Anselmo di Aosta


I. Vita e opere.
Nato ad Aosta nel 1033, in età adulta diventa monaco a Bec, in Normandia, dove è abate dal 1078, succedendo al beato Erluino ( 1078), fondatore e primo abate del monastero. Nel 1093 è chiamato a succedere a Lanfranco di Pavia ( 1089), già suo maestro al Bec, nella sede arcivescovile di Canterbury. Nell'Inghilterra da poco conquistata dai Normanni, A. si dedica ad attuare i principi della riforma della Chiesa, sollecitata in modo particolare da Gregorio VII ( 1085), ma trova forti ostacoli nel re Guglielmo II il Rosso ( 1100), e successivamente anche in Enrico I ( 1135): per due volte sceglie l'esilio. Nel 1098 partecipa al Concilio di Bari dove espone la dottrina cattolica sullo Spirito Santo. Finalmente nel 1106 può rientrare a Canterbury e fino alla morte (21 aprile 1109) attende alle cure pastorali della sua Chiesa. Benché sottoposto a tante prove, specialmente dopo la nomina ad arcivescovo di Canterbury, A. svolge durante tutta la sua vita un'intensa attività di scrittore, lasciando numerose opere che rivelano le sue grandi qualità di teologo e maestro di vita spirituale. Caratteristica che lo distingue è la capacità di unire le esigenze di una forte razionalità con un intenso amore verso Dio e verso i fratelli. Nelle sue riflessioni la ratio occupa un posto di rilievo, ma soprattutto per riflettere sui dati offerti dalla fede. Nelle due operette scritte durante gli anni felici della sua vita al Bec, il Monologium e il Proslogion, egli vuole provare con la sola ragione alcune verità fondamentali della fede, come l'esistenza e la natura di Dio, ma accompagna quelle riflessioni con un colloquio diretto con Dio: così, nei due ultimi capitoli del Proslogion, dedicati alla beatitudine, compone alcune preghiere che sono tra le più belle scritte da lui. In esse incontriamo già alcuni aspetti fondamentali della sua dottrina mistica: « Ti prego, Signore, fa' che ti conosca, ti ami per godere di te », e poco dopo precisa: « Progredisca qui in me la conoscenza di te e là diventi piena; cresca il tuo amore ed ivi sia pieno, perché qui la mia gioia sia grande nella speranza e là piena nella realtà » (cap. 26).

II. Ma la mistica di A. trova adeguata espressione soprattutto nelle Orationes sive Meditationes: le preghiere sono diciannove, rivolte a Dio, a Cristo, alla Croce, alla Vergine, a s. Giovanni Battista, a s. Pietro, a s. Paolo, a s. Giovanni Evangelista, a santo Stefano, a s. Nicola, a s. Benedetto, a santa Maria Maddalena: l'orante si rivolge direttamente al santo, ma anche a se stesso, per rimproverarsi dei propri peccati e, attraverso la mediazione del santo, essere esaudito dal Signore, al quale la preghiera alla fine è rivolta. La diciassettesima, composta per i vescovi o gli abati, è rivolta al santo titolare della rispettiva Chiesa, invocato come advocatus meus, mentre le ultime due sono per gli amici e per i nemici, sintesi dell'insegnamento evangelico. Hanno tutte la forma del monologo e il soggetto orante non è sempre A. Le tre Meditationes hanno invece la forma di un colloquio, con notevoli riferimenti autobiografici. La prima, per suscitare il timore di Dio, insiste sullo stato infelice del peccatore, « anima sterile », « albero infruttuoso », « legno arido ed inutile », che trova salvezza soltanto nella misericordia di Gesù. Nella seconda un lamento per la perduta verginità contrappone il male commesso... alla bontà di Dio, e ne invoca il perdono. Nella terza, infine, medita sulla salvezza che viene da Dio: l'anima umana era prigioniera, ma è stata redenta dalla croce del Signore, era serva ed è tornata libera, era morta ed è stata risuscitata. Anche questa meditazione si conclude con una preghiera che sottolinea il profondo mutamento operato da Gesù nell'anima umana. Il contrasto è tra il peccato e la grazia, tra le tenebre e la luce, tra la miseria e la beatitudine; la domanda è di « gustare per amorem quod gusto per cognitionem ».

Questa visione mistica dell'anima sostenuta dall'amore di Dio, è presente anche in altri scritti di A., nei quali però prevale la speculazione teologica. Nel ricchissimo epistolario sono frequenti i riferimenti a questa dottrina. Ad esempio, egli la esprime con linguaggio semplice nella Ep. 45 ad un recluso. « Dio - scrive A. - dichiara di avere un regno, quello dei cieli, da vendere; un regno dove tutti sono re. A chi chiede quanto costa quel regno, si risponde che esso è venduto a prezzo di amore: Dio non lo vende se non a chi ama. Dio non chiede altro che amore: offrigli l'amore e riceverai il regno; ama e lo avrai (Ama et habe). Questo amore deve essere alimentato con frequenti preghiere, colloqui, pensieri spirituali e sentimenti di carità fraterna ». Nella conclusione della lettera appare chiaramente come la mistica anselmiana si basi su un forte impegno ascetico: « Chi vuole avere quell'amore perfetto, con il quale si compra il regno dei cieli, ami il disprezzo del mondo, la povertà, la fatica e l'obbedienza, come fanno i santi ».

Bibl. Opere: S. Anselmi Cantuariensis archiep. Opera omnia, I II, ed. F.S. Schmitt, Stuttgart 1968 (ed. anast.); alcune sono anche in tr. it., come le Lettere, I III, a cura di I. Biffi e C. Marabelli, Milano 1988 1993. Studi: Aa.Vv. Anselmo d'Aosta figura europea (Convegno di studi, Aosta 1988), a cura di I. Biffi e C. Marabelli, Milano 1989 (ivi il saggio di B. Ward, Le « Orazioni e Meditazioni » di S. Anselmo, 93 102); J. Bainvel, s.v., in DTC I, 1327 1350; B. Calati, s.v., in BS II, 1 21 (con bibl.); C. Leonardi, Le « Meditationes » di S. Anselmo, in Rivista di storia della filosofia, 48 (1993), 467 475; M. Mähler, s.v., in DSAM I, 690 696; E.A. Matter, Anselm and the Tradition of the « Song of Songs », in Rivista di storia della filosofia, 48 (1993), 551 560; E. Salman, s.v., in WMy, 24 25; P. Sciadini, s.v., in DES I, 168 169; S. Vanni Rovighi, Introduzione ad Anselmo d'Aosta, Bari 1987. G. Picasso


Autore: G. Picasso
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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