Antropocentrismo - Antropomorfismo


Premessa. L'esperienza mistica è dovuta fondamentalmente non alla nostra ascesi, ma alla autocomunicazione di Dio nello Spirito di Cristo all'anima. Lo Spirito comunica tale esperienza in forme varie attingendo dall'inesauribile ricchezza dei suoi carismi. Egli la offre armonizzata sull'essere socio caratteriale della persona che eleva allo stato mistico, perché ama rispettare la configurazione personale del soggetto beneficiato: s'immedesima con il suo stato umile valorizzandolo nel suo essere specifico. Ne è testimonianza lo stesso Verbo che, con la collaborazione dello Spirito, si è fatto carne: ha assunto la carne nostra segnata dal peccato (2 Cor 5,21). Il condizionamento umano dell'esperienza mistica indica non la grandezza nostra, ma che Dio è infinitamente dono caritativo verso di noi nel rispetto dei nostri limiti.
Un discorso spirituale sull'esperienza mistica include necessariamente la considerazione sul come noi ci offriamo al dono carismatico (antropocentrismo); anzi su come Dio stesso ama unirsi intimamente a noi (antropomorfismo). Nella determinazione delle forme del vissuto mistico, oltre all'apporto primario dello Spirito di Cristo e del condizionamento antropologico, sono operanti molteplici altri fattori. Qui il discorso di proposito si limita a mettere solo in luce quale condizionamento rechi l'aspetto antropologico attraverso talune sue configurazioni socio culturali.
I. Concezione antropologica greco romana e biblico ebraica. Nella concezione antropologica classica greco romana l'uomo è ritenuto stimabile a motivo della sua facoltà razionale. Se viene valutato delimitato nella sua esistenzialità sensibile, è esaltato per le sue facoltà spirituali.
Lo Spirito nel comunicare il carisma mistico in Cristo rispetta l'autocoscienza del credente di possedere nel suo intimo un valore inestimabile che lo predispone alla comunione con Dio. E quanto viene affermato nell'esperienza mistica renano fiamminga dell'essenza, secondo la quale l'unione mistica con Dio avviene nel fondo estremo dell'anima, proprio perché questa profondità interiore è ritenuta imparentata con il mistero di Dio. Meister Eckhart precisava: « Chi vuol penetrare nel fondo di Dio, in ciò che esso ha di più intimo, deve prima penetrare nel suo proprio nel fondo, in ciò che esso ha di più intimo. In effetti, nessuno può conoscere Dio se non conosce prima se stesso ».1
Nella concezione antropologica biblico ebraica l'uomo è non tanto « ratio », ma creatura fatta a immagine di Dio (cf Gn 1,26 27). Egli giace tra due dati esperienziali: dal profondo di se stesso aspira al totale infinito e, insieme, rimane amareggiato dalla parzialità delimitata dei propri esiti. Questo sfondo antropologico biblico orienta e predispone a comprendere talune forme di esperienza mistica.
La prima forma si delinea nell'elevata visione esperienziale mistica di s. Agostino e di s. Bernardo. Essi vivono nell'inquietudine di riuscire ad appagarsi in Dio. Al dire di s. Gregorio di Nissa l'anima è tutta sospinta dalla propria immagine originaria di Dio, così da sapersi immergere nel divino increato. Su questo sfondo antropologico, s. Tommaso riterrà che l'uomo ha bisogno di Dio per attuarsi in una propria beatitudine definitiva. Dio non viene asservito alla propria felicità, ma è amato anche perché nostra felicità.
Su questo medesimo sfondo antropologico biblico fiorirà successivamente la stessa esperienza mistica sponsale, secondo la quale l'anima è tutta unita a Dio, godendo e partecipando al suo medesimo amore secondo la simbologia nuziale. Matilde di Magdeburgo si sente dire da Dio: « Nel mio regno vivrai quale novella sposa e allora ti darò il dolce bacio della bocca. Tutta la mia divinità vibrerà attraverso l'anima tua e i miei sguardi si specchieranno senza posa nel tuo cuore ».
Invece, in modo del tutto differente, gli Esercizi di s. Ignazio di Loyola concepiscono Dio non come beatitudine dell'uomo, ma come colui che chiama al suo servizio. « L'uomo è stato creato allo scopo di lodare Dio, di venerarlo e di servirlo e di salvare in tal modo l'anima sua ». E una forma mistica della vita umana che appare svelata presso la stessa missione svolta da Gesù Cristo. Egli, « vero cibo e vera bevanda » è apparso in totale dedizione sacrificale al Padre.
Entro questa stessa concezione antropologica biblica si svolge l'esperienza mistica di s. Bonaventura e di Guglielmo di Saint Thierry. Un'esperienza mistica che tende non solo ad uniformarsi al vissuto mistico di Cristo, ma a condividerlo e a comparteciparlo. Lo Spirito Santo introduce a convivere il mistero pasquale di Cristo così da essere con lui spiriti risorti. Allora l'anima e Cristo risorto « si penetrano vicendevolmente a tal punto che ognuno non sa più essere da sé... Anima nell'anima, mentre una stessa dolce natura divina li attraversa, i due diventano una sola cosa, per sempre ».2 La persona umana perde se stessa per diventare membro del Cristo integrale.
II. Cultura antropologica secolare odierna. Nella cultura contemporanea viene emergendo e diffondendosi un'attenzione prevalente all'antropologia detta « secolare », così da costituirla centro anche della riflessione spirituale. Si parla di svolta antropologica della teologia spirituale. Sullo sfondo di questa contemporanea cultura antropologica vengono indicate nuove forme di esperienza mistica con ricchezza di sfaccettature varie. Ne ricordiamo alcune in forma sintetica.
E affiorata la spiritualità della teologia della liberazione.3 Essa è un nuovo umanesimo in cui l'uomo si definisce innanzitutto per la sua responsabilità verso i fratelli e verso la storia » (GS 55). R. Tonelli invita a realizzare l'intera esistenza spirituale nella meditazione del Cristo, considerato come colui che, attraverso la propria morte in croce, testimonia « l'amore alla vita terrena trascinato fino alle estreme conseguenze ».4 A. Rizzi afferma che si vive in modo spirituale mistico qualora si raccolga il comando di Dio a rendersi responsabili del bene creato promuovendolo. « La gloria di Dio è questa realizzazione dell'umano ». « Nella creazione e nella redenzione Dio si è fatto antropocentrico; e in questo consiste il suo essersi rivelato come Dio ». Dio non ambisce a divinizzare l'uomo, « ma lo vuole compiutamente umano ».5
Soggiacente a queste proposte mistiche contemporanee sta il presupposto teologico che Dio è tutto donato a noi. Lo stesso amore divino, che si autocomunica in forma pericoretica tra le Persone divine, è rivolto al bene delle creature. Dio ignora se stesso, conoscendo unicamente il volto amato della creatura. In pratica si nega il teocentrismo per sostituirvi un antropocentrismo, confermato dall'antropomorfismo vissuto dal Figlio di Dio incarnato. Sembra necessario precisare, innanzitutto, che dal lato spirituale non è consentito ripiegarci su noi stessi. Siamo chiamati, come immagine di Dio, a essere rivolti e donati all'altro, a Dio e ai fratelli, nello Spirito di Cristo. In secondo luogo, viene trascurata l'esperienza caritativa pasquale della croce, come morire alla carne e risorgere spirito. La via pasquale è irrinunciabile per una stessa completezza umana (cf GS 41).

Note: 1 M. Eckhart, Sermone Haec est vita aeterna, ed. Quint. 546; 2 Hadewijch d'Anversa, Lettera IX, in Id., a cura di R. Berardi, Lettere, Cinisello Balsamo (MI) 1992, 94; 3 Cf G. Gutierrez, Bere al proprio pozzo. L'itinerario spirituale di un popolo, Brescia 1983; J. Sobrino, Tracce per una nuova spiritualità, Roma 1987; 4 R. Tonelli, Una spiritualità per la vita quotidiana, Leumann (TO) 1967; 5 A. Rizzi, Dio in cerca dell'uomo. Rifare la spiritualità, Cinisello Balsamo (MI) 1987.

Bibl. J. Beaude, La mistica, Cinisello Balsamo (MI) 1992; Filone d'Alessandria, La vita contemplativa, Genova 1992; E.L. Frackernheim, La presenza di Dio nella storia, Brescia 1977; W. Kasper, Cristologia e antropologia, in Aa.Vv., Teologia e Chiesa, Brescia 1989, 202 225; L.F. Ladaria, Antropologia teologica, Casale Monferrato (AL), Roma 1986; J.B. Metz, Antropocentrismo cristiano, Torino 1969; W. Pannenberg, Antropologia in prospettiva teologica, Brescia 1987; O.H. Pesch, Liberi per grazia. Antropologia teologica, Brescia 1988; A. Perretti, Le forme dell'umanesimo contemporaneo, Roma 1974; A. Rigobello, Il personalismo, Roma 1975; I. Sanna, Chiamati per nome. Antropologia teologica, Cinisello Balsamo (MI) 1994.


Autore: T. Goffi
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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