino alla fine del mondo. Sicuramente nessuno, a parte il Signore, lo può intendere e tanto meno riferire. Intanto vediamo che tutti i santi sono stati concepiti nella colpa e tutti hanno peccato e, anche se avrebbero potuto crescere in virtù e grazia, hanno lasciato qualche vuoto in questa. Maria però non ebbe tali difetti e mancanze, ed ella sola fu materia convenientemente disposta per l'attività del braccio dell'Altissimo e per i suoi doni; fu l'unica a ricevere senza opporre resistenza il fiume impetuoso di Dio, comunicatole dal suo Unigenito. Da ciò possiamo dedurre che soltanto nella visione chiara del Signore e nella felicità eterna arriveremo a sapere tutto ciò che sarà opportuno circa l'eccellenza di questa meraviglia della sua onnipotenza.

799. Se adesso volessi parlare in generale e illustrare in maniera grossolana qualcosa di ciò che mi è stato rivelato, non troverei i termini adatti per farlo. La Madre della apienza osservava i consigli evangelici conformemente alla profonda intelligenza che di tutti le era stata data e nessuno è capace di intuire sino a che punto questa arrivasse in lei; anche quello che si comprende supera le espressioni comuni. Prendiamo come esempio il discorso che il Maestro rivolse ai suoi discepoli sul monte, come lo riporta san Matteo: in esso egli compendiò la perfezione evangelica, sulla quale stabiliva la sua Chiesa, dichiarando beati tutti quelli che l'avrebbero seguita. Il Signore disse: Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Questo fu il primo e solido fondamento di tutta la vita cristiana. Anche se gli apostoli e poi san Francesco penetrarono a fondo tale verità, solo Maria ne riuscì a ponderare degnamente la grandezza e, corrispondentemente, la mise in pratica sino al massimo grado a cui può giungere una semplice creatura. Nel suo cuore non entrarono mai immagini di ricchezze temporali e non conobbe neppure tale inclinazione, ma, apprezzando le cose solo come opere di Dio, le aborriva per quanto erano di ostacolo all'amore per lui. Le usò sempre con parsimonia e solo se la muovevano e aiutavano a glorificare il Creatore. A questa mirabile povertà era come dovuto il titolo di Regina dei cieli e dell'universo. Tutto questo è vero, ma è poco in confronto a come la nostra Signora stimò e attuò il tesoro della prima beatitudine.

801. Gesù afferma inoltre: Beati i miti, perché erediteranno la terra. In tale insegnamento e nell'eseguirlo Maria santissima, con la sua dolce mansuetudine, non solo sorpassò ogni uomo ai suoi tempi come aveva fatto Mosè, a anche gli angeli e i serafini; infatti, la nostra candida colomba in carne mortale era interiormente più libera dall'ira e dal turbamento di quanto non lo siano gli spiriti, che non hanno la nostra sensibilità. In questa misura inesplicabile ella fu padrona delle sue facoltà e delle azioni del corpo corruttibile, e anche dell'intimo di chi aveva relazioni con lei. Così possedeva la terra in ogni maniera e questa si sottometteva al suo placido comando. Nel discorso si aggiunge: Beati gli afflitti, perché saranno consolati. La divina Madre comprese, più di quanto sia possibile spiegare, la forza e il valore delle lacrime, come anche la stoltezza e il rischio del riso dell'allegria mondana. Mentre tutti i figli di Adamo, concepiti nel peccato originale e poi contaminati da altre trasgressioni, si danno in preda all'ilarità e ai diletti, la Re gina, esente da ogni macchia, capì che la vita di quaggiù è donata agli uomini perché si affliggano per la lontananza dal sommo Bene e per il male commesso, in passato e nel presente. Ella lo pianse amaramente per tutti e i suoi gemiti innocenti meritarono le consolazioni e i favori che ricevette dal Signore. Il suo purissimo cuore stette sempre come sotto il torchio del dolore a causa delle offese recate al suo amato, e così schiacciato esso distillava le lacrime che i suoi occhi spargevano; i lamenti per l'ingratitudine dei rei verso il loro Salvatore erano suo pane di giorno e di notte. Nessuna creatura, né da sola né unita a tutte le altre, si estenuò nel pianto quanto lei, pur essendone causa per la colpa come Maria lo era del gaudio e della felicità per la grazia.

802. Il testo prosegue: Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. La nostra grande Signora comprese il mistero di tale fame e sete e la sua sofferenza per queste fu maggiore dell'avversione che ne ebbero e ne avranno tutti i nemici di Dio. Pur essendo arrivata al più sublime grado di giustizia e di santità, conservò sempre in sé l'anelito a fare di più e a questo corrispondeva la pienezza di doni con cui l'Altissimo la saziava, applicandole il torrente dei suoi tesori e della sua soavità. Si dichiara poi: Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Anche in questo Maria si distinse tanto da poter essere chiamata Madre di misericordia, così come il Signore è il Padre delle misericordie. Essendo innocente e non avendo niente per cui domandare a Dio pietà, ne ebbe abbondantemente ella stessa verso il genere umano, e con essa ne riparò la rovina. Conobbe con eminente scienza il valore di questa virtù e non la negò né la negherà mai a chi la cercherà presso di lei, seguendo in ciò fedelmente l'Onnipotente, così come fece anche aiutando i poveri e i bisognosi, per offrire loro il rimedio.

803. La sesta beatitudine è: Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Maria santissima la visse al di sopra di ogni altro. Ella era eletta come il sole, conformandosi al vero Sole di giustizia e a quello materiale che ci illumina senza macchiarsi delle cose inferiori e immonde; nel suo cuore e nelle sue facoltà non entrò mai qualcosa di impuro, ed anzi ciò non le era neppure possibile per la trasparenza e l'onestà dei suoi pensieri. Fin dall'inizio della sua esistenza a tale candore corrisposero la prima visione della Trinità e poi le altre di cui si narra in questa Storia, anche se per il suo stato di pellegrina sulla terra furono passeggere e non continue. La settima proclama: Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Le fu concessa con mirabile intelligenza nella misura in cui ne aveva bisogno per conservare la pace interiore nelle avversità e tribolazioni della vita, passione e morte di suo Figlio, della cui inalterabilità fu un vero ritratto in queste e in altre occasioni. Non si turbò mai disordinatamente, ma accettò sempre le pene più grandi con profondissima pace, restando in tutto perfetta figlia del Padre celeste, titolo che le spettava singolarmente proprio per questo. L'ultima annuncia: Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Essa in Maria giunse alla massima pienezza: solo ella e Dio stesso, come vera madre e vero Padre, condivisero fino in fondo l'ingiuria che gli uomini recarono al loro unigenito e Signore del mondo togliendogli l'onore e la vita a causa della sua predicazione. Solo la nostra Regina imitò sua Maestà nel sopportare tale persecuzione e capì che sino a quel punto avrebbe dovuto mettere in pratica il Vangelo.

804. Posso spiegare così molto di quello che ho appreso riguardo alla sapienza con cui ella comprese e incarnò ciò che Gesù diceva, e quanto ho scritto circa le beatitudini lo avrei potuto applicare a tutto il resto: per esempio ai precetti di amare i nemici, di perdonare le ingiurie, di fare le buone azioni nascostamente e senza vanagloria, di fuggire l'ipocrisia; ai consigli di perfezione; alle parabole del tesoro, delle perle preziose, delle vergini, del seminatore, dei talenti e alle rimanenti. Ella le intese tutte, con la dottrina contenuta in ciascuna e gli altissimi fini ai quali erano indirizzate; conobbe inoltre in che modo si doveva attuare ciò che era santo e conforme alla volontà divina, e lo fece senza tralasciarne un solo accento o una sola lettera. Anche per questa Signora, come per Cristo, si può affermare che non è venuta per abolire la legge, ma per darle compimento.

 

Insegnamento della Regina del cielo

805. Figlia mia, all'autentico maestro della virtù spetta insegnare quello che opera e operare quello che insegna. Il dire e il fare sono le due parti del suo compito, affinché le parole istruiscano e l'esempio muova e le avvalori, perché siano accettate ed eseguite. Tutto questo effettuò il Signore e io ne ricalcai le orme. Siccome poi non sarebbe restato per sempre quaggiù, e neppure io, volle lasciare i Vangeli come un sommario della sua vita, e anche della mia, perché i figli della luce, credendo in essa e seguendola, si conformassero a lui. Tanto valgono tali testi sacri e tanto tu li devi stimare. Per il mio Figlio santissimo e per me è motivo di gloria e compiacenza vedere che le sue espressioni e quelle che narrano la sua storia sono rispettate e onorate dagli uomini; al contrario, egli ritiene un grave oltraggio che i suoi ammaestramenti siano da essi dimenticati. Nella Chiesa, infatti, vi sono molti che, come pagani o privi della lucerna della fede, non considerano, né gradiscono, né ricordano un simile beneficio.

806. Il tuo debito è grande in questo, perché ti sono state rivelate la mia venerazione per la dottrina di Cristo e la mia fatica nel praticarla. Anche se non hai potuto sapere completamente ciò che facevo e desideravo, poiché non è possibile per la tua capacità, io non ho rivolto la mia benignità verso nessuna nazione più che verso di te. Rifletti, dunque, sollecitamente su come devi corrispondere a tale favore e non permettere che il tuo amore verso la Scrittura e soprattutto verso i Vangeli rimanga infruttuoso. Le parole del Signore devono essere la lampada accesa nel tuo cuore e la mia vita il modello su cui fondare la tua. Pondera quanto valore abbia la tua diligenza in questo per far piacere a mio Figlio e tieni a mente che così mi vincolerai di nuovo ad esercitare con te l'ufficio di madre e di maestra. Temi il pericolo di non rispondere alle chiamate divine, perché per questa spensieratezza moltissimi si perdono; ma, poiché sono tanto numerose e mirabili quelle che la munifica misericordia ti dona, se le trascurassi la tua scorrettezza sarebbe riprensibile e abominevole davanti all'Onnipotente, a me e ai santi.

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