Anania e Saffira


Nella chiesa apostolica di Gerusalemme, non pochi attuavano il consiglio evangelico di disfarsi dei propri beni (Mt. 19, 21; cf. 6, 24-34), dandone il ricavato agli Apostoli che provvedevano al sostentamento di questi e dei poveri (Act. 4, 32-37). I due sposi A. e S. vendettero una proprietà, d'accordo ritennero parte del prezzo, e portarono il resto a s. Pietro, simulando dar tutto. S. Pietro, a ciascuno dei coniugi, svela l'inganno e preannunzia la morte immediata, castigo inflitto loro da Dio (Act. 5, 1-11). A. e S. peccarono d'ipocrisia, volendo apparire disinteressati e generosi; d'ingiustizia, ché con la loro simulazione acquisivano il diritto al soccorso della comunità; specialmente, mentirono agli Apostoli e perciò allo Spirito Santo (= Dio: v. 3 s.) che li illuminava e dirigeva. Col castigo Dio intese attestare l'autorità divina degli Apostoli, capi della sua Chiesa (v. 11). Il v. 4: «A. era libero di vendere la proprietà e libero di ritenerne il prezzo», elimina la tesi del comunismo nella Chiesa primitiva.
[F. S.]

BIBL. - J. RENIÉ. Actos des Ap. (La Ste Rible, ed. Pirot, 11, 1), Parigi 1949, PP. 87-91.


Autore: Mons. Francesco Spadafora
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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