Argomento ontologico


Questo modo di " dimostrare " l'esistenza di Dio è stato sviluppato da sant'Anselmo di Aosta (circa 1033-1109). Siccome ciò che intendiamo per " Dio " è " id quo nihil maius cogitari possit " (Lat. " ciò di cui non si può pensare nulla di più grande "), proprio l'idea di Dio esige l'esistenza obiettiva di Dio. Altrimenti, cadremmo in una contraddizione, in quanto saremmo capaci di immaginare qualcosa più grande di Dio, e precisamente un Dio che esiste. San Tommaso d'Aquino (circa 1225-1274), Immanuel Kant (1724-1804) e altri hanno respinto questo argomento in quanto passa indebitamente, secondo loro, dal livello del pensiero puro a quello dell'esistenza effettiva. Altri filosofi, invece, sia pure in modi differenti, hanno difeso questo argomento: René Descartes (Cartesio: 1596-1650), Baruch Spinoza (1632-1677), Goffredo Guglielmo Leibniz (1646-1716), Giorgio Guglielmo Federico Hegel (1770-1831). Più recentemente, alcuni hanno sostenuto che l'argomento ontologico, anziché essere una " prova ", non fa che spiegare la conoscenza implicita che abbiamo già di Dio. Cf Cinque Vie (Le); Ontologismo.

Fonte: Dizionario sintetico di Teologia (G.O Collins, E.G. Farrugia)
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