Anno liturgico


I. Natura. Il Concilio Vaticano II afferma che la liturgia « è la prima ed indispensabile fonte dalla quale i fedeli possono attingere il genuino spirito cristiano » (SC 14) Questa affermazione trova veramente eco quando il Concilio parla dell'a.: « Nel ciclo annuale la Chiesa presenta tutto il mistero di Cristo, dall'Incarnazione e natività fino all'ascensione, al giorno di pentecoste e all'attesa della beata speranza e del ritorno del Signore » (Ibid. 102). Di conseguenza, l'a. è il memoriale del mistero del Signore in tutta la sua complessità e ricchezza. In realtà, esso è l'anno del Signore, l'anno di Cristo, che vive di Cristo, ricordando e rendendo presente il potere di ognuno dei fatti salvifici della vita del Signore a cominciare dall'Incarnazione del Verbo sino all'ultima venuta di Gesù Giudice. Per questo motivo, l'a. si presenta come la sintesi della vita liturgica e della spiritualità della Chiesa che entra in contatto vivo con il mistero del Cristo nella ricchezza delle molteplici celebrazioni sacramentali ed eucologiche.1 Il mistero di Cristo costituisce l'oggetto primario, ma non unico, della celebrazione dell'a. Oltre che celebrare i misteri del Cristo, l'a. celebra il mistero di Maria, delle sue feste e memorie (cf Ibid. 103) e le feste dei santi (cf Ibid. 104). La celebrazione dei santi è subordinata alla celebrazione dei misteri di Cristo, ma la stessa luce che pervade la celebrazione dei misteri di Cristo si riflette nella celebrazione delle feste dei santi, parte integrante del mistero di Cristo che continua nel tempo (cf Ibid.).2

II. Il mistero pasquale, centro dell'a. Il mistero pasquale è fondamento dell'a. Lo stesso mistero di Cristo è mistero essenzialmente pasquale, in quanto ha il suo centro nella Pasqua di Cristo o meglio nel « mistero pasquale della sua beata passione, risurrezione da morte e gloriosa ascensione » (Ibid. 5). Il « mistero pasquale » di Gesù o il « mistero dei misteri », che è la sintesi di tutti gli avvenimenti della vita storica di Gesù, occupa il posto centrale nel mistero di Cristo.3 Esso è celebrato in modo speciale una volta alla settimana nel giorno detto del Signore, la Domenica,4 e in un modo ancora più speciale una volta all'anno nella grande solennità della Pasqua (cf Ibid. 102). La celebrazione del mistero pasquale, quindi, sta al centro della « memoria » che la Chiesa fa del suo Signore. E un dato di fatto che nel primo periodo della Chiesa la Pasqua sia stata il centro unico della predicazione, della celebrazione e della vita cristiana.

Il mistero pasquale riassume, così, tutta la storia della salvezza: quella che precede l'Incarnazione e quella che segue l'ascensione fino alla venuta definitiva di Cristo, perciò il mistero pasquale pur essendo uno nell'arco dell'a. fa rivivere in ogni sua parte successivamente i singoli misteri della vita di Gesù. Nessuno fra questi misteri è indipendente ma tutti partecipano dell'unico mistero. Così, per esempio, la nascita del Signore riceve il suo significato salvifico dal mistero pasquale; l'Incarnazione del Figlio di Dio rimanda alla passione e alla redenzione. Tutti i misteri e tutti gli avvenimenti della vita di Gesù, evocati nell'arco dell'a. ricevono pienezza di significato dalla Pasqua.5

III. L'Eucaristia è il centro e la sintesi del mistero pasquale. Dopo aver affermato l'istituzione divina del sacrificio eucaristico il n. 47 della Sacrosanctum Concilium ricorda gli scopi della sua istituzione. Il primo scopo: Gesù ha voluto perpetuare nei secoli, sino al suo ritorno, il sacrificio della croce: « Il nostro Salvatore nell'Ultima Cena... istituì il sacrificio eucaristico del suo corpo e del suo sangue, onde perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della croce... ». Infatti, Gesù Cristo « è presente nel sacrificio della Messa sia nella persona del ministro, «Egli che, offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso per il ministero dei sacerdoti», sia soprattutto sotto le specie eucaristiche » (Ibid. 7). Inoltre, « ogni volta che viene offerto questo sacrificio, si compie l'opera della nostra redenzione » (Ibid. 2).
Il secondo scopo dell'istituzione eucaristica è sottolineato nello stesso numero con le parole « ... per affidare così alla sua diletta sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e della sua risurrezione ». Così il sacrificio eucaristico è la viva continuazione del mistero pasquale di Cristo.6 E il « convito pasquale, nel quale si riceve Cristo » (Ibid. 47). Istituito da Cristo per perpetuare il sacrificio della croce, il sacrificio eucaristico è memoriale della morte e risurrezione, presenza sacramentale e perenne di tale sacrificio e banchetto escatologico. L'Eucaristia proclama l'intero mistero pasquale, l'intera economia della salvezza sintetizzato in un solo atto, in un solo segno.7

IV. La spiritualità dell'a.8 Il primo aspetto dell'a. messo in rilievo dal n. 102 della Sacrosanctum Concilium è quello d'essere sviluppo, commemorazione e sacro ricordo del mistero di Cristo nel corso dell'anno. Ma lo stesso numero aggiunge il secondo aspetto quando afferma: « Ricordando in tal modo i misteri della redenzione, essa (la Chiesa) apre ai fedeli le ricchezze delle azioni salvifiche e dei meriti del suo Signore, in modo tale da renderli come presente a tutti i tempi, perché i fedeli possano venirne a contatto ed essere ripieni della grazia della salvezza ». Questo secondo aspetto indica l'apertura delle ricchezze di salvezza e la presenza redentrice del potere di Cristo nella celebrazione perché l'uomo possa entrare in contatto con gli avvenimenti commemorati e ricevere le ricchezze della salvezza. Non si tratta di una semplice rievocazione storica dei singoli avvenimenti del mistero di Cristo. Essi vengono ripresentati e rinnovati cultualmente, ritualmente. La Chiesa li rivive, si conforma ad essi, quindi a Cristo. Possiamo affermare che l'a. è lo stesso mistero della salvezza che Cristo rivela progressivamente al mondo, perché l'uomo possa entrare in contatto con la persona stessa del Verbo. Tutto l'a. e ciascuno dei suoi tempi sono memoriale del mistero di Cristo, cioè evocazione liturgica di tutta la ricchezza dei suoi aspetti attraverso la Parola proclamata, le preghiere e i riti, ma anche presenza misterica di Cristo e dei suoi misteri.
I concetti suaccennati dimostrano come l'a. sia veramente un mezzo e un'occasione per imitare il Signore contemplando i misteri della sua vita, commemorati e rivissuti. Tale contemplazione dei misteri della vita di Gesù nel corso dell'a. sprona a rivivere interamente gli atteggiamenti ed i sentimenti di fedeltà e di obbidienza del Figlio al Padre (cf Fil 2,5 8; Eb 5,8). Questa conformazione o assimilazione a Gesù Cristo (cf Rm 8,29; Fil 3,10.21), immagine della gloria del Padre (cf 1 Cor 11,7; 2 Cor 4,4; Col 1,15) comincia con i sacramenti dell'iniziazione cristiana, si sviluppa mediante la penitenza e la partecipazione all'Eucaristia con l'aggiunta di altri sacramenti e sacramentali e termina con il ritorno alla casa del Padre.9 La celebrazione dei misteri della vita di Cristo distribuiti nel corso dell'a., pertanto presenti ed operanti nella liturgia (cf SC 7; 102), contribuisce a riprodurre nei fedeli la vita di Cristo. Nei segni e nei simboli della liturgia, quindi nell'arco dell'a., Cristo si rende presente col potere salvifico di tutti e di ciascuno dei misteri che la Chiesa commemora e rende attuale nell'Eucaristia, nei sacramenti, nelle feste e nei tempi liturgici. La storia della salvezza, attuata per l'umanità soprattutto nelle azioni ]liturgiche, è un compiersi in essa, come movimento aperto e ascensionale verso la pienezza del mistero di Cristo (cf Ef 4,13 15). Nel corso dell'a., Cristo nasce, è unto, soffre, muore e risuscita nelle membra del suo Corpo mistico. L'a. diventa, così, come l'espressione della risposta della conversione e della fede da parte di ciascun fedele a quell'amore immenso di Dio per l'uomo. In altre parole, l'a. è un itinerario nella realtà sacramentale che alimenta la vita cristiana e rende gli uomini veramente figli di Dio ed eredi della vita eterna (cf Gal 4,6 7). Con Paolo, il cristiano può affermare che completa nel suo corpo la passione di Cristo (cf Col 1,24) e che non è più lui che vive, ma Cristo vive in lui (cf Gal 2,20).10 V. Dimensione mistica dell'a. Dai concetti sopra esposti e seguendo l'insegnamento del Concilio Vaticano II,11 l'a. è il sacro ricordo, in determinati giorni lungo il corso dell'anno, dell'opera salvifica di Cristo. E chiaro che non si tratta solo di un semplice ricordo, ma anche di una celebrazione. La domenica, le feste e gli altri tempi liturgici non sono anniversari degli avvenimenti della vita storica di Gesù, ma presenza redentrice della sua opera salvifica.12 Pio XII nell'Enciclica Mediator Dei, parlando della presenza, nelle celebrazioni liturgiche, degli avvenimenti come realtà di salvezza esclude che siano « la fredda ed inerte rappresentazione dei fatti che appartengono al passato ». Egli attribuisce ai misteri di Cristo celebrati durante l'a. una permanenza quanto a effetto e in quanto causa della nostra salvezza, « misteri che sono esempi illustri di perfezione cristiana, e fonte di grazia divina per i meriti e l'intercessione del Redentore, e perché perdurano in noi con il loro effetto, essendo ognuno di essi, nel modo consentaneo alla propria indole, la causa della nostra salvezza ».13
Si può affermare che l'a. non è solo una meditazione sui misteri della vita di Cristo ed una spirituale partecipazione ad essi, il che produrrebbe un'unione morale con il Signore, ma ha una valenza più profonda: produce una unione mistica, sostanziale, con il Cristo, essendo il kairós (momento di grazia) per entrare in contatto vivo con il mistero di Cristo chiamato a trasformare la nostra vita. Questo è l'aspetto mistagogico della liturgia, cioè l'attualizzazione del mistero nella vita del cristiano.14 Cristo, infatti, diventa il vero anno, il giorno di tutti i mondi, il Signore di tutti i secoli, la vera luce e vita senza inverno, senza oscurità, senza tramonto. Cristo, che in cielo è la vita dei santi, dà a tutti i fedeli, nell'a., un riflesso terreno, mistico, del suo giorno eterno presso Dio. Giovanni della Croce ammonisce nei suoi scritti sulla necessità per l'uomo spirituale, sollecito a disporsi alle grazie di unione mistica con Dio, di non fermarsi all'esteriorità dei riti e degli apparati esteriori del culto, ma di usarli come mezzo per cogliere sollecitamente l'interiorità alla quale devono condurre e che essi devono nutrire e sostenere.15 Il Dottore mistico invita, dunque, i partecipanti, che vogliono disporsi all'unione mistica, a non perdersi sull'esteriorità del culto, ma piuttosto all'interiorizzazione individuale di quanto c'è di divino e di umano.
In conclusione, occorre ricordare che la presenza di Cristo e di ogni singolo avvenimento salvifico della sua vita storica nelle feste e nei tempi dell'a. rendono i tempi liturgici « periodi di grazia e di salvezza » (cf Lc 4,19; 2 Cor 6,2). Il mistero di Cristo che si celebra nella liturgia è il dono della vita nascosta in Dio nei secoli, che egli ha voluto manifestare e comunicare agli uomini nel Figlio suo, morto e risorto, con l'effusione dello Spirito. I sacramenti, in particolare l'Eucaristia,16 fulcro di ogni commemorazione festiva e di tutte le altre celebrazioni, santificano e consacrano il tempo dell'a. come luogo di salvezza non per i nostri meriti, ma per la virtù e la presenza del Figlio di Dio, attraverso il dono dello Spirito Santo abitualmente presente nella Chiesa e nelle sue membra. Se l'anima, che è membro vivo della Chiesa, come afferma O. Casel, « percorre veramente come un mistero l'anno mistico, in unione con la propria madre, che è appunto la Chiesa, tutto quello che è contenuto nell'a. diventerà in essa realtà operante ».17

Note: 1 Cf J. Castellano Cervera, L'Anno liturgico. Memoriale di Cristo e mistagogia della Chiesa con Maria Madre di Gesù, Roma 1987, 13 28; 2 Cf A. Bergamini, s.v., in NDL, 70; P. Jounel, Santi (culto dei), in NDL, 1338 1355; 3 Cf A. Adam, L'Anno liturgico, celebrazione del mistero di Cristo, Leumann (TO) 1984, 31 44; S. Marsili, Anno liturgico, in Id., I segni del mistero di Cristo. Teologia liturgica dei sacramenti, Roma l987, 359 460; 4 Cf J. López Martín, L'Anno liturgico. Storia e teologia, Cinisello Balsamo (MI) 1987, 49 71; L. Brandolini, s.v., in NDL, 378 395; S. Dianich, Per una teologia della domenica, in Vita monastica, 124 125 (1976), 97 116; M. Augé, La domenica. Festa primordiale dei cristiani, Cinisello Balsamo (MI) 1995, 60 69; 5 Cf P. Sorci, Mistero pasquale, in NDL, 883 903; S. Marsili, La liturgia, momento storico della salvezza, in Aa.Vv., Anàmensis I, Torino 1974, 96 100; 6 La centralità del mistero pasquale in tutta la liturgia trova un'adeguata espressione nella centralità dell'Eucaristia, secondo l'insegnamento di san Tommaso (STh III, q. 73, a. 3c) e del Vaticano II (PO 5); cf anche, S. Marsili, La liturgia..., o.c., 100: « Per questa ragione tutti i sacramenti, pur dando ognuno una particolare comunicazione al mistero totale di Cristo, sono in un modo o nell'altro legati all'Eucaristia, centro e culmine del mistero pasquale; per questo nell'anno liturgico ogni mistero del Signore, dalla nascita all'ascensione pentecoste parusia, viene celebrato e comunicato nel mistero pasquale della morte del Signore (Messa) »; 7 Cf J. M. R. Tillard, L'Eucaristia pasqua della Chiesa, Roma 19612; P. Visentin, L'Eucaristia, in NDL, 482 508, in particolare, 498 501; 8 Cf Aa.Va., L'anno liturgico e la sua spiritualità, Roma Bari 1979; F. Brovelli, s.v., in DTI I, 378 388; B. Calati, Vita cristiana come spiritualità storica, in RL 61 (l974), 355 37l; J. Castellano, s.v., in DES I, 152 161; A. Nocent, Celebrare Gesù Cristo, l'anno liturgico, 7 voll., Assisi (PG) 1978; J. Ordónez Márquez, Teología y espiritualidad del año litúrgico, Madrid 1979; J. Pinell, L'anno liturgico, programmazione ecclesiale di mistagogia, in O Theologos, 6 (1975), 15 30; 9 Cf A. Bergamini, a.c., 70: « La spiritualità dell'anno liturgico... infine richiede d'essere vissuta e alimentata attraverso i riti e le preghiere della celebrazione stessa e prima di tutto attraverso i testi biblici della liturgia della Parola »; 10 Cf A. Triacca, Tempo e liturgia, in NDL, 1494 1507; 11 Cf SC 102 111; 12 Cf. O. Casel, Il mistero del culto cristiano, Roma 19604, 111: « I misteri di Cristo hanno propriamente un doppio carattere. In sé essi sono sopraterreni, spirituali e divini; nello stesso tempo posseggono un riflesso nel divenire storico. Infatti, noi viviamo insieme al Signore, nell'anno liturgico, la vita di lui in questo mondo, la sua nascita, la sua crescita, la sua vita apostolica, i suoi insegnamenti e le sue lotte, la sua passione e la sua morte... »; 13 MD 140; 14 In questo senso si dice che la liturgia è mistagogia. Per i Padri della Chiesa la mistagogia è « un insegnamento ordinato a far capire ciò che i sacramenti significano per la vita, ma che suppone l'illuminazione della fede che sgorga dai sacramenti stessi; quello che s'impara nella celebrazione rituale dei sacramenti e quello che s'impara vivendo in accordo con ciò che i sacramenti significano per la vita », J. Pinell, L'anno liturgico..., a.c., 27; 15 Cf Salita III, 34 43; 16 S. Tommaso d'Aquino afferma dell'Eucaristia che « in questo sacramento è racchiuso tutto il mistero della salvezza », STh III, q. 83, a. 40, ad 3; 17 O. Casel, Il mistero..., o.c., 119.

Bibl. Aa.Vv., L'anno liturgico e la sua spiritualità, Roma Bari 1979; Aa.Vv., L'anno liturgico: Storia, teologia e celebrazione, Genova 1988; A. Adam, L'anno liturgico, celebrazione del mistero di Cristo, Torino 1984; A. Bergamini, Cristo, festa della Chiesa. L'anno liturgico, Cinisello Balsamo (MI) 19853, 32 111; J.M. Bernal, Iniciación al año litúrgico, Madrid 1984; F. Brovelli, s.v., in DTI I, 378 388; R. Cantalamessa, Il mistero pasquale, Milano 1985; A. Carideo, Evento celebrazione. Prospettive sulla liturgia come celebrazione degli eventi salvifici, in RL 65 (1978), 609 632; O. Casel, Il mistero del culto cristiano, Torino 1966; J. Castellano Cervera, L'anno liturgico. Memoriale di Cristo e mistagogia della Chiesa con Maria Madre di Gesù, Roma 1987; F.X. Durwell, L'Eucaristia, sacramento del mistero pasquale, Roma 19693; J. López Martín, L'anno liturgico, storia e teologia, Cinisello Balsamo (MI) 1987; S. Magrassi, Cristo ieri, oggi, sempre. La pedagogia della Chiesa Madre nell'anno liturgico, Bari 1978; S. Marsili, Il tempo liturgico, attuazione della storia della salvezza, in RL 57 (1970), 207 235; Id., Teologia liturgica, III: Anno liturgico, Roma 1972; B. Neunheuser, Il mistero pasquale, culmen et fons dell'anno liturgico, in RL 62 (1975), 151 174; M. Righetti, L'anno liturgico nella storia, nella Messa, nell'ufficio, Milano 19693.


Autore: E. Caruana
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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