Ateo - Ateismo


Premessa. Le due voci sono distinte ma strettamente collegate. A. è colui che, in pratica o in teoria, vive senza Dio. Il qualificativo « ateo » si riferisce evidentemente all'individuo singolo in concreto. « Ateismo » dice riferimento a un'ideologia non soltanto individuale. Vi sono molti tipi di atei. Anzitutto vi sono atei che non conoscono Dio e, anche se ne hanno sentito il nome, non hanno un'idea precisa di Dio. Cosa piuttosto rara in una cultura pervasa di elementi cristiani.1 Chi ha vissuto in tale clima culturale, spesso, più che a., è uno che ignora Dio. Infatti, l'ignoranza del cristianesimo, per le nazioni di antica cultura cristiana si risolve in una forma di non conoscenza di Dio. Non vivere da cristiano, equivale in pratica, a vivere da a. Di qui il diffondersi straordinario di sette e ideologie che sono altrettanti idoli sostitutivi di Dio: « Se il cielo si vuota di Dio, ripeteva il teologo protestante K. Barth, la terra si popola di dei ». Ad una situazione del genere contribuiscono in misura non piccola i mezzi di comunicazione sociale che spargono a tutti i venti lo scetticismo e l'indifferenza religiosa, nonché forme di vita paganizzanti. Quando avviene un serio ritorno al Vangelo e alla Chiesa per uomini e donne, sembra loro una scoperta, una novità assoluta. Gli atei finora descritti rimangono, in generale, ancora aperti alla verità di Dio e del cristianesimo.

Vi sono, poi, vaste aree in cui non vi sono soltanto atei per difetto di conoscenza. Vi sono anche atei con atteggiamento dichiaratamente ostile, seguaci di fazioni politiche che si professano atee, che dipingono la Chiesa quale nemica della libertà e degli umili. A livello popolare il marxismo, con una propaganda tenace, ha contaminato vaste zone dell'Europa e dell'Occidente. Coloro che sono infatuati di queste ideologie sono « atei » di professione. Il marxismo, là dov'è assurto a rango di politica ufficiale inteso a sradicare il nome stesso di Dio dalla cultura e dal cuore dell'uomo, ha inferto ferite culturali e sociali difficilmente sanabili. Gli effetti delle sue devastazioni non sono ancora scomparsi, nonostante la sua rovinosa caduta politica. Non è facile il passaggio dall'ostilità e dalla guerra aperta contro Dio e la Chiesa all'accettazione di Dio. Il marxismo in particolare ha portato fino alle ultime conseguenze i principi illuministici che avevano forgiato prima la cultura politica europea sul modello del laicismo liberale e del socialismo rivoluzionario nella sue diverse forme. Dall'Illuminismo sono scaturite le più celebrate filosofie largamente diffuse, come il kantismo, l'idealismo hegeliano, il positivismo, che sono alla base delle diverse dottrine politiche.

Dalla politica laicista, al marxismo, cioè all'odio e alla guerra a Dio e alla Chiesa non c'è che un passo.

I. Una definizione dell'a., universalmente valida, non è possibile per molti motivi. Anzitutto perché l'a. non è mai solamente teoretico: entrano in gioco fattori psicologici e culturali incontrollabili, anche perché il problema di Dio non impegna mai soltanto la mente, impegna necessariamente la volontà, il sentimento, tutta la psiche umana. Una definizione universalmente valida non è possibile anche per la disparata varietà delle forme di a., aventi poco in comune. Quale differenza tra l'a. di Nietzsche, quello di Sartre, quello di Marx! Si può dire che vi sono, di fatto, tanti ateismi quanti atei e tante diverse forme di ateismi quanti sono i modi con cui la persona umana è lontana o si allontana da Dio. Chi pretendesse di darne una definizione adeguata finirebbe per cadere nell'astrattismo. Anche nelle forme più pretenziosamente « scientifiche », vi sono dei sottintesi extrateoretici non sempre avvertiti. II. A. e mistica. L'a. è un problema troppo profondamente umano per non investire tutto l'uomo. E spesso qualcosa d'inafferrabile come la storia interiore degli individui e del loro evolversi individuale e sociale. Vi è dell'a. nello scetticismo, nel problematicismo, nello scientismo, nel razionalismo di origine illuministica, nel panteismo. L'a. d'oggi pretende di superare tutte le forme del passato ed ha la pretesa di presentarsi non solo come una contestazione di Dio, ma come una teoria scientificamente giustificata e positiva. La ferita mortale che l'a. porta con sé sta nella negatività di nome e di fatto costitutiva della sua stessa essenza. Parte da una negatività radicale in sé insanabile. E impossibile negare Dio senza negare l'uomo nella sua radice, nella sua struttura e nelle sue finalità. La negazione dell'Assoluto travolge tutto. Chi nega il Dio della ragione e della fede vi sostituisce fatalmente un idolo che può anche chiamarsi ideologia, senza cessare d'essere un idolo. Ogni a. radicale finisce con autonegarsi e contraddirsi. Ogni negazione si fonda ed è causata dalla rispettiva affermazione e la presuppone. E sempre più facile negare che affermare, distruggere che costruire.

Lo sappia o non lo sappia, lo voglia o non lo voglia, l'uomo, per natura sua ama più Dio che se stesso, dice s. Tommaso2. Vi è nell'uomo un amore naturale di Dio. Nell'amore naturale la volontà non c'entra. Questo dato, però, è molto significativo. La stessa natura aspira a Dio. Vi è in ogni uomo anche nell'a., la vocazione a Dio. L'intelligenza e la volontà, (il « cuore » direbbe s. Agostino), aspirano a Dio. Vi è, dunque, in ogni uomo un'inclinazione che lo spinge a Dio, al quale in qualsiasi momento e in qualsiasi situazione personale e sociale si trovi, può sempre liberamente aderire. Volgendosi al cristianesimo trova la più meravigliosa delle risposte e la più ariosa liberazione dall'interiore schiavitù del negativo. Tradire la natura è tradire se stesso. Tutto dipende anche dall'intelligenza oltreché dalla volontà. L'ignoranza incolpevole non impedisce a Dio d'intervenire con la sua grazia, se l'a. (in senso privativo), vive rettamente, seguendo la legge che Dio ha inscritto nella sua stessa coscienza. Dio non abbandona nessuno e vuole tutti salvi nella dignità della libera volontà. Più grave è la situazione di coloro che, pur conoscendo Gesù Cristo, la sua legge e la sua Chiesa, non solo la rinnegano, ma la combattono. Ma la possibilità del ritorno a Dio e alla fede è sempre aperta.

Note: 1 Oggi è in atto una progressiva scristianizzazione della vita familiare, sociale e culturale. Non sono rari i nuclei familiari in cui non si prega e non si parla di Dio. All'interno della civiltà cristiana vi sono giovani e uomini che non hanno mai affrontato seriamente il problema di Dio e non ne hanno sentito parlare seriamente né in famiglia né nella scuola. Le scuole di Stato in genere sono fortemente laicizzate, l'ambiente culturale rimane ancora sotto l'influsso dominante dell'illuminismo, quanto meno indifferente quando non ostile o peggio nei confronti del cristianesimo, quasi si tratti di un mondo di fiabe; 2 Tommaso d'Aquino, STh I. q. 60, a. 5.

Bibl. Aa.Vv., Ateismo contemporaneo, Napoli 1965, 534; Aa.Vv., Ateismo tentazione del mondo, risveglio dei cristiani, Torino 1965, 283; Aa.Vv., Dio e l'ateismo moderno, Assisi (PG) 1974; L. Bogliolo, Ateismo e pastorale, Milano 1967 (con bibl.); A. Del Noce, Il problema dell'ateismo, il concetto dell'ateismo e la storia della filosofia come problema, Bologna 1964, XXXII 375. E una profonda e acuta analisi dell'ateismo in tutte le sue forme; C. Fabro, Introduzione all'ateismo moderno, 2 voll., Roma 1971; T. Goffi, s.v., in NDS, 98 109; V. Messori, La sfida della fede fuori e dentro la Chiesa; l'attualità di una prospettiva cristiana, Roma 1993; V. Miano, s.v., in DTI I, 436 451; G. Morra, Dio senza Dio, Ateismo, Secolarizzazione, Esperienza religiosa, Bologna 1970; G. Mura, Una mistica atea?, in La Mistica I, 681 716; Philippe de la Trinité, Dialogue avec le marxísme? Ecclesiam suam et Vatican II, Paris 1955; E. Sertillanges, Atei, miei fratelli, Torino 1966.


Autore: L. Bogliolo
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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