Anatema


Il termine greco *** per sé = ex-voto, oggetto posto sull'ara, offerto alla divinità (2Mach. 9, 16; Iudt. 13, 23; Lc. 21, 5), traduce l'ebraico herem (dal verbo haram = separare, riservare) che esprime per sé la "separazione", la "proibizione" di un oggetto. "Riserva" che può aversi: o perché l'oggetto (abominevole) non contamini altre cose; o perché l'oggetto (santo e consacrato a Dio) non venga profanato. C'è perciò un duplice a.: di abominazione (Lev. 27, 29) e di oblazione (ibid. 2,7, 28; Nm. 18, 14).

Il primo comporta la totale distruzione. Sono votati da Dio all'a. i Cananei, per evitare il contagio dell'idolatria: espugnate le città, uomini e animali vanno uccisi e il resto bruciato (Deut. 7, 24 s.; 20, 16 s.; 25, 17 s.); altri popoli nemici d'Israele: I Sam 15; Is. 34, 2; 43, 28; Ier. 26, 9; Mal. 4, 6. Talvolta Israele compiva spontaneamente tal voto a Iahweh, per la città da espugnare (Nm. 21, 2 s.; cf. I Par. 4, 41); talvolta venivano uccisi solo gli uomini e il bottino veniva diviso (Ios. 10, 28-40) o preservate le vergini (Num: 31, 18; Iudc. 21, 11). Era un costume di guerra in uso tra i Semiti (cf. stele di Mesa, I, II s.; per gli Assiri: 2Reg. 19, 11; ls. 37, 11; e in altri popoli: Tacito, Ann. 13, 57; Cesare, De Bell. Gall. 6, 17). Lo stesso israelita poteva diventare a. per peccato d'idolatria (Ex. 22, 19: legge del taglione: costui ha sacrificato ai falsi dei, sarà sacrificato, votandolo a Iahweh; Deut. 13, 12-17); e se violava l'a. appropriandosi di qualche oggetto (Ios. 7, 1.13-25; Deut. 7, 15 s.; H Mach. 12, 40), o risparmiando qualcuno (legge del taglione; vita per vita: I Reg. 20, 38- 42; cf. I Sam 15, 32 s.).

Dopo l'esilio l'a. è attenuato; all'uccisione del colpevole è sostituita la confisca dei beni e l'esclusione dalla comunità (Esd. 10, 8); pratica in uso al tempo di N. Signore, specie di scomunica: esser cacciati dalla sinagoga (cf. Io. 9, 22; 12, 42; 16,2; Lc. 6, 22,; Mt. 18, 15 ss.).

Nel Nuovo Testamento l'idea di a. permane, ma il termine, è sparito, se si eccettui Gal. l, 8 s. «maledetto, esecrato»; I Cor 12, 3 «maledire, bestemmiare»; Rom. 9, 3 "separato" da Cristo; I Cor 16, 22 per esprimere l'orrore che si deve provare per chi non ama Gesù. In I Cor 5, 5; I Tim. 1, 20 nella pena cc consegnare a Satana» c'è un'allusione all'a.; ma lo scopo è affatto differente: si tratta di una pena medicinale perché il peccatore si converta. L'a. di oblazione è «la forma più solenne di donazione, in cui l'offerente nulla si riservava, ma tutto cedeva irrevocabilmente a Dio» (A. Vaccari). Gli animali e gli oggetti potevano così divenire a., e divenivano proprietà dei sacerdoti (Lev. 27, 21; Ez. 44, 29). Allusione a siffatta offerta è forse in Mc. 7, 11 (qorban).
[F. S.]

BIBL. - F. VIGOROUX, in DB, I, coll. 545-50: A. FERNANDEZ, in RScR, 5 (1914) 297- 388: ID., in Biblica, 5 (1924) 3-24; J. BEHM, in ThWNT, I, p. 356 s.


Autore: Mons. Francesco Spadafora
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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