Arte


I. Rapporti ed influssi intercorrono fra le visioni delle mistiche e le immagini, la cui frequentazione, vivaio per la meditazione interiore, fa parte della loro esperienza quotidiana. Ci si riferisce alle mistiche e ai mistici, ma maggiormente alle prime, perché per le donne, spesso meno colte degli uomini, l'immagine è un punto di riferimento importante.
Una serie di aggiornamenti iconografici trapassa abitualmente nelle descrizioni delle visioni: ad esempio nelle visioni i chiodi del crocifisso da quattro si riducono a tre seguendo la parallela evoluzione cronologica dell'immagine del Crocifisso. Infatti, l'iconografia del Cristo trionfante che sottolinea la sua essenza divina lo mostra senza segni di sofferenza, con i grandi occhi spalancati e i piedi accostati l'uno accanto all'altro. Il successivo schema del « Christus patiens » sottolinea, invece, l'umanità di Cristo e lo mostra in agonia, col capo reclinato o già con gli occhi chiusi nella morte. I piedi non sono più accostati, ma sovrapposti e forati da un unico chiodo. L'innovazione che fa assumere al corpo una maggior tensione, sintomo di sofferenza, si diffonde in Italia solo a partire dalla seconda metà del sec. XIII. Lo spagnolo Luca di Tuy, cronista e vescovo (dal 1239) ha ben chiaro i motivi del mutamento iconografico che accentua lo spasimo del supplizio: « Ma qualcuno dice che per questo si va ora affermando che Cristo sia stato crocifisso con un piede sopra l'altro tenuti da un unico chiodo e che si vogliano cambiare le consuetudini della Chiesa, perché con la crudeltà maggiore della passione di Cristo sia sollecitata nel popolo una maggiore devozione ».
Spesso, sono le visioni delle mistiche a fondare iconografie diverse: ci si riferisce ad esempio a come ancor oggi viene rappresentato il presepio, che si fonda sulla visione di s. Brigida di Svezia.

II. E questo fondamentale ruolo dell'immagine nell'esperienza claustrale e mistica, la ragione che spinge le compagne di Chiara da Montefalco a credere che la metafora usata dalla santa potesse essersi concretizzata, cioè che veramente nel cuore della santa si trovassero tutti i simboli della passione, quella passione e quella croce che Chiara diceva avere radicate in petto. Come in uno stipetto a due ante furono trovati nella lunga autopsia durata più giorni, da una parte la croce, i tre chiodi, la lancia, la spugna e la canna; dall'altra, la colonna, la frusta con cinque funicoli e la corona: immediato l'esplosivo moltiplicarsi di miracoli e il concorso di popolo e di pellegrini.

III. La vita spirituale procede per visioni, quindi fondamentalmente per immagini, immagini che a loro volta forniscono le parole per descrivere esperienze altrimenti intraducibili. La figura e la sua descrizione sono perciò un linguaggio, un veicolo linguistico comune fra la « biografia » di una mistica (cioè il modello di vita che viene proposto dall'estensore della Vita) ed il pubblico dei suoi destinatari. D'altronde, il pubblico è abituato ad andare in chiesa, a guardare immagini, tanto che divengono un suo preciso sfondo culturale, un bagaglio di riferimenti culturali, bagaglio che proprio quel pubblico sarà prontissimo a ricevere e a raccogliere anche dai racconti della mistica.
Nel sec. XIV assistiamo ad una privatizzazione del culto: i privati, come le mistiche, pregano sempre più in solitudine, nelle loro stanze che accolgono altaroli e crocifissi sentiti come un necessario appoggio emotivo di meditazioni. Sono proprio quegli altaroli e crocifissi ai quali si fa frequentissimo riferimento nelle biografie delle sante, punto di partenza dell'estasi mistica. In una circolarità di temi e di linguaggi vi è quindi un rapporto molto stretto fra le immagini, le mistiche e i loro devoti, tanto più che la committenza degli altaroli è molto spesso di privati cittadini e presuppone una richiesta finalizzata a ben determinati scopi ed intenti.

Bibl. Aa.Vv., Bibbia Arte e Musica, in Supplemento a Jesus, n.2 - febbraio 1992, tutto il numero; T. Amodei, L'arte sacra oggi, Roma 1973; Id., Spinte « mistiche » nell'operare artistico di oggi, in Aa.Vv. Mistica e misticismo oggi, Roma 1979, 291 297; C. Frugoni, Le mistiche, le visioni e l'iconografia: rapporti ed influssi, in Atti del Convegno su La mistica femminile del Trecento, Todi (PG) 1983, 5 45; Ead., Il linguaggio dell'iconografia e delle visioni, in Culto dei santi, istituzioni e classi sociali in età preindustriale, a cura di S. Boesch Gajano e L. Sebastiani, L'Aquila 1984, 527 537. Su Chiara da Montefalco in particolare: C. Frugoni, Domine, in conspectu tuo omne desiderium meum: Visioni e immagini in Chiara da Montefalco, in C. Leonardi - E. Menestò (cura di), S. Chiara da Montefalco ed il suo tempo, Firenze 1985, 154 174.


Autore: A. Frugoni
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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