Assenza di sonno


I. Il termine. Per a. intendiamo quel fenomeno che si prolunga per anni senza che nel soggetto diminuiscano il vigore fisico, psichico, morale, spirituale né l'attività richiesta dal proprio stato di vita.1
Non ci riferiamo, quindi, all'insonnia, dovuta a particolari stati emotivi che lasciano la persona affaticata e stordita né alle veglie prolungate che, talvolta, accompagnano uno stato di malattia.2
L'a. è certamente un fenomeno eccezionale, anche nel cammino di vita cristiana, non solo perché raro, ma anche perché tocca esigenze profonde e necessarie dell'uomo che, se non soddisfatte, conducono alla morte.
Il fenomeno non si spiega con ascetismi o patologie né con autocontrolli psichici: il bisogno di sonno potrà essere ridotto al minimo, ma non soppresso, sebbene, di per sé, veramente necessario non è dormire, bensì riposare.
L'a. non si può spiegare neppure ipotizzando uno stato di estasi continua, che non è segno di forza, al contrario manifesta il limite e la debolezza di una natura umana non perfettamente purificata né sufficientemente robusta da sostenere il peso dell'irruzione divina. Infatti, nello stato di perfetti le estasi cessano.3
Similmente, non riteniamo che si debba spiegare con il continuo miracoloso intervento di Dio. Riferirsi ad esso vorrebbe dire giustificare, mediante un intervento straordinario, quella comunione con Dio per la quale l'uomo fu creato uomo. Con ciò si affermerebbe implicitamente che Dio ha assegnato alla natura umana una finalità inadeguata.4

II. Nell'esperienza mistica il fenomeno rappresenta la manifestazione di una vita che ha raggiunto la perfetta comunione con Dio così da risentirne i benefici effetti in tutto l'essere, corpo compreso. Non si tratta, dunque, di qualche cosa che Dio aggiunge alla natura umana né della sospensione di leggi naturali. Si tratta della maturazione di una vita che, finalmente, attua le disposizioni e perfeziona le sue capacità naturali che consentono a Dio di esprimersi in essa secondo il suo progetto originale che, un giorno, sarà realizzato pienamente in tutti i salvati. La creatura che sperimenta questo fenomeno non solo ha già raggiunto la santità intesa come unione totale e perfetta di volontà, ma è unita a Dio con tutto l'essere. Questa è la ragione che spiega, anche psicologicamente, come simili persone siano divenute « incapaci di peccare ». Nella fase di matura relazione comunionale con Dio, il mistico si trova nello stato di assoluto riposo, di completa passività mistica, di totale accoglienza di Dio fin nelle fibre più periferiche. Ciò permette di concepire la vita eterna come vita dell'uomo. Dio, infatti, non ha creato un uomo per il tempo e uno (diverso) per l'eternità. L'unità del corpo e dello spirito nella persona convince della necessità di perfezionare i meccanismi psicofisici naturali che evidenziano in essa quella « capacità di Dio » per cui fu creata. La completa relazione con Dio non rompe l'unità della persona, neppure sospende le leggi della natura, anzi, le porta alla loro piena funzionalità.

Note: 1 A. Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, Roma 19656, 1107: s. Macario di Alessandria non dormì per vent'anni consecutivi; s. Ludvina in trent'anni dormì l'equivalente di tre notti; ecc.; 2 N. Irala, Il controllo del cervello, Roma 1971, 157; 3 Giovanni della Croce, Notte oscura II, 1,2. Teresa d'Avila, Castello interiore VII, 3,12; 4 Giovanni della Croce, Salita del Monte Carmelo III, 31,9; cf Ibid. II, 17,2.3.4.8; III, 26,6.

Bibl. J. Aumann, Teologia spirituale, Roma 1991, 511 512; A. Gentili, s.v., in DES III, 2347 2353; N. Irala, Il controllo del cervello, Roma 1971; M. Maltz, Psicocibernetica, Roma 1965; A. Royo Marín, Teologia della perfezione cristiana, Roma 19656, 1107 1109.


Autore: A. Zorzin
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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