Assimilazione divina


I. Premessa. Nel cristianesimo si dà l'esperienza concreta della divinizzazione dell'uomo come un dono di grazia dall'alto, piuttosto che come una sua conquista ascetica, come spesso capita in altre religioni. Tale esperienza si precisa ulteriormente non tanto come a. spersonalizzante o come una immersione in un divino sconosciuto e lontano, quanto piuttosto come una comunione di amore con Dio Trinità mediante un processo di conformazione a Cristo, il « Dio con noi » (cf Mt 1,23), il Figlio del Padre, nel quale i cristiani diventano figli di Dio. Si tratta di un' esperienza spirituale fondamentale, che può essere espressa con vari termini, come, ad esempio, comunione, divinizzazione, partecipazione, conformazione, assimilazione, incorporazione.

I. L'esempio di Gesù. Nella sua esistenza terrena Gesù chiamò i discepoli a « vivere » con lui, invitandoli alla sua « sequela », alla sua « imitazione » e alla piena « comunione » e « condivisione » con lui nella preghiera, nell'apostolato, nel sacrificio della croce. Questa esperienza è tematizzata nei Vangeli, soprattutto in quello di Giovanni, e nelle lettere paoline. Paragonando se stesso alla vite e i discepoli ai tralci, Gesù afferma: « Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me: Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla ... Rimanete nel mio amore » (Gv 15,4 9). Senza comunione con Gesù non esiste apostolato e non c'è partecipazione alla vita divina trinitaria. Nel quarto Vangelo l'Eucaristia è il sacramento della comunione con Gesù sulla terra: « Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me » (Gv 6,56 57). La comunione con Gesù è comunione con il Padre: « Io sono nel Padre e voi in me e io in voi » (Gv 14,20).

II. L'esperienza di Paolo. E Paolo ad offrirci una riflessione articolata e completa della sua esperienza mistica, vissuta come una continua a. a Cristo: « Per me il vivere è Cristo » (Fil 1,21). Nell'episodio della sua conversione sulla via di Damasco (cf At 9,3 5; 22,1 12; 26,1 24) Gesù gli si rivelò come il presente e il vivente nella Chiesa e nei cristiani: « Io sono Gesù che tu perseguiti » (At 9,5). L'a. vitale a Cristo e la « convivenza » con lui viene descritta con neologismi come « con morire », « con vivere » con Cristo (2 Tm 2,11; Rm 6,8), « com patire » (Rm 8,17; 1 Cor 12,26), « essere con crocifissi » (Rm 6,6), « essere con sepolti » (Rm 6,4; Col 2,12), « con risuscitare » (Ef 2,6; Col 2,18; 3,1), « essere con figurati » a Cristo nella morte (Fil 3,10), « essere con glorificati » (Rm 8,17), « con sedere » con lui (Ef 2,6), « con regnare » (2 Tm 2,12; 1 Cor 4,8), essere « co eredi » (Rm 8,17; Ef 3,6). I cristiani, cioè, sono stati predestinati dal Padre a « essere con formi all'immagine del Figlio suo » (Rm 8,29). La realtà del battezzato è la sua incorporazione a Cristo: « Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo (« con vivificò »): per grazia infatti siete stati salvati. Con lui ci ha anche risuscitati (« con risuscitò ») e ci ha fatti sedere (« con sedere ») nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù » (Ef 2,4 7).

III. Le immagini paoline dell'a. a Cristo. L'apostolo usa molte immagini per descrivere il modo dell'unione del battezzato con Cristo: « Voi siete il campo di Dio, l'edificio di Dio » (1 Cor 3,9); « Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui, perché santo è il tempio di Dio, che siete voi » (1 Cor 3,16 17). Ci sono immagini più personalistiche: « Voi siete ...familiari di Dio » (Ef 2,19); « Io provo infatti per voi una specie di gelosia divina, avendovi promessi a un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo » (2 Cor 11,2). L'analogia dell'unione sponsale esprime bene la comunione intima del cristiano con Gesù: « Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai!... Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito » (1 Cor 6,15 17; cf Ef 5,21 32). L'analogia paolina per eccellenza è quella del « Corpo mistico ». Nel battesimo i fedeli sono diventati « Corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte » (1 Cor 12,27): « Poiché, come in un solo Corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, così anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni degli altri » (Rm 12,4 5); « Vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità » (Ef 4,15 16). L'immagine del Corpo Mistico esprime al meglio la convivenza e la compartecipazione del fedele al mistero salvifico di Cristo sì da diventare una sola cosa con lui: « Tutti voi siete uno in Cristo Gesù » (Gal 3,28). Questa esperienza viene vissuta come una vita di a. totale a Cristo: « Sono stato crocifisso con Cristo, e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me » (Gal 2,20); « Per me vivere è Cristo » (Fil 1,21); Cristo è « la nostra vita » (Col 3,3).

IV. Realtà trinitaria dell'incorporazione a Cristo. L'incorporazione a Cristo pone il fedele in relazione intima con le Persone trinitarie e, al tempo stesso, stabilisce un nuovo rapporto con gli uomini. Tale unione rende i cristiani figli adottivi del Padre: « Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà » (Ef 1,3 5). Non si tratta di un' adozione estrinseca e giuridica, ma di una conformazione e a. filiale a Cristo: « Quelli che egli [il Padre] da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli » (Rm 8,29); « Avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!» ». Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria » (Rm 8,15 l7). Uniti a Cristo i battezzati non costituiscono un coacervo informe di chiuse esistenze individuali, ma un organismo vivo e pieno di correlazioni. Ogni fedele non solo ha un suo intrinseco riferimento a Cristo, capo del Corpo Mistico, ma anche una sua originale funzione e interrelazione con le altre membra: « Come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, così anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni degli altri. Abbiamo pertanto doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi » (Rm 12,4 6). Inseriti nella comunione di vita trinitaria, i cristiani vivono in unione, comunione e condivisione di beni (tutti coeredi), indipendentemente dalla nazione, razza, condizione sociale e sesso (cf Gal 3,28).

V. A. a Cristo e vita morale. Questa a. vitale a Cristo, che ha inizio col battesimo (cf Rm 6,3; Gal 3,27; 1 Cor 12,13), immette nel cuore del fedele la legge del vedere e del fare il bene, superando la legge del peccato e della carne e producendo un'esistenza secondo i frutti dello Spirito (cf Gal 5,16 25). La vita in Cristo comporta una dimensione negativa di annientamento dei desideri della carne (correzione dei vizi) e una dimensione positiva di rafforzamento e di promozione dei frutti dello Spirito (pratica delle virtù). Qui la morale e la spiritualità sono strettamente legate. Il ritmo della vita spirituale è una continua tensione tra la legge della carne e la legge dello Spirito: ed è attraverso l'annientamento dell'uomo vecchio che si giunge alla vera vita in Cristo. Questo « morire per vivere » è il programma ascetico mistico sintetizzato nella Lettera ai Colossesi (Col 3,1 17). Anche nella Lettera agli Efesini la vita in Cristo comporta l'abbandono dell'uomo vecchio e il « rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera » (Ef 4,23). L'uomo vecchio compie le opere della carne, cioè le mancanze contro la carità, contro la temperanza e contro la modestia. La carne oscura l'intelligenza e la guida verso il falso. L'uomo nuovo, l'uomo interiore osserva i comandamenti (cf 1 Cor 7,19), vive nella carità (cf Gal 5,6), compie opere buone (cf Ef 2,10), si riveste di Cristo (cf Gal 3,27). Sembra che l'apostolo descriva le due fasi della propria esistenza: l'uomo vecchio, Saulo, e l'uomo nuovo, Paolo. Questa pedagogia di mortificazione dei vizi e di promozione degli abiti virtuosi ha la sua radice, la sua fonte e la sua forza nella comunione con Gesù: « Camminate dunque nel Signore Gesù Cristo, come l'avete ricevuto, ben radicati e fondati in lui » (Col 2,6). « Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e conoscere l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio » (Ef 3,17 19). Paolo consegna ai suoi migliori confidenti, Galati e Filippesi, i segreti di questa vita spirituale di a. a Gesù, con le sue famose formule: « In realtà ... sono morto alla legge, per vivere per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita terrena io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me » (Gal 2,19 20). L'esistenza dell'apostolo non è solo imitazione di Cristo ma totale identificazione con lui. Gesù prende il posto di Paolo, il quale ha talmente annientato il suo uomo vecchio con i suoi abiti viziosi e talmente mortificato e crocifisso i richiami della carne e della legge da giungere a vivere da vera immagine del nuovo Adamo, che opera nello Spirito di carità e porta i frutti dello Spirito. E Cristo il soggetto delle azioni di Paolo, il quale pensa, agisce, parla e si comporta come Cristo. Cristo è il nuovo « io » dell'apostolo. C'è una specie di « communicatio idiomatum » tra Cristo e Paolo: Paolo vive in Cristo e Cristo vive in Paolo. E il vertice della mistica cristocentrica paolina: « Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno » (Fil 1,21). Si tratta di un'espressione appassionata, che viene dal cuore. E una di quelle frasi geniali, che con estrema sinteticità, comunicano il significato e il valore di un'intera esistenza. La vita e la morte di Paolo sono segnate da Cristo, il quale vive e opera nella vita e nelle opere del suo apostolo.

VI. L'esperienza di s. Agostino. L'epoca patristica approfondì il tema della divinizzazione dell'uomo, soprattutto a partire dal fatto dell'unione ipostatica, e cioè dell'assunzione della natura umana da parte della Persona divina del Verbo. Tale unione rappresenta l'approdo sommo dell'umanità in Dio, come primizia di ogni futura divinizzazione dell'uomo. Più che una visione panoramica dell'a. divina nell'epoca patristica, diamo qui una sintesi di tale tema in s. Agostino. Dopo la sua conversione dal manicheismo al cristianesimo (estate del 386) e dopo il battesimo (quaresima del 387), anche Agostino si concentrò interamente su Gesù Cristo, guida e maestro interiore: « La vostra carità sa che noi tutti non abbiamo che un solo Maestro; e, sotto la sua autorità, noi tutti siamo dei condiscepoli ...; il Maestro di tutti è colui che abita in noi tutti ».1 Scrivendo a Florentina, giovane religiosa molto timida, egli dice: « Tieni bene in mente che, anche quando avrai acquisito per mio tramite una qualche conoscenza salvifica, te l'avrà insegnata Colui che è il Maestro interiore dell'uomo interiore e che ti mostra nel tuo cuore la verità ».2 Illustrando il mistero della Pasqua, così continua: « Tutti siamo in lui e noi siamo di Cristo e siamo Cristo, perché in un certo modo il Cristo totale è il capo e il corpo » (« Omnes in illo et Christi et Christus sumus, quia quodammodo totus Christus caput et corpus est »).3 L'Eucaristia viene considerata come una continua a. a Cristo. Così parla Gesù nelle Confessioni: « Io sono il nutrimento degli adulti. Cresci, e mi mangerai, senza per questo trasformarmi in te, come il nutrimento della tua carne; ma tu ti trasformerai in me »; 4 « Questo è il sacrificio dei cristiani, che molti siano un corpo solo in Cristo » (« Hoc est sacrificium christianorum, ut multi unum corpus sint in Christo »).5 Comunione con Gesù è immissione nella vita divina trinitaria. La speculazione agostiniana sulla Trinità non è solo approfondimento teorico, ma coinvolgimento personale e tensione mistica: è una ricerca di intelligenza, di partecipazione, di a. Per lui, le vie per giungere alla comunione trinitaria sono quelle della verità, della bontà, della giustizia, dell'amore. Nella città di Dio « non c'è che una sapienza, la pietà che rende al vero Dio il culto dovuto, e che attende come ricompensa nella società dei santi - non solo degli uomini. ma anche degli angeli - che Dio sia tutto in tutti ».6 A proposito dell'amore di Dio egli afferma: « Ami Dio? Che cosa dirò: sarai Dio? Non oso dirlo da me. Sentiamo le Scritture: Io ho detto: voi siete dei e figli tutti dell'Altissimo ».7
Il dialogo agostiniano sulla Grandezza dell'anima contiene una sintesi dell'itinerario ascetico mistico che porta il cristiano alla sua graduale a. a Dio. Sono sette le attività proprie dell'anima. Le prime tre sono naturali e consistono nel vivificare il corpo, sentire mediante i sensi, comprendere e creare mediante la scienza e l'arte. Le altre quattro costituiscono le tappe spirituali della divinizzazione dell'uomo, che deve combattere i vizi, rafforzarsi nel bene e nella virtù, entrare e abitare nel regno della luce. La contemplazione mistica della Trinità esige l'eliminazione dei vizi e il rafforzamento delle virtù.

VII. Pluralità di esperienze di a. divina. La mistica cristiana è fondamentalmente unica e universale, perché è vita filiale in Dio Trinità. Tuttavia questa esperienza viene vissuta concretamente in modo diverso dalle singole persone. Cirillo di Gerusalemme paragona la grazia divina alla rugiada, che sul giglio è bianca, rossa sulla rosa, purpurea sulle viole e sui giacinti, assumendo vari colori a seconda delle diverse specie delle cose; altra è la rugiada sulla palma e altra ancora sulla vite, ma è pur sempre la stessa acqua a dar vita e bellezza al mondo multiforme.8 Conseguentemente, sono svariatissime le esperienze di a. dell'anima a Dio vissute nella storia della Chiesa. Tale esperienza fu anche il fine del monachesimo orientale e occidentale, entrambi caratterizzati dalla tensione alla santità raggiunta mediante il gesto ascetico radicale come premessa al vissuto mistico e all'espansione sempre più grande dello Spirito nell'anima. Nel misticismo russo, ad esempio, prevale l'elemento della totale estraneità al mondo e della completa dedizione alla contemplazione e all'abbandono di se stessi in Dio mediante la preghiera, quella del cuore, che diventa comunione esistenziale con Dio, respiro dello Spirito Santo nell'anima, verifica vitale della Parola di Dio: « Io dormo, ma il mio cuore veglia » (Ct 5,2). Il pellegrino russo riesce alla fine a convivere talmente con la preghiera del cuore da assimilarla quasi fisicamente: « Dopo un certo tempo sentii, non so come, che la preghiera passava da sola dalle labbra al cuore: il cuore cioè, con il suo battito regolare, si metteva in certo qual modo a scandire da se stesso le parole della preghiera ».9 La preghiera diventa non un'azione, uno sforzo, ma uno stato, una consolazione. E talmente presente e viva che un mattino è la preghiera a svegliare il pellegrino, a confortarlo, a sostenerlo.

VIII. La vita in Cristo di Nicola Cabasilas. Uno dei classici della spiritualità bizantina è La vita in Cristo, di Nicola Cabasilas ( 1370 ca.), che analizza l'a. delle anime a Cristo attraverso i sacramenti: « La vita in Cristo prende inizio e si sviluppa nell'esistenza presente, ma sarà perfetta soltanto in quella futura, quando giungeremo a quel giorno: l'esistenza presente non può stabilire perfettamente la vita in Cristo nell'anima dell'uomo; ma nemmeno lo può quella futura, se non incomincia qui... Il profumo dello Spirito si effonde copiosamente e riempie tutto, ma non lo coglie chi non ha l'olfatto... E l'esistenza presente l'officina di questa preparazione ».10 La vita cristiana è una continua e misteriosa unione con Gesù Cristo: « Il Salvatore... è sempre e del tutto presente in coloro che vivono in lui: provvede a ogni loro bisogno, è tutto per essi e non permette che volgano lo sguardo a nessun altro oggetto, né che cerchino nulla fuori di lui. Infatti, nulla c'è di cui abbiano bisogno i santi, che non sia lui: egli li genera, li fa crescere e li nutre, è luce e respiro, per sé plasma in essi lo sguardo, li illumina per mezzo di sé e infine offre se stesso alla loro visione. Insieme nutre ed è il nutrimento; è lui che porge il pane della vita, e ciò che porge è se stesso; la vita dei viventi, il profumo di chi respira, la veste per chi vuole indossarla. E ancora lui che ci dà modo di poter camminare ed è la vita, ed anche il luogo del riposo e il termine. Noi siamo le membra, lui il capo: è necessario combattere? Combatte con noi ed è lui che assegna la vittoria a chi si è fatto onore. Vinciamo? Ecco, è lui la corona. Così da ogni parte riconduce a sé la nostra mente e non permette che si volga a niente altro, né che sia presa da amore per nessuna cosa... Da quanto abbiamo detto risulta chiaro che la vita in Cristo non riguarda solo il futuro, ma già ora è presente per i santi che vivono ed operano in essa ».11 Questa a. a Cristo viene quotidianamente operata dall'Eucaristia: « Come il buon olivo innestato nell'olivo selvatico lo cambia completamente nella propria natura, sicché il frutto non ha più le proprietà dell'oleastro, allo stesso modo anche la giustizia degli uomini per sé non giova a nulla, ma, non appena siamo uniti a Cristo e abbiamo ricevuto la comunione della sua carne e del suo sangue, può produrre immediatamente i massimi beni, quali la remissione dei peccati e l'eredità del regno, beni che sono frutto della giustizia del Cristo. Infatti, non appena alla sacra mensa prendiamo il corpo di Cristo..., anche la nostra giustizia, per effetto della comunione, diviene una giustizia cristiforme ».12 Mediante l'Eucaristia « il Cristo si riversa in noi e con noi si fonde, ma mutandoci e trasformandoci in lui come una goccia d'acqua versata in un oceano infinito di unguento profumato. Tali effetti può produrre questo unguento in coloro che lo incontrano: non li rende semplicemente profumati, non solo fa loro respirare quel profumo, ma trasforma la loro stessa sostanza nel profumo di quell'unguento che per noi si è effuso: «Siamo il buon odore di Cristo» (2 Cor 2,15) ».13 L'Eucaristia realizza la nostra a. a Cristo: « E qui che il Cristo nutre il corpo di coloro che lo circondano e, solo per questo sacramento, noi siamo carne della sua carne e ossa delle sue ossa ».14 « Le nostre membra sono membra di Cristo, sono sacre e contengono, come in una coppa, il suo sangue, anzi meglio sono ricoperte del Salvatore tutt'intero, non come ci si riveste di un mantello e nemmeno della nostra pelle, ma in un modo ancora più perfetto, perché questa veste aderisce a coloro che la indossano molto più della pelle alle ossa. Ossa e pelle infatti, anche nostro malgrado, ce le possono strappare, ma il Cristo nessuno ce lo può portare via, né gli uomini, né i demoni, «non le cose presenti, né le future - dice Paolo (Rm 8,39) - né l'altezza, né la profondità, né qualunque altra creatura», per quanto superiore a noi per potenza. Il maligno può togliere la pelle ai martiri di Cristo, può scorticare per mano dei tiranni, può amputare le membra, spezzare le ossa, riversare gli intestini, strappare le viscere, ma non può spogliare i beati di questa veste e privarli del Cristo. Anzi i suoi disegni falliscono a tal punto che senza saperlo li riveste del Cristo molto più di prima, proprio con quei mezzi con i quali credeva di spogliarli ».15 L'uomo ha una struttura intrinsecamente cristiforme: nascere e vivere in Cristo fa parte del suo essere e del suo realizzarsi. La storia della salvezza dell'umanità non è quindi un ritorno al primo Adamo, ma un cammino verso Cristo, il nuovo Adamo. L'uomo si compie quando assume le forme di Cristo, quando viene interamente assimilato a lui.

IX. La ricchezza della mistica occidentale. Nel cristianesimo occidentale sono numerosissime le opere profondamente autobiografiche di grandi santi e mistici, che descrivono con ineguagliabile finezza spirituale il loro personale cammino di perfezione e di comunione di amore con Dio. Citiamo, ad esempio, l'a. a Cristo mediatore e « ponte » narrata nel Dialogo della divina Provvidenza dettato da s. Caterina da Siena nell'autunno del 1378; o l'impegno ascetico mistico celebrato negli Esercizi spirituali di s. Ignazio di Loyola, elaborati tra il 1522 e il 1548; o la riscoperta della interiorità perduta fatta nel Castello interiore da s. Teresa di Gesù (1577); o l'esperienza dell'unione con Dio descritta nel Cantico spirituale (1584) e nei quasi contemporanei Salita del Monte Carmelo e Notte oscura da s. Giovanni della Croce; o il racconto della bruciante a. alla passione di Cristo presentato nella Storia di un'anima di s. Teresa del Bambino Gesù. Si tratta solo di esempi tra i più noti dal momento che nel cristianesimo sono moltissimi coloro, uomini e donne di ogni età, ceto, condizione e razza, che vivono la loro a. divina come un meraviglioso segreto tra Dio e la loro anima, facendo trapelare al di fuori solo il profumo della loro umiltà e il sapore delle loro virtù.

A partire dall'esperienza concreta dei santi che hanno vissuto questa comunione intima con Dio Trinità si possono ricavare i seguenti criteri per una prima sintesi sistematica al riguardo: 1. l'a. divina viene inaugurata nei santi da una conversione radicale a Cristo, vissuta come dono di grazia dall'alto; 2. come conseguenza di questa concentrazione su Cristo, visto come unico riferimento della loro esistenza, essi si allontanano dal male e rafforzano il loro corredo virtuoso; 3. l'unione con Gesù, che è comunione trinitaria con il Padre nello Spirito Santo, viene concretamente vissuta nell'ambito della comunione e della sacramentalità della Chiesa; 4. l'a. divina non estranea il cristiano dal mondo, ma lo rende testimone e apostolo, per cui i santi sono non solo grandi mistici, ma anche missionari infaticabili del Vangelo e ispiratori coerenti di autentica cultura umana e cristiana.

Note: 1 Agostino, Sermo 134,1,1; 2 Id., Epistula 266; 3 Id., En. in Ps. 26, 2,2; 4 Id., Confessioni VII, 10,16; 5 Id., De Civitate Dei 10,6; 6 Ibid., 14,28; 7 In ep. Io, tr. II, 14; 8 Cf Cirillo di Gerusalemme, Catechesi 16,12; 9 Racconti di un pellegrino russo, Milano 1973, 46; 10 N. Cabasilas, La vita in Cristo, I, 1 2; 11 Ibid., I, 13 15; 12 Ibid., IV, 24; 13 Ibid., IV, 28; 14 Ibid., IV, 30; 15 Ibid., VI, 20.

Bibl. Per la bibliografia rimandiamo alle trattazioni di storia della spiritualità e ai classici della spiritualità e della mistica cristiana orientale e occidentale. Qui diamo solo alcune indicazioni: Aa.Vv., Divinisation, in DSAM III, 1370 1459; E. Behr Sigel, Il luogo del cuore. Iniziazione alla spiritualità ortodossa, Cinisello Balsamo (MI) 1993; S. Bolshakoff, Incontro con la spiritualità russa, Torino 1990; J. Duperray, Le Christ dans la vie chrétienne d'après saint Paul, Paris 19284; J. Dupont, Syn Christo. L'union avec le Christ suivant saint Paul, Bruges 1952; F.M. Léthel, Connaître l'amour du Christ qui surpasse toute connaissance. La théologie des saints, Venasque 1989; V. Lossky, La teologia mistica della Chiesa d'Oriente. La visione di Dio, Bologna 1985; G.I. Mantzaridis, La divinizzazione dell'uomo, in C. Valenziano (cura di), La spiritualità cristiana orientale, Milano 1986, 39 48; R. Moretti, s.v., in DES I, 227 232; A. Verwilghen, Christologie et spiritualité selon saint Augustin, Paris 1985; A. Wickenhauser, La mistica di san Paolo, Brescia 1958.


Autore: A. Amato
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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