Amore


I. «Dio è a.» (1 Gv 4,8): tale affermazione, semplice ed assoluta al tempo stesso, porta subito al cuore di quest'altissima parola e indica anche una via di ricerca, un metodo di approfondimento. Se l'a. è Dio stesso, una conoscenza autentica dell'a. non può che nascere dall'ascolto di Dio, non può che essere frutto di una sua rivelazione. Occorre, dunque, farsi attenti a Dio. Come si manifesta? Che cosa dice dell'a. con il suo essere ed agire? A chi apre la Bibbia, egli si presenta, in primo luogo, come Colui che crea e trova gioia nel contemplare le sue creature. In principio è l'armonia, quasi dialogo silenzioso ed amoroso tra lo sguardo del Signore che vede la bontà dell'opera delle sue mani e la creazione intera che risponde alla sua chiamata e gioisce per colui che l'ha creata (cf Gn 1; Bar 3,32-38; Prv 8,22-36; Gb 38-39; Sal 8.103; Dn 3,52-90, passim).

L'a. è la vita e la sorgente della vita: è la Vita inesauribile. Sue caratteristiche peculiari sono la gratuità e il dono: « Bonum diffusivum sui », l'a. per sua natura si diffonde, afferma la teologia scolastica, e diffondendosi genera attorno a sé altro a.: l'a. non si accontenta di amare, ma rende capaci di amare. Stabilisce con gli uomini una realtà di pace, di reciproca benevolenza, di comunione. Tuttavia, in seguito a « quel misterioso peccato d'origine » - come lo definisce Giovanni Paolo II nell'Enciclica Veritatis splendor - l'uomo è permanentemente tentato di volgere il cuore altrove, lontano da Dio; è tentato di staccarsi dal « fontale A. ». L'unità si spezza, inizia la storia della divisione. Insieme all'a. che è Vita, e in lotta accanita contro di esso, appare la morte. Rotta l'alleanza originaria, la creazione precipita in una situazione lacerante, tragica.

II. L'intera Bibbia, ed in particolare il libro dei Salmi, è attraversata dal grido straziante dell'uomo che aspira alla vita e continuamente sperimenta la propria ontologica finitezza. L'immagine di Dio che egli porta scolpita nel cuore, già causa della sua gioia, è ora fonte di una insopprimibile nostalgia del bene che ha perduto e che gli è sempre necessario per sentirsi felice. La realtà concreta in cui l'uomo si trova immerso sembra, all'opposto, parlargli solo di ombre fugaci, di vanità e corruttibilità: « Perché quasi un nulla hai creato ogni uomo? » (Sal 88,48), chiede il salmista. E ancora domanda: « Quale vantaggio dalla mia morte, dalla mia discesa nella tomba? Ti potrà forse lodare la polvere e proclamare la tua fedeltà nell'a.? » (Sal 29,10). « Può Dio aver dimenticato la misericordia, aver chiuso nell'ira il suo cuore? » (Sal 76,10). Impossibile. Anzi, ancor prima che nell'uomo la lontananza dall'a. diventi desiderio e preghiera, Dio-Amore risponde mostrando il suo volto più segreto e nascosto, quello della fedeltà misericordiosa. È questo, infatti, il Nome di Dio, rivelato a Mosè nella teofania del Sinai: « Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà» » (Es 34,5-6). Nel rapporto con il popolo eletto Dio esige la corrispondenza al suo a.; è il patto di alleanza che non va tradito: « Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze » (Dt 6,5).

La Sacra Scrittura moltiplica all'infinito le immagini che guidano alla conoscenza di Dio-Amore. Egli è il pastore che cerca sui dirupi le sue pecore, fascia quella ferita, guarisce quella malata (cf Sal 22; Is 40,11; Ez 34,11-31, passim); è il vignaiolo che pianta con cura la sua vigna, la custodisce, la irriga, la pota e attende con ansia il suo frutto (cf Is 5; 27,2-6; Sal 79; Gv 15,1-8, passim); è il mercante che vende tutti i suoi averi per acquistare la perla preziosa (cf Mt 13,45ss.); è il padre che castiga, per correggerlo, il figlio che ama (cf Prv 23,13); è la madre che non può dimenticarsi del suo bambino (cf Is 49,15), perché ha viscere di misericordia (cf Ger 31,20); soprattutto è lo Sposo innamorato che cerca instancabilmente la sua sposa. C'è un filone di pensiero che percorre tutti i libri biblici secondo cui l'a. tra l'uomo e la donna è immagine del rapporto tra Dio e l'umanità, tra Cristo e la Chiesa, quasi a dire che, per capire la concretezza, la tenerezza di questo a., noi non abbiamo immagine più penetrante che l'a. dell'uomo verso la donna. Queste nozze, che si consumeranno nell'eternità, cominciano da lontano, in quel preciso momento della storia in cui Dio, giunta la pienezza dei tempi, nel cuore della notte, delle tenebre e della lotta, si rivela, scende nella condizione umana, ridice la sua Parola d'a. al cuore dell'umanità, come canta una bellissima antifona gregoriana del tempo di Natale, Dum medium silentium: Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose e la notte era a metà del suo corso, la tua parola onnipotente dal cielo, dal tuo trono regale, discese... (cf Sap 18, 14-15). « E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi » (Gv 1,14). È Cristo che « esce come uno sposo dalla stanza nuziale » (Sal 18,6). Molto significativamente nei Vespri dell'Epifania, il canto del Magnificat è accompagnato da un'antifona che svela tutto il mistero del Natale in chiave di manifestazione dell'a. di Dio nelle nozze del Verbo incarnato con la Chiesa. Per questo motivo in antico la festa dell'Epifania era preferibilmente scelta per la celebrazione della Professione monastica e consacrazione delle vergini. III. Nella nascita di Cristo, Dio riversa sul mondo il suo smisurato a., che si rivela ora anche come autentica « passione », ossia come capacità di patire. Tutta la vita di Gesù altro non è se non una progressiva e sempre crescente manifestazione d'a., che culmina proprio nella sua passione, documento autentico di un a. inequivocabile, generoso fino allo spargimento del sangue; un a. fatto di pazienza, di magnanimità, di assoluta gratuità e oblatività: « Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine » (Gv 13,1). Per a., Gesù offre se stesso al Padre; vittima innocente, espia volontariamente il peccato del mondo: « Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui » (Is 53,5). E nel donare la vita, non solo riapre la porta del cielo, ma dona anche il « comandamento nuovo »: « Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri » (Gv 13,34). Quel comandamento che già compendiava tutta la Legge e la faceva, in un certo senso, andare oltre se stessa, viene ora donato all'uomo perché, praticandolo, possa ritrovare la sua piena felicità, la somiglianza con Dio. « Gesù chiede di inserirsi nel movimento della sua donazione totale, di imitare e di rivivere l'a. ... di colui che ha amato fino alla fine ». Tuttavia, « imitare e rivivere l'a. di Cristo non è possibile all'uomo con le sue sole forze. Egli diventa capace di questo a. soltanto in virtù di un dono ricevuto. Come il Signore Gesù riceve l'a. del Padre suo, così egli, a sua volta, lo comunica gratuitamente ai discepoli » (VS 20-21). E questo dono è lo Spirito Santo. Dopo la risurrezione, Gesù, apparso ai Dodici nel cenacolo, « alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo» » (Gv 20,22). Solo diventando nello Spirito creature nuove è possibile rispondere con l'a. all'a. di Dio, perché solo con lo Spirito Santo la carità viene riversata nel cuore dell'uomo (cf Rm 5,5). Sono significative al riguardo le parole dette da Gesù nell'ultimo giorno della festa delle capanne: « Chi ha sete venga a me e beva, chi crede in me. Come dice la Scrittura, fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal suo seno » (Gv 7,37-38). E l'a. è questo fiume che, perennemente unito alla sua sorgente, scorre fino agli estremi confini della terra portando vita nel deserto. Come canta un'Ode di Salomone: « Un ruscello è sgorgato, è diventato torrente... ha inondato l'universo, lo ha trasportato verso il tempio. Ostacoli e dighe non hanno potuto fermarlo... » (Ode 6). Ecco la missione della Chiesa, pellegrina nel tempo verso la Gerusalemme celeste, dove, nella comunione dei santi, l'A. sarà tutto in tutti. La santità non è altro che la piena realizzazione dell'a. nella relazione con Dio e con il prossimo. Per questo i più grandi mistici sono coloro che, conformandosi a Cristo, si sono consumati nell'a.

Bibl. H.U. von Balthasar, Solo l'amore è credibile, Torino 1965; E. Bianchi - L. Manicardi, La carità nella Chiesa, Magnano (VC) 1990; T. Federici, Letture bibliche sulla carità, Roma 1970; C. Gennari, s.v., in DES I, 117-120; A. Nygren, Eros e agape. La nozione cristiana dell'amore e le sue trasformazioni, Bologna 1971; A. Penna, L'amore nella Bibbia, Brescia 1972; G. Quell - E. Stauffer, Agapao, in GLNT I, 57-146; C. Spicq, Agapè dans le Nouveau Testament, Paris 19663.


Autore: Benedettine dell'isola San Giulio (NO)
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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