Attaccamento umano


I. La nozione. Per « attaccamento umano » o « imperfetto » s'intende ogni atto legato ad un affetto disordinato, connesso a beni superflui che non vengono ricercati per la gloria di Dio, ma per le soddisfazioni che tali beni procurano.
Gli autori spirituali, e in particolare Giovanni della Croce,1 parlando degli a., descrivono azioni che non sono direttamente contro la legge di Dio e che sarebbero legittime se fossero eseguite per motivazioni adeguate. Ciò comporta, per es., difendere le proprie opinioni, il proprio pensiero o, in altre circostanze, compiere atti elementari quali godere di un periodo di riposo e di recupero psico fisico. Tali atti non hanno in sé nulla di peccaminoso, ma sono di ostacolo alla vita spirituale del soggetto quando entrano in contrasto con le parole di s. Paolo: « Sia che mangiate, sia che beviate, sia qualsiasi altra cosa facciate, fate tutto nella gloria di Dio » (1 Cor. 10,31).
Tali a. sono particolarmente negativi quando siano ripetuti e persistenti. La natura di tali atti è legata al soddisfacimento del proprio egoismo, e come tale, essi sono direttamente contrapposti alla carità come chiaramente specifica s. Agostino: Augmentum caritatis diminutio cupiditatis; augmentum cupiditatis diminutio caritatis.

Gli autori spirituali sono concordi nel condannare questi affetti sregolati, che ostacolano le anime pie nella ricerca della perfezione. II. Nella vita spirituale. Giovanni della Croce dà degli esempi caratteristici di a. che impediscono all'anima di avanzare nella virtù,2 come « ...l'abitudine di parlare troppo, un piccolo attaccamento che la persona non si decide a rompere, sia che si tratti di una persona, di un abito, di un libro, di una cella, di un cibo preferito, o ancora talune conversazioni dove si ama sapere, comprendere, ecc... ».
S. Francesco di Sales paragona le giovani anime, dominate da questi a. a giovani spose « ...che amano veramente tanto i loro sposi.... ma non smettono di amare grandemente le cose da poco, i cagnolini, gli scoiattoli... Così, queste giovani anime amano certamente e assai lo sposo caro, ma non smettono di dilettarsi con molte compagnie che esse non amano secondo lui, ma oltre lui, al di fuori di lui e senza di lui... ».3
La perfezione - secondo s. Tommaso - è la disposizione attraverso la quale « ab affectu hominis excluditur ... illud quod impedit ne affectus mentis totaliter dirigiter in Deum... ». Tale stato d'animo, precisa Tommaso, non si trova nei principianti, né nei praticanti successivi, ma è la caratteristica dei perfetti, giunti alla vita di unione.4 Pertanto, dopo s. Tommaso, bisogna considerare la perfezione come la condizione di un'anima che si è liberata di ogni legame irregolare, che giunge a Dio con tutta la sua volontà.
Colui che si sente trascinato da un affetto disordinato deve contrastarlo, « agere contra », come insegna s. Ignazio di Loyola « ...egli deve fare ciò che è diametralmente opposto alla tentazione... ».5 S. Ignazio, attraverso gli « esercizi », vuole condurre l'anima a liberarsi di tutti gli affetti irregolari, per giungere a trovare la volontà di Dio.6 Egli vuole che l'anima del penitente sia attenta alla vocazione che è « ...sempre pura, senza mescolarsi alle inclinazioni della carne o dei sensi o di affetti disordinati... ».
Tuttavia, il vero distacco può essere prodotto - spiega s. Teresa - solo da un atto di grazia. « ...Bisogna, dicono certi libri, essere indifferenti al male che si dice di noi... fare poco caso al bene, essere distaccati dal proprio prossimo... e da una quantità di altre cose dello stesso genere. Secondo me, vi sono dei doni puri di Dio per il fatto che essi sono soprannaturali... ». Ma questo atto di grazia, secondo il pensiero della santa, può essere ottenuto solo attraverso preghiere ferventi e perseveranti e con una instancabile generosità.
In ogni caso, comunque, leggendo i vari autori spirituali, si intravvede una caratteristica comune a tutti: il vero distacco presuppone l'abbandono di tutti gli affetti collegati alla vita umana secondo quanto afferma s. Agostino: « Minus te amat qui tecum aliquid amat quod non propter te amat ».7

Note: 1 cf Salita del Monte Carmelo I, 11; 2 cf Ibid. I, 11, 4; 3 Amore di Dio X, 4; 4 cf STh II II, q. 184, a. 2; 5 Exerc. Spir. n. 97, cf n. 13, 16; 6 cf Ex. spir., n. 1; 7 Confess. , X, 29.

Bibl. S. Canals, Ascética meditada, Madrid 1981; C. Geret, Le christianisme contre nos plaisir, in Lumière et vie, 22 (1973), 65 81; B. Marchetti Salvatori, s.v., in DES I, 236 237; A. Sandreau, s.v., in DSAM I, 1055 1058.


I. La psicologia contemporanea, con il termine « attaccamento » intende definire ii rapporto emotivo con il quale una persona si relaziona con persone, oggetti, luoghi o eventi. L'a. è, quindi, una relazione oggettuale che inizia fin dal concepimento (vita endouterina), è presente anche in modo inconsapevole in tutti gli stati di coscienza (relazione oggettuale conscia durante la veglia vigile; oppure inconscia durante il sonno, sogno, trance, delirio, ecc...) e cessa solo con la morte clinica (ossia lo stato irreversibile senza alcuna funzione vitale attiva).
Non si può vivere senza una relazione e ogni relazione rispecchia una modalità di a. che - a partire dalle prime ricerche psicologiche strutturate - dipende molto dalla tipologia di « a. » con la propria madre (o di chi ne ha fatto le veci) nei primi mesi di vita. Infatti, fin da queste prime esperienze la persona impara ad avere fiducia in chi si occupa di lei, in chi l'aiuta a soddisfare i propri bisogni. La natura e la qualità dell'interazione madre figlio determinano l'emotività che accompagna il primo a.: il grado di tensione del neonato durante l'allattamento è strettamente correlato con quello materno.1 Lo sviluppo dell'a. nel bambino si articola in tre fasi: a. Ricerca di ogni tipo di stimolo; egli si attacca più facilmente a quelli che provocano piacere e sicurezza. b. Interesse per le persone che possono meglio soddisfare i suoi bisogni. c. Interesse ridotto a un numero selezionato di persone.2 In queste prime fasi, se il bambino sperimenta situazioni di isolamento e di freddezza relazionale è più probabile che da adulto abbia lo stesso tipo di a. verso gli altri.3 Bambini separati dalle madri hanno una prima reazione di agitazione, poi di apatia inibizione e poi di indifferenza (disinteresse verso un autentico a.).
Più recentemente, la teoria dell'a. è considerata non solo partendo dalla soddisfazione dei bisogni. Soprattutto nell'approfondire la ’qualità dell'accudimento » (ossia, la disponibilità e capacità di risposta materna) si va evidenziando sempre più come l'a. possa costituire la base di un sistema motivazionale e un'attitudine continua della vita. Questi aspetti - se rinforzati da consistenti esperienze nella preadolescenza e nell'adolescenza - costituiscono la base della capacità di relazionarsi socialmente e comunicare in modo creativo. In questo senso, la teoria dell'a. ha consentito di allargare l'attenzione dai bisogni ai valori, dall'intrapsichico al socio relazionale.
Il comportamento di a. è strettamente correlato con l'apprendimento; proprio per questo il bambino può discriminare la figura di a. Quando vi sono dei problemi in questo settore è possibile che l'adulto non abbia sviluppato bene le capacità di discriminare la figura di a. e faccia una certa confusione attaccandosi al partner come se fosse la madre o ad un superiore come se fosse il padre. Imparare a discriminare la figura di a. significa poter gestire la modalità relazionale nelle sue varie forme a seconda del contesto e della specificità della persona.
La modalità relazionale in termini di « comportamenti di a. » può essere distinta in due classi: il comportamento di segnalazione (pianto, sorriso, vocalizzazione) e il « comportamento di accostamento » (aggrapparsi, seguire, restare in contatto). Per Bowlby entrambi questi comportamenti hanno la funzione di assicurare il contatto fisico e la vicinanza. Qui si pone l'accento più sulla funzione della protezione che della nutrizione.
Anche H.F. Harlow considera l'a. come « un'organizzazione interna di sistemi comportamentali che non solo controllano la costante tendenza a cercare la vicinanza, ma sono anche responsabili delle differenze nei comportamenti adottati dal bambino per mantenere il contatto ».4
R.A. Hinde,5 distingue l'a. come tratto stabile, dai comportamenti di a. che si modificano con l'ambiente e con l'età. Perciò, è possibile che una persona sia sempre ansiosa ogni qual volta dovrà allontanarsi da un luogo o da una persona ma sarà diverso il comportamento esterno col quale manifesta il suo stato d'animo.
Rimane sempre la difficoltà non solo a definire, ma anche a misurare l'intensità dei legami di a. e altri comportamenti ad esso correlati come per esempio il comportamento esplorativo. È facile capire come più è stretto l'a. più deboli saranno i comportamenti esplorativi che richiedono una proporzionata sicurezza. Per M.D. Ainsworth,6 il tipo di a. con la madre determina il tipo di atteggiamento esplorativo; anzi, il bambino usa la madre come base per l'esplorazione. Quanto più il bambino percepisce la disponibilità delle figure di a. tanto meglio può sviluppare i comportamenti esplorativi. Un rapporto di fiducia con la figura di a. comunica la disponibilità ad essere rassicurati ogni qual volta lo si desidera e questo permette una maggiore sicurezza, quindi una minore vulnerabilità alle fobie. Le aspettative sull'accessibilità e disponibilità delle figure di a. giocano un ruolo importante nel processo della maturazione affettiva. È ovvio che meno accessibili e disponibili sono queste figure di a. nell'infanzia e nell'adolescenza e più sarà difficile realizzare un'armoniosa vita relazionale di coppia, di famiglia, di gruppo o di comunità.
Tutto questo ha permesso anche di formulare la « nuova teoria degli affetti », più differenziata dalla psicofisiologia animale e più adeguata agli obiettivi clinici. Infatti, anche se uno stile di a. e cura è rilevabile anche nei primati, tuttavia è bene impostare la questione dell'a. su ciò che vi può essere di peculiarmente umano e sul come si possa intervenire dal punto di vista psicoterapico.
La « nuova teoria degli affetti » ipotizza l'origine degli affetti nel primo putterning affettivo che s'integrerà con le attività infantili, l'immagine di sé e le esperienze adolescenziali per costituire una struttura fondamentalmente ansiosa o gioiosa o paurosa.
L'a. primario influenza il prototipo di atteggiamento di base o modello operativo. La qualità del rapporto di a. e cura determina anche la capacità di legarsi e di separarsi - sempre nell'asse di fiducia sfiducia - da adulti nelle varie relazioni oggettuali: persone, cose, luoghi ed eventi. La persona umana di fronte al condizionamento infantile di un particolare tipo di a. può assumere vari atteggiamenti e da questi dipende un suo eventuale superamento o trasformazione del rapporto oggettuale. In altri termini, un accudimento parentale freddo e distaccato non determina irrimediabilmente un destino immutabile. La persona umana, reduce da un'esperienza, può replicarla su altre così come l'ha subita, può amplificarla al negativo (come una sorta di vendetta compensatoria), oppure può trasformarla in risorsa per la propria e altrui crescita.
Ogni relazione è un a., quindi un modo per possedere e farsi possedere. Ogni persona ha un suo modo di legarsi e farsi legare; questo è lo stile di a. e cura. Corrispettivamente, ognuno ha un suo modo di staccarsi e separarsi e un suo modo per vivere i cosiddetti « vissuti luttuosi »; ossia, le esperienze di perdita di qualcosa o qualcuno. Proprio queste ultime esperienze ci danno la coscienza della precarietà di ciò che abbiamo e proprio per questo alcuni trasformano la relazione di a. in rapporto di possessività.
La possessività nella relazione oggettuale di a. può assumere varie forme e connotazioni: gelosia, avarizia, ingordigia, nostalgia. Altrettanto si può dire per l'esatto opposto; ossia, il distacco può manifestarsi con un atteggiamento freddo, prodigo e superficiale.
L'a. nelle sue psicodinamiche evolutive è una dichiarazione di bisogno che viene colmata con la complementarietà (io ho bisogno di te e sarebbe bello che anche tu avessi bisogno di me). Diverso è l'a. parassita; quello di un adulto incapace di scambi emotivi che utilizza persone e cose per sostenere le proprie insicurezze.

II. Da un punto di vista morale l'a. sano va inquadrato in un contesto di solidarietà che permette di offrire il proprio appoggio a chi ne ha bisogno perché possa essere abbastanza forte da sostenere se stesso e terzi. La solidarietà universale si basa sull'a. disinteressato, quello che permette di crescere insieme. Anche il rapporto empatico è impossibile senza un adeguato a.
In questo stesso contesto psicologico e morale potrebbe essere inteso il distacco ascetico che va differenziato dall'atteggiamento distaccato dello stoico o dell'apatico o dell'abulico, o peggio ancora del cinico, di chi è impassibile a persone, cose ed eventi.
L'asceta si distacca dalle certezze e dalle sicurezze caduche ed impara a fare maggiore affidamento su Dio. Infatti, proprio per questo, il rapporto tra Dio e il mistico può essere paragonato al rapporto di fiducia bambino madre. Il mistico si affida a Dio come un bambino si affida a sua madre; il bambino si affida alla propria madre come un mistico si affida a Dio. L'a. di fiducia e la coscienza della propria precarietà avvicinano il bambino al mistico. Dal punto di vista umano, la psicoterapia aiuta a recuperare la fiducia in un rapporto, senza il quale non si può crescere. La mistica è un processo di crescita globale fondato sul recupero di un rapporto di fiducia con Dio. In questo caso psicologia e mistica s'integrano in una dinamica di crescita come superamento. L'iniziale fiducia madre figlio potrà essere superata con una fiducia più matura (io altri nel processo psicoterapico; io altri Dio nel processo mistico). Anche un'iniziale sfiducia madre figlio potrà - se pur con maggiori difficoltà - essere superata. La dinamica del superamento resta possibile anche dopo ripetute esperienze sia di fiducia che di sfiducia dopo la nostra infanzia.
In un contesto psicologico e morale, crescere significa non solo essere se stesso e diventare se stesso; ma anche superare se stesso. Qui psicologia, morale e mistica non evidenziano incompatibilità.

Note: 1 A.M. Kulka, Observation and Data on Mother Infant Interaction », in Israel Annals of Psychiatry, 6 (1968), 70 83; 2 H.F. Harlow e M.K. Harlow, Learning to Love, in American Scientist, 54 (1966), 244 272. H.F. Harlow e S.J. Suomi, Nature of Love Simplified, in American Psychologist, 25 (1970), 161 168; 3 J.A. Bowlby, Separation Anxiety, in International Journal of Psychoanalysis, 41 (1960), 89 113; 4 R. Canestrari, Psicologia generale e dello sviluppo, Bologna 1993, 554; 5 R.A. Hinde, Le Relazioni interpersonali, Bologna 1981; 6 M.D. Ainsworth - S. Bell - D. Stayton, L'attaccamento madre bambino e lo sviluppo sociale, Milano 1978.

Bibl. J.A. Bowlby, Separation Anxiety, in International Journal of Psychoanalysis, 41 (1960), 89 113; Id., L'attaccamento e la perdita, 3 voll., Torino 1989; H.F. Harlow - M.K. Harlow, Learning to Love, in American Scientist, 54 (1966), 244 272; H.F. Harlow - S.J. Suomi, Nature of Love Simplified, in American Psychologist, 25 (1970), 161 168; A.M. Kulka, Observation and Data on Mother Infant interaction, in Israel Annals of Psychiatry, 6 (1968), 70 83.


Autore: G.P. Paolucci, A. Pacciolla
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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