Anima


I. La nozione. Il termine a. (dal greco: ànemos ossia vento) è ricchissimo di valori, evidenziati dalla continua riflessione sull'uomo, nel decorso delle culture ebraica, greca e occidentale che qui ci interessano.
Nella prima, l'a. (in ebraico: nefes ossia anima, vita, persona) è vita dell'uomo (cf Gn 2,7), è principio di sentimenti, di affetti, di pensieri e volizioni; nel tardo ebraismo l'a. sopravvive al corpo dopo la morte della persona (cf Sap 9,15) e risusciterà con il corpo (cf 2 Mac 12) in un imprecisato giorno, alla fine dei tempi, per una perennità di vita felice nel paradiso o infelice nell'inferno (cf Mc 12,18 27), in condizioni esistenziali diverse da quelle terrene.
L'a., secondo i greci, è realtà più complessa. Secondo Platone è strutturata in tre piani o parti: la più eccelsa è quella razionale, che conosce le idee o forme astratte e reali delle cose; essa deve disimpegnarsi dalle altre due parti e dominarle; la seconda è l'irrazionale concupiscibile e la terza è l'irrazionale irascibile. Queste ultime sono correlate in maniera più vitale con il corpo del quale subiscono il condizionamento. Aristotele ( 322 a.C.) ritiene l'a. un principio unico vitale, indispensabile al corpo, e con esso (analogamente alla forma e alla materia che costituiscono la sostanza di una realtà) compone il vivente umano, uno, indivisibile. Nel composto vivente umano l'a. è principio di tutte le funzioni: razionali, sensitive, vegetative. La teologia cristiana occidentale, promossa da illustri cultori, tra cui s. Agostino d'Ippona e s. Tommaso d'Aquino, mediando terminologie e categorie desunte dal platonismo e dall'aristotelismo, ribadisce che l'a. è una realtà dinamica, immateriale o spirituale, immortale, individuale, creata da Dio e infusa nel concepito umano quando questo è costituito nuovo autonomo sistema biologico, disposto a potenziare l'attività di essa, in progressivo sviluppo di funzioni vegetative, sensitive e razionali. Pertanto, nella persona umana l'a. è fonte di crescita biologica, di tendenze, di emozioni, di sentimenti, di ricordi, di affetti, di pensieri, di intuizioni, di scelte responsabili, di volizioni e di ogni esperienza fenomenica superiore. Essa è condizionata, nella messa in atto del suo potenziale, dal corpo più o meno perfetto, e sottoposta nel continuo processo vitale a interferenza di elementi interni ed esterni non sempre positivi.

II. La teologia cattolica, attenta alle indicazioni della rivelazione vetero e neo testamentaria, afferma che l'a. di ogni singola persona umana è tarata da disordine morale (peccato originale e conseguenze di depauperamento della psiche e del corpo) ed è travagliata da confuse tendenze al benessere e alla sopravvivenza. Tuttavia l'a. è rimasta perfettibile e recettiva di valori soprannaturali. Di fatto, secondo un eterno piano salvifico di Dio, Cristo, Verbo incarnato, mediante il battesimo, offre: perdono da ogni peccato, libertà da ogni servitù satanica, grazia santificante che si dispiega in virtù infuse teologali e morali, grazie attuali, carismi ecc., così da rendere la persona atta a un rinnovato rapporto religioso con Dio Trinità (di filiazione, di fraternità, di sponsalità). In esso avverte la capacità obbedienziale di sperimentare un ulteriore accostamento al mistero trinitario, visto che Dio vuole glorificare ogni a. redenta da Cristo. Nel reciproco scambio di una grazia divina che previene e di una risposta umana che accoglie e collabora, l'a. può disimpegnarsi affettivamente dai beni naturali (sessuali, sensitivi, intellettivi, ecc.) e progredire, mediante l'apporto dei sacramenti, dell'ascesi e della orazione fino ad amare Dio sopra ogni cosa. Così l'a. è situata in uno stato di vita contemplativa nel quale, mediante Cristo e sotto la guida dello Spirito Santo, si unisce a Dio, sperimentando sulla terra un'esistenza intermedia tra quella naturale e quella paradisiaca.

III. Sul piano mistico. L'esperienza dell'a., nuzialmente trasformata in Dio, può concretizzarsi in una conoscenza beatificante delle verità divine, in un'ebbrezza d'amore per le Persone della SS.ma Trinità, in una dedizione totale alla causa del regno di Dio sulla terra. Lo stato mistico dell'a. può anche evidenziarsi all'esterno in fenomeni d'eccezione: assopimento della persona, stato di allegrezza, visione, estasi, levitazione, ecc.
Le poche persone che ebbero capacità, precetto di obbedienza e luce dall'alto, per descrivere la storia della loro a. che viveva l'esperienza religiosa in termini eccezionalmente mistici, hanno usato parole e frasi del linguaggio profano attribuendo loro un significato diverso. La totalità di questi scrittori mistici rifrange la cultura letteraria e teologica della tradizione cattolica e, in particolare, segue i paradigmi della psicologia scolastica. Mancano finora scrittori mistici che utilizzano i dati delle moderne scienze dell'uomo.
Negli scritti dei mistici si trovano indicazioni dettagliate sull'a.: c'è una sua parte inferiore, detta anche sensitiva o sensuale o corporea, che comprende gli organi e le potenze della vita vegetativa, i cinque sensi esterni, i quattro interni (senso comune, fantasia, estimativa, memoria), l'appetito irascibile e quello concupiscibile. C'è la parte superiore, chiamata pure intellettiva o spirituale, che contiene le facoltà dell'intelletto, della volontà e della memoria (questa, a volte, è confusa con quella sensitiva). Dette parti hanno differenziata dignità, reciproco influsso, subordinazione di quella corporea alla spirituale. La parte inferiore influisce piuttosto negativamente sulla superiore, a meno che tutto l'apparato sensitivo non sia stato purificato da una forte ascesi cristiana e subordinato alla parte superiore dell'a. Questa influisce, sotto la cooperazione della grazia divina, sulla inferiore, ricomponendo l'unità psichica di tutte le funzioni, coordinandole alla recezione della luce e dell'amore che Dio infonde nella parte superiore. In questa i mistici individuano: un fondo, un apice, un centro, una bocca. Questi termini indicano l'ubicazione spirituale del punto più cosciente e più espressivo dell'esperienza amorosa di un'a. che vive l'unione intima con Dio.
Alla vita contemplativa in genere, secondo la tradizione ascetica, si oppongono, i nemici dell'a.: carne, mondo, demonio. Il primo è la corporeità della persona umana che il peccato (originale e attuale) ha depauperato, sia riducendone il potenziale, sia scompigliando il coordinamento dei bisogni naturali di fondo, degli istinti, delle tendenze, dei sentimenti sicché tutto ciò inclina più al soddisfacimento delle parti che alla perfezione del tutto. Il mondo, cioè tutte le realtà visibili che circondano la persona, ha nei suoi manifesti valori, una forte capacità di sedurre, distogliendo l'a. da un immediato riferimento a Dio, autore di esse, e illudendola d'essere fonte di felicità perenne. Il terzo nemico dell'a., che è in amicizia con Dio, è il demonio perché, attraverso accorgimenti nel presentarle valori carnali e mondani, può infastidire o allentare il rapporto tra essa e Dio e, nel peggiore dei casi, farlo interrompere inducendo al peccato mortale. E tuttavia, un nemico dalle armi spuntate per l'a. che vive nell'amicizia di Cristo che ha vinto satana per sé e per i suoi amici.

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Autore: G.G. Pesenti
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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