Ansia


I. Da un punto di vista storico, l'a. era contemplata nello stesso quadro clinico dell'angoscia nevrastenica (Bread ed Heckel 1880). Fu Freud che nel 1895 propose di separare dalla nevrastenia un certo gruppo di sintomi sotto il nome di « nevrosi d'angoscia » con due elementi fondamentali: a. una costituzione, con carattere di cronicità e con un modo di essere abituale e permanente; b. le crisi, con manifestazioni parossistiche. Negli anni '50, R. May 1 ha reimpostato la problematica psicologica dell'a.

II. Emotività, angoscia ed a. Nella nevrosi d'angoscia lo stato d'a. si può collocare nella patologia dell'emozione, ma non va confuso con l'iper emotività: di fronte a un pericolo o a una minaccia l'iper emotivo reagisce con una condotta anarchica e incoercibile; mentre l'ansioso può essere capace di passare dal panico al controllo o all'adattamento, cosa che non credeva di poter fare. Infatti, molti eroi, grandi lavoratori o molti di coloro che fanno più di quanto è il proprio dovere sono ansiosi. Se da una parte è vero che non bisogna confondere l'a. con l'emotività, dall'altra bisogna anche riconoscere che molti ansiosi hanno un'emotività ipereccitabile: è qui, infatti, che si evidenziano i vari disturbi. L'a. e l'angoscia sono il risultato di un conflitto tra la pulsione libidica o aggressiva e la realtà o le norme morali. Quando questo conflitto crea una tensione superiore al limite di tolleranza il soggetto avverte un disagio interiore d'intensità variabile perché da una parte vuoledeve realizzare un suo bisogno desiderio dall'altra non vuolenon deve realizzarlo. Non sapendo come conciliare questa polarità, senza colpa o vergogna, aumenta il disagio.
Una breve e sommaria differenza tra a., fobia e angoscia può partire da queste considerazioni: l'a. è causata da una paura generica senza un oggetto ben definito e si manifesta con un disagio proporzionato alla gravità della minaccia che si crede imminente; la fobia è una paura sproporzionata, irrazionale ed immotivata per una minaccia reale, ma relativa o immaginaria; l'angoscia è una paura più intensa che è percepita e denominata in modo diverso a seconda delle circostanze: di fronte alla morte, alla sofferenza e alla colpa, nelle sindromi di abbandono, di perdita e di separazione, di fronte all'esistenza come taedium vitae, existential vacuum, e altre espressioni simili. I disturbi sono descritti con termini generici come nervosismo oppure, più tecnicamente, come instabilità emotiva, iper estesia sensoriale, labilità nel controllo emotivo (ossia, soprassalto ad un piccolo improvviso rumore, tremore agli arti o palpitazioni, o sudorazione, o vampate di calore in risposta a un'emozione anche piccola, tensione sia psichica che del tono muscolare). Altri disturbi sono legati al sonno: difficoltà all'addormentamento, risvegli angosciosi, svegliarsi affaticati (a volte l'iper sonnia: rifugiarsi nel sonno per fuggire dalla realtà).
Altre turbe sintomatologiche dell'a. si manifestano a carico dell'apparato cardio vascolare (accelerazione del ritmo cardiaco e instabilità della pressione arteriosa), dell'apparato respiratorio (spasmi, senso di oppressione al diaframma), dell'apparato neuro muscolare (iper eccitabilità dei riflessi osteo tendinei, spasmi alla muscolatura liscia). Altri sintomi dell'a. si manifestano con turbe intestinali (stipsi o diarrea), spasmi gastrici (nausea e vomito), nella secrezione ghiandolare (secchezza della bocca o scialorrea), nella minzione (oliguria o poliuria).
Ogni ansioso gestisce la propria a. secondo il proprio temperamento e la propria personalità: alcuni introversi reprimono la propria irritabilità, altri estroversi esplodono con reazioni colleriche; i viscerotonici reagiranno con sensazioni di inappetenza o di polifagia; e così via per il comportamento sessuale, religioso, relazionale, aggressivo e per ogni altro comportamento. L'a. è spesso accompagnata da un senso di insicurezza e può essere anche non legata a un oggetto o situazione specifica; in questo caso si parla di a. fluttuante, o libera, che si manifesta come una costante attesa di una non ben definita catastrofe: basta un minuto di ritardo, un campanello, un lieve dolore per immaginare l'imminenza di qualcosa d'irrimediabile. Un dramma dell'ansioso è la sua stessa consapevolezza dell'irrazionalità della sua angoscia e la sua frustrazione per non riuscire a far capire agli altri i suoi incoercibili timori. L'a. è sempre legata a una immaginazione distorta in modo disfunzionale, ma non per questo è una malattia immaginaria.

III. Definizione e contenuto. La definizione più autorevole e più aggiornata di a. è quella riportata dal DSM IV: « L'anticipazione apprensiva di un futuro danno o sfortuna accompagnata da disforia o da sintomi somatici di tensione ».
Una sintesi descrittiva dell'a. con finalità diagnostiche può essere quella che raggruppa la sintomatologia in tredici punti, di questi bastano quattro per diagnosticare il panico: 1. Dispnea o sensazione di soffocamento; 2. Sbandamenti, instabilità, o sensazione di svenimento; 3. Palpitazioni o tachicardia; 4. Tremori fini o grandi scosse; 5. Sudorazione; 6. Sensazione di asfissiare; 7. Nausea o disturbi addominali; 8. Depersonalizzazione o derealizzazione; 9. Parestesie (torpore o formicolio); 10. Improvvise vampate di calore o senso di freddo; 11. Dolore o fastidio al torace; 12. Paura di morire; 13. Paura di impazzire o di fare qualcosa di incontrollato. L'a. ha un ruolo molto importante in tutte le patologie psicologiche e non esiste una sola nevrosi che non abbia a che vedere con il controllo dell'a. L'a., da un punto di vista diagnostico, è correlata con i quadri clinici fobici (agorofobia, fobia sociale, fobia semplice) e con alcuni disturbi particolari (disturbo ossessivo compulsivo, da stress post traumatico, da a. generalizzata). Nella condotta religiosa possiamo considerare sinteticamente i significati di questi quadri clinici con qualche riferimento alla condotta religiosa. L'agorofobia è la paura di trovarsi in posti o situazioni dalle quali sarebbe difficile uscire o nelle quali non sarebbe disponibile l'aiuto qualora se ne avesse bisogno. Nella condotta religiosa quest'a. agorofobica potrebbe essere interpretata come prudenza.
La fobia sociale è la paura del giudizio degli altri o di agire in modo imbarazzante o umiliante e perciò si evita di parlare in pubblico, di mangiare o di scrivere di fronte agli altri, e così la vita socio relazionale è fortemente limitata.
Questo tipo di a. potrebbe essere scambiato per modestia, o riservatezza.
La fobia semplice è la paura persistente di un oggetto o di una situazione. Questa paura eccessiva o irrazionale porta ad avere comportamenti di evitamento e l'oggetto della fobia è, per esempio, il sesso; allora quest'a. potrebbe essere confusa con la castità o la pudicizia. Il disturbo ossessivo compulsivo è composto da: a. impulsi, pensieri e immagini mentali che interferiscono nell'ordinaria articolazione del comportamento. Il soggetto cerca di ignorare o sopprimere queste interferenze, ma a volte si ottiene l'effetto opposto. Per esempio, una persona può essere molto religiosa e quanto più cerca di eliminare idee aggressive, blasfeme o erotiche tanto più queste aumentano. Queste interferenze aumentano d'intensità e di frequenza con l'aumentare dell'insicurezza di poter gestire queste pulsioni. La persona ha paura di perdere il controllo e di fare ciò che non vuole. A volte, il soggetto non sa se ciò che non vuole fare lo ha già fatto oppure no; questo determina una sempre maggiore a. fino a sentirsi stanchi e logori dai sensi di colpa per aver fatto poco o quasi nulla. b. Comportamenti ripetitivi allo scopo di calmare l'a. Si tratta dei rituali irrazionali allo scopo di neutralizzare o prevenire eventi temuti. Questa ripetizione meticolosa di schemi comportamentali può arrivare a menomare più o meno fortemente la vita affettiva, l'attività lavorativa e le relazioni sociali.

La nevrosi ossessiva compulsiva può manifestarsi, in genere, in tre modi principali: checking, cleanining e doubting. Il checking è la compulsione a controllare e verificare ripetutamente per essere sicuri e quindi rassicurarsi d'aver fatto qualcosa come chiudere porte, finestre, rubinetti e così via. Questa caratteristica può essere accompagnata da un atteggiamento di sospettosità o da una sensazione di essere perseguitati; ma questo accade in una personalità paranoica. Il cleanining è la tendenza alla pulizia e all'igiene in modo esasperato e irrazionale per paura di essere contaminati da germi o da altre impurità. Il doubting è la pressocché costante ruminazione di dubbi da cui il soggetto si sente assalito o perseguitato; quanto più vorrebbe non averli tanto più sembra che non possa fare a meno di questionarsi sull'esattezza del suo operato. Il soggetto non si stima molto, ma ha pretese perfezioniste. Vuole essere sicuro al cento per cento e vuole essere sempre rassicurato per non perdere il controllo di sé e della situazione. Per esempio, una persona religiosa potrebbe essere portata a ripetere le stesse parole o gesti con modalità e aspettative più magiche che propriamente religiose; questo può essere accompagnato da un forte aumento di a. qualora la persona fosse impossibilitata a mettere in atto tale rito o qualora le fosse possibile agire secondo la modalità intesa. Sembra che la persona non sia capace di fare a meno di questi cerimoniali; e se ne fa a meno sente a., colpa e prevede imminenti catastrofi. Anche il cleaning è un concetto distorto della pulizia e potrebbe essere usato da una persona religiosa con un simbolismo inconscio; ossia, per lavare o purificare le colpe di cui si sente contaminata con i conseguenti cerimoniali per non contaminarsi ulteriormente.
Il doubting è tipico della persona scrupolosa che in un modo più o meno conscio collega la sua insicurezza alla morte, all'inferno o alla salvezza. In questi casi, il sacramento della confessione ha la funzione di un ansiolitico con manifestazioni di dipendenza e di crisi di astinenza se dovesse mancare. Il disturbo da stress post traumatico è il malessere o l'a. che perdura anche dopo un evento che un soggetto ha vissuto in un modo particolarmente traumatico. Il soggetto anche dopo lo scampato pericolo continua ad avvertire minaccia per la propria incolumità e per quella dei suoi cari. Il soggetto è portato ad azionare i propri meccanismi di allerta quasi costantemente e con modalità esagerate col risultato di ricordi e di comportamenti angoscianti, ricorrenti e invasivi come se l'evento traumatico stesse per ripetersi; i disturbi si possono estendere al sonno e ai comportamenti di evitamento di tutto ciò che potrebbe essere associato all'evento traumatico. Tutto questo limita la qualità della vita del soggetto. Il disturbo da a. generalizzata è una preoccupazione irrazionale per eventi realisticamente improbabili oppure obiettivamente proporzionata alla reale possibilità o entità del danno paventato. In effetti, si tratta di una insicurezza sulle proprie capacità di poter gestire un'emergenza o un attacco di panico.
L'a. può essere causata anche da alcune condizioni mediche generali, oppure può essere indotta da alcuni farmaci, oppure può assumere una configurazione clinica aspecifica.

IV. Rimedi. L'a., per una sua valutazione clinica più completa, dovrà esssere considerata anche in altri contesti specifici come quello di una personalità isterica, o di una struttura psicotica (schizofrenia, paranoia, depressione endogena) nei disturbi sessuali, nelle sindrome neurologiche (tumori cerebrali, traumi cranio cerebrali, encefaliti, epilessia). Altri contesti specifici entro cui valutare l'a. sono le condizioni soggettive personali; come per esempio, l'a. in bambini, adolescenti, nella senescenza e nella gravidanza, nelle prestazioni sportive e scolastiche. Attualmente la terapia farmacologica dell'a. guarda con speranza le ricerche di neuro endocrinologia e quelle relative ai processi di somatizzazione. Sembra, però, che nei casi ordinari il miglior trattamento dell'a. sia una psicoterapia supportata da varie tecniche quali il bio feedback, il training autogeno e soprattutto l'ipnosi con l'obiettivo che diventi « auto ipnosi », così che il soggetto impari a gestire autonomamente il controllo della propria a. Ciò che tiene insieme tutte queste tecniche (e anche altre meno note, come la « meditazione profonda », la « meditazione trascendentale » e altre) è la suggestione che mira al controllo del sistema nervoso parasimpatico e alle varie manifestazioni parossistiche.

Attualmente l'a. viene rilevata da vari reattivi quali il Rorschach, il TAT e il Crown Crisp nel contesto della struttura psichica generale. L'IPAT rileva solo l'a. ma nei suoi tratti essenziali (mancanza di auto controllo, instabilità emotiva, sospettosità, apprensione e tensione) latenti e manifesti. Altri rilievi specifici dell'a. sono nel CBA: A. di stato (iniziale), A. di tratto (abituale) e A. di stato (finale). Nel MMPI, oltre alla struttura psichica generale, abbiamo la possibilità di rilevare e quantificare l'A. libera, l'A. somatizzata e altri due indici d'a.: quella Purcell, e quella Modlin. E possibile che questi parametri diano delle indicazioni diverse così com'è anche possibile che uno stesso farmaco o tecnica per il controllo dell'a. diano risultati diversi.

In conclusione, nella valutazione e nel trattamento dell'a. è molto importante l'esperienza clinica del professionista tenuto a considerare i fattori organici, psico soggettivi, socio ambientali e il sistema di credenze morale religioso, nonché la condotta del soggetto perché le manifestazioni ansiose non siano scambiate per forme di vita autenticamente religiosa o, peggio ancora, mistica.

Note: 1 R. May, The Meaning of Anxiety, New York 1950.

Bibl. R. Alpert R.M. Haber, Anxiety in Academic Achievement Situations, in Journal of Abnormal and Social Psychology, 61 (1960), 207 215; P.G. Biagiarelli M. Fioravanti R. Lazzari, Struttura fattoriale dello STAI, in Bollettino di Psicologia Applicata, 169 (1984), 45 51; H. Brenner, Rilassamento progressivo e desensibilizzazione sistematica dell'ansia, Cinisello Balsamo (MI) 19922; R.B. Cattell I.H. Scheier, The Meaning and Measurement of Neuroticism and Anxiety, New York 1961; M. Fioravanti R. Lazzari, Studio della validità di predizione dello STAI, in Bollettino di Psicologia Applicata, 158 (1981), 79 89; V.E. Frankl, Teoria e terapia delle nevrosi, Brescia 1962; S. Freud, Inibizione, sintomo e angoscia, in Id., Opere, Torino 1978, 237 313; J.M. Grossberg H.K. Wilson, A Correlation Comparation of Wolpe Lang Fear Survey Schedule and Tailor Manifest Anxiety, in Behaviour Research and Theory, 3 (1965), 125 128; H.J. Heysenck, The Dynamics of Anxiety and Hysteria, London 1957; J.M. Louis, L'angoscia, utile alleata, Cinisello Balsamo (MI) 1995; K. Lunedia et Al., Anxiety in Alcoholic Population, in Journal of Clinical Psychology, 40 (1984), 356 358; R. May, The Meaning of Anxiety, New York 1950; P. Pancheri et Al., Ansia di Stato e di Tratto in soggetti normali e in pazienti con disturbi cardiaci e dermatologici, in C.D. Spielberger et Al., Questionario di autovalutazione dell'ansia di Stato e di Tratto, Firenze 1976; G.L. Paul D.A. Berstein, Anxiety and Clinical Problems, in J.T. Spence et Al. (edd.), Behavioral Approaches to Therapy, Morristown 1976; C. Reycroft, Angoscia e nevrosi, Milano 1969; F.C. Richardson, Factor Analysis of the Test Anxiety Scale and Evidence Concerning the Components of the Test Anxiety, in Journal of Consulting and Clinical Psychology, 45 (1977), 704 705; E. Sanavio, I comportamenti ossessivi e la loro terapia, Firenze 1978; R.M. Suinn, The STABS: A Measure of Test Anxiety for Behavioral Therapy, in Behaviour Research and Therapy, 7 (1969), 335 339; S. Trickett V. Albisetti, L'ansia e la depressione, Milano 1976.


Autore: A. Pacciolla
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
Visite: 90