Arintero Juan


I. Vita e opere. Nato a Lugueros (Léon, Spagna), il 24 giugno 1860 nel seno di una famiglia di solide tradizioni cristiane e di modesta fortuna, da giovane abbraccia la vita religiosa, entrando nell'Ordine dei frati predicatori. Alterna gli studi sacerdotali con quelli delle scienze naturali, conseguendo il dottorato in fisica e chimica nell'Università civile di Salamanca nel 1886. Destinato in seguito all'insegnamento nel Collegio di Vergara, paese basco, inizia la carriera di docente come quella di pubblicista, nel campo della sua specializzazione, le scienze della natura, però aprendosi già all'apologetica, « difesa scientifica », della religione cristiana. Nel 1898 inizia l'opera L'evoluzione e la filosofia cristiana, che dovrebbe abbracciare, secondo il progetto, otto volumi, dei quali si edita solo il primo: L'evoluzione e la mutabilità delle specie. Nel 1904 partecipa a Viterbo al Capitolo generale dei definitori del suo Ordine e lì propone un piano di rinnovamento e aggiornamento degli studi e dell'apostolato tipicamente domenicano: « Bisogna dar più importanza alle questioni utili e d'attualità che servono a difendere i punti attaccati e ad impugnare con frutto gli errori, piuttosto che alle questioni strane ed antiquate. Poco importa saper confutare i nemici che non esistono più, se non si conoscono i molti che vivono adesso ». Quelli che « vivono » e si muovono sono i razionalisti, appoggiati alle nuovissime teorie scientifiche o pseudoscientifiche. A., uomo rude e di carattere forte, non rifiuta lo scontro apologetico ed usa le stesse armi del nemico per difendere i dogmi cattolici. Il dominio delle scienze naturali, la passione per le creature lo affascinano e lotta con la penna per spiegare che la verità scientifica non può essere in opposizione con la verità cristiana. La verità, motto del suo Ordine e insegna dei suoi membri, libera sempre l'uomo e lo pone in cammino per realizzare il suo destino. Insomma, A. si converte, per la sua professione e per il suo sapere, in apologista della Chiesa, attaccata dal razionalismo. Concepisce così un'opera nuova, che non è più né meno che una ecclesiologia, sotto il segno della « evoluzione »; comprende quattro tomi poderosi: 1. Evoluzione organica; 2. Evoluzione dottrinale; 3. Evoluzione mistica; 4. I fattori della evoluzione (Salamanca 1908?1911).

Nel 1909 è chiamato a Roma, presso la cattedra di ecclesiologia dell'Angelicum, che apre le sue aule in quello stesso anno. La sua « ecclesiologia » è considerata, nella Roma di san Pio X, non molto ortodossa, e lo allontanano dalla cattedra. Ritorna a Salamanca, dove prosegue i suoi studi e le sue pubblicazioni, ogni volta più incentrati sulla vita e sulla vitalità della Chiesa, « organismo vivo », organismo mistico. In Salamanca, nel 1921, fonda la rivista La vida sobrenatural. Ivi pubblica nel 1916, Questiones místicas; nel 1919, El Cantar de los Cantares; nel 1925, La verdadera mística tradicional; nel 1926, Las escalas de amor y la verdadera perfección cristiana, ecc. Muore il 20 febbraio 1928, in odore di santità. Il suo processo di beatificazione aperto nel 1952, segue il normale corso ed ha buone speranze di approvazione.

II. Dottrina. A. è una delle figure di maggiore rilievo nel campo della moderna ecclesiologia, concretamente in ciò che potremmo chiamare ecclesiologia mistico?vitale. L'iter della sua vita scientifica è chiaramente ascendente: dalle scienze naturali all'apologetica scientifica; dall'apologetica all'ecclesiologia, dall'ecclesiologia alla mistica. Non c'è altro che continuità, progresso, evoluzione perfetta, vocazione di santità in fieri. In sintesi, la parola evoluzione è il motto - il simbolo - di tutta l'opera di A., chiave e rischio della sua avventura scientifico?religiosa. E, d'altra parte, un'arma che i razionalisti del sec. XIX brandiscono contro la Chiesa. A., più sensibile agli orientamenti di Leone XIII che a quelli di Pio IX, e più avanti dei santi timori di san Pio X, cerca di strappare ai razionalisti quest'arma e difendere con questa i dogmi. Ciò gli causa incomprensione al punto che i suoi libri rischiano di essere messi all'Indice. Ha, poi, da dare spiegazioni e giustificazioni, ma non fa marcia indietro. L'evoluzione appare già nell'abbozzo del suo primo progetto apologetico (1898). Riappare, un poco sfumata, nel suo grande trattato De ecclesia, che ha per titolo: Sviluppo e vitalità della Chiesa; però subito, nei singoli volumi, riappare il termine evoluzione. Ovviamente, questo risulta equivoco e, per la vecchia guardia dell'ortodossia, con sapore eterodosso. Le critiche all'opera di A. aumentano sia dentro che fuori casa. Lo allontanano dalla cattedra romana finché, come già precisato, è sul punto di finire all'Indice, ma, a distanza di varie decine di anni, il suo nuovo uso della parola evoluzione risulta ortodosso e perfino stimolante, fertile, geniale. Come egli stesso spiega, « la Chiesa può e deve evolversi, crescere, progredire. Possiamo, poi, considerare in essa tre modi di evolversi: organico, dottrinale e mistico o vitale ». Si tratta di evoluzioni omogenee, di evoluzioni nel senso di progresso, di sviluppo perfettibile. In una parola: di crescita. Questo processo « evoluzionista » si verifica, in maniera peculiare, nell'« organismo vivo » che è la Chiesa. L'affinità tra « organismo vivo » e Corpo mistico è evidente. A. applica il suo « concetto » di evoluzione vitale alla Chiesa, ed ugualmente, al cristiano. « Per evoluzione mistica, scrive, chiarendo termine e concetto, intendiamo l'intero processo di formazione, sviluppo ed espansione di quella prodigiosa vita che è la grazia fino a che si formi Cristo in noi e ci trasformi nella sua divina immagine ». Di tutta l'ecclesiologia arinteriana è precisamente la parte terza - Evoluzione mistica - quella che ha maggiore risonanza e risulta la più chiara, la più geniale, la più rinnovatrice. A questo punto, conviene precisare due punti: l'uno, l'« evoluzione mistica » personale o individuale è parte integrante della « evoluzione mistica » ecclesiale (la Chiesa come organismo vivo, del quale fanno parte tutti i membri del medesimo, cioè i cristiani); l'altro, l'apertura della ecclesiologia alla mistica porta A. ad un forte rinnovamento delle idee in voga sulla spiritualità, senza dubbio, partendo dal rinnovamento auspicato da Leone XIII nell'Enciclica Divinum illud munus (1897), anche con apporti di grande qualità e di feconde prospettive. Le tesi arinteriane « ispirano » l'idearium della rivista Vie spirituelle (1919) e, soprattutto, l'opera vasta e ricca di Garrigou?Lagrange, paladino e araldo, come egli confessa, del « rinnovamento mistico arinteriano ». Anche in questo campo A. ha i suoi amari contrattempi e i suoi duri avversari. Si tratta, come egli sostiene, di tornare alle cause della « vera mistica tradizionale », oscurata e sviata durante vari secoli da una triste decadenza. Questa decadenza sterile colpisce, secondo lui, anche la genuina mistica teresiana e sangiovannista e lo stesso concetto di mistica. Essa è soprattutto la realizzazione della vocazione del cristiano, che è, secondo quanto apostrofa con enfasi, vocazione di perfezione, di santità: la mistica è lo svilupparsi della grazia e sta, pertanto, nel piano della economia cristiana; è meta comune, non privilegio di classe, né ornamento accidentale, né molto meno pericolo da evitare. L'opera Cuestiones místicas contiene le tesi primordiali, erette come sette lance: 1. la mistica è nella normale via della vita cristiana; 2. tutti i cristiani possono e debbono sforzarsi per arrivare a queste vette della mistica o « contemplazione infusa »; 3. se nell'esperienza quotidiana ci sono pochi mistici è perché non ci sono asceti che, con abnegazione e purificazione, spianano il cammino; 4. tutti i santi sono mistici, perché « perfezione cristiana », santità e mistica sono la medesima cosa; 5. non ci sono, pertanto, due vie o cammini o tipi di santità, uno ascetico e l'altro mistico, tranne due tappe del medesimo cammino: primo, ascesi; secondo, mistica; 6. ciò che costituisce e caratterizza lo « stato mistico » è l'azione « sovrumana » dei doni dello Spirito Santo nell'anima; e 7. i cosiddetti « fenomeni mistici » sono accidentali e secondari: il fenomeno essenziale è la contemplazione infusa, maturità dell'amore di Dio e del prossimo.

Il contributo di A. alla « restaurazione mistica » nell'ambito del sec. XX è stato decisivo. Egli stesso lo avverte quando scrive: « Tra alcuni anni si andrà felicemente realizzando una vigorosa rinascita degli studi mistici. Questi, molto lontano dall'essere già visti con il funesto sdegno con il quale negli ultimi tre secoli lo furono, in tutte le parti suscitano un interesse vivo e crescente, riconquistando poco a poco il posto d'onore e l'eccezionale importanza che in altri giorni ebbero e che niente dovevano avere perso né di fatto persero senza grande detrimento della pietà » cristiana. In certo modo, A. ha seminato molte delle idee che sulla misticasantitàperfezione, sono fiorite nel Vaticano II.

Bibl. A. Alonso, Padre Arintero, un maestro di vita spirituale, Roma 1975; A. Bandera, El padre Arintero, doctor de la mistica, in La vita sobrenatural, 64 (1963), 1?12; M.M. Gorge, s.v., in DSAM I, 855?859; A. Huerga, La evolución: clave y riesgo de la aventura intelectual arinteriana, in Studium, 7 (1967), 127?153; Id., La evolución de la Iglesia según Arintero, in Com 1 (1968), 65?93; Id., s.v., in DES I, 203?205; Pellegrino de la Fuente, s.v., in EC I, 189; I. Rodriguez, Evolución de la Iglesia según Arintero, Madrid 1994; A. Suarez, Vida de J. Arintero, 2 voll., Cadiz 1936.


Autore: A. Huerga
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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