Angeli


Premessa metodologica. Nella riflessione della psicologia della religione non s'intende intaccare o sostituire né quanto la tradizione patristica insegna sugli a. né il proprio atteggiamento personale verso questo luogo teologico. Si tratta semplicemente di offrire un approccio interpretativo dal punto di vista della psicologia dei simboli.

La realtà e i fatti non ci portano necessariamente ad affermare una realtà metafisica; l'evidenza dei fatti non è mai tale da toglierci la libertà di credere. Alcuni invece, affermano che « la conclusione che i fatti ci obbligano a trarre è, quindi, che Dio esiste e anche i suoi a. esistono... ».1 Non si può condividere che vi possano essere « fatti che obbligano ad ammettere una verità metafisica ». Né una né mille ricerche potranno mai togliere con l'evidenza scientifica la libertà di credere o di non credere. La scienza non può né confermare né smentire una verità di fede. La razionalità scientifica che - attraverso la ricerca e la sperimentazione - dovesse concordare con una verità di fede non aumenterebbe il valore di quest'ultima né lo sminuerebbe in caso contrario. La fede e la scienza sono piani tra loro complementari, in sé autonomi e nessuno dei due ha bisogno della conferma dell'altro per la propria validità: la scienza non ha bisogno della benedizione della fede per confermare la propria validità e la fede non ha bisogno della prova scientifica per confermare la propria attendibilità. Per questo motivo, non si può « dimostrare scientificamente » che Dio o gli a. esistono né si potrà mai dimostrare il contrario e questo vale per ogni altro dato metafisico.

Men che meno questo può avvenire con le EPM (Esperienze pre morte) nelle quali è pur vero che in alcuni casi abbiamo la percezione di « un essere di luce », ma non si può certo dire che questo sia la prova dell'esistenza degli a. E poi, casi in cui gli stessi soggetti che hanno avuto una EPM identificano la luce con gli a. sono estremamente rari, contrariamente a quanto si possa arbitrariamente affermare, « grazie alle esperienze ai confini della morte, la massiccia presenza degli a. annienta qualsiasi esitazione teologica ».2
Simili atteggiamenti non possono che recare danno sia alle scienze umane che alla teologia.
In una ricerca è stata osservata una differenza tra le EPM di 216 soggetti statunitensi di cui 33 ebbero una visione di figure religiose e 255 soggetti indiani di cui 107 ebbero una visione di figure religiose: tra i primi 9 videro degli a., tra i secondi 17 videro Deva o Yamdoot.3 Per onestà scientifica bisogna aggiungere che spesso queste « visioni di luce » o « apparizioni di esseri di luce » avvengono in soggetti che hanno vissuto una prossimità di morte in un contesto ambientale buio.
Per concludere questo primo aspetto, si può ritenere che gli a. (così come ogni altra realtà metafisica) non sono dimostrabili scientificamente e tanto meno con le EPM.4

I. A. e psicanalisi. Abbandonando la pretesa di una dimostrazione scientifica tentiamo un'interpretazione psicologica degli a. La validità di questa interpretazione può essere solo speculativa perchè sia negli intenti che nei risultati nessuna interpretazione può mirare a destabilizzare una convinzione personale in un sistema di credenze religiose, come appunto quello della fede cattolica. Un tentativo di interpretazione psicologica può essere quello che parte dalle premesse psicanalitiche unite ad alcune considerazioni personali. Si parte da queste ultime: dal meccanismo della metaforizzazione o altrimenti detto del processo di produzione delle metafore. La persona nel comunicare una realtà molto complessa avverte una insufficienza e un'inadeguatezza del modulo verbale letterale e per rendere più efficace e completa la comunicazione di questi suoi vissuti praticamente inesprimibili ricorre all'uso della metafora. In questo contesto, per metafora s'intende ogni simbolo; oppure, ogni immagine mentale espressa con un linguaggio figurato. Così l'angelo potrebbe essere una metafora di una realtà molto ricca e complessa inesprimibile con un linguaggio ad litteram.

II. L'angelo custode è una metafora? A questo punto la domanda che richiede una risposta è: l'angelo è la metafora di cosa? Cosa esattamente rappresenterebbe metaforicamente quella realtà che viene chiamata « angelo custode »?
Per rispondere a questa domanda ci si può rifare allo schema psicanalitico della struttura psichica di base della persona: Es, Io, Super Io. Brevemente, l'Es (detto anche Id) rappresenta l'insieme delle passioni, degli istinti, dei bisogni e degli impulsi che chiedono di essere soddisfatti pienamente e subito senza limiti e condizioni. L'Es, per dirla con una metafora, è come un cavallo da addomesticare. Il Super Io (detto anche Super Ego) è l'insieme delle norme familiari, morali, civili e religiose che limitano il piacere di soddisfare subito e pienamente tutti i bisogni, istinti e pulsioni; anch'esso può essere metaforicamente rappresentato come un giudice o censore interno in ognuno di noi. L'Io (detto anche Ego) è come un cavaliere che deve barcamenarsi tra le bizzarrie irrazionali di un cavallo selvaggio e la rigidità, altrettanto irrazionale, di regole ferree la cui trasgressione porta alla colpa. L'Io è la parte decisionale e prudente di noi che cerca di adattarsi alla realtà concedendosi dei piaceri tenendo conto della realtà e senza sentirsi in colpa, ma anche osservando quelle norme ritenute adeguate alla propria realtà senza sentirsi frustrato per non poter provare tutto il piacere che vorrebbe nel soddisfare ogni proprio bisogno.
Cosa c'entra tutto questo con gli a.? Il significato specifico dell'angelo custode potrà essere meglio evidenziato se teniamo presente anche il suo opposto complementare: il cosiddetto « diavoletto tentatore ». Quest'ultimo potrebbe essere considerato come la metafora dell'Es e l'angelo custode la metafora della sintesi tra l'Io e il Super Io.
Infatti, il diavoletto tentatore è colui (o meglio, quel qualcosa dentro di noi) le cui richieste non sono altro che la ricerca della soddisfazione di un bisogno e ciò implica sempre del piacere. Per ottenere un piacere spesso è necessario trasgredire una regola; questa, infatti, può facilmente essere vista come una limitazione del piacere perchè riduce la soddisfazione di un bisogno.
L'angelo custode è colui (o meglio, quel qualcosa dentro di noi) che ci indica cosa bisognerebbe fare, ossia, ci chiede di seguire una norma e ci fa sentire in colpa se una certa norma non la si segue per cedere alla soddisfazione di un bisogno, ossia, al piacere.
Nello schema psicanalitico l'Io è quella parte di noi che dovrebbe barcamenarsi tra gli impulsi del piacere (ottenuto nel soddisfare le pulsioni dei bisogni, delle passioni, degli istinti) e i dettami interiorizzati delle norme date dai genitori, da una qualunque autorità e dalla società. L'Io deve scegliere se seguire il piacere o il dovere sapendo che vi sono vantaggi e svantaggi in entrambe le scelte, quindi con due problemi: 1. imparare a scegliere, ma imparare anche ad accettare le conseguenze sgradevoli delle proprie scelte; 2. imparare a rinunciare ai vantaggi dell'opzione che non viene scelta, ossia, imparare a tollerare la frustazione. L'Io dovrebbe arrivare ad autogestire responsabilmente la propria libertà di scelta e ad autogestire liberamente le proprie responsabilità di scelta.
Questo ideale equilibrio è anche parte di ciò che viene denominato l'Io Ideale. Anche questa istanza interna sembra sia sintetizzata nella metafora dell'angelo custode che, appunto, indica la perfezione non solo normativa (quella indicata dalle regole dettate dall'autorità) ma anche la perfezione personale (che tipo di persona si vuole arrivare ad essere).
In sintesi si può dire che l'Io, l'Io Ideale e il Super Io sono delle istanze psichiche con tre (fra le tante) funzioni specifiche rispetto a se stessi: a. mantenersi nelle « giusta carreggiata » indicata dalle regole e norme; b. non lasciarsi andare in balìa delle pulsioni, ma proteggersi da queste; c. sviluppare la ragionevolezza e la prudenza per permettere uno sviluppo corretto.
Queste tre funzioni dell'Io, dell'Io Ideale e del Super Io sembra abbiano una similitudine isomorfica con le tre principali funzioni dell'angelo custode: a. illuminare (dare il lume della ragione e della prudenza); b. custodire (mantenere nella retta via); c. proteggere (salvaguardare da tutto ciò che potrebbe impedire lo sviluppo personale).
L'angelo custode ha la funzione di illuminare, custodire e proteggere non solo dai pericoli interni (le proprie pulsioni) ma anche dai pericoli esterni (amicizie e ambienti); proprio le stesse funzioni (o quasi) dell'Io, del Super Io e dell'Io Ideale. A questo punto si pone il problema epistemologico: come interpretare questa somiglianza apparentemente reale? L'angelo custode è la metafora che esprime in modo sintetico una realtà psichica soggettiva oppure l'Io, il Super Io e l'Io Ideale esprimono in modo analitico una realtà metafisica e oggettiva esterna? Nella ricerca scientifica non si può andare oltre questa domanda perchè non c'è la possibilità di una « dimostrabilità razionale », proprio come è stato già affermato prima a proposito delle EPM: una realtà metafisica non può essere dimostrata dalla scienza. La speculazione e la ricerca scientifica possono fornire degli elementi che potrebbero essere soggettivamente interpretati come « indizi » ma, di certo, né questi presunti indizi né la scienza in quanto tale potranno mai dire l'ultima parola su una verità di fede.

III. A. e morale inconscia. Una delle originalità di V. Frankl (il fondatore della logoterapia e analisi esistenziale) sta nella sua tesi della cosiddetta « morale inconscia ».5
La teoria della morale inconscia si basa sul concetto bidimensionale conscio e inconscio non solo degli istinti, bisogni e motivazioni ma anche della coscienza morale. Così possiamo parlare di morale conscia e di morale inconscia.
La coscienza morale, in quanto istanza di decisione, appartiene all'essere umano che si radica in un fondamento inconscio nel senso che la coscienza nella sua origine s'immerge nell'inconscio. È in questo senso che le grandi decisioni avvengono in un modo irriflesso e inconscio. Da ciò deriva che oltre alla coscienza della responsabilità ed alla responsabilità conscia dev'esserci anche qualcosa come una responsabilità inconscia.
Frankl sostiene che la coscienza morale si può percepire anche, e a volte in modo più acuto, durante stati di coscienza diversi da quello di veglia vigile. Frankl accenna anche allo stato di ipnosi e di sonno.
Vi sono altri elementi che porterebbero verso una morale inconscia; uno di questi è l'interpretazione dei sogni. « Anche a proposito dell'interpretazione dei sogni, resta valido che la coscienza morale costituisce il modello più utilizzabile, al fine di presentare in essa l'efficacia dell'inconscio spirituale ».6 A conferma di ciò Frankl riporta l'analisi di alcuni sogni, uno dei quali è un avvertimento che la coscienza fa alla persona; un altro sogno fa vedere come l'inconscio spirituale si mostri nella sua funzione di auto rimprovero. È possibile che un problema morale si evidenzi nel sogno con proposte di soluzione. Infatti, addormentandosi con in mente un problema è possibile sognare la soluzione o percepire delle indicazioni utili alla soluzione. Se questo può accadere a problemi di vario genere è possibile che altrettanto possa accadere anche ai problemi morali o per delle scelte di vita. Altrettanto può avvenire con situazioni che da svegli appaiono inspiegabili o molto complesse, ma poi vengono illuminate di un senso e di un significato congruo in un sogno o subito dopo il risveglio.
Ciò che si chiama « intuito » nella soluzione dei problemi non sempre è un processo cognitivo di tipo logico razionale, anzi spesso si tratta di un insight risultato o aiutato da processi e predisposizioni inconsci. Per questo motivo, nei sogni si possono leggere dei messaggi della coscienza morale alla persona intera. Vi possono essere sogni che presentano pericoli morali e situazioni spirituali che durante lo stato di veglia non si riesce a percepire, almeno non con una certa chiarezza di particolari.
Altre volte la coscienza morale attraverso i sogni può spingere a un serio esame di una certa situazione con più oggettività e con una più seria autocritica di quanto non si possa fare da svegli, quando è più facile razionalizzare gli errori. I sogni possono presentare delle problematiche morali non accettate a livello conscio. In questi casi la morale inconscia ha tutto il diritto di essere presa in considerazione.
Ma tutto questo cosa ha a che vedere con gli a.?
Ancora una volta si tratta di prendere in considerazione il ruolo e la funzione dell'angelo. Sembrerebbe che questi, ancora una volta, sia una metafora della morale inconscia che si esprime in vari modi; uno dei privilegiati è quello dei sogni che contengono un messaggio alla persona nella sua globalità. I sogni che contengono un avvertimento, un auto rimprovero, un'« illuminazione » su una scelta da fare o su un problema da risolvere, oppure sul significato da dare a una particolare situazione hanno una similitudine o analogia sorprendente con le funzioni che ha (o che vengono attribuite) l'angelo.
Per concludere, si può sinteticamente affermare che l'angelo rappresenterebbe un'intuizione dell'antica saggezza della religiosità popolare: una parte dell'uomo che la psicologia ha semplicemente ri etichettato con nuovi termini come appunto « morale inconscia », oppure, sintesi dell'Io, del Super Io e dell'Io Ideale. Freud e Frankl hanno detto qualcosa di nuovo oppure hanno analizzato i ruoli sintetizzati nella metafora dell'angelo? Inoltre, se l'angelo ha una funzione analoga a quella del sogno che manifesta una morale inconscia vi può essere un rapporto tra l'angelo e il sogno? IV. A. e sogni nel Vangelo. Prima di considerare la correlazione tra a. e sogni nel Vangelo è opportuna una premessa contestuale.
Sembra che per « angelo del Signore » si possa intendere in senso lato ogni manifestazione o apparizione divina (cf Es 3,2). Inoltre, l'angelo « appare » ma non si evince chiaramente e sempre dai testi sacri quando è visto come un oggetto (in senso psicologico) percepibile con gli organi di senso e quando è percepito come una « visione »; per esempio, a Gedeone (cf Gdc 6,11 12; 22); a Elia (cf 1 Re 12,5.7).
L'angelo appare come un « custode e protettore » (cf Es 23,20; Dt 32,8; 2 Mac 10,29 31; Sal 91,11 12; Dan 10,13; Mt 18,10); come « interprete, mediatore e intercessore » (cf 1 Cr 21,15 17; Gb 33,23; Ez 40,3; Gal 3,19). L'angelo interviene in relazione a una gravidanza: alla futura madre di Sansone (cf Gdc 13,3), annuncia a Zaccaria la maternità di Elisabetta (cf Lc 1,13), annuncia a Maria la sua maternità (cf Lc 1,26 38).
La funzione specificamente morale dell'angelo (o l'angelo come metafora della coscienza morale) appare più chiaramente nella capacità di distinguere il bene dal male (cf 2 Sam 14,17.20); quando dà un compito o incarico (cf 2 Re 2,3) e quando indica una strada da seguire (cf Gb 33,23 24).
Con questa premessa sulle funzioni degli a. si può meglio considerare l'aspetto più specifico della funzione e del significato dell'angelo nei sogni riportati dai Vangeli.

Innanzitutto, questo specifico aspetto viene evidenziato solo da Matteo in quattro occasioni:
1. Mt 1,19 20: « Giuseppe, suo sposo [di Maria], che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa perché...»

Ciò che incuriosisce è la connessione « stava pensando queste cose - gli apparve in sogno ». Sembra che Giuseppe mentre pensa a come risolvere il suo problema si addormenti ed è quanto si diceva prima: l'insight cognitivo, l'illuminazione o il lampo di genio, l'eureka o la cosiddetta « trovata giusta » appaiono come soluzione di un problema in uno stato in cui le difese logico razionali sono abbassate e si può osservare il problema da un'altra angolazione. In questo caso il problema di Giuseppe era specificamente di tipo morale: seguire la legge o la sua coscienza? Era uomo giusto, quindi seguiva la Legge di Mosè; per coerenza alla Legge avrebbe dovutopotuto licenziare Maria e sarebbe stata una decisione legale, ma restava qualche seria perplessità: era la cosa migliore anche per Maria? Il suo dilemma morale era proprio questo: avrebbe dovuto licenziarla, ma non le voleva far del male con il biasimo pubblico. Pensava già a un compromesso: licenziarla ma in segreto. Sembra che neanche questo compromesso morale potesse soddisfare un uomo giusto come Giuseppe e forse anch'egli pensava che « il sonno porta consiglio ».

E possibile che vi fosse anche nell'ambiente semitico un simile proverbio, dal momento che in molte culture c'è qualcosa di analogo. Di fatto, Giuseppe segue le indicazioni dell'angelo in sogno anche se nella Scrittura vi è un concetto diametralmente opposto: i sogni sono menzogneri (cf Dt 13,2 6; Sir 34,1; Ger 23,25 32).

2. Mt 2,12: « [I Magi] avvertiti in sogno di non tornare da Erode per un'altra strada fecero ritorno al loro paese ».
In questo sogno non è detto esplicitamente che l'indicazione viene data da un angelo, ma dato il contesto si potrebbe supporre che anche in questo caso Matteo abbia sottinteso la presenza di un angelo. Questo sogno, che avverte di un certo pericolo, potrebbe essere accostato a quello fatto dalla moglie di Pilato e questo a sua volta potrebbe essere messo in parallelo con quello della moglie di Cesare alla vigilia delle Idi di marzo. Questi sogni potrebbero essere definiti « sogni premonitori »: Pilato e Cesare non hanno dato ascolto al sogno premonitore delle rispettive mogli, i Magi invece hanno ascoltato le indicazioni del sogno. Una differenza sostanziale è che i primi si basavano su un sogno fatto da terzi (la propria moglie) i secondi, invece, si basavano su un sogno fatto personalmente, ma non si sa se i Magi abbiano fatto tutti e tre lo stesso sogno né si sa come Matteo abbia avuto notizia di questo evento: infatti, i Magi ritornarono in Oriente e Matteo non si spostò dall'ambiente giudaico. Di fatto, però, il sogno premonitore motiva il comportamento o la decisione del soggetto sognatore molto più che altri, anche se direttamente interessati. Il sogno premonitore può essere così vivido e chiaro (a volte più dello stato di coscienza vigile) da costituire una vera e propria evidenza per il forte coinvolgimento emotivo del sognatore. A volte, il sogno premonitore non è chiaro e ha bisogno di essere interpretato, come nel caso dei sogni del faraone interpretati da Giuseppe (cf Gn 15,12 21; 41,8).

3. Mt 2,13: « ... un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finchè non ti avvertirò, perchè Erode sta cercando il bambino per ucciderlo»
Anche questo sogno di Giuseppe può essere interpretato come sogno premonitore. In questo caso la figura dell'angelo è messa bene in evidenza con il suo ruolo affidatogli da Dio di « illuminare, custodire e proteggere ». Lo scampato pericolo assicura Giuseppe d'aver fatto bene a fidarsi di quanto indicatogli precedentemente dall'angelo in sogno (di non temere di prendere con sé Maria, sua sposa), infatti non solo gli viene assicurata protezione nel presente, ma anche nel futuro « ...resta là finché non ti avvertirò... ».

L'iniziale atto di fiducia di Giuseppe verso l'angelo apparsogli in sogno viene confermato, ha dato i suoi frutti, quindi si può continuare ad avere fiducia. Infatti, Giuseppe non esita a seguire anche le successive indicazioni dell'angelo: « Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va nel paese d'Israele...» » (Mt 2,19 20).
Tra Giuseppe e l'angelo c'è ormai un rapporto speciale di reciproca intesa. Da notare che le indicazioni e i messaggi dell'angelo non sono rivolti solo ai bisogni di Giuseppe ma al bisogno primario di sopravvivenza di tutto il nucleo familiare. Per questo motivo, il ruolo dell'angelo non è ristretto ai bisogni individuali, ma si allarga ai bisogni della famiglia. In particolare, l'angelo sembra avere il compito di proteggere (bambini, adulti, famiglie) durante i momenti più critici della loro crescita. L'angelo sembra intervenire per aiutare a risolvere un'emergenza ma, allo stesso tempo, non interferisce con la libertà e la responsabilità individuale.

4. Mt 2,22: « [Giuseppe] avvertito in sogno si ritirò nelle regioni della Galilea ». Anche qui, non si sa bene se ci sia l'esplicito intervento di un angelo nel sogno; si potrebbe supporre di sì, come si è già visto in Mt 2,12, ma di fatto sembra più un atto di fiducia nel proprio inconscio che l'accoglienza di una direttiva esterna.
A conclusione di questo breve accenno al ruolo dell'angelo nei sogni dei Vangeli per evidenziarne la reciproca correlazione si può ribadire che si potrebbe intravedere una vicinanza di funzioni con la morale inconscia. È certo azzardato e pericoloso affermare che ci si può fidare acriticamente dei sogni e seguire le loro indicazioni, ma si potrebbe imparare ad avere fiducia nel proprio inconscio e a cogliere la voce della coscienza morale che potrebbe farsi sentire anche in qualche sogno: questa potrebbe essere la dimensione inconscia della coscienza morale che è molto più profonda e ricca di quella inquinata dai razionalismi e dai meccanismi di difesa iperstrutturati a livello conscio.
Per ora, non è dato sapere come o con quale tecnica arrivare ad avere fiducia nella dimensione inconscia della coscienza morale, ma sembra che sia necessaria una certa disposizione psicologica e di fede. Se angelo e sogno hanno un rapporto di analogia funzionale con la morale inconscia, non significa che viene sminuito il valore teologico dell'angelo nè si vuole divinizzare l'inconscio.
V. A. e mistici. Da quanto detto, sembra che l'angelo possa essere un aiuto alla propria crescita, ma molto dipende da come viene inteso. Il criterio maggiormente discriminante è quello della responsabilità.
Se l'angelo è inteso in modo tale da de responsabilizzare, allora l'angelo non ha una buona funzione nel processo di crescita psicologica e morale. Se invece la figura dell'angelo non intacca la propria responsabilità, mette di fronte alle responsabilità e aiuta a operare delle scelte con maggiori lumi, allora esso è funzionale alla crescita, quindi da considersi positivo dal punto di vista psicologico.
Come accennato nella premessa, non si vuole svilire la credenza negli a., non si può scientificamente dimostrarne l'esistenza né il contrario. Da un punto di vista psicologico, ciò che è più importante è verificare il « modo » di credere e la « funzione » di questa - così come di una qualunque altra credenza - all'interno di un percorso evolutivo personale.
Ogni credenza o atteggiamento può essere « sintonico » e « funzionale » alla crescita, se aiuta a maturare un'autogestione responsabile della propria libertà e ad autodeterminarsi scegliendo liberamente di cosa e di fronte a chi o a cosa essere responsabili. Una medesima credenza può essere nella sua modalità esperienziale « distonica » e « disfunzionale » nella misura in cui rallenta o blocca un percorso evolutivo verso la maturità della persona e del sistema in cui si vive.
Lo studio della funzione e del ruolo dell'angelo nella vita di un mistico potrebbe rilevare informazioni molto utili sul profilo della sua personalità. Nel campo della mistica è necessaria molta prudenza prima di tracciare un giudizio di valore sui fenomeni al di là dell'ordinario in correlazione con la personalità del mistico. In linea teorica, come si può ammettere che Dio è libero di creare esseri intermedi tra l'umano e il divino, intelligenti, spirituali e che collaborano a un suo progetto, così si può ammettere che si possa servire di loro per manifestarsi a un mistico. Gli a. spesso sono presenti nella vita ordinaria dei mistici o in alcuni momenti cruciali della loro vita: durante la preghiera, nel ricevere le stimmate, in prossimità di un'apparizione della Vergine e in tante altre occasioni.
Tanto per fare qualche esempio, abbiamo il caso di s. Giovanna d'Arco ( 1431) che ricevette dall'arcangelo Michele l'incarico di riscattare la patria. Un angelo preannunciava eventi futuri a s. Rosa da Viterbo ( 1252 ca.), tra cui anche la morte di Federico II ( 1237). S. Francesco d'Assisi ricevette le stimmate da un cherubino alato. P. Pio da Pietralcina ricevette le sue stimmate da un angelo guerriero. Teresa Neumann ebbe molte visioni di a., Teresa Palmiota (da molti considerata una mistica e morta a Roma nel 1934) interloquiva spesso col suo angelo custode con una fenomenologia extrasensoriale. Le apparizioni di Fatima furono precedute e preparate da quelle di un angelo. Altrettanto accade in altre apparizioni. Vi sono molti altri casi di mistici che riportano la loro esperienza con a. e tanti altri fedeli riferiscono qualcosa di simile.
In molti casi - soprattutto di non credenti - si riporta l'esperienza « di un essere di luce » che, in momenti di pericolo o in prossimità di morte, si presenta d'improvviso con l'intento di aiutare.
In tutti questi casi, di mistici e non, da un punto di vista psicologico non basta osservare la tipologiga fenomenica, ma è molto importante mettere in rilievo la struttura psichica della persona che dice di vedere l'angelo e la funzione che questo angelo assolverebbe. È necessario tenere aperta la porta verso l'assoluto, ma è anche opportuno che nessuno sia spinto ad entrarvi.
Per tutti questi motivi, non si può affermare a priori che si tratta sempre di allucinazioni o di un processo di metaforizzazione di processi psichici. Ogni caso va analizzato tenendo conto di tutte le spiegazioni possibili così come è importante sottolineare che l'esperienza di un mistico non può essere interpretata solo con criteri psicologici.

Note: 1 J. Jovanovic, Inchiesta sull'esistenza degli angeli custodi, Casale Monferrato (AL) 1996, 95; 2 Ibid., 94; 3 Cf K. Osis - E. Heraldson, Quello che videro nell'ora della morte, Milano 1979; 4 Cf A. Pacciolla, EPM: Esperienze pre morte, Cinisello Balsamo (MI) 1995; 5 Cf V. Frankl, Dio nell'inconscio, Brescia 19803; A. Pacciolla, Religiosità, spiritualità e morale inconscia, Padova 1982, 211 219; 6 Ibid., 48.

Bibl. P. Dinzelbacher, s.v., in WMy, 137 138; J. Duhr, s.v. in DSAM I, 580 625; A. Marranzini, Angeli e demoni, in DTI I, 351 364; M. McKenna, Angeli, Cinisello Balsamo (MI) 1997; K. Rahner, Angeli, in Id. (cura di), Sacramentum mundi I, Brescia 1974, 110 119; J. Ries - H. Limet, Anges et démons, Louvain la Neuve 1989; P.L. Wilson, Engel, Stuttgart 1981.


Autore: A. Pacciolla
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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