Ascolto


I. Il termine a. si riferisce alle persone che hanno la capacità di ascoltare la parola di verità che viene da colui che è la verità, Dio. Il Creatore del mondo « ha fatto l'uomo a sua immagine e somiglianza » (Gn 1,26) perché fosse interlocutore tra sé e l'universo e potesse entrare in un rapporto di amicizia con Dio stesso mediante la conoscenza reciproca. Ci si conosce ascoltando le parole dell'altro; Dio si è inserito in questa legge antropologica e attende sempre che lo si ascolti.
La Parola di Dio riportata nella Sacra Scrittura manifesta che Dio ha parlato per mezzo dei profeti, poi rivela che, nel tempo, la Parola stessa si è fatta carne ed ha parlato in modo umano: è Gesù, Verbo umanato.
Chi era Gesù prima di nascere da Maria Vergine? Il pensiero del Padre, il Verbo eterno, l'autocomprensione di Dio stesso, l'immagine personale del Padre inviata tra noi uomini, per l'amore infinito che Dio ha per tutti e per ciascuno di noi. E il Verbo incarnato ha vissuto tra di noi in questa terra, ha parlato ed ha accettato di essere ucciso per manifestare il suo amore per ciascuno di noi. Per questo motivo il Padre invita ogni uomo ad ascoltarlo (cf Mt 17,5).
La Parola di Gesù, conservata nel NT, è prefigurata nell'AT, ed è sperimentata dalla coscienza umana del credente che si mette in libero e amoroso contatto con Gesù e con il suo Spirito.
La parola di Dio abbraccia tutta la rivelazione ed è il centro di tutto lo scibile cosmico dal momento che la parola sussistente è il centro e l'origine di tutte le parole che si leggono o si pronunciano. Solo nell'a. intelligente, amoroso penetrante si entra nel mistero di Dio, avvolti lentamente nella sua luce transluminosa che trasforma e introduce, con la morte corporale, nella pienezza della luce divina.

II. L'a. nell'esperienza mistica. Dio parla all'uomo e lo invita a un rapporto di comunione e di vita per rispondere alle esigenze più profonde della psiche umana. Per questo è fondamentale l'a., ed è per questo che Dio ha parlato « mediante eventi e parole intimamente connessi » (DV 1,2), affinché possiamo riconoscere la voce stessa di Dio e arrivare a credere sinceramente, poiché « la fede nasce dall'a. », afferma s. Paolo (cf Rm 10,17).
E l'a., dunque, che genera la fede, non soltanto della parola scritta, quanto, e più ancora, della parola interiore pronunciata nell'intimo della nostra coscienza dal Maestro della fede cristiana, lo Spirito Santo. « Egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io (Gesù) vi ho detto » (Gv 14,26).

III. Le disposizioni per un a. autentico e sincero richiedono un impegno esistenziale che coinvolge tutte le potenzialità umane poiché è Dio stesso che opera nell'uomo e con l'uomo.
Gesù paragona la sua parola a un seme che produce più o meno abbondantemente a seconda delle disposizioni del terreno (cf Mc 4,26), e l'autore della Lettera agli Ebrei la paragona ad una « spada a doppio taglio » che « penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore » (4,12). La spada che trafisse Paolo fu la parola di Gesù: « Perché mi perseguiti? » (At 22,7).
L'a. della parola di Dio, a differenza di quello di tutte le parole umane, include ed esige un cambiamento, poiché tende alla cristificazione, per trasformare in Cristo (cf Gal 4,19).
L'esemplare di ogni cristiano in a. della Parola di Dio è la Vergine Maria che disse: « Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto » (Lc 1,38).
Le condizioni per un autentico a. riguardano la serietà del nostro impegno lasciandoci possedere dal desiderio dell'infinito (cf Gregorio di Nissa), per penetrare al di dentro delle Scritture, tenendo presente che è lo Spirito che vivifica, mentre la lettera è un velo che viene tolto quando incontriamo lui, lo Spirito (cf 2 Cor 3,6 18).
Arrivando a cogliere il significato della parola ci si apre al dialogo orante, poiché è Dio che ci parla, ed è questa preghiera dialogante che ci trasforma e ci santifica.
La lettura, lo studio e la riflessione sulla Parola di Dio acuiscono il nostro a. dilatando sempre più la visione della rivelazione divina incentrata sulla persona di Gesù Cristo, trasformandoci in veri contemplativi atti ad annunciare il messaggio cristiano con la vita e con la parola, come gli apostoli.
La contemplazione cristiana consiste essenzialmente nell'ascoltare la Parola di vita per lasciarsi possedere da essa. Ciò vivifica e spinge alla testimonianza di questa vita nuova raggiunta in Dio con l'esempio, la parola e, se occorre, col sangue, come i nostri fratelli martirizzati per la loro fedeltà al Vangelo di Gesù Cristo. Inoltre, l'a. di passiva e fedele obbedienza alla Parola di Dio conduce all'incontro mistico d'amore con le divine Persone, ossia a quell'ineffabile dialogo d'amore ove a Dio che parla si risponde con quell'a. che è silenzio arcano e profondamente obbedienziale.

Bibl. Aa.Vv., Parola di Dio e spiritualità, Roma 1984; Aa.Vv., Ascolta!..., in Parola, spirito e Vita, 1 (1979), tutto il numero; D. Barsotti, La Parola e lo Spirito, Milano 1971; E. Bianchi, Pregare la Parola, Torino 1974; I. De La Potterie, La lettura della Sacra Scrittura « nello Spirito », in CivCat 137 (1986), 209 223; M. Magrassi, Protesi all'ascolto. Esultanti nella lode, Noci (BA) 1983; C.M. Martini, In principio la Parola, Milano 1982; G.M. Oury, Cercare Dio nella sua Parola. La Lectio divina, Cinisello Balsamo (MI) 1987; S.A. Panimolle, Ascolto della Parola e preghiera. La « Lectio divina », Città del Vaticano 1987.


Autore: A. Giabbani
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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