Antonio Abate (Santo)


I. Vita e opere. Da un consistente ramo della tradizione è ritenuto fondatore dell'anacoretismo e « primo monaco ». Nato nel 251, si dà, attorno ai vent'anni, alla vita ascetica, prima in un villaggio, poi in una tomba, poi in pieno deserto. In un secondo tempo, attorno alla sua persona sorge un sistema di piccoli monasteri. Più tardi, si sposta verso il Mar Rosso, nel luogo dove sorge tuttora il monastero a lui dedicato e dove egli muore nel 355 ca. A lui stesso è attribuito un corpus di lettere (PG 40, 977 1000), il cui originale è perduto, tramandato in georgiano, latino e, parzialmente, in copto e siriaco; un corpus di venti lettere è tramandato in arabo. Inoltre, a lui sono attribuiti una lettera a Teodoro di Tabennesi, una serie di Regole e una ventina di sermoni. Sembrano autentici solo il corpus di sette lettere e la lettera a Teodoro.

II. Nella tradizione spirituale. Di grande valore spirituale è la Vita di Antonio scritta da sant'Atanasio (PG 26, 835 978), che può essere considerata come uno dei primi trattati di ascetica. Dopo che il primo ideale di santità fu il martirio, la Vita di Antonio ci presenta una certa sostituzione del martirio, il « martirio della coscienza ».

Si possono indicare le caratteristiche principali di questo nuovo tipo di santità. 1. A. appare come « uomo di Dio ». E una diretta conseguenza della teologia di Atanasio: Dio si è fatto uomo affinché l'uomo diventasse divino. 2. La divinizzazione dell'uomo è la vita « secondo natura », ma nel senso cristiano, cioè secondo lo stato della prima creazione. La vita monastica permette di far ritorno al paradiso. 3. La « natura » si può esprimere per mezzo di principi generali. Anche nella vita spirituale, quindi, si cominciano a formulare direttive generalmente valide. 4. Il ritorno alla natura vera, divinizzata, suppone una lotta contro il peccato e le sue conseguenze e contro il diavolo stesso. Però A. esce da questo combattimento spirituale vittorioso. Il suo volto irraggia « l'apatheia », liberazione da tutto ciò che turba il cuore. 5. L'uomo unito a Dio purifica anche il mondo, vince i « demoni dell'aria », anche il cosmo obbedisce all'uomo di Dio (miracoli, obbedivano a lui perfino gli animali selvaggi).
La vita dell'« uomo di Dio » non si concilia con quella degli « uomini del mondo », perciò A. sceglie come sua dimora la solitudine. La Vita descrive quattro fughe successive: 1. dalle passioni del mondo - la ricompensa è l'apatheia; 2. dai pensieri malvagi - il premio è la preghiera continua; 3. dal commercio inutile con gli uomini - ne segue la paternità spirituale di quelli che cercano Dio; 4. dalla vanagloria causata dalla fama dei miracoli - in ricompensa è rivelata ad A. l'ora della sua morte, segno, questo, di predestinazione alla salvezza.
Tradotta presto in tutte le lingue dell'antichità cristiana, la Vita di Antonio fu per lunghi secoli manuale di vita monastica, non solo solitaria, ma anche cenobitica.

Bibl. G. Bardy, s.v., in DSAM I, 702 708; L. Bouyer, Vita di Antonio, Milano 1974; Id., Antonio Abate, in L. Dattrino - P. Tamburrino (cura di), La spiritualità dei Padri, 3B, Bologna 1986, 25ss.; L. Dattrino, Il primo monachesimo, Roma 1984, 16ss.; G. Garitte, Lettres de S. Antoine. Version georgienne et fragments coptes, Louvain 1955; J. Gribomont, s.v., in DIP I, 700 703; Melchiorre di Santa Maria, s.v., in DES I, 171; B. Steidle (ed.), Antonius Magnus Eremita, Roma 1956.


Autore: T. Spidlík
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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